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Le avventure di Augie March

Di

Editore: Mondadori (Oscar)

4.0
(153)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 766 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Spagnolo , Francese , Portoghese

Isbn-10: 8804482532 | Isbn-13: 9788804482536 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Vincenzo Mantovani

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Tascabile economico

Genere: Fiction & Literature , History , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
La vicenda di Augie March inizia nella Chicago anni Venti. Costretto aimargini della società, Augie si arrangia a sopravvivere passando da unmestiere all'altro. E' però con lo scoppio della Seconda guerra mondiale cheinizia la sua picaresca avventura per il mondo; un viaggio rivelatore in cuianche le vicende belliche diventano un'occasione per scoprire le verità piùriposte dell'esistenza umana.
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  • 3

    Un “sogno americano” mai realizzato

    Se non si non si ha l'abitudine di ricorrere ad annotazioni , come faccio in casi del genere , è necessaria una memoria alla Pico della Mirandola (e una notevole concentrazione) per ricordare i nomi di tutti i personaggi che accompagnano Angie March durante il suo percorso di formazione dalla fa ...continua

    Se non si non si ha l'abitudine di ricorrere ad annotazioni , come faccio in casi del genere , è necessaria una memoria alla Pico della Mirandola (e una notevole concentrazione) per ricordare i nomi di tutti i personaggi che accompagnano Angie March durante il suo percorso di formazione dalla fanciullezza all'età adulta . E sì perché essi sono davvero tanti e più o meno tutti occupano un ruolo significativo in una storia che si dipana in parte nella Chicago della grande depressione , in parte in Messico per concludersi poi nel Vecchio Continente . Ma personaggi a parte , e affermo subito di non aver provato una grande empatia per quello del protagonista , devo confessare di aver faticato a portare a termine questo romanzo un po' perché la sua ridondanza , oltre che di figure , anche di citazioni , di considerazioni filosofiche , di espressioni in lingua straniera non ne facilitano l'immediata comprensione , e un po' perché l'ho letto in formato digitale trovandovi però troppi refusi - e addirittura la sensazione che una parte della narrazione possa essere state mancante - e ciò non mi ha certo predisposto per il meglio . Quindi , anche per queste ragioni , il mio giudizio sull'opera non è quello massimo che mi sarei aspettato di attribuire ad un autore di tale portata. E l'abbondanza di situazioni , di scenari , oltre a quanto ho più sopra accennato , mi ha suggerito un azzardato , e sicuramente irrispettoso , paragone culinario come quello di un cuoco di successo che deciso a sbizzarrirsi nella preparazione di un piatto particolarmente fantasioso , abbia voluto utilizzare troppi ingredienti dai sapori diversi rendendolo così , se non totalmente indigesto , almeno troppo elaborato e , a conti fatti , un tantino pesante.

    ha scritto il 

  • 4

    L'America che cerca se stessa

    Augie March è il simbolo degli USA: giovane, bello e ansioso di piacere agli altri in ogni modo, fino al punto di non sapere più chi è nè cosa vuole. In un mondo di truffatori, egocentrici e arrivisti - tutti i mille personaggi lottano e sgomitano per se stessi - Augie è una banderuola afferrata ...continua

    Augie March è il simbolo degli USA: giovane, bello e ansioso di piacere agli altri in ogni modo, fino al punto di non sapere più chi è nè cosa vuole. In un mondo di truffatori, egocentrici e arrivisti - tutti i mille personaggi lottano e sgomitano per se stessi - Augie è una banderuola afferrata e sventolata dal primo (o prima venuta) e finisce in mille eventi che non sceglie, ma che gli altri scelgono per lui. Ladro, vagabondo, mantenuto da ricche ereditiere, ammaestratore di aquile, assistente di ricchi disabili viene sballottato da una parte all'altra del mondo senza esercitare la seppur minima volontà. Sono mille pagine che scorrono su un sottofondo classico, con continui richiami al mondo greco e romano, mentre l'eredità ebrea emerge solo in poche parole che ritornano da una infanzia ricordata con poco piacere. In questo libro la capacità narrativa di Bellow è già chiara, anche il livello dei suoi capolavori Herzog e Il dono di Humboldt non è ancora raggiunto...

    ha scritto il 

  • 5

    Forse il capolavoro di Bellow, anche se io continuo a preferigli Il pianeta di Mr Sammler. Augie è tra le migliori creazioni dall'autore. La prima parte del romanzo, però, ambientata a Chicago, mi sembra più riuscita della seconda.

    ha scritto il 

  • 5

    Dentro le mura dell'essere

    “Sono americano, nato a Chicago-Chicago quella tetra città-affronto le cose come ho imparato a fare, senza peli sulla lingua, e racconterò la storia a modo mio: primo a bussare, primo a entrare: a volte un colpo innocente, a volte non tanto. Ma il destino di un uomo è il suo carattere, dice Eracl ...continua

    “Sono americano, nato a Chicago-Chicago quella tetra città-affronto le cose come ho imparato a fare, senza peli sulla lingua, e racconterò la storia a modo mio: primo a bussare, primo a entrare: a volte un colpo innocente, a volte non tanto. Ma il destino di un uomo è il suo carattere, dice Eraclito, e tutto sommato non è possibile dissimulare la natura dei colpi foderando la porta di materiale isolante o rivestendo di guanti le nocche.”

    La storia si apre inquadrando, da una prospettiva Dickensiana, una famiglia povera ma unita, tre figli di cui uno ritardato, una madre troppo buona per affrontare il mondo, niente padre e una nonna con gli attributi che tira avanti la baracca facendo vivere tutti di carità ma senza darlo a vedere con enorme dignità e compostezza. La famiglia vive in un quartiere povero di Chicago. In questo paradiso terrestre (come su tutti quelli che verranno descritti in seguito) dove regnano amore e solidarietà si insinua il serpente: il serpente è sempre il bisogno di potere, il desiderio di dominare l’altro per affermare se stesso. La nonna che è stata all’inizio una figura ammirevole fa internare George in un istituto per ritardati. Da questo peccato originale ne deriveranno molti altri: qualcosa si è incrinato nella famiglia povera ma felice e la nonna di lì a poco farà la stessa fine di George e così di seguito la mamma ormai diventata cieca. Tra i fratelli si insinua qualcosa di poco sano nel rapporto che ne incrina l’affetto. Un rapporto in cui l’uno cerca di imporre all’altro uno stile di vita e di dimostrare di valere di più. Come diceva Eraclito, probabilmente il problema di Augie è il suo carattere. E’ una persona a primo impatto arrendevole, fin troppo, pronto a inseguire chiunque, a dichiararsi innamorato al primo schioccare di dita della pretendente (purchè d’aspetto gradevole) e nel corso delle quasi 800 pagine il lettore ne saprà qualcosa. Ma appena nel rapporto con l’altro si insinua il tentativo di dominare la sua vita, Augie molla. Quando l’innamorata smette di essere uno specchio che riflette la sua immagine iniziano i guai. Esemplificativo di questo rapporto di forza è la relazione con Thea che trascina Augie a caccia di serpenti e ad ammaestrare aquile, mai contenta del dominio che riesce a esercitare sugli altri. Del resto Augie scappa anche dagli uomini che cercano di imporgli uno stile di vita, dal fratello e dalla famiglia che vorrebbe adottarlo. In un certo senso ripudia una vita spesa per il piacere terreno, sia esso rappresentato dai soldi o dall’amore carnale come quello tra suo fratello e la prima fidanzata. Augie cerca qualcosa di più elevato. Ma nel rapporto con le donne forse il suo nemico è proprio il pensiero, la pura speculazione verso la quale si sente attratto. Verso la fine del libro c’è l’episodio di Augie naufrago solo sulla barca alla deriva con un marinaio pazzo, che vorrebbe dedicarsi alla ricerca delle origini della vita arruolandolo come suo assistente. Il dialogo tra i due mi ha ricordato un po’ il delirio di Ivan Karamazov. Anche se il marinaio è un’altra persona propone a Augie di dedicarsi alla pura speculazione lasciando la moglie. Ma Augie rifiuta la tentazione perché è innamorato di sua moglie e ha bisogno di lei. Eppure anche quella felicità è più sogno e illusione che realtà. Beh, nessuno dei personaggi sembra trovare la ricetta della felicità. Ognuno riesce a recitare una parte. I rapporti con le donne sono sempre sbagliati. Gli unici rapporti che fanno eccezione sono quelli di disinteressata amicizia dove nessuno cerca di impossessarsi di qualcosa dell’altro ma si limita a vivergli accanto. Il libro da un punto di vista stilistico è eccezionale, veramente bellissimo. Da un punto di vista della storia c’è una piccola stonatura data dal fatto che Augie analizza in modo approfondito se stesso ma senza scavare in profondità come Dosto. Cioè il lettore assiste per 800 pagine a una vita che non fa un solo passo avanti, a un uomo che riperpetua le stesse illusioni e gli stessi errori con incrollabile ingenuità. Basta pensare alle infinite volte che Augue confiderà al lettore di essere innamorato tanto che alla fine il lettore finirà per non credergli. Augie sembra davvero più adatto alla speculazione che ai rapporti con le persone e se ne rende ben conto. Perchè devi pensare che ciò che ti uccide è ciò che rappresenti? Perchè sei tu l'autore della tua morte. Qual'è l'arma? I chiodi e il martello del tuo carattere.Qual'è la croce? Proprio le tue ossa sulle quali ti indebolisci via via.E il marito o la moglie incarica l'altro dell'azione.

    ha scritto il 

  • 4

    Grigliata pantagruelica

    Tantissima carne al fuoco: pezzi prelibati misti a bocconi poco digeribili, puzza di fumo e profumo di spezie, dita attaccaticce e occhi lucidi. Un'esperienza unica nel suo genere, grazie Augie e scusa la metafora.

    ha scritto il 

  • 4

    L'uomo patchwork

    Vi sono delle grandi linee nella nostra vita. Qualsiasi uomo in qualsiasi momento può tornare a queste grandi linee, e pensare di fare cose speciali e straordinarie è "solo una vanteria che distorce all'origine questa conoscenza antica, più vecchia dell'Eufrate e del Gange".
    Augie March, cresciut ...continua

    Vi sono delle grandi linee nella nostra vita. Qualsiasi uomo in qualsiasi momento può tornare a queste grandi linee, e pensare di fare cose speciali e straordinarie è "solo una vanteria che distorce all'origine questa conoscenza antica, più vecchia dell'Eufrate e del Gange". Augie March, cresciuto nella Chicago d'inizio Novecento, è l'emblema dell'uomo inquieto che - anche a fronte della maturazione di questa consapevolezza - evade dai dettami del proprio destino, indossando panni altrui. Passeggia tra linee non sue, amalgamandosi, mimetizzando il proprio essere, spinto da una inestinguibile fame di approvazione. E' un'aquila addomesticata; un essere naturalmente selvaggio, maestoso e brutale ridotto ad un goffo uccello impigrito che preferisce la carne data dalla mano al cacciare una preda, fugge dal morso delle lucertole, vola al guinzaglio. Sta bene dove sta, nel "cortile di Circe". Un romanzo di edificazione, ancor più che di formazione; Bellow ha costruito qualcosa di grande, ma ne viene più un agglomerato che un crogiolo, proprio come la sua Chicago. Si parla a ragione di "romanzo picaresco", perchè queste Avventure di Augie March sono costruite tassello per tassello, ma la visione d'insieme è sempre piuttosto ardua. Possiamo provare a fare una rozza suddivisione: i primi 11 capitoli raccolgono l'adolescenza di Augie, cresciuto nella "religione casalinga" della ferrea ed eccentrica nonna Lausch (personaggio indimenticabile), collezionando poi le esperienze più disparate; i furtarelli ai grandi magazzini, gli affari nel microsistema dei 'prestiti sulla parola', la boxe e le sale biliardo, il vagabondaggio e i bordelli. Siamo a quella linea d'ombra di conradiana memoria, la sensazione che "c'è un'oscurità, c'è per tutti" e questa oscurità non si saggia con un piede per poi ritrarsene tranquilli e immacolati. Vi è una implicita comunione globale con quell'umanità infangata, affamata, vagabonda che succhia il carbone sotto il Vesuvio o nella ribollente Calcutta. Una umanità 'catalogata' fin dai primi vagiti, come nel discorso di William Einhorn, paraplegico 'tutor' di Augie: "lo Stato conosce già il numero di delinquenti, e ordina in anticipo la quantità di pane e fagioli per le carceri". Una conoscenza 'statistica e pregiudiziale' dei poveri cristi, che trova riflesso nell'assistente sociale Lubin: "Qualcosa nella sua persona suggeriva ciò che la comunità che forniva i quattrini voleva che noi, poveri bastardi, fossimo: sobrii, rispettosi, abbottonati, puliti, tristi, moderati". Tutto il mondo è paese... La fine del cap. 12 è di fatto la conclusione del Primo Atto nella lunga formazione di Augie; vi è una "seconda nascita", una schiusa del bozzolo, nella passeggiata notturna di Augie al reparto di ostetricia. Anche qui, Augie vede figli "non suoi", accompagna l'aborto di un figlio "non suo"; ma rompe il menage con "la sposa assegnata", ed inizia la vera fuga dal destino. La vicenda personale di Augie si intreccia con la Storia; dalle agitazioni sindacali degli anni Venti all'esilio messicano di Lev Trotzkij, fino allo scoppio della Grande Guerra, la Storia lo sfiora solo incidentalmente, e lui se ne allontana. Come dice l'amico Manny Padilla: "Non ti tieni al passo coi tempi. Tu vai contro la storia". Dopo la parentesi delle agitazioni sindacali, infatti, Augie ritrova la vecchia fiamma Thea e riflette tra sé: "Perché ti dirigi, invece di fuggirne via, verso l'immane forza che minaccia di sfondarti le costole, cancellarti i connotati, spaccarti i denti? No, sta' lontano! Sii il saggio che striscia, viaggia, corre, cammina verso i suoi fini solitari avvezzo allo sforzo solitario, che basta a se stesso e si tiene alla larga dai timori che sono i re di questo mondo". E incominciano le pagine più belle di questo libro, nel Messico selvaggio dal cielo profondo, tanto da sembrar trattenere "un elemento troppo forte per la vita, e che il fiammeggiante brillìo dell'azzurro sventasse la minaccia talora mostrando dalla curvatura, come una guaina o una membrana di seta, il peso che sosteneva". Una bellezza primordiale che non può non ricordare le mesas di Cormac McCarthy. Gli episodi della caccia con l'aquila Caligula regalano finalmente le emozioni al lettore piuttosto affaticato, perchè Bellow scrive bene ma è anche dannatamente esuberante ed ha una prosa a tratti anabolizzata. Augie March, il camaleonte, "recluta ideale" che soffre della sindrome di Zelig, radunerà tutte queste 'istantanee di vita', e questo patchwork di personaggi e situazioni resterà il perimetro irregolare entro cui proseguirà la sua formazione infinita. La sua storia si fonde con miliardi di altre esistenze, come cera liquida in un piatto, paradossale non-protagonista del suo stesso romanzo.

    ha scritto il 

  • 3

    Confesso di avere affrontato questo romanzo dopo molte esitazioni e perplessità e ciò sia per la sua ampia dimensione sia per la scarsa soddisfazione che altri romanzi di Bellow mi avevano dato. E purtroppo le mie perplessità sono state confermate dalla lettura (peraltro faticosa per la ridond ...continua

    Confesso di avere affrontato questo romanzo dopo molte esitazioni e perplessità e ciò sia per la sua ampia dimensione sia per la scarsa soddisfazione che altri romanzi di Bellow mi avevano dato. E purtroppo le mie perplessità sono state confermate dalla lettura (peraltro faticosa per la ridondanza della scrittura). L'educazione del giovane Augie , dalla Chicago proletaria all'aggancio delle classi più ricche, appare quasi didascalica.Il voto è di stima.

    ha scritto il 

  • 2

    Sopravvalutato titolo di un maestro del novecento

    Bellow è giustamente considerato uno scrittore importante, vedi per esempio il suo "Herzog", e questo libro e' spesso citato come il primo importante della sua carriera.
    Per me e' stato abbastanza deludente, a causa della struttura narrativa:la continua sarabanda di nuovi personaggi e situazioni ...continua

    Bellow è giustamente considerato uno scrittore importante, vedi per esempio il suo "Herzog", e questo libro e' spesso citato come il primo importante della sua carriera. Per me e' stato abbastanza deludente, a causa della struttura narrativa:la continua sarabanda di nuovi personaggi e situazioni nella vita del protagonista,alcune delle quali divertenti e interessanti, passano uno dopo l'altro generando una certa fatica,piu' che articolare una vicenda avvincente. Alla fine si ha l'impressione di aver letto qualcosa che non ha un inizio nè una fine, e cio' non nell'ambito di uno stile "sperimentale" alla Beckett, ma in una narrazione che e' del tutto tradizionale, e infine risulta scialba.

    ha scritto il 

  • 4

    Purtroppo l'ho letto in troppo tempo, quindi con interruzioni che non mi hanno fatto apprezzare appieno la fluidità del racconto. Non è stata una lettura semplice data la complessità dell'intreccio di personaggi e storie che poi si riconducono tutti alla vita del protagonista ma che rappresentano ...continua

    Purtroppo l'ho letto in troppo tempo, quindi con interruzioni che non mi hanno fatto apprezzare appieno la fluidità del racconto. Non è stata una lettura semplice data la complessità dell'intreccio di personaggi e storie che poi si riconducono tutti alla vita del protagonista ma che rappresentano ognuno la trattazione di un tema; la lotta per l'affermazione sociale ed economica, la condizione dei poveri, la donna socialmente impegnata e progressista e quella che cerca la sua sistemazione nel matrimonio, l'avventura e l'affarismo ....tanti sono i temi trattati, ma tutto poi si risolve nella fatica della ricerca di se stessi; è con questa conquista che si chiude l'avventura di Augie, con una vera e propria vittoria che è quella di scoprire chi è e cosa desidera davvero e questa vittoria ha un valore di per sè anche se è ancora lontano dal realizzarla perchè l'importante è scoprire il vero se stesso fuori da ogni condizionamento (per Augie è avere una piccola proprietà in campagna dove ricostruire il proprio microcosmo creandosi la famiglia che non ha mai avuto ed ccogliendo madre e fratello in un'ambiente semplice ed essenziale) .Il concetto è ben espresso con la frase con cui il libro finisce : "POSSO ANCHE FAR FIASCO IN QUESTO TENTATIVO. ANCHE COLOMBO PENSO' DI AVER FATTO FIASCO, PROBABILMENTE QUANDO LO MANDARONO INDIETRO IN CATENE. IL CHE NON PROVO'' CHE L'AMERICA NON ESISTEVA"

    ha scritto il