Le Noël d'Hercule Poirot

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Editeur: Livre de Poche

3.9
(1429)

Language: Français | Number of pages: | Format: Others | En langues différentes: (langues différentes) English , Chi simplified , Chi traditional , Italian , German , Czech , Hungarian

Isbn-10: 2253006858 | Isbn-13: 9782253006855 | Publish date: 

Aussi disponible comme: Mass Market Paperback

Category: Crime , Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Description du livre
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  • 4

    Insospettabile

    Passi i giorni a pensare "secondo me é stato Tizio il colpevole" e man mano che si scoprono i suoi scheletri si é sempre piú convinti e si ammicca a se stessi credendosi dei geni del giallo. Ma non im ...continuer

    Passi i giorni a pensare "secondo me é stato Tizio il colpevole" e man mano che si scoprono i suoi scheletri si é sempre piú convinti e si ammicca a se stessi credendosi dei geni del giallo. Ma non importa se hai indovinato la chiave di lettura per risolvere il caso, il colpevole é una persona che non avresti mai sospettato.
    É stato il mio primo approccio con la Christie. Forse mi sarei aspettata un Poirot piú centrale ma ho amato il suo muoversi furtivamente per poi dare la stoccata finale! Lo stile narrativo é molto coinvolgente e il continuo uso dei dialoghi dá al tutto un grande movimento che non annoia. Direi libro e autrice super promossi!

    dit le 

  • 3

    liti di famiglia

    Mi è piaciuto molto leggere questo libro nonostante io sia una lettrice occasionale di gialli, quindi poco pratica del genere, ma sapevo che con la maestra del giallo non si poteva sbagliare. Solo il ...continuer

    Mi è piaciuto molto leggere questo libro nonostante io sia una lettrice occasionale di gialli, quindi poco pratica del genere, ma sapevo che con la maestra del giallo non si poteva sbagliare. Solo il finale mi ha delusa, dal momento che non c'è stato quasi nessun indizio per capire chi fosse l'assassino e mi ha lasciata un po' spiazzata.

    dit le 

  • 4

    Leggero e divertente

    Il primo libro di Agatha che leggo, mi è piaciuto molto, puro intrattenimento. È un rompicapo capire chi è l'assassino, c'è il momento in cui il sospetto sulla persona giusta mi è venuto, ma è stato f ...continuer

    Il primo libro di Agatha che leggo, mi è piaciuto molto, puro intrattenimento. È un rompicapo capire chi è l'assassino, c'è il momento in cui il sospetto sulla persona giusta mi è venuto, ma è stato fugato poco dopo, rapito dallo svolgersi degli eventi piuttosto incalzanti. Eppure nonostante il buon ritmo troviamo riferimenti culturali e riflessioni sull'animo umano che impreziosiscono la storia. L'ambientazione è elegante e posata, personaggi sono diversi e ben delineati, ogni dialogo e ogni scena ha un preciso scopo, niente è lasciato al caso.. questa scrittrice sa Scrivere (con la s maiuscola) e mi ha tenuta in scacco fino alla fine!

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  • 4

    UN ALTRO AZZECCATISSIMO ROMANZO DI AGATHA CHRISTIE. IL SEGRETO E' SEMPRE QUELLO, UNA TRAMA BEN COSTRUITA INTORNO A POCHI PERSONAGGI DAI CARATTERI MOLTO CREDIBILI, QUASI CONVENZIONALI . L'USO MISURAT ...continuer

    UN ALTRO AZZECCATISSIMO ROMANZO DI AGATHA CHRISTIE. IL SEGRETO E' SEMPRE QUELLO, UNA TRAMA BEN COSTRUITA INTORNO A POCHI PERSONAGGI DAI CARATTERI MOLTO CREDIBILI, QUASI CONVENZIONALI . L'USO MISURATO E CONSAPEVOLE DEI CLICHE' S' INGETILISCE E SI NOBILITA SOPRATTUTTO NELLA DESCRIZIONE DEGLI AMBIENTI E NELL'ESPANDERSI DELLA SUSPENSE E DELL'ATMOSFERA. UNA PECCA? COME GIA' HO DETTO, A CONVINCERMI DI MENO E' PER L'APPUNTO IL PERSONAGGIO DI POIROT. LO TROVO RIPETITIVO E ANCHE SE NE AMMIRO LA LOGICA NON RIESCO AD AFFEZIONARMI

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  • 3

    Classico giallo

    Non male, non uno dei suoi miglior libri; forse un po' prolisso.
    E' un classico giallo comunque con un finale ovviamente da sorpresa..

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  • 3

    La Signora del Giallo 3 - 14 feb 16

    Se avete letto (o ricordate) quanto ho detto per “La domatrice”, qui non possiamo che ripeterci. È un periodo che Agatha scrive molto, e la forma “Orient-Express” ha ormai preso piede. Così che la rit ...continuer

    Se avete letto (o ricordate) quanto ho detto per “La domatrice”, qui non possiamo che ripeterci. È un periodo che Agatha scrive molto, e la forma “Orient-Express” ha ormai preso piede. Così che la ritroviamo, e con efficacia, anche qui. Qui la complicazione è dovuta alla difficoltà di spiegare le modalità della morte del personaggio centrale, di quel Simeon Lee, donnaiolo e miliardario, ex trafficanti di diamanti in Sudafrica, patriarca di una famiglia un po’ scombiccherata, e poi super ricco tornato in quel dell’Inghilterra. Ma la situazione inziale è di pura routine “agathesca”. Descrizione della famiglia Lee (oltre al patriarca insopportabile): i coniugi Alfred e Lydia, quelli che sono rimasti per proseguire la tradizione di famiglia; i coniugi George e Magdalena, lui deputato, lei “spendacciona”, fuori di casa, ma il vecchio li foraggia sempre; i coniugi David e Hilde, lui andato via di casa alla morte della madre, e fattosi una vita da pianista, lei molto empatica, ma non ha mai conosciuto il vecchio. Poi c’è Harry, la pecora nera, andato via di casa da giovane in seguito a qualche ruberia verso il padre, e mai tornato. E Jennifer, l’unica donna, fuggita con uno spagnolo e da poco morta, lasciando la ventenne Pilar unica nipote di famiglia. Sentendo che la fine si avvicina, Simeon convoca tutti per il Natale. E tutti arrivano, anche Pilar dalla Spagna, dopo un avventuroso viaggio attraversando le zone della guerra civile ancora alle ultime battute (siamo nel ’38). E dal Sudafrica arriva anche Stephen, figlio di Eb, vecchio amico e socio di Simeon ai tempi dei diamanti. La scrittrice spende una buona metà del libro per descrivere i caratteri dei presenti, incluso il losco maggiordomo Horbury. E la vigilia di Natale, quando sono tutti in casa, e tutti ad un tiro d’occhio o di voce dagli altri, con un gran fracasso ed un urlo belluino, muore il vecchio. Ovviamente la porta della stanza è chiusa dall’interno. Ovviamente, una volta aperta, tutte le finestre sono sbarrate, a parte un filo d’aria che viene dal balconcino, ma da dove non passerebbe neanche un gatto magro. Altrettanto ovviamente, Poirot è ospite del capo della polizia locale, e con lui si precipita sulla scena del delitto, dove il sovraintendente Sugden già coordina le indagini. Anche qui, Poirot tira fuori tutta la sua baldanza, sostenendo (come al solito per il suo modo di indagare) che parlando con gli ospiti della casa riuscirà ad arrivare alla verità. E all’artefice del delitto. Assistiamo così alle felici scaramucce verbali cui tanto ci ha abituato la nostra. Aumentate da un felice scambio di opinioni tra Poirot e Sugden, sui modi, sulle possibilità, sulla ricostruzione del delitto. Altro trucco della nostra signora del giallo, quello che all’inizio sembrava essere, viene a poco a poco smontato. Non l’alibi di Alfred e Harry, rimasti in salone a litigare sul tema del figliol prodigo. Né quello di Lydia, in sala grande e vista dal cameriere. Né infine quello di Horbury, che era al cinema. Resiste anche David, nella sala da ballo al pianoforte. Ma George finisce la telefonata 10 minuti prima dell’urlo. Magdalena mente dicendo che telefonava, invece era il marito al telefono. Pilar sosteneva di stare nella sua stanza da letto, ma da lì non si sarebbe sentito l’urlo. Hilda era nelle sue stanze, ma non sarebbe potuta arrivare per prima. Infine Stephen non è stato visto da nessuno. Inoltre spariscono i diamanti dalla cassaforte, così come Simeon avrebbe detto a Sugden, ultimo ad averlo visto in vita. Poi si scopre che Stephen è solo un amico del sudafricano, che in realtà è morto due anni prima. E la sua posizione si aggrava. E si scopre che Pilar in realtà è la sua amica Conchita, essendo Pilar morta in Spagna sotto le bombe. E perché Sugden ha i baffi finti? Pilar-Conchita dice di aver voluto visitare Simeon, ma che davanti alla porta c’era Hilda. Così si nasconde tra le statue, ma raccoglie un pezzo di plastica sul luogo del delitto. Viene però vista dal colpevole, che tenterà di ucciderla. Anche Magdalena non era dove doveva essere. Nel solito finale con tutti i presenti, Poirot spiega che il trambusto è stato provocato da una fune che, tirata dalla finestra socchiusa, ha fatto cadere i mobili. E l’urlo era provocato dallo scoppio guidato di un palloncino da fiera. Scoprendo così il vero colpevole nella persona di… Piccola suspense, che anche qui, nella trama che solca i binari collaudati, Agatha mette una piccola zeppa, sempre per rendere meno consueti i suoi finali. Ricorda, in minore, il famoso caso Akroyd. Tuttavia, pur nella ripetitività e nel solco di avventure similari, le sue storie hanno il fascino della complicazione degli elementi. Hanno la bellezza dello svelamento totale dei misteri. E fa piacere seguire, a distanza a volte di giorni, a volte di mesi, cosa faranno i protagonisti usciti indenni dalla vicenda. In questi primi romanzi c’è quasi sempre Poirot come abbiamo notato. Con una capacità di soluzione che ammiro. Pavento quando si tornerà a Miss Marple, che ancora non ho inquadrato bene. Vedremo.
    “- Tesoro, quanta pazienza hai avuto in tutti questi anni. Sei stata così buona con me. – E sai perché? Perché ti amo!” (272)

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