Le anime morte

Di

Editore: Fabbri Editori

4.1
(2611)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 439 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Francese , Tedesco , Spagnolo , Olandese , Finlandese , Portoghese , Svedese , Russo , Basco

Isbn-10: A000157867 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Laura Simoni Malavasi

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico , Paperback , Cofanetto , Rilegato in pelle , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Umorismo

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Descrizione del libro
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  • 5

    Durante l’ultima parte, quella che faccio in pullman, del tragitto verso il lavoro, spesso leggo. Arrivata in ufficio, poso il libro (o il kindle) sul tavolinetto che ho dietro la scrivania, metto su ...continua

    Durante l’ultima parte, quella che faccio in pullman, del tragitto verso il lavoro, spesso leggo. Arrivata in ufficio, poso il libro (o il kindle) sul tavolinetto che ho dietro la scrivania, metto su il tè, e accendo il computer, che risale più o meno al pliocene e ci mette un po’ a partire. Poi il lavoro inizia e il libro resta lì dietro, in fedele attesa per tutto il giorno.

    Talvolta capita che qualche collega mi chieda, vedendo il kindle, ‘che stai leggendo di bello?’; ovviamente, se il libro è cartaceo, di chiedere non c’è bisogno.
    ‘Anime Morte’ l’ho letto in cartaceo (perché ho questa specie di fissa che i classici, specie se russi, devono essere cartacei); ora, già quando si tratta di un russo in generale, chi lo vede lì sul tavolino spesso fa quei commenti tipici che probabilmente tutti gli amanti della russità si saranno sentiti almeno una volta rivolgere (quelli che contengono sempre il sottotesto ’ma perché ti infliggi una lettura del genere’).
    Quindi avrei dovuto immaginare cosa un titolo come Anime Morte avrebbe causato.
    Beh, in realtà nessun commento esplicito, quanto la semplice lettura del titolo con tono lugubre e vagamente interrogativo, e il sottotesto che oltre a quello di cui sopra, conteneva anche ‘tanto lo sappiamo che questa va in gita per cimiteri con macchina fotografica e panino, che vogliamo pretendere?’
    Il che mi va bene, è anche vero, ma mica posso lasciare che Nikolaj venga così frainteso, giusto?
    “È molto divertente!”
    Esclamo quindi.
    “Non è nulla di lugubre, bensì la storia di questo truffatore, Čičikov, che gira per la Russia cercando di farsi cedere dai possidenti i contadini – detti anime – morti dopo l’ultimo censimento ma non ancora cancellati dai registri, e che quindi ancora risultano vivi. Il suo progetto è di riuscire a farsi assegnare delle terre, adducendone la necessità al gran numero di servi della gleba che possiede, ma che in realtà non esistono.
    Non solo la storia è divertente e ricca di umorismo e di equivoci (a un certo punto si diffonde persino la voce che Čičikov sia Napoleone in incognito!), ma è anche una satira e una critica spietata alla corruzione e alla farraginosa burocrazia del sistema su cui si reggeva la Russia zarista; all’ipocrisia della società, alle piccole e grandi meschinità, alle disparità, al malgoverno a tutto ciò che avrebbe poi portato al crollo di quel grande impero.
    E poi contiene splendidi ritratti di tipi umani che pure adesso, a centottanta anni di distanza, sono attuali, e lo saranno fra altri cinquecento, se l’umanità esisterà ancora (ma sarebbero stati attuali anche ai tempi dell’impero romano, perché la natura umana alla fine ben poco cambia). Mettiamo anche solo nel libro secondo delle avventure di Čičikov: seppur incompleto e mutilato, anch’esso presenta personaggi che colpiscono: c’è questo Chlobuev, con la proprietà che va il malora, il villaggio cadente, i contadini che gli muoiono a frotte, ma che ai debiti accumula altri debiti, pur di seguire le mode, comprare champagne, dare feste… è così simile a chi oggi fa debiti per il superfluo, invece di impegnarsi a salvare il necessario.
    O il comportamento di Čičikov stesso, nel momento in cui sembra che finalmente stia per pagare il prezzo di tutte le sue truffe, finendo in Siberia, e piange e si dispera, si strappa i capelli e giura e spergiura che, se riuscirà a uscirne, si comporterà onestamente, dirà addio ai lussi, non trufferà più e si ritirerà in un angolino tranquillo, pensando solo a far del bene… ma appena la situazione sembra timidamente volgere a suo favore, già la sua mente e i suoi progetti si indirizzano alla sua vita di sempre, ogni pentimento subito evaporato, i buoni propositi dissolti.
    E l’apatico Tentetnikov? Sembra quasi un cugino di Oblomov! E su Oblomov non è necessario dir nulla.”

    Ahimè il collega s’è defilato già al “È molto divertente!”, e il resto del discorso è avvenuto solo nella mia testa. Resta però veritiero: Anime Morte è un romanzo divertente, che contiene sia una spietata critica alla Russia, sia un grande amore per essa. È incompleto solo perché sappiamo che Gogol stava lavorando a un secondo tomo (e poi, mi pare, avrebbe dovuto essercene anche un terzo): il finale del libro primo è già esaustivo in sé, immaginando il nostro eroe che continua a girare per la Russia, in cerca di anime morte e facili guadagni.

    ha scritto il 

  • 5

    Non è tanto il Čičikov, piccolo furfantello di turno quello che mi ricorda ciò che è importante in questo libro stupendo. Non è assolutamente la supposta critica sociale che Gogol affronta con molta i ...continua

    Non è tanto il Čičikov, piccolo furfantello di turno quello che mi ricorda ciò che è importante in questo libro stupendo. Non è assolutamente la supposta critica sociale che Gogol affronta con molta ironia e verve comica, sono invece le descrizioni fantastiche della campagna russa , i boschi, le pianure, i corsi d’acqua, le campagne coltivate; sono i ritratti ora ironici ora grotteschi di personaggi che animano campagne e società, ed è soprattutto lo spirito dinamico che pervade il libro. Gogol, funambolo della parola, rielabora con la fantasia e rivive nel suo spirito tutto ciò che scrive, non è realismo il suo: è arte! E con quale abilità , magari di sfuggita, o in una similitudine riesce a suggerirci la presenza di un uomo o di una donna, che nulla c’entrano con la trama ma che nell’insieme rendono questa opera un poema epico. Anche i suoni, i rumori, i latrati dei cani diventano suoni di strumenti musicali di una magnifica orchestra. Detto questo, rimane pur sempre un certo spirito di denuncia dei vizi e della corruzione della società, così era stato percepito allora ed è percepito anche adesso. Certo l’uomo è fragile e il denaro ha un potere incredibile e non solo allora!!!!

    ha scritto il 

  • 5

    In poche parole immenso e tristemente incompleto.
    Un autentico viaggio dantesco di un truffatore di piccolo calibro alla ricerca di "anime morte", contadini morti fra un censimento e l'altro ancora so ...continua

    In poche parole immenso e tristemente incompleto.
    Un autentico viaggio dantesco di un truffatore di piccolo calibro alla ricerca di "anime morte", contadini morti fra un censimento e l'altro ancora soggetti a tassazione.
    Il viaggio si rivela un proseguire di incontri con personaggi rappresentanti i lati peggiori della società russa che, ahimè, si sono rivelati essere più odierni che mai: anime più morte di quelle che egli intende acquistare a causa dei loro stravizi.
    Prosa lunga e ricercata, in una terza persona informale che si tratti gioca col lettore schernendolo per la voglia di sapere e conoscere.

    ha scritto il 

  • 5

    Qua si narra l’avventura di un piccolo truffatore, un trentino ben in carne, ambizioso quanto basta, arrampicatore sociale nei limiti delle sue facoltà, un giovanotto come ce ne vorrebbero tanti per ...continua

    Qua si narra l’avventura di un piccolo truffatore, un trentino ben in carne, ambizioso quanto basta, arrampicatore sociale nei limiti delle sue facoltà, un giovanotto come ce ne vorrebbero tanti per i governatori di ogni tempo: tutti dediti alla libera impresa che li arricchisca.
    Ma per ottenere ciò uno stato dovrebbe pianificare, agevolare, supportare. Quando offre solo qualche misero posto nella pubblica amministrazione, mal pagato e sputtanato ci viene il sospetto che sia il mallevadore del suo, nel frattempo ex giovane, dipendente mariuolo, una volta impiegato modello. Un mariuolo vittima dell’ eredità genetica che ci accomuna tutti ( un mariolo è in letargo nelle nostre animucce) e della pubblicità che ti propina giorno e notte l’immagine di bellissime coppie con figli bellissimi, con bellissime case , circondati da tutto ciò che di più inutile ci sia ma a cui non si può rinunciare, che circolano in bellissime automobili, che vanno in vacanza in tutte le stagioni in bellissimi siti e che frequentano luoghi esclusivi e manco a dirlo, bellissimi.
    Il nostro Pavel Ivanovich Cicikov è un giovanotto ambizioso: sogna un’agiata vita borghese e sa che per guadagnarsela non può fare affidamento solo su una miseria di reddito all’anno. Trova un impiego al Pio Albergo Trivulzio, dove gli basta girarsi intorno per capire quello che succede e farlo meglio: è un bel ragazzo, elegante, compito, servizievole con il capo ufficio e la sua brutta figliola; si butta sulle bustarelle e raggranella quanto basta per affrancarsi dalla bruttona. Ma non è uno fortunato : sorpreso, tenta di buttare nel cesso l’ultima e la sua carriera, appena iniziata, finisce. Cambia città cambia ufficio, cambia truffa, ma non gliene va bene nessuna. Alla fine scopre qualcosa che può essere l’affare della vita: comprare anime morte ( che ancora nei registri risultano servi della gleba vive e vegete), fingere di trasferirle con l’aiuto dello stato in territori ancora vergini, e fuggire vie intascate le agevolazioni. Ma gli va male, malissimo.
    Direte: ma che scoperta è? Oggi con i futures e le delocalizzazioni creano ricchezze e gettano nel panico interi stati e chi li prende gli speculatori?
    Sarebbe questo il poveretto per cui dovremmo provare simpatia? Gogol non può e non vuole, forse, rendercelo antipatico. Gli si trovano un sacco di attenuanti: la società era quella che era e il giovanotto parte dal cesso del Pio albergo Trivulzio ma lontano non va. Mica si trasferisce a N.Y.! mette in atto la sua truffa in una provincialissima cittadina dove il migliore è peggio di lui! Gliele vendono le anime, sì che gliele vendono: chi per avidità, e sono i più, chi per affinità di ceto e censo ( che il nostro millanta): e se non fosse per uno scalmanato Corona locale, alla fine riuscirebbe nell’impresa. Ma la cittadina, che tanto aveva ben accolto l’elegante e compito giovanotto, ora lo mette al bando e non tanto per la truffa, che non capisce dove possa andare a parare tanto è nuovo il meccanismo, ma perché temono in lui, dopo le più strampalate congetture, un nuovo governatore in incognito mandato a frugare nei loro intrallazzi.
    Cicikov è costretto all’ennesima fuga. L’autore non ci dice che fine fa: da parte sua ha le sue gatte a pelare con la censura che non sopporta tutto questo sputtanamento di un’intera società, con la scusa di raccontare di un Capannelle qualsiasi! Ha voglia di gridare al diritto di libertà di parola: questa è parola sporca che sporca tutto ciò di cui parla e peggio ancora perché la butta sullo sfottò. I veri scrittori seri, serissimi, aulici, aulicissimi e elegiaci elegiacissimi devono essere. Devono parlare al cuore e non alla pancia. E il nostro ha voglia di gridare che sempre di frattaglie si tratta: impietosi gli cancellano interi periodi fino a costringerlo a bruciare tutta una parte. Pertanto, in queste faccende affaccendato, ce lo abbandona su una strada senza orizzonte, sul suo calessino e con i suoi due servi: gli stampa, però, in faccia un sorrisetto di speranza. Riuscirà il nostro giovane a ritornare sulla retta via con un reddito onesto e dignitoso e a trovare una mogliettina che gli metta al mondo una prole orgogliosa di lui? O ritornerà vittima dell’istinto malavitoso tanto … male comune mezzo gaudio e senza bisogno di avere la faccia come il culo? O si deciderà per un soggiorno estero (perché certi individui è meglio perderli che guadagnarli, come dice un eminente ministro del lavoro della quarta potenza economica mondiale. Di questa però non so darvi nessuna coordinata: cercare nella “Carte generale contenante les mondes coeles e terrestre et civil”, del 1600)?

    ha scritto il 

  • 5

    I russi e la scrittura, i russi e la letteratura, i russi e la vita.
    Un capolavoro scritto nell'epoca dorata, in cui tutto sembra esistere per diventare prosa e piacere di prosa.
    Una lettura estremame ...continua

    I russi e la scrittura, i russi e la letteratura, i russi e la vita.
    Un capolavoro scritto nell'epoca dorata, in cui tutto sembra esistere per diventare prosa e piacere di prosa.
    Una lettura estremamente piacevole, che vola via insieme al viaggio, tra l'ironico e il grottesco - la traduzione italiana di chiara matrice toscana, in questo senso, aggiunge un tocco interessante al tutto.
    Peccato sia incompleto. Peccato che l'autore abbia deciso di bruciare buona parte del secondo tomo nel fuoco dei suoi demoni.
    Peccato - o forse no?

    ha scritto il 

  • 4

    Unico nel suo genere, Ionesco ante litteram

    Tra i classici colpevolmente dimenticati in gioventù, spicca Anime morte, cui ho finalmente reso il mio modesto omaggio (la lettura).
    Romanzo, nella su prima parte - quella completata dall'autore - di ...continua

    Tra i classici colpevolmente dimenticati in gioventù, spicca Anime morte, cui ho finalmente reso il mio modesto omaggio (la lettura).
    Romanzo, nella su prima parte - quella completata dall'autore - di un modernità stilistica abbagliante.
    Non basta dire che si tratta di una satira della società russa zarista dei primi decenni del 1800, o di un testo-denuncia.
    Qui si deve dire che l'assurdo Cicikov e i suoi incredibili interlocutori possidenti formano una sorta di compagnia itinerante di brillantissimi, esilaranti attori comici. Raramente un romanzo etichettato come realistico (e in una certa misura certo lo è, basta intendersi sul significato di "realtà") riesce a suscitare continuamente risate incontenibili, non solo e non tanto per quel che accade. Piuttosto, per lo stile straordinario di Gogol, vero maestro della commedia romanzesca. Metafore divertentissime, dialoghi da teatro dell'assurdo.
    La seconda parte forma invece un romanzo morale incompleto e, a mio avviso, suscita solo il rammarico per l'incompiutezza, perseguendo, in definitiva, fini edificanti (sia pure sempre filtrati dall'ironia) più convenzionali.
    Comunque un grande romanzo, unico nel suo genere.

    ha scritto il 

  • 3

    Noi siamo la storia che viviamo.

    Romanzo morale. Questo può piacere o meno, probabilmente ai giorni d'oggi una tale evidente moralità all'interno di un romanzo come questo potrebbe parzialmente disturbare.
    Eppure, seppur aspetto rile ...continua

    Romanzo morale. Questo può piacere o meno, probabilmente ai giorni d'oggi una tale evidente moralità all'interno di un romanzo come questo potrebbe parzialmente disturbare.
    Eppure, seppur aspetto rilevante, sembra tuttavia prevalere la spietata critica verso la società russa del tempo. Il povero resta povero, il ricco resta tale, oppure cade in disgrazia per una totale inettitudine nella gestione delle proprie ricchezze.
    Il protagonista non è Cicikov, ma la dignità umana. La dignità che nella testa di Murazov è rappresentata dalla capacità di fare dei propri beni ciò che è giusto. Creare valore per sé, lavoro per le anime, motivazione alla vita che impedisce agli uomini di riversarsi nei vizi, nell'alcolismo piuttosto che nel crescente vauxall. L'occidente che continua nel suo processo di tentazione nel gioco così come nella filosofia. Il filosofo occidentale distrae l'uomo dal perseguimento dei propri obiettivi attraverso il lavoro, allontanandolo da questo realismo e portandolo verso la diluizione delle proprie energie su preoccupazioni futili, sull'apparire sopra tutto. Ed è questa condanna morale senza attenuanti che rende durissimo Gogol: l'uomo che non lavora e non ha rispetto per se stesso non ha futuro. La speranza risiede in Murazov che ha una fede incrollabile per l'uomo stesso e la sua capacità di riscatto. Quella fede che verrà puntualmente disattesa, perché l'uomo è il frutto delle sue ambizioni, della sua storia personale.

    ha scritto il 

  • 3

    Romanzo troppo lento, a causa delle interminabili digressioni descrittive e delle eccessive riflessioni sulla società russa. Seconda parte più piacevole e scorrevole, forse a causa dei molti capitoli ...continua

    Romanzo troppo lento, a causa delle interminabili digressioni descrittive e delle eccessive riflessioni sulla società russa. Seconda parte più piacevole e scorrevole, forse a causa dei molti capitoli mancanti. Dal capitolo conclusivo si evincono elementi della trama che sarebbe stato interessante leggere per intero.

    ha scritto il 

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