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Le Paludi di Hesperia

I Miti Mondadori n. 368

Di

Editore: Mondadori

3.4
(1139)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 367 | Formato: Tascabile economico

Isbn-10: 8804584793 | Isbn-13: 9788804584797 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri

Genere: Fiction & Literature , History , Science Fiction & Fantasy

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Descrizione del libro
Il lutto e il dolore funestano il ritorno degli Achei dopo la caduta di Troia. Diomede, tradito e odiato dalla moglie, è costretto a fuggire da Argo e a cercare nelle inospitali regioni di Hesperia una nuova patria per sé e per i suoi fedeli seguaci. Avversità naturali e uomini selvaggi non danno tregua agli stanchi guerrieri. E anche la conquista della pace e di un nuovo regno non impediscono che si compia la tragedia dell'ultimo eroe omerico.
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  • 3

    L'Odissea di Diomede e gli altri re Achei, dalla fine della guerra di Ilio alle loro patrie, non sempre coincidenti con le dimore di origine. Ripetuti cambi di scenario, ora la penisola Ellenica, ora la penisola Italica, portano ad una frantumazione della narrazione, appesantita da nomi di popoli ...continua

    L'Odissea di Diomede e gli altri re Achei, dalla fine della guerra di Ilio alle loro patrie, non sempre coincidenti con le dimore di origine. Ripetuti cambi di scenario, ora la penisola Ellenica, ora la penisola Italica, portano ad una frantumazione della narrazione, appesantita da nomi di popoli e luoghi non sempre contenuti nella cartina geografica o nel dizionario rispettivamente all'inizio ed alla fine del tomo.

    ha scritto il 

  • 4

    Epos e Romanzo

    Una rivisitazione e rilettura dei nostoi, i poemi che cantano il ritorno degli eroi in patria. Con la solita sapienza artistica e la meticolosa ricerca storica che lo contraddistinguono, Manfredi trasforma letteralmente il mito in romanzo. Gli eroi passano attraverso la lente introspettiva del ro ...continua

    Una rivisitazione e rilettura dei nostoi, i poemi che cantano il ritorno degli eroi in patria. Con la solita sapienza artistica e la meticolosa ricerca storica che lo contraddistinguono, Manfredi trasforma letteralmente il mito in romanzo. Gli eroi passano attraverso la lente introspettiva del romanzo e si fanno uomini. In particolare Diomede, fulcro della narrazione, diventa uomo fra gli uomini assumento un carattere fortemente introspettivo che contrasta decisamente con l'azione deggli eroi. Felice e interessante il contrasto che consegue a questo gioco letterario: Diomede pare soffrire fisicamente l'inazione e la riflessione tipica del romanzo, in un continuo deperimento anche e soprattutto fisico. Ma quando sembra che il suo mondo sia crollato definitivamente e che egli finalmente accetti di farsi uomo comune, l'incontro con i reduci di Argo e delle altre città greche attaccate dai Dori risveglia l'eroe e l'azione, riportando il lettore nuovamente nel tempo assoluto degli eroi, dove non può esistere per Diomede altro destino che combattere e dove morire miseramente su una nave in mezzo al mare per raggiungere i compagni in un'impresa disperata non appare più miserevole, bensì glorioso ed ineluttabile.

    ha scritto il 

  • 2

    un po' farraginoso - due stelline e mezzo

    Premetto che non sono un'amante di questo autore, di come si approccia ai temi del mito e della classicità. Tuttavia altri suoi romanzi (ad esempio il ciclo di Alexandros) mi avevano convinta maggiormente.
    Ho trovato Le paludi di Hesperia un po' macchinoso, un po' troppo artificiale nel vol ...continua

    Premetto che non sono un'amante di questo autore, di come si approccia ai temi del mito e della classicità. Tuttavia altri suoi romanzi (ad esempio il ciclo di Alexandros) mi avevano convinta maggiormente.
    Ho trovato Le paludi di Hesperia un po' macchinoso, un po' troppo artificiale nel voler riunire troppi filoni diversi, e privo di una trama vera e propria...non so, non mi ha proprio catturato.

    ha scritto il 

  • 3

    Ha un suo fascino il modo in cui V.M. Manfredi "maneggia" la storia, evoca e interpreta miti e fantastici talismani; il modo in cui mette a fuoco inganni, scontri feroci, lutti, tragedie familiari andando oltre il già "noto", oltre l' apparente operato del singolo personaggio.
    Di lui ne "im ...continua

    Ha un suo fascino il modo in cui V.M. Manfredi "maneggia" la storia, evoca e interpreta miti e fantastici talismani; il modo in cui mette a fuoco inganni, scontri feroci, lutti, tragedie familiari andando oltre il già "noto", oltre l' apparente operato del singolo personaggio.
    Di lui ne "immagina" la fatica, le ansie, le tristezze, l' ineluttabilità delle azioni, il prezzo da pagare al destino cieco, alla volontà degli dei.
    E così seguiamo il ritorno amaro degli eroi che hanno combattuto e preso Troia, le conseguenze rovinose che tutto sommato accomunano vinti e vincitori, ai quali non vengono risparmiati ancora lutti e spargimento di sangue, inseguiti, purtroppo, dai fantasmi mai sopiti del tragico passato.
    Naturalmente non è andata proprio come ce la racconta Valerio Massimo, ma talvolta sono dolci e umane le parole che mette in bocca ad alcuni personaggi che si rimane colpiti e commossi.
    Spesso però si susseguono e si intrecciano le voci di tanti personaggi che alla fine si confondono e si perdono nel tessuto narrativo.

    ha scritto il 

  • 0

    Questo romanzo narra il mai raccontato.
    Il proseguo delle vicende dopo la caduta di Ilio degli eroi greci e troiani, del loro travagliato viaggio di ritorno, o della loro disperata fuga dalla città perduta.
    Solo che su questo terreno di leggende il nostro autore , se possibile si mu ...continua

    Questo romanzo narra il mai raccontato.
    Il proseguo delle vicende dopo la caduta di Ilio degli eroi greci e troiani, del loro travagliato viaggio di ritorno, o della loro disperata fuga dalla città perduta.
    Solo che su questo terreno di leggende il nostro autore , se possibile si muove ancora più agilmente che su episodi rigorosamente storici a cui egli ci ha abituato ad epiloghi fantasistici.
    Eppure in questo episodio oltre all’ onnipresente fato ci sono meno dei e gli eroi sanno a tratti diventare uomini ,in un epoca di confine tra mito e realtà.

    ha scritto il 

  • 5

    401 a.C.: spossata da trent'anni di guerra tra Atene e Sparta, la Grecia è in ginocchio. Nel momento di più profonda crisi, il comandante Clearco arruola un esercito di mercenari greci: l'armata dei "Diecimila". Quale sia la sua missione non è chiaro. Si sa che dovrà addentrarsi in territori mist ...continua

    401 a.C.: spossata da trent'anni di guerra tra Atene e Sparta, la Grecia è in ginocchio. Nel momento di più profonda crisi, il comandante Clearco arruola un esercito di mercenari greci: l'armata dei "Diecimila". Quale sia la sua missione non è chiaro. Si sa che dovrà addentrarsi in territori misteriosi e ostili, nel cuore dell'impero persiano; e si sa che è al soldo del principe Ciro, fratello del Gran Re Artaserse. A raccontare la grande epopea dell'Anabasi di Senofonte - resoconto dell'incredibile marcia di quell'esercito di ritorno dall'odierno Iraq attraverso l'Armenia fino al Mar Nero - è una donna, Abira, una ragazza che abbandona il suo polveroso villaggio per seguire Xeno, il guerriero a cavallo che un giorno le è apparso con una promessa d'amore e di avventura nello sguardo. E il suo racconto grandioso mostrerà tutta la fierezza di diecimila indomiti guerrieri addestrati a superare qualsiasi prova e insieme il coraggio e la dolcezza di una donna innamorata, capace di sopportare qualunque sacrificio.

    ha scritto il 

  • 2

    Questa volta proprio no! Caro Manfredi, questa volta mi hai proprio deluso! Ma che noia! Mille personaggi, ovviamente appena abbozzati, avventure descritte velocemente quando richiedevano un po' più di attenzione e poi descrizioni superflue. L'idea di colmare parzialmente il vuoto del periodo suc ...continua

    Questa volta proprio no! Caro Manfredi, questa volta mi hai proprio deluso! Ma che noia! Mille personaggi, ovviamente appena abbozzati, avventure descritte velocemente quando richiedevano un po' più di attenzione e poi descrizioni superflue. L'idea di colmare parzialmente il vuoto del periodo successivo alla guerra di Troia è apprezzabile, il risultato non lo è stato altrettanto.

    ha scritto il 

  • 3

    Quando Manfredi descrive battaglie e duelli mi sembra di ritornare al ginnasio, quando traducevo Senofonte.
    Ma alla lunga diventa un po' ripetitivo se non addirittura rindondante, e quindi alla fine arriva a stancare.
    Fino al prossimo libro.

    ha scritto il 

  • 3

    E’ il classico libro “alla Manfredi” ossia l’epopea di uno o più personaggi “eroici”. Stavolta i protagonisti sono i condottieri e miti achei (in particolare Diomede) alla fine della sanguinosa battaglia di Troia che sembra aver portato molti più dolori che gioie, nonostante la vittoria riportat ...continua

    E’ il classico libro “alla Manfredi” ossia l’epopea di uno o più personaggi “eroici”. Stavolta i protagonisti sono i condottieri e miti achei (in particolare Diomede) alla fine della sanguinosa battaglia di Troia che sembra aver portato molti più dolori che gioie, nonostante la vittoria riportata. Diomede, infatti, torna a casa ma scopre il tradimento e il piano della moglie per ucciderlo e, così, decide di partire alla ricerca di una “terra promessa” per costruire un nuovo popolo. Mi meraviglia moltissimo l’assenza di una protagonista femminile e, quindi, le vicissitudini di un grande e tormentato amore che usualmente si trovano nei libri di Manfredi.

    ha scritto il 

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