Le avventure di Augie March

Di

Editore: Mondadori (Oscar)

4.0
(175)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 766 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Spagnolo , Francese , Portoghese

Isbn-10: 8804482532 | Isbn-13: 9788804482536 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Vincenzo Mantovani

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Tascabile economico , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Mistero & Gialli

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Descrizione del libro
La vicenda di Augie March inizia nella Chicago anni Venti. Costretto aimargini della società, Augie si arrangia a sopravvivere passando da unmestiere all'altro. E' però con lo scoppio della Seconda guerra mondiale cheinizia la sua picaresca avventura per il mondo; un viaggio rivelatore in cuianche le vicende belliche diventano un'occasione per scoprire le verità piùriposte dell'esistenza umana.
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  • 3

    Augie è figlio di un'America che non esiste più. Quella dei miseri che potevano diventare signori, quella dei matrimoni combinati con attenzione, quella dei gangster e della grande crisi del '29, quel ...continua

    Augie è figlio di un'America che non esiste più. Quella dei miseri che potevano diventare signori, quella dei matrimoni combinati con attenzione, quella dei gangster e della grande crisi del '29, quella di chi si industriava per sopravvivere mantenendo, in fondo, una salda speranza. Ma Augie è anche e sempre fuori posto, teme la fortuna più della sventura, insegue miraggi lasciandosi alle spalle solide realtà. E così attraversa i decenni tra alti e bassi, donne ricche e viziate e umili cameriere, impieghi di prestigio e folli tentativi di addestramento di un'aquila, Chicago e un Messico che è solo una fuga. E, alla lunga, questo continuo peregrinare nello spazio esterno e nell'abisso di se stesso, sembra avvolgersi in un nodo senza soluzione. Anche la scrittura risente di questa indecisione e passa dalle descrizioni spassose, alla riflessione greve. Peccato perché alcuni tratti e diversi personaggi secondari sono fantastici. Penso, ad esempio, alla 'nonna' russa che, da sola, reggerebbe un gran bel racconto.

    ha scritto il 

  • 5

    Lasciar le donne? Pazzo

    “Quando ho iniziato il mio racconto ho detto che sarei stato semplice e avrei risposto ai colpi come venivano, e anche il carattere di un uomo è il suo destino. Be', allora è ovvio che questo destino, ...continua

    “Quando ho iniziato il mio racconto ho detto che sarei stato semplice e avrei risposto ai colpi come venivano, e anche il carattere di un uomo è il suo destino. Be', allora è ovvio che questo destino, o quello di cui si accontenta, è anche il suo carattere”.

    «Prima scrivi e poi cancelli: e questo lo chiami lavorare». Così il padre Abram commentò negli anni Trenta la scelta del figlio di dedicarsi alla letteratura come mestiere. Un padre che non ebbe la fortuna di apprendere, nel 1976, che suo figlio Saul aveva ricevuto il premio Nobel. Augie March è un Bellow come vorrebbe essere, ebbe a dire il cantore più ironico e prosaico della Chicago della Grande Depressione. Dentro queste pagine dense di verità romanzesche ci sono le origini russe ebraiche, lo studio della Bibbia, l'adolescenza protratta sui libri e sui classici, l'ambiente cittadino come luogo magico, il fascino e l'attrazione per le donne, gli amori e i tradimenti, i conflitti e gli abbandoni, le amicizie e le influenze e i maestri di vita, le innumerevoli esperienze di lavoro e il viaggio e la formazione. Come personaggi di finzione, polemica, sarcasmo, umorismo, scetticismo rendono altamente permeabili i confini degli scenari umani e sociali che si sviluppano tra parola e azione, tra pensiero e fatto: una scuola di vita smisurata e dispettosa per un intelligentissimo schlemiel che non si nega nulla e mai si nega all'altra. Lo scorrere delle vicende è un fiume avventuroso nel quale Augie cerca il senso dello stare al mondo, scoprendolo ogni giorno in un nuovo caso, un buffo episodio, una strana circostanza, peripezie, prove, relazioni, accadimenti. Ruba qualcosa ad ogni persona che incontra e si confronta con gli altri per affinare la percezione della realtà, con vitalità, per liberare nell'aria quello spirito curioso e astuto che rende la sua odissea circolare e straordinaria. Non siamo tutti prigionieri? “Perché gli esseri umani sono pronti a cedere agli inganni della storia precedente, mentre le semplici creature vedono con i loro occhi?”. E' una domanda profonda che Bellow investiga con partecipazione e discernimento: la prigione della visione che gli altri hanno di noi e insieme delle quattro mura del nostro essere. L'angoscia, la colpa, le contraddizioni, la disillusione, il vuoto di speranze che la abitano in nostra sconsiderata compagnia. E gli infiniti modi per resisterle, per evaderne con l'impegno e l'ideale, con i sogni e le disillusioni, le utopie e le sfide, il successo e il piacere. Per raggiungere quello stato d'animo nel quale si frequenta una vita che è un trionfo periodico (contiamo solo quando qualcuno ci ama, se no siamo solo elementi di scambio). Infatti tutti soffriamo per quello che siamo, ma l'amore è ciò che impedisce al fatto di essere nati di essere un incidente o un inconveniente; e di fronte all'amore siamo doppiamente impotenti: non possiamo opporci ad esso né liberarci delle sue conseguenze (l'amore in Bellow è infinito ed è adulterio, è alterità, mutamento). Un autore complesso e multiforme, ingegnoso e erudito che ci introduce nella sofferenza della crisi economica e della guerra, esperienze dal volto roccioso che appartengono alla morte, spaventoso rapitore che ne insegue i passi, da battere come una vecchia nemica. Di fronte all'ombra delle cose, la delusione necessaria, l'opposto del finito, gli eroi di Bellow si svegliano e lavorano per costruirsi un destino degno di un uomo; essi sono tante anime che non smettono di fremere di rabbia davanti a un destino di poca importanza e con questo sentimento tentano in ogni maniera di resistere e convivere, di adeguarsi alle leggi del vivere, fuggendo la meshuggah. Su quale parte abbia la biografia dell'autore nel riflettersi dialetticamente e specularmente nelle pieghe tragicomiche e viscerali degli eventi romanzeschi hanno scritto in modo eccellente studiosi come Guido Fink, Livia Manera e Franco Marcoaldi. E certo è vincente infine lo sfortunato Augie March che veste elegantemente l'abito calviniano indossando il quale è permesso “diventare senza smettere di essere, essere senza smettere di diventare”: cosa che a un semplice mortale suona come un irreperibile segreto, ma che per il narratore canadese consiste con naturalezza nell'essere se stesso, continuando a scrivere rigorosamente e con audacia la propria fortuna.

    «Ci vuole un momento come questo per scoprire quanto ha sofferto il tuo cuore; e per capire, come se non bastasse, che per tutto il tempo in cui hai creduto di oziare si stava svolgendo un duro lavoro. Un duro, durissimo lavoro, di scavo e perforazione, di miniera, aprendo gallerie come talpe, alzando, spingendo, spostando la roccia, lavorando, lavorando, lavorando, ansimando, tirando, caricando. E di questo lavoro non si vede nulla dall'esterno. Si svolge internamente. Questo succede perché sei impotente e incapace di raggiungere il tuo obiettivo, di avere giustizia o la mercede pattuita, e perciò dentro di te tu fatichi, tu lotti e combatti, regoli conti, ricordi insulti, attacchi, rispondi, neghi, ciarli, denunci, trionfi, superi in astuzia, vinci, vendichi, piangi, insisti, assolvi, muori e risorgi. Tutto da solo! Dove sono gli altri? Nel tuo petto e nel tuo sangue, tutti quanti».

    ha scritto il 

  • 4

    Un romanzo di grande respiro, giocato su grandi spazi nell'arco di una vita intera, diverso dal resto dell'opera di Bellow, molto più vitale, lontano dalla paralisi e dall'introspezione, questo romanz ...continua

    Un romanzo di grande respiro, giocato su grandi spazi nell'arco di una vita intera, diverso dal resto dell'opera di Bellow, molto più vitale, lontano dalla paralisi e dall'introspezione, questo romanzo è in continuo movimento, come i suoi personaggi e in particolare Augie che, sospinto dalle occasioni che non può fare a meno di cogliere (o di farsi travolgere), siano esse vantaggiose o fallimentari, in un impulso bulimico alla vita, si imbarca in una miriade di imprese spesso completamente improbabili. Le descrizioni dei personaggi, tantissimi, e dei luoghi, meritano davvero una menzione. Là, infatti, risiede la bellezza del romanzo.

    ha scritto il 

  • 4

    "Veniamo al mondo per farci trascinare dalla complessità, e per udire il richiamo della semplicità"

    Un romanzo consistente e non sempre di facile lettura, forse per la discontinuità fra le sue diverse parti.
    Augie ne è l'eroe: protagonista e narratore. Ma Chicago, i suoi umori (pre e post Depression ...continua

    Un romanzo consistente e non sempre di facile lettura, forse per la discontinuità fra le sue diverse parti.
    Augie ne è l'eroe: protagonista e narratore. Ma Chicago, i suoi umori (pre e post Depressione), la popolazione degli ebrei emigrati che la abitano (il loro affaccendarsi) e anche il Messico (nella seconda parte del racconto) hanno un ruolo centrale, fungono da coprotagonisti.
    Poi ci sono i molti personaggi, i familiari di Augie in primo piano, descritti con dovizia di particolari e cura meticolosa. C'è la storia, che si snoda in un imprecisato numero di anni, nel periodo che rappresenta il passaggio dalla fanciullezza all'età matura.
    Tuttavia non abbiamo l'impressione che Augie venga trasformato radicalmente dall'insieme delle sue esperienze. Anzi. Coerente con l'affermazione iniziale (citazione di Eraclito) per cui "il carattere dell'uomo è il suo destino" Augie continua ad essere (e a diventare) ciò che è: se stesso, nient'altro che se stesso.
    A quanto pare è l'impresa più ardua, il compito più impegnativo "la lotta che affrontiamo tutti quando accettiamo di vivere", ma anche la consapevolezza che l'essere umano degno di chiamarsi tale non può vivere senza uno scopo centrale e potente che lo guidi ("le grandi linee della vita, che devi seguire senza sgarrare, se non vuoi che la tua vita si riduca a una pagliacciata pura e semplice,che nasconde la tragedia").
    In questa ricerca, diversa e confusa, e dominata dalla forza dei desideri (l'amore sopra ogni altro), dall'istinto, dal potere dell'aspirazione a "diventare" (caratteristica del popolo americano secondo Augie-Saul), il nostro eroe dovrà smettere di adattarsi agli schemi altrui e fare della propria riflessione filosofica un metro di giudizio per sé e per il mondo.
    Forse le considerazioni di Augie, snocciolate nel corso delle vicende (solo a tratti avvincenti) sono l'aspetto più interessante del libro. La ricerca di sè è anche il desiderio di trovare il proprio posto nella vita degli altri e nel mondo.
    Non sono affatto sicura che alla fine Augie ci sia riuscito. No, il ragazzo non è diventato maturo, non è concluso. Ma sono le sue domande, i suoi dubbi, le sue parziali conclusioni, le sue insistenti riflessioni sul senso a tenerci in equilibrio sul filo del racconto e a tessere in noi una trama avvolgente.

    ha scritto il 

  • 5

    Si può addomesticare un'aquila e pretendere che non perda la sua natura?

    "Tutti sanno che la soppressione dei fatti va a scapito della chiarezza e della precisione; se nascondi una cosa nascondi anche quella che viene dopo", dichiara Augie March nell'incipit del romanzo. N ...continua

    "Tutti sanno che la soppressione dei fatti va a scapito della chiarezza e della precisione; se nascondi una cosa nascondi anche quella che viene dopo", dichiara Augie March nell'incipit del romanzo. Non sa, oppure lo sa fin troppo bene, che l'accumulo di fatti può costituire un muro di fumo dietro al quale la verità (se esiste) anziché rivelarsi si cela con uno sberleffo.
    Augie March racconta e racconta la sua vita, i suoi pensieri e le sue avventure per oltre seicento pagine, con maniacale chirurgica precisione, eppure rimane uno dei personaggi più indecifrabili che mi sia capitato di incontrare in un romanzo.
    Chi è Augie March? Un ingenuo o un furbastro, un intellettuale o un criminale, un illuso o un seduttore, un visionario o un realista, un conformista o un rivoluzionario? Non esiste alcuna risposta definitiva a queste e a mille altre alternative, inutile tentare di scavare dentro le pagine di tale romanzo per trovare una risposta. Si possono usare tutti gli strumenti ermeneutici della tradizione critica: la psicoanalisi, lo strutturalismo, la critica testuale, la scuola di Francoforte e quella di Timbctù, la risposta scorre tra le dita come l'acqua, veloce, mutevole e inafferrabile: panta rei all'ennesima potenza.
    Liquido è il mondo e liquido è il protagonista, che si porta dietro uno strano destino pedagogico, nel senso che ogni persona che incontra durante la sua vita tenta di educarlo e di dargli una forma (esattamente come i lettori), ma ogni tentativo è destinato ad essere frustrato. Perché, come dice uno dei suoi mentori in un momento di lampante lucidità, Augie March fa resistenza. Resiste ad ogni tentativo di indottrinamento, ma in modo ancora una volta fraudolento, perché non si oppone direttamente, non punta i piedi e non si ribella. Anzi, sembra, nella sua mancanza di carattere (cioè di forma), facile da sedurre e addomesticare, pronto com'è (come appare) a seguire chiunque, qualunque idea, qualunque linea d'azione per quanto assurda e stravagante possa essere e possa apparirgli. Non è che non abbia idee sue, ma le tiene celate, non è che non abbia ambizioni, ma le rimanda eternamente e facendosi trascinare muta continuamente: condizione sociale, abiti, lavoro, occupazione, aspetto fisico, frequentazioni, donne. E resiste: appena è sul punto di fare una scelta , ogni volta che qualche suo improvvisato educatore è convinto di averlo in pugno, di essere sul punto di dargli una forma definitiva, se la batte.
    Si chiede spesso, Augie March, con un moto d'insofferenza, perché tutti vogliano adottarlo, perché sia destinato ad incontrare gente che si ficca in testa di educarlo, lui che vorrebbe solo vivere da essere umano. E cioè in modo naturale, fuori da ogni finzione e funzione.
    E' alla ricerca, Augie March, di un modo autentico di vivere e non ha nessuno che gli insegni come si fa, ecco la tragedia. Chiunque incontri gli vuole insegnare qualcosa, ma nessuno riesce ad insegnargli la strada per una vita autentica, dato che nessuno in realtà la conosce, questa strada. Eppure ognuno è pronto a giurare di sì, che la sua la sua la sua è quella giusta, è quella vera, l'unica. Tutti, però, mentono, e non è una menzogna innocente, ma è quella che ha ucciso e uccide l'uomo. Perché come si può addomesticare qualcuno senza che si perda la sua autentica natura?

    ha scritto il 

  • 4

    https://ilclubdeilibri.wordpress.com/2015/01/27/le-avventure-di-augie-march-una-recensione/

    Il 20 novembre scorso ho iniziato un corso di letteratura americana con la super figa Marta.
    Io amo la letteratura americana, mi piace proprio tantissimo perché è graffiante, schietta, bruciante, non ...continua

    Il 20 novembre scorso ho iniziato un corso di letteratura americana con la super figa Marta.
    Io amo la letteratura americana, mi piace proprio tantissimo perché è graffiante, schietta, bruciante, non fa sconti, ti prende a pugni in faccia e nello stomaco, poi ti accarezza e ti coccola. Insomma, è sempre in movimento, molto sincera ed è una continua scoperta e sorpresa.

    Saul Bellow e il suo Augie li ho conosciuti proprio grazie a Marta perché “non si può parlare di Chicago e dell’Illinois senza aver letto questo romanzo”.
    Ed è vero (non che mettessi in dubbio le sue parole, però non le capivo appieno), perché il modo in cui Bellow descrive e racconta quella città è qualcosa di unico, di grandioso. E, soprattutto, perché Augie si muove nei bassifondi di Chicago, nei ghetti, lontano dalle luci sfavillanti del centro, dei grattacieli e dei palazzi dell’alta società. Le sue descrizioni sono vivide e concrete, ti trasportano accanto al protagonista, in quella Chicago povera che arranca per farsi una posizione.

    La lettura è stata bella, ma difficoltosa e non poco: i primi capitoli sono volati via veloci, quelli centrali sono stati lenti e lunghi, gli ultimi sono tornati a scorrere veloci.
    In tutti impariamo a conoscere meglio Augie, questo ragazzo povero che vuole riscattarsi, ma che è profondamente convinto che tutta la nostra vita sia dettata da un destino predeterminato al quale non si può sfuggire.
    E forse è questa convinzione che lo porta a gettarsi a capofitto e con passione in avventure che, dopo qualche tempo, gli vengono a noia; e allora, con la stessa facilità con cui ci si è imbarcato, Augie scappa, cerca di nuovo se stesso e poi si imbarca in una qualche nuova e strampalata situazione decisa, però, da qualcuno che non è lui.

    Forse è questa sua passività che mi ha reso un po’ difficile la lettura del libro, che mi ha reso difficile affezionarmi a questo ragazzo che cerca di riemergere da una povertà che non sente; eppure non riesce nemmeno a non farsi comandare: prima è la Nonna che detta ogni sua mossa, poi c’è suo fratello Simon, poi ci sono i coniugi che lo vogliono adottare, poi c’è Thea e poi ci sono tutti gli altri che si infilano nel mezzo e gli propongono un destino. E lui sempre li ad accettare, subito, con passione, fino a quando non si rende conto che quello non è il suo, di destino, e allora molla tutto e se ne va. Si allontana senza dare troppe spiegazioni, né a se stesso né agli altri e riflette sulla sua vita, sulle sue scelte, sulle sue peripezie.
    In queste riflessioni Augie è sincero, è qui che emerge il suo vero io, è qui che il lettore lo conosce e lo comprende e si chiede (o almeno, io me lo sono chiesta) perché solo e sempre dopo, mai prima, mai durante, sempre e solo quando ormai anche questa è andata e c’è stato un altro fallimento.

    Ma forse tutto questo accade perché il destino vuole che sia così e Augie non ci può fare nulla, non può cambiare questo suo essere perché non è lui che decide di essere così…

    ha scritto il 

  • 3

    Un “sogno americano” mai realizzato

    Se non si non si ha l'abitudine di ricorrere ad annotazioni , come faccio in casi del genere , è necessaria una memoria alla Pico della Mirandola (e una notevole concentrazione) per ricordare i nomi ...continua

    Se non si non si ha l'abitudine di ricorrere ad annotazioni , come faccio in casi del genere , è necessaria una memoria alla Pico della Mirandola (e una notevole concentrazione) per ricordare i nomi di tutti i personaggi che accompagnano Angie March durante il suo percorso di formazione dalla fanciullezza all'età adulta .
    E sì perché essi sono davvero tanti e più o meno tutti occupano un ruolo significativo in una storia che si dipana in parte nella Chicago della grande depressione , in parte in Messico per concludersi poi nel Vecchio Continente .
    Ma personaggi a parte , e affermo subito di non aver provato una grande empatia per quello del protagonista , devo confessare di aver faticato a portare a termine questo romanzo un po' perché la sua ridondanza , oltre che di figure , anche di citazioni , di considerazioni filosofiche , di espressioni in lingua straniera non ne facilitano l'immediata comprensione , e un po' perché l'ho letto in formato digitale trovandovi però troppi refusi - e addirittura la sensazione che una parte della narrazione possa essere state mancante - e ciò non mi ha certo predisposto per il meglio .
    Quindi , anche per queste ragioni , il mio giudizio sull'opera non è quello massimo che mi sarei aspettato di attribuire ad un autore di tale portata.
    E l'abbondanza di situazioni , di scenari , oltre a quanto ho più sopra accennato , mi ha suggerito un azzardato , e sicuramente irrispettoso , paragone culinario come quello di un cuoco di successo che deciso a sbizzarrirsi nella preparazione di un piatto particolarmente fantasioso , abbia voluto utilizzare troppi ingredienti dai sapori diversi rendendolo così , se non totalmente indigesto , almeno troppo elaborato e , a conti fatti , un tantino pesante.

    ha scritto il 

  • 4

    L'America che cerca se stessa

    Augie March è il simbolo degli USA: giovane, bello e ansioso di piacere agli altri in ogni modo, fino al punto di non sapere più chi è nè cosa vuole. In un mondo di truffatori, egocentrici e arrivisti ...continua

    Augie March è il simbolo degli USA: giovane, bello e ansioso di piacere agli altri in ogni modo, fino al punto di non sapere più chi è nè cosa vuole. In un mondo di truffatori, egocentrici e arrivisti - tutti i mille personaggi lottano e sgomitano per se stessi - Augie è una banderuola afferrata e sventolata dal primo (o prima venuta) e finisce in mille eventi che non sceglie, ma che gli altri scelgono per lui. Ladro, vagabondo, mantenuto da ricche ereditiere, ammaestratore di aquile, assistente di ricchi disabili viene sballottato da una parte all'altra del mondo senza esercitare la seppur minima volontà.
    Sono mille pagine che scorrono su un sottofondo classico, con continui richiami al mondo greco e romano, mentre l'eredità ebrea emerge solo in poche parole che ritornano da una infanzia ricordata con poco piacere.
    In questo libro la capacità narrativa di Bellow è già chiara, anche il livello dei suoi capolavori Herzog e Il dono di Humboldt non è ancora raggiunto...

    ha scritto il 

  • 5

    Forse il capolavoro di Bellow, anche se io continuo a preferigli Il pianeta di Mr Sammler. Augie è tra le migliori creazioni dall'autore. La prima parte del romanzo, però, ambientata a Chicago, mi sem ...continua

    Forse il capolavoro di Bellow, anche se io continuo a preferigli Il pianeta di Mr Sammler. Augie è tra le migliori creazioni dall'autore. La prima parte del romanzo, però, ambientata a Chicago, mi sembra più riuscita della seconda.

    ha scritto il 

  • 5

    Dentro le mura dell'essere

    “Sono americano, nato a Chicago-Chicago quella tetra città-affronto le cose come ho imparato a fare, senza peli sulla lingua, e racconterò la storia a modo mio: primo a bussare, primo a entrare: a vol ...continua

    “Sono americano, nato a Chicago-Chicago quella tetra città-affronto le cose come ho imparato a fare, senza peli sulla lingua, e racconterò la storia a modo mio: primo a bussare, primo a entrare: a volte un colpo innocente, a volte non tanto. Ma il destino di un uomo è il suo carattere, dice Eraclito, e tutto sommato non è possibile dissimulare la natura dei colpi foderando la porta di materiale isolante o rivestendo di guanti le nocche.”

    La storia si apre inquadrando, da una prospettiva Dickensiana, una famiglia povera ma unita, tre figli di cui uno ritardato, una madre troppo buona per affrontare il mondo, niente padre e una nonna con gli attributi che tira avanti la baracca facendo vivere tutti di carità ma senza darlo a vedere con enorme dignità e compostezza. La famiglia vive in un quartiere povero di Chicago. In questo paradiso terrestre (come su tutti quelli che verranno descritti in seguito) dove regnano amore e solidarietà si insinua il serpente: il serpente è sempre il bisogno di potere, il desiderio di dominare l’altro per affermare se stesso. La nonna che è stata all’inizio una figura ammirevole fa internare George in un istituto per ritardati. Da questo peccato originale ne deriveranno molti altri: qualcosa si è incrinato nella famiglia povera ma felice e la nonna di lì a poco farà la stessa fine di George e così di seguito la mamma ormai diventata cieca. Tra i fratelli si insinua qualcosa di poco sano nel rapporto che ne incrina l’affetto. Un rapporto in cui l’uno cerca di imporre all’altro uno stile di vita e di dimostrare di valere di più.
    Come diceva Eraclito, probabilmente il problema di Augie è il suo carattere. E’ una persona a primo impatto arrendevole, fin troppo, pronto a inseguire chiunque, a dichiararsi innamorato al primo schioccare di dita della pretendente (purchè d’aspetto gradevole) e nel corso delle quasi 800 pagine il lettore ne saprà qualcosa. Ma appena nel rapporto con l’altro si insinua il tentativo di dominare la sua vita, Augie molla. Quando l’innamorata smette di essere uno specchio che riflette la sua immagine iniziano i guai. Esemplificativo di questo rapporto di forza è la relazione con Thea che trascina Augie a caccia di serpenti e ad ammaestrare aquile, mai contenta del dominio che riesce a esercitare sugli altri. Del resto Augie scappa anche dagli uomini che cercano di imporgli uno stile di vita, dal fratello e dalla famiglia che vorrebbe adottarlo. In un certo senso ripudia una vita spesa per il piacere terreno, sia esso rappresentato dai soldi o dall’amore carnale come quello tra suo fratello e la prima fidanzata. Augie cerca qualcosa di più elevato.
    Ma nel rapporto con le donne forse il suo nemico è proprio il pensiero, la pura speculazione verso la quale si sente attratto. Verso la fine del libro c’è l’episodio di Augie naufrago solo sulla barca alla deriva con un marinaio pazzo, che vorrebbe dedicarsi alla ricerca delle origini della vita arruolandolo come suo assistente. Il dialogo tra i due mi ha ricordato un po’ il delirio di Ivan Karamazov. Anche se il marinaio è un’altra persona propone a Augie di dedicarsi alla pura speculazione lasciando la moglie. Ma Augie rifiuta la tentazione perché è innamorato di sua moglie e ha bisogno di lei. Eppure anche quella felicità è più sogno e illusione che realtà.
    Beh, nessuno dei personaggi sembra trovare la ricetta della felicità. Ognuno riesce a recitare una parte. I rapporti con le donne sono sempre sbagliati. Gli unici rapporti che fanno eccezione sono quelli di disinteressata amicizia dove nessuno cerca di impossessarsi di qualcosa dell’altro ma si limita a vivergli accanto.
    Il libro da un punto di vista stilistico è eccezionale, veramente bellissimo. Da un punto di vista della storia c’è una piccola stonatura data dal fatto che Augie analizza in modo approfondito se stesso ma senza scavare in profondità come Dosto. Cioè il lettore assiste per 800 pagine a una vita che non fa un solo passo avanti, a un uomo che riperpetua le stesse illusioni e gli stessi errori con incrollabile ingenuità. Basta pensare alle infinite volte che Augue confiderà al lettore di essere innamorato tanto che alla fine il lettore finirà per non credergli. Augie sembra davvero più adatto alla speculazione che ai rapporti con le persone e se ne rende ben conto.
    Perchè devi pensare che ciò che ti uccide è ciò che rappresenti? Perchè sei tu l'autore della tua morte. Qual'è l'arma? I chiodi e il martello del tuo carattere.Qual'è la croce? Proprio le tue ossa sulle quali ti indebolisci via via.E il marito o la moglie incarica l'altro dell'azione.

    ha scritto il 

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