Le bambine dell'Avana non hanno paura di niente

Di

Editore: Il Saggiatore

3.9
(72)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: | Formato: Paperback

Isbn-10: 8842813427 | Isbn-13: 9788842813422 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri

Genere: Bambini , Narrativa & Letteratura , Storia

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  • 4

    Niñas sin miedo

    La storia della Cuba degli ultimi due secoli ci viene qui narrata attraverso i racconti autobiografici dell'infanzia di tre differenti donne, collocati sullo sfondo di tre momenti storici diversi.

    La ...continua

    La storia della Cuba degli ultimi due secoli ci viene qui narrata attraverso i racconti autobiografici dell'infanzia di tre differenti donne, collocati sullo sfondo di tre momenti storici diversi.

    La prima memoria, quella dell'affascinante aristocratica Mercedes de Merlin, ci catapulta nelle atmosfere della Cuba coloniale del XIX secolo, riportandoci quindi a un'epoca ormai tramontata, quando l'isola era propaggine della corona spagnola e le grandi piantagioni di canna da zucchero venivano coltivate col sudore degli schiavi allo scopo di arricchire i ricchi possidenti europei.
    Mercedes passerà i suoi primi 12 anni di vita su quest'isoletta caraibica, e sarà proprio a contatto con una terra rigogliosa e in perenne stato di grazia che la donna svilupperà quella sensibilità particolare che la rese poi fine poetessa e letterata ben nota negli ambienti dell'alta aristocrazia madrilena.

    Il racconto è chiaramente intriso di quella struggente nostalgia tesa a rimembrare un periodo della propria esistenza percepito come mitico – quello dell'infanzia – in quanto divenuto, nella mente di chi appunto ricorda, ormai lontano nello spazio e nel tempo. La bellezza principale sta nella rievocazione, con sguardo estatico, di una realtà pregna di una poesia tutta sua: penso alle reminiscenze della breve esperienza avuta da bambina nel convento di Santa Clara, che restituisce – a noi lettori moderni – la percezione tutta dissonante del vitale e spontaneo Caribe rivestito del compassato modus vivendi europeo, con la sua austera religiosità e la sua disciplina. Attraverso questi flash mentali viene tratteggiata la pallida ombra di un mondo ormai scomparso, lontanissimo e proprio per questo carico di voluttuosa malinconia.

    E il contrasto tra la vitalità del Caribe e l'austero mondo europeo si fa teso e vibrante grazie a una scrittura che scandaglia e filtra lo stesso ricordo attraverso un'ottica fortemente romantica:
    [A Madrid] aspettavo l'inverno con impazienza. (...) Abituata allo spettacolo di una vegetazione perennemente giovane e bella, desideravo contemplare la natura spoglia, come se avessi voluto assistere a una nuova tragedia. (...) Durante la notte nevicò abbondantemente. Lo spettacolo che si offriva ai miei occhi mi rattristò l'animo e si diffuse una sorta di terrore. Niente più fiori, niente più frutti: persino l'erba era scomparsa. Tronchi e rami scuri, disseminati qua e là come relitti di un naufragio, offrivano un'immagine di completa distruzione e la natura mi pareva sepolta sotto un ampio sudario. (...)
    Il ricordo del mio paese [ Cuba] mi si offrì subito alla memoria e, mentre versavo lacrime a dirotto, mi sentii trasportata con l'immaginazione al cospetto delle foreste vergini, di fronte ad alberi di ogni colore, sentivo il canto di una moltitudine di uccelli, la mitezza dell'aria, la bellezza del cielo, i raggi lucenti del sole; tutto appariva dinnanzi ai miei occhi, di tutto godevo e per qualche istante questa sensazione incantevole fu così assoluta che per attestare la verità mi restava solo la traccia delle lacrime che avevo versato".

    Le memorie di Renèe Mendez Capote rievocano invece il lieto ritratto della Cuba di primo '900 e di quello spirito d'indipendenza che accese gli animi del tempo (come quello del papà di Renèe stessa) e li spinse alla lotta contro la madrepatria spagnola, dietro l'intramontabile vessillo di Martì e De Cespedes.
    Queste rievocazioni hanno il sapore della borghesia creola di primo '900, acquartierata nella zona residenziale del verde e placido Vedado, con le sue villette coloniali e i suoi alberi frondosi, specchio di un'epoca in cui Cuba era ancora intrisa di un certo fascino europeo e si poteva rievocarla per le sue ricche avenidas dedicate al passeggio, i suoi teatri eleganti e le antiche pasticcerie.

    Anche nelle memorie di Renèe, così come in quelle di Mercedes, la bellezza di Cuba spicca grazie all'ineludibile confronto tra la realtà europea e l'incantato fascino del Caribe:
    "Nessuno più di lui potrebbe esprimere la bellezza conturbante e profonda delle nostre notti, in cui la terra e il cielo si confondono in un abbraccio voluttuoso e fecondo. Mai sentirò parole più poetiche per cantare i nostri freschi mattini e il caldo torrido dei nostri mezzogiorni, quando tutto freme e palpita nel riverberarsi del calore, sotto l'intensità di una luce prepotente. Nessuno riuscirà a descrivere meglio di quell'uomo grigio la voluttuosa mollezza della città tesa ai suoi piedi quando lui si fermava a contemplarla dalla collina della Cabana e la città gli si offriva come un'amante vestita di luce e colori chiari."

    La terza e ultima biografia ci riporta invece alla memoria un'infanzia contadina vissuta alle pendici della Sierra maestra, proprio vicino a dove i ribelli combatterono Batista, cacciandolo e riuscendo a prendere il potere nel 1959.
    Gli eventi sono ricordati da Soledad Cruz con l'orgoglio e la fierezza di chi credette con tutta se stessa alla rivoluzione e tuttora vi crede, restituendo anche a chi legge l'epica del mito di una rivolta appoggiata e voluta da una popolazione intera.
    I tre racconti sono intervallati da excursus molto interessanti, che ci permettono di collocare le memorie nel giusto contesto storico-politico.

    Nell'ultima parte del saggio è l'autrice stessa a parlare e a ritagliarsi un suo spazio per raccontare il suo rapporto con Cuba e “le sue bambine”, soprattutto durante il periodo special, il più difficile in assoluto in 50 anni di socialismo.
    La visione di Bianca sul governo di Castro è più che positiva: anziché stigmatizzare i fallimenti del socialismo come quasi tutti fanno, l'autrice sottolinea tenacemente come sia stata l'aggressiva politica statunitense a far crollare le sorti di un esperimento politico che altrimenti, senza questa nefasta presenza, avrebbe potuto raccogliere i frutti del suo stesso impegno e sacrificio, per inverarsi così come essa pensava di poter essere durante la sua prima fase utopica.

    Bianca si concentra sulle sue eroiche bambine che hanno continuato a desiderare di leggere e sentire raccontare storie anche quando, negli anni '90, era impossibile trovare un solo libro stampato; bambine che, nonostante le mancanze e le privazioni, sono riuscite e tuttora riescono ad andare a scuola come le loro coetanee dei paesi più sviluppati, mantenendo intatta la voglia di conoscere, leggere e scoprire, nonché quella capacità di sognare un futuro per se stesse, senza mai tradire o perdere la loro cubania, caratteristica questa che le rende differenti sia dalle coetanee dei paesi più ricchi in cui regna il consumismo, sia da quelle dei paesi più poveri, consumate invece dal consumismo altrui. Perchè appunto le bambine dell'Avana non hanno paura di nulla!

    ha scritto il 

  • 2

    Era una vita che volevo leggere questo libro e finalmente l'ho fatto, prendendo come "scusa" la mia recente vacanza a Cuba.
    All'inizio l'ho trovato senza infamia e senza lode, con alcune informazioni ...continua

    Era una vita che volevo leggere questo libro e finalmente l'ho fatto, prendendo come "scusa" la mia recente vacanza a Cuba.
    All'inizio l'ho trovato senza infamia e senza lode, con alcune informazioni interessanti ma con biografie a volte anche noiose e confuse (la seconda in particolar modo...).
    Sul finire però si è fatto insopportabilmente ed esageratamente filocastrista e antistatunitense. E, intendiamoci, non che io sia a prescindere a favore degli Stati Uniti o che ce l'abbia a morte con Castro (che, anzi, per il poco che ne so mi sta pure simpatico...) ma quando per difendere l'uno e condannare gli altri si fanno ragionamenti a cavolo e si giunge ad appoggiare qualsiasi diceria e teoria complottista che si è sentita in giro... no, mi dispiace ma no. E ho trovato la cosa tanto più grave in quanto Bianca Pitzorno è una scrittrice per l'infanzia, ed è verosimile pensare che una buona parte dei lettori di questo libro possano essere preadolescenti e adolescenti, categorie più influenzabili e "manipolabili".
    Insomma, una grandissima delusione da uno dei miti assoluti della mia infanzia.

    ha scritto il 

  • 4

    Davvero una bella sorpresa: mi son ritrovata in mano questo libro per caso e l'ho letto in un periodo in cui Cuba e in generale i Paesi dell'America centro-meridionale erano l'ultimo dei miei interess ...continua

    Davvero una bella sorpresa: mi son ritrovata in mano questo libro per caso e l'ho letto in un periodo in cui Cuba e in generale i Paesi dell'America centro-meridionale erano l'ultimo dei miei interessi, eppure mi ha catturata subito e l'ho divorato nel giro di pochi giorni. Interessantissime le tre biografie (le ultime due anche molto divertenti) e ben scritti, appassionati e ben documentati i capitoli di collegamento della Pitzorno. Mi resta ora un gran desiderio di visitare quest'isola meravigliosa piena di bambini coraggiosi!

    ha scritto il 

  • 4

    Saggio, documento, pagine di poesia, narrazione: tutto in questo bellissimo libro della Pitzorno che riesce a restituire l'andamento di una Cuba che è costantemente risorta dalle proprie ceneri ...continua

    Saggio, documento, pagine di poesia, narrazione: tutto in questo bellissimo libro della Pitzorno che riesce a restituire l'andamento di una Cuba che è costantemente risorta dalle proprie ceneri

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    0

    Questo libro è un ibrido tra un saggio, un romanzo biografico e una cronologia ragionata della storia di Cuba. Tre bambine cubane, di tre epoche storiche diverse, attraverso la loro biografia narrano ...continua

    Questo libro è un ibrido tra un saggio, un romanzo biografico e una cronologia ragionata della storia di Cuba. Tre bambine cubane, di tre epoche storiche diverse, attraverso la loro biografia narrano non solo di sé, ma anche della società in cui vivevano: Mercedes de Merlin (nata nel 1789), Reneé Méndez Capote (nata nel 1901) e Soledad Cruz Guerra (nel 1952).
    Ogni biografia è preceduta da un breve riepilogo storico del periodo che si andrà ad incontrare, ed è poi seguita da un sunto della vita successiva all'infanzia.

    Mercedes de Merlin apparteneva alla nobiltà spagnola che governava Cuba. Visse un'infanzia dorata ma lontana dai genitori. Cresciuta dalla bisnonna Mamita, conoscerà il padre all'età di 8 anni, e la madre di 12.

    "Ricordo quanto avessi in orrore la schiavitù e, cosa che apparirà sorprendente, quanto a otto anni sentissi già che la distanza immensa tra il padrone e lo schiavo non era naturale; c'era qualcosa di violento, di forzato, di mostruoso in quel dominio."

    Reneé Méndez Capote era figlia di un indipendentista cubano. Ebbe un'infanzia travagliata, seguendo le alterne vicende politiche di Cuba e quindi del padre, tra New York e L'Avana.

    "La politica aveva attraversato la nostra infanzia come un ciclone che lascia dietro a sé una valle di lacrime, come un avvenimento inspiegabile che porta alla prigionia dei bambini, allo sradicamento, al freddo."

    Soledad Cruz Guerra, non è propriamente una "bambina dell'Avana", ci andrà a vivere da adulta. L'infanzia la trascorre nella provincia contadina di Camagüey, durante gli anni della Rivoluzione castrista.

    "A me sembrava molto bello che le donne marciassero, perché raddrizzavano la schiena e gli si cancellava ogni stanchezza dal viso. Mamma diceva che era perché cominciavano a rendersi conto che potevano fare cose diverse da quelle che avevano fatto sempre."

    Ho apprezzato questo libro, sia per la forma diversa dal solito romanzo o saggio, sia per avermi fatto conoscere meglio la storia di Cuba.
    La biografia che ho preferito è stata quella di Reneé: molto calda, saggia e con alcuni considerazioni ancora molto attuali, come la politica e l'educazione dei figli, che ho proprio condiviso.

    Non ho molto gradito la quarta parte, in cui la Pitzorno fa considerazioni sulla presunta superiorità di Cuba rispetto agli Usa, all'America Latina e all'Europa. Io rifuggo tutti gli -ismi, penso che la verità non l'abbia in tasca nessuno, e anche che sicuramente c'è stata molta ingerenza degli Usa nella storia di questo Paese, come in tanti altri. Ma tentare di indottrinare gli altri non è il mezzo migliore: non è tutto o bianco o nero. E non credo nemmeno che tutti i problemi di Cuba abbiano solo cause esterne.
    Il libro si ferma al 2006, quindi non racconta la malattia di Fidel Castro e la successione del fratello Raul.

    ha scritto il 

  • 5

    Del 2006.
    Inaspettato libro della Pitzorno, che ci spiega la storia di Cuba e ci parla di un mondo che potrebbe essere migliore. Delle 3 autobiografie, la prima è la più tebole (troppo compiaciuta di ...continua

    Del 2006.
    Inaspettato libro della Pitzorno, che ci spiega la storia di Cuba e ci parla di un mondo che potrebbe essere migliore. Delle 3 autobiografie, la prima è la più tebole (troppo compiaciuta di sé stessa) e la seconda è la più bella (commuovente e spiritosa), mentre la terza è bella ma con troppi inserti di realismo magico. Infine, la cosa, potentissima, della Pitzorno.

    ha scritto il 

  • 5

    Un libro che in realta' e' un documento. Ti apre gli occhi su molti aspetti politici e di vita vissuta. Cuba vista attraverso gli occhi di tre bambine ...percapire la Cuba di Ieri e la Cuba di oggi... ...continua

    Un libro che in realta' e' un documento. Ti apre gli occhi su molti aspetti politici e di vita vissuta. Cuba vista attraverso gli occhi di tre bambine ...percapire la Cuba di Ieri e la Cuba di oggi....il perche' di determinate scelte politiche.

    ha scritto il 

  • 4

    una bianca cubana

    una pitzorno sconosciuta in versione di storica quasi militante. le parti in cui parla in prima persona riassumendo i fatti sono molto incisive. le tre autobiografie sono piacevoli narrazioni che si ...continua

    una pitzorno sconosciuta in versione di storica quasi militante. le parti in cui parla in prima persona riassumendo i fatti sono molto incisive. le tre autobiografie sono piacevoli narrazioni che si apprezzano meglio se si conosce il luogo.

    ha scritto il 

  • 5

    Questa grande autrice di narrativa per l’infanzia ha curato un libro semplice e ambizioso, che vuole narrare gli ultimi 200 anni della storia di Cuba attraverso i ricordi d’infanzia delle sue bambine, ...continua

    Questa grande autrice di narrativa per l’infanzia ha curato un libro semplice e ambizioso, che vuole narrare gli ultimi 200 anni della storia di Cuba attraverso i ricordi d’infanzia delle sue bambine, le cubanitas. Bianca Pitzorno cuce insieme tre memoriali di altrettante donne cubane vissute tra il '700 e il '900, le interviste da lei stessa fatte a una classe di bambine dei giorni nostri, e stralci veri e propri di storia come cornice dei diari. Non essendo una storica, quello che ne esce ha un piacevole taglio giornalistico, sobrio, asciutto ma appassionato, non esente da una profonda partecipazione personale che travolge il lettore, coinvolgendolo profondamente.
    "Le bambine dell'Avana" risulta essere più profondo, più piacevole e più sincero di un libro di storia; è anche un omaggio pieno di amore ad una terra bellissima e ad un popolo incompreso; e disvela alcune realtà che in Italia e nell'Occidente in generale ci si ostina a non voler vedere...

    ha scritto il 

  • 3

    a tratti scorre un po' lento e faticoso. Comunque ben scritto e molto, molto interessante anche se piuttosto di parte. Fa venire voglia di andare a Cuba!!

    ha scritto il 

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