Le braci

Di

Editore: CDE

4.1
(5590)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 181 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Tedesco , Francese , Catalano , Polacco , Olandese , Portoghese , Sloveno , Ungherese , Greco

Isbn-10: A000149470 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Marinella D'Alessandro

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Filosofia

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Descrizione del libro
Dopo quarantun anni, due uomini, che da giovani sono stati inseparabili, tornano a incontrarsi in un castello ai piedi dei Carpazi. Uno ha passato quei decenni in Estremo Oriente, l'altro non si è mosso dalla sua proprietà. Ma entrambi hanno vissuto in attesa di quel momento. Null'altro contava per loro. Perché? Perché condividono un segreto che possiede una forza singolare: "una forza che brucia il tessuto della vita come una radiazione maligna, ma al tempo stesso dà calore alla vita e la mantiene in tensione". Tutto converge verso un "duello senza spade" ma ben più crudele. Tra loro, nell'ombra il fantasma di una donna.
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  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    Svenevole come Keyserling, ma con approccio più energico.
    La Mitteleuropa nel suo aspetto più irritante: alla fin fine la forma non può sostituire la sostanza.
    Inizia in modo molto coinvolgente, la na ...continua

    Svenevole come Keyserling, ma con approccio più energico.
    La Mitteleuropa nel suo aspetto più irritante: alla fin fine la forma non può sostituire la sostanza.
    Inizia in modo molto coinvolgente, la narrazione adolescenziale ha in se sempre un livello minimo di interesse, che coinvolge il lettore, anche perché M. sa solleticare il ricordo di tante letture (la letteratura del collegio è uguale in tutto il mondo).
    C'è un vecchio, il Generale, che attende la visita di un amico da 41 anni. Si capisce che c'è un conto in sospeso, qualcosa di doloroso che gli ha ulcerato la vita. Fa preparare la cena esattamente come l'ultima cena (e come nel Modello Originale anche qui c'è un traditore) che lui, sua moglie e l'amico hanno consumato insieme.
    L'amico Konrad (amico di infanzia conosciuto in collegio, frequentato per 20 anni e scappato 41 anni prima in modo repentino e del tutto misterioso) arriva e il Generale dà il via alla rappresentazione.
    Per farla breve, il Generale a cena – dopo aver fatto raccontare a Konrad come è la vita ai tropici (caldi, umidi, logoranti) - attacca un pippone logorroico interminabile sull'amicizia-i sentimenti-la lealtà-l'onore-i valori del vecchio mondo (siamo attorno al 1939/40) per arrivare a fare due domande al fedifrago.
    (A questo punto si è già capito che Konrad, povero ma bello e talentuoso pianista costretto alla vita militare dalla nobile miseria famigliare, è scappato perché innamorato ricambiato della moglie del Generale, con la quale aveva pianificato una delittuosa iniziativa).
    Il vigliacchetto si sottrae alla prima domanda ahimè dando la stura a un altro pippone del Generale, e comunque non risponde neanche alla seconda.
    Marai scrive talmente bene che gli si perdona molto, come la futile inutilità di un libro simile a metà del '900: sembra un russo o un austriaco o un ungherese ottocentesco. Tanto che avevo pensato di aver sbagliato a collocarlo temporalmente.
    Se il tutto è una metafora dell'Europa in dissoluzione con i vecchi valori (Guerra Dio Patria Famiglia in quest'ordine) contrapposti alla svenevolezza della cultura (rappresentata da Chopin come massima epitome del degrado dei valori), posso capire l'intendimento. Capisco meno gli osannanti "capolavoro!" che acclamarono la sua pubblicazione in Adelphi.

    ha scritto il 

  • 2

    Attratto dalle ottime recensioni ho deciso di leggere questo piccolo romanzo, devo dire però che ne sono rimasto alquanto deluso, tanto da non riuscire a comprendere le così tante recensioni positive ...continua

    Attratto dalle ottime recensioni ho deciso di leggere questo piccolo romanzo, devo dire però che ne sono rimasto alquanto deluso, tanto da non riuscire a comprendere le così tante recensioni positive e dubitare sulle mie capacità intellettive :)
    Durante la lettura alcuni concetti vengono ripetuti e rielaborati più e più volte portandoli all'esasperazione tanto da far respirare la mente nei rari casi dove bisogna usar un pizzico d'immaginazione.
    Nonostante queste lungaggini la lettura stimola la curiosità e il desiderio di risposte...ma sono proprio queste ultime che mancano...

    ha scritto il 

  • 3

    Secondo me è un libro buono, ma non ottimo. La storia di Konrad e Henrik è affascinante, incuriosisce e tutto sommato tiene attaccati fino alla fine, ma il lungo monologo del generale è a tratti fatic ...continua

    Secondo me è un libro buono, ma non ottimo. La storia di Konrad e Henrik è affascinante, incuriosisce e tutto sommato tiene attaccati fino alla fine, ma il lungo monologo del generale è a tratti faticoso (e non vi nascondo che avere pagine intere senza un punto a capo un po' mi fa venire l'ansia).
    L'altro aspetto che può piacere oppure no è che di fatto la storia raccontata risulta abbastanza autoreferenziale e molto più centrata su uno dei personaggi e non dico di più per non togliervi il piacere della scoperta :-)

    ha scritto il 

  • 5

    Ci stanno due uomini amici nell’anima, e c’è una donna amata da entrambi. Krisztina è la moglie di Henrik e Konrad la ama ricambiato, siamo nell’Austria di fine ottocento. C’è la scoperta del tradimen ...continua

    Ci stanno due uomini amici nell’anima, e c’è una donna amata da entrambi. Krisztina è la moglie di Henrik e Konrad la ama ricambiato, siamo nell’Austria di fine ottocento. C’è la scoperta del tradimento, e un ambiguo episodio durante un incontro di caccia che cuocerà Henrik nel dubbio per quarant’anni, c’è infine la fuga di Konrad e un rancore che distrugge ogni legame. Tutto questo rivisto alla luce di una vecchiaia che tanto somiglia alle braci di quello che una volta era fuoco, in un epilogo che finalmente chiude il cerchio tra i due... l’Europa intanto è alle soglie della seconda guerra mondiale.

    ha scritto il 

  • 4

    Avvicinato con un certo timore; so perfettamente (ormai mi conosco) che queste non sono propriamente le mie letture, eppure ho trovato la parte iniziale molto bella: scorrevole, accattivante. A questo ...continua

    Avvicinato con un certo timore; so perfettamente (ormai mi conosco) che queste non sono propriamente le mie letture, eppure ho trovato la parte iniziale molto bella: scorrevole, accattivante. A questo punto le mie aspettative cambiano, spero nel racconto di una grande storia, ed è così per gran parte del libro ( solo una grande narrazione può permettere a una notte di tempesta e ad una cena tra vecchi amici che si ritrovano dopo 41 anni di reggere per duecento pagine).... alla fine però una lettrice come me (perché ormai mi conosco) ha bisogno che il cerchio venga chiuso, per quanto grande sia, e che tutti pezzetti vadano al proprio posto. Io avevo bisogno delle risposte

    ha scritto il 

  • 5

    Rassegnata saggezza

    Questo romanzo scritto benissimo parla di tanto.. di vecchiaia, di tradimento, di adulterio, di vigliaccheria, di presunzione, di morte e tanto anche di vita.
    Lo si apprezza da vecchi. Più vecchi si è ...continua

    Questo romanzo scritto benissimo parla di tanto.. di vecchiaia, di tradimento, di adulterio, di vigliaccheria, di presunzione, di morte e tanto anche di vita.
    Lo si apprezza da vecchi. Più vecchi si è e più lo si apprezza. C'è tanta rassegnata saggezza in questo libro.

    ha scritto il 

  • 4

    Nonostante "Le braci" di Sandor Marai narri le vicende di un incontro tra due persone anziane, il generale Henrik e il migliore amico Konrad, questo splendido libro rappresenta un'ode alla vita, ma a ...continua

    Nonostante "Le braci" di Sandor Marai narri le vicende di un incontro tra due persone anziane, il generale Henrik e il migliore amico Konrad, questo splendido libro rappresenta un'ode alla vita, ma a quella vera, quella vissuta a 350 Km orari, quella in cui l'istinto e la passione sono i contrappesi perfetti della disciplina e dell'onore, dove i sentimenti sono talmente forti e duraturi da continuare ad ardere, pur se come braci sotto la cenere del tempo.

    Sono passati esattamente quarantuno anni dal loro ultimo incontro, ma ambedue sapevano che questo momento, quello della verità sarebbe arrivato! Questo loro ultimo faccia a faccia spiega, in uno splendido monologo del generale, tutta l'essenza della vita: spiegazioni non ne occorrono più, è ormai l'anima che parla, senza parafrasi, senza sovrastrutture, senza schemi.

    Forse in questo libro, che si vocifera autobiografico, Marai ha voluto trasmettere il lato positivo dell'essere vecchi, dell'essere giunti al crepuscolo della vita, cioè la possibilità di comprendere a ritroso, errori e momenti salienti della vita, con la semplicità e la "rassegnazione", ma anche con una lucidità scevra di ogni rabbia, odio, impulso malevolo, e, proprio per questo, così maledettamente chiara.

    Tutto questo, a mio parere, è estremamente poetico, universale, catartico, da divenire specchio di ognuno, e al contempo consolatorio.
    Probabilmente, alla nostra destinazione finale, ciò che risulterà davvero importante e degno di essere stato vissuto, saranno pochi attimi, poche persone, e sentimenti, talora, neppure confortati dal rifugio del tempo!

    “La loro amicizia era seria e silenziosa come tutti i grandi sentimenti destinati a durare una vita intera. E come tutti i grandi sentimenti anche questo conteneva una certa dose di pudore e di senso di colpa. Non ci si può appropriare impunemente di una persona, sottraendola a tutti gli altri.”

    “Il fatto è che noi amiamo sempre i diversi da noi, e continuiamo a cercarli in tutte le circostanze. Ed è questo uno dei misteri della nostra vita. Quando due esseri uguali si incontrano, la si considera una fortuna, un dono della sorte. Ma gli incontri di questo genere sono disgraziatamente rari, come se la natura facesse di tutto, usando la forza e l’astuzia, per impedire che si formi una tale armonia – forse perché ha bisogno, per ricreare il mondo e rinnovare la vita, della tensione che si sviluppa tra individui che, pur vivendo secondo ritmi e tendenze discrepanti, si rincorrono eternamente. Una sorta di corrente elettrica alternata...”

    “L’uomo comprende il mondo un po’ alla volta e poi muore» aveva detto Henrik.”

    ha scritto il 

  • 3

    Letto con tutte le migliori intenzioni, ma non posso che catalogarlo come una delusione.
    Di positivo c'è lo stile, che mi spinge a dare le 3 stellette, e il fatto che offra ottimi spunti di riflession ...continua

    Letto con tutte le migliori intenzioni, ma non posso che catalogarlo come una delusione.
    Di positivo c'è lo stile, che mi spinge a dare le 3 stellette, e il fatto che offra ottimi spunti di riflessione, ma per il resto è il nulla. Personaggi per niente empatici, monologo a volte tedioso, controparte che subisce costantemente. La sensazione, poi, una volta arrivata alla fine? La stessa di quando, dopo aver scritto un sms lunghissimo, ricevi la misera risposta "ok". Spero di aver reso ampiamente l'idea.

    ha scritto il 

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