Le braci

Di

Editore: CDE

4.1
(5956)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 181 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Tedesco , Francese , Catalano , Polacco , Olandese , Portoghese , Sloveno , Ungherese , Greco

Isbn-10: A000149470 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Marinella D'Alessandro

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Filosofia

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Descrizione del libro
Dopo quarantun anni, due uomini, che da giovani sono stati inseparabili, tornano a incontrarsi in un castello ai piedi dei Carpazi. Uno ha passato quei decenni in Estremo Oriente, l'altro non si è mosso dalla sua proprietà. Ma entrambi hanno vissuto in attesa di quel momento. Null'altro contava per loro. Perché? Perché condividono un segreto che possiede una forza singolare: "una forza che brucia il tessuto della vita come una radiazione maligna, ma al tempo stesso dà calore alla vita e la mantiene in tensione". Tutto converge verso un "duello senza spade" ma ben più crudele. Tra loro, nell'ombra il fantasma di una donna.
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  • 3

    spero che, calato il sipario su questa interminabile notte, i due compari abbiano patito una morte dolorosa lasciando nini libera di correre felice nel mondo (visto che per l'altra è ormai troppo tard ...continua

    spero che, calato il sipario su questa interminabile notte, i due compari abbiano patito una morte dolorosa lasciando nini libera di correre felice nel mondo (visto che per l'altra è ormai troppo tardi).

    ha scritto il 

  • 4

    Autopsia di un triangolo.

    In quanti modi si può descrivere questo romanzo senza rivelarne la trama al lettore?
    -Storia di Amore, Amicizia e Morte.
    -Romanzo cupo e romantico che si svolge in una notte, dopo un’incubazione di qu ...continua

    In quanti modi si può descrivere questo romanzo senza rivelarne la trama al lettore?
    -Storia di Amore, Amicizia e Morte.
    -Romanzo cupo e romantico che si svolge in una notte, dopo un’incubazione di quarantuno anni.
    -Triangolo di antiche passioni che si nutrono di debolezza, egoismo e presunzione.
    -Monologo in puro stile Thomas Bernhard dove viene ribadita fino allo sfinimento l’amorale storia.
    -Autobiografia di Sàndor Màrai che decretò la sua tesi suicidandosi: l’uomo comprende il mondo un po’ per volta e poi muore.
    E mo’ mi risollevo il morale fischiettando “Una ragazza in due” dei Giganti. Anno 1965. Io c’ero. Dannazione.

    ha scritto il 

  • 0

    Verso la fine della propria vita due amici, Konrad “l’artista” e il generale Heinrik, si ritrovano dopo una pausa di quarantuno anni. Nella stessa stanza di fonte ad un camino, ultimo luogo in cui si ...continua

    Verso la fine della propria vita due amici, Konrad “l’artista” e il generale Heinrik, si ritrovano dopo una pausa di quarantuno anni. Nella stessa stanza di fonte ad un camino, ultimo luogo in cui si erano visti, ripercorreranno assieme i momenti salienti della loro esistenza, dall’infanzia nel collegio militare fino al giorno fatidico che ha fatto crollare inesorabilmente tutte le loro certezze. A parlare è per lo più Heinrik, creando un lungo monologo sull’amicizia, le passioni, che ti tiene incollato fino all’ultima pagina in un clima di crescente tensione e curiosità. Cosa è accaduto quel fatidico giorno? E qual è stato il ruolo di Kristina, la moglie del generale, in tutto questo?
    “Le braci” è uno di quei romanzi da leggere almeno una volta nella vita. Trasmette messaggi che in quest’epoca non dovrebbero più essere ignorati, come invece accade sempre maggiormente. È un libro che mi porterò dentro per un bel po, come le braci che rimangono calde e tengono vivido il ricordo.

    ha scritto il 

  • 5

    Possiamo comprendere l’essenziale solo partendo dai particolari

    Le Braci è un romanzo dell’autore ungherese Sàndor Màrai. La prima edizione ungherese è del 1942, in Italia il romanzo venne pubblicato per la prima volta nel 1998 ed è edito Adelphi.
    Dopo quarantuno ...continua

    Le Braci è un romanzo dell’autore ungherese Sàndor Màrai. La prima edizione ungherese è del 1942, in Italia il romanzo venne pubblicato per la prima volta nel 1998 ed è edito Adelphi.
    Dopo quarantuno anni due uomini, amici di vecchia data, si ritrovano in un castello ai piedi dei Carpazi, per svelare il segreto che li lega con una strana potenza. Durante una notte verranno ripercorse due vite, che all’inizio sembreranno una sola linea ma che ben presto diverranno due rette parallele ed estranee.
    Ho provato più volte a riassumere la trama senza tralasciare nulla e senza dire troppo, ma il risultato è stato sempre deludente. Mi sono accorta, però, che non c’è altro modo di riassumere brevemente questo libro e bisogna trattarlo quasi come se fosse un quadro: descrivere a grandi linee l’immagine e il contenuto che si vedono ad un primo colpo d’occhio e soffermarsi solo successivamente, sulla grande quantità di dettagli insiti in esso.
    Le Braci si presente come un romanzo sull’amicizia ma pian piano diventa un volume sull’attesa, sull’infedeltà, sulla verità dei fatti, sul coraggio, sull’odio e sull’amore e sul confine che esiste tra i due, insomma sulla vita in ogni suo aspetto.
    I due protagonisti del romanzo sono due uomini che seppur conosciutisi nello stesso ambiente (nell’adolescenza frequentavano un collegio militare) appaiono molto diversi tra di loro. Henrik proviene da una famiglia ricca e agiata, è un ragazzo disinvolto con un profondo senso di dovere nei confronti dello Stato e con una predisposizione alla vita militare. Konrad, al contrario, ha alle spalle una famiglia di funzionari poveri e, seppur frequentate un collegio militare, ha un grande temperamento artistico e musicale. Due opposti che si attraggono e divengono amici, vivendo, gran parte della loro vita quasi come se fossero fratelli gemelli. Inoltre i due, sembrano vivere tempi diversi: Henrik legato al passato e alle tradizioni, Konrad, al contrario, scappa dal presente per vivere in un futuro senza preoccupazioni.
    Il romanzo è molto breve, conta circa centosettanta pagine, e una volta superati i primi due o tre capitoli che, a mio parere, risultano essere molto lenti, la narrazione diviene scorrevole. Una lettura che diviene sempre più intensa e colma di tensione: i dubbi, gli interrogativi di Henrik echeggeranno non solo tra le righe ma anche nella mente del lettore.
    A fine lettura mi è stato difficile, e lo è tuttora, trovare qualcosa che mi abbia colpito maggiormente. I protagonisti, la trama, l’espediente narrativo, le varie emozioni descritte, per me rientrano tutte in un grande insieme, inscindibile, che ha reso questo romanzo una tra le più belle letture fatte.
    La riflessione finale, però, è caduta su un tema a me molto caro: il tempo. In questo romanzo, secondo me, il tempo è tutto. Ma non si deve pensare al tempo dell’orologio, bensì a quello del cuore e dell’animo. Quel tempo che non è mai lo stesso, sincronizzato soltanto al battito del nostro cuore. Un tempo inteso, azzardando, alla maniera di Proust: “un’ora, non è solo un’ora, è un vaso colmo di profumi, di suoni, di progetti, di climi”.

    ha scritto il 

  • 4

    .... 41 anni e 43 giorni...

    “ (…)…Ma poi sei tornato, perche non potevi fare diversamente. E io ti ho aspettato, perché non potevo fare diversamente. E sapevamo entrambi che ci saremmo incontrati ancora una volta, e che poi sar ...continua

    “ (…)…Ma poi sei tornato, perche non potevi fare diversamente. E io ti ho aspettato, perché non potevo fare diversamente. E sapevamo entrambi che ci saremmo incontrati ancora una volta, e che poi sarebbe stata la fine. Della vita, e naturalmente di tutto ciò che ha dato un senso alle nostre vite e le ha mantenute in tensione fino a questo momento. Perché un segreto come quello che esiste fra te e me possiede una forza singolare. Una forza che brucia il tessuto della vita come una radiazione maligna, ma al tempo stesso dà calore alla vita e la mantiene in tensione. Ti costringe a vivere…”

    Sono adesso così, l’uno di fronte all’altro, dopo quarantun anni e quarantatre giorni, oramai due vecchi, con il tessuto della loro vita sfilacciato tra le dita, a rintracciarne la trama , il significato. Si incontrano in un antico castello, ai piedi dei Carpazi, di cui uno dei due è il proprietario e in cui ha trascorso tutta la sua esistenza. La scelta di questo luogo non è affatto casuale , ma risponde ad un disegno ben preciso; l’attesa di una confessione o di una rivelazione in quel luogo che è il solo custode di quella memoria di un passato che si andrà ad evocare. La sera è estiva, ma già è attraversata dai brividi delle prime avvisaglie autunnali. La stanza in cui sono seduti è illuminata dal tremolare delle candele e dal fuoco di un camino. Sono due vecchi amici, amici fraterni, che hanno trascorso insieme tutta l’infanzia e la giovinezza. Sono amici di quell’amicizia rara ed eletta che a pochi fortunati è “ affidata “ in dono, così potente ma allo stesso tempo così fragile. L’avevano saputo, fin dal primo giorno che si erano conosciuti nel collegio militare all’età di dieci anni, dormendo e vivendo l’uno accanto all’altro, che quel tipo di amicizia li avrebbe vincolati per sempre, resistendo agli anni e alla lontananza, e che li avrebbe accompagnati e tenuti uniti, in qualsiasi modo, fino alla fine dei loro giorni. C’era stato un patto tra loro immediato ed implicito, non sigillato da parole, perché per loro ogni parola sarebbe stata inadeguata ed insufficiente. Eppure ad un certo punto del cammino della loro esistenza , qualcosa tra di loro si era infranto, spezzato. Quella simbiosi nella quale come gemelli erano vissuti, e della quale si erano avidamente e reciprocamente nutriti, si era lacerata, strappata orribilmente. E come raccontare quello strappo doloroso e imprevisto, inatteso, se non con un monologo incalzante e in crescendo, se non con un flusso incontenibile di parole dove la voce di un amico ripercorre tutta la storia della loro vita, pensata e ripensata per anni, nella solitudine più assoluta , consegnando proprio a quella solitudine la sua anima e il suo destino, “ in attesa di quel giorno in cui finalmente potrà discutere ancora una volta di tutto ciò che lo ha costretto a quella solitudine con chi lo ha ridotto in quella condizione “. Ancora una volta, e per l’ultima volta, individuare e chiarire con precisione assoluta quel punto di rottura, da cui era germogliata rapidamente quella rivelazione inattesa come una protuberanza maligna : quel tradimento mortale da parte di uno di loro due. Quanto costa ammettere che una parola , in questo caso " fedeltà" o " amore ", non ha lo stesso significato e lo stesso valore per le persone e che ognuno la riveste con ciò che è! Quanto è duro nella vita constatarne la verità...e quanto tempo ci impieghiamo per capirlo! Henrik e Konrad, questi sono i loro nomi, questi sono i due uomini che sono di fronte a noi nella stanza, anche se uno è quasi sempre in silenzio, e solo l’altro parla. Da quello strappo ne era derivata l’amara consapevolezza che loro due erano uomini completamente diversi, animati da sentimenti diversi, con una visione del mondo opposta e inconciliabile tanto da non potersi più riconoscere l’uno nell’altro. Il risentimento è pari all’intensità del dolore provato, l’elaborazione tortuosa di un lutto nutrirà anno dopo anno , il desiderio di vendetta. E sarà proprio questo desiderio, forte, irruento, incontenibile, terribilmente umano, provato soltanto da uno dei due, a mantenerlo in vita e in forze, a farlo passare indenne attraverso la devastazione di due guerre terrificanti che distrussero e cambiarono per sempre il volto del mondo. Cadono all’unisono i principi e il patto silenzioso e di fiducia che avevano nutrito quella loro fraterna ed eletta amicizia , cadono in un giorno preciso, in un momento preciso, ricordato con tanto ardore e con una lucidità disarmante: 2 luglio 1899. Dopo, rimangono soltanto gli uomini, con la loro ferocia ma anche con la loro umanità, con quel loro personale carattere che va a delineare, a tracciare quello che sarà il loro personale destino. E come una sentenza, cade anche su di noi la potenza di questa frase, dalla quale non riusciremo tanto facilmente poi a liberarci neppure a fine lettura : “ Gli uomini contribuiscono al loro destino, a determinare certi eventi. Invocano il loro destino, lo stringono a sé e non se ne separano più. Agiscono così pur sapendo fin dall’inizio che il loro modo di agire porterà a risultati nefasti. L’uomo e il suo destino si realizzano reciprocamente modellandosi l’uno sull’altro. Non è vero che il destino si introduce alla cieca nella nostra vita: esso entra dalla porta che noi stessi gli abbiamo spalancato per entrare “. Rimangono quindi le domande, assillanti e irrequiete, inquiete di verità, che vanno a riattizzare la brace sotto quella che sembrava oramai spenta cenere. Nella stanza attraverso cui noi guardiamo, con un’attenzione e precisione crescente, noi riusciamo a vedere, a sentire scorrere nei corpi ricurvi e trasparenti di questi due anziani le emozioni intense di tutta una vita. Attenzione dovuta all’indubbia maestria di Marai nel saperci condurre dentro questa notte piena di rivelazioni e di tensione, all’interno di questa stanza dove c’è un uomo anziano che chiede ad un altro uomo anziano il significato di un tradimento, in special modo, al di là dei fatti e di quello che poi era accaduto o non accaduto realmente, chiede conto all’amico dell’ intenzionalità, dell’intenzionalità di un gesto, di un tradimento, quel tradimento che li aveva allontanati per sempre, costringendoli a separarsi e a vivere lontano uno dall’altro. E ancora e con maggior vigore, con quell’ultimo virile vigore di chi si sta preparando a separarsi dalla vita ma è ancora prepotentemente avvinghiato ad essa, quell’anziano chiede all’altro il significato ultimo dell’esistenza e più ancora, domanda della forza, della prepotenza di quella passione che alimenta e nutre la vita. “ E non credi che non saremo vissuti invano , poichè abbiamo provato questa passione ? “. E questa volta la passione è quella di ciascun uomo, quella di ciascuno di noi, che proviamo nella e per la Vita, e forse qui, ognuno di noi si sente tirato dentro il racconto, a rispondere con la sua stessa vita. E’ un momento altissimo, di accusa, di duello senza spada, ma anche di umana tensione, di vibrante desiderio di vita, di vivere ancora, sentendo la forza stessa che è racchiusa nella vita e che è invincibile e vince, vince sempre sull’uomo, in qualsiasi modo e con qualsiasi mezzo. La passione accende le nostre misere esistenze, così “ profonda, così malvagia, così grandiosa, così inumana “. Noi lettori, non possiamo emettere parola, o prendere le difese di nessuno dei due amici, non prima di chiudere il libro e forse , neanche dopo. Non siamo stati invitati per questo, non siamo stati invitati per emettere sentenze, siamo stati semplicemente invitati per assistere in silenzio ad ascoltare l’intensità di un monologo in una notte di fine estate, di un uomo che ha amato ed è stato tradito, che ha avuto fiducia ed è stato deluso, che ha creduto fortemente nel significato nobile dell’Amicizia, monologo che si esaurirà alle prime luci dell’alba quando le vite di questi due amici si separeranno definitivamente , spezzando quel cordone ombelicale che li aveva tenuti uniti e in vita, interrompendo il dolore e il ricordo. Forti e deboli, accesi di desiderio e di rimpianti, di risentimenti, uno accusato e l’altro accusatore, incerti noi stessi se l’accusatore non sia egli stesso stato colpevole, sul filo della memoria la vita canta la sua passione. Mentre il fuoco quasi spento improvvisamente riprende ad ardere, questa volta per l’ultima volta, per cancellare definitivamente un passato che non cerca e non ha più bisogno di risposte, un nuovo giorno si prepara a nascere, in una quiete che sembra quasi una silenziosa richiesta di tornare a vivere dentro un utero materno, in un corpo di donna, al principio della vita o forse, come in questo caso, alla sua fine. Perché la vita a volte è cosi complicata, così ardimentosamente costruita sulle incomprensioni, che saperla decifrare non è così semplice, soprattutto nel momento preciso in cui accade. Indimenticabile in questo romanzo la figura di Nini, la vecchia nutrice e poi servitrice del castello, ma direi più “ custode “, una figura femminile che sembra saper comprendere i tormenti umani, accogliendoli nel suo grembo protettivo di madre e di donna, senza giudizio…come una presenza eterna , attraverso cui , ogni volta, si rinnova la vita.

    “ L’uomo comprende il mondo un po’ alla volta e poi muore “.
    Sàndor Marai.

    Curioso poi il fatto, sul quale sto riflettendo molto, come la vita di Marai, dopo aver scritto questo libro, si sia poi nutrita quasi esclusivamente di quella solitudine dolorosa di cui parla in questo romanzo. Libro per altro non considerato da lui stesso il suo migliore, perché troppo romantico. Io, naturalmente, non sono d’accordo.

    ha scritto il 

  • 2

    Noioso

    Attratto dalle ottime recensioni ho deciso di leggere questo piccolo romanzo, devo dire però che ne sono rimasto alquanto deluso, tanto da non riuscire a comprendere le così tante recensioni positive ...continua

    Attratto dalle ottime recensioni ho deciso di leggere questo piccolo romanzo, devo dire però che ne sono rimasto alquanto deluso, tanto da non riuscire a comprendere le così tante recensioni positive e dubitare sulle mie capacità intellettive :)
    Durante la lettura alcuni concetti vengono ripetuti e rielaborati più e più volte portandoli all'esasperazione tanto da far respirare la mente nei rari casi dove bisogna usar un pizzico d'immaginazione.
    Nonostante queste lungaggini la lettura stimola la curiosità e il desiderio di risposte...ma sono proprio queste ultime che mancano...

    ha scritto il 

  • 4

    Amicizia o amore?

    Un libro che mi ha fatto molto riflettere più su quanto non è scritto che su ciò che è raccontato. Perché Konrad dopo quarantuno anni torna da Henrik? Perché Henrik non vuole risposte alle domande che ...continua

    Un libro che mi ha fatto molto riflettere più su quanto non è scritto che su ciò che è raccontato. Perché Konrad dopo quarantuno anni torna da Henrik? Perché Henrik non vuole risposte alle domande che da così tanto tempo aveva atteso di porre a Konrad? Qual è la vera natura dei sentimenti che hanno provato l'uno nei confronti dell'altro? E quale ruolo gioca, nella vita di Henrik, la balia Nini, figura che apre e chiude il romanzo? Io alcune risposte me le sono date, o meglio, sto cercando di darmele. Quando un romanzo, una volta terminato, continua a farmi pensare, per me è un'ottima storia

    ha scritto il 

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