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Le braci

Di

Editore: CDE

4.1
(5322)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 181 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Tedesco , Francese , Catalano , Polacco , Olandese , Portoghese , Sloveno , Ungherese , Greco

Isbn-10: A000149470 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Marinella D'Alessandro

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico , eBook

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Philosophy

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Descrizione del libro
Dopo quarantun anni, due uomini, che da giovani sono stati inseparabili, tornano a incontrarsi in un castello ai piedi dei Carpazi. Uno ha passato quei decenni in Estremo Oriente, l'altro non si è mosso dalla sua proprietà. Ma entrambi hanno vissuto in attesa di quel momento. Null'altro contava per loro. Perché? Perché condividono un segreto che possiede una forza singolare: "una forza che brucia il tessuto della vita come una radiazione maligna, ma al tempo stesso dà calore alla vita e la mantiene in tensione". Tutto converge verso un "duello senza spade" ma ben più crudele. Tra loro, nell'ombra il fantasma di una donna.
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  • 4

    "Dietro le persiane chiuse, nel giardino avvizzito e bruciato dall’arsura, l’estate divampava con le sue ultime forze, come un incendiario che nella sua collera dissennata dia fuoco a tutto prima di f ...continua

    "Dietro le persiane chiuse, nel giardino avvizzito e bruciato dall’arsura, l’estate divampava con le sue ultime forze, come un incendiario che nella sua collera dissennata dia fuoco a tutto prima di fuggire in capo al mondo." (pag. 12)

    "Il castello era un mondo a sé stante, come quei grandi e sfarzosi mausolei di pietra in cui languono le ossa di intere generazioni e si dissolvono le vesti funebri di seta grigia o panno nero di donne e uomini vissuti in altri tempi." (pag. 29)

    "Sentiva la musica con tutto il suo corpo, se ne abbeverava come un assetato, l’ascoltava come un prigioniero che tenda l’orecchio al suono di passi che si avvicinano e che gli portano forse la notizia della liberazione." (pag. 47)

    "Alle domande più importanti si finisce sempre per rispondere con l’intera esistenza. Non ha importanza quello che si dice nel frattempo, in quali termini e con quali argomenti ci si difende. Alla fine, alla fine di tutto, è con i fatti della propria vita che si risponde agli interrogativi che il mondo ci rivolge con tanta insistenza." (pag.101)

    "Ricordi i suoi occhi? Certe volte alzava lo sguardo, ed era come se diventasse giorno e tutto si illuminasse all’improvviso." (pag.123)

    "Se qualcuno si prepara così scrupolosamente a confessarsi con assoluta franchezza, è perché sa che nella sua vita arriverà il giorno in cui avrà effettivamente qualcosa da confessare." (pag. 131)

    ha scritto il 

  • 4

    Cos’è successo tra Konrad e Henrik? Perché un’amicizia duratura viene spezzata improvvisamente dalla fuga di uno dei due? C’entra forse Krisztina, la moglie dell’altro? E perché chi è fuggito torna im ...continua

    Cos’è successo tra Konrad e Henrik? Perché un’amicizia duratura viene spezzata improvvisamente dalla fuga di uno dei due? C’entra forse Krisztina, la moglie dell’altro? E perché chi è fuggito torna improvvisamente dopo quarantuno anni? E cosa ha da dirgli l’altro, cosa ha covato nel fondo del cuore per tutto quel tempo? Un desiderio di vendetta, “una passione che il tempo ha soltanto attutito senza riuscire a estinguerne le braci”?

    “Un segreto come quello che esiste fra te e me possiede una forza singolare. Una forza che brucia il tessuto della vita come una radiazione maligna, ma al tempo stesso dà calore alla vita e la mantiene in tensione. Ti costringe a vivere…” dice Konrad all’amico, nel lunghissimo quasi-monologo che occupa i due terzi del romanzo. Che parla dell’amicizia e dell’amore, di fedeltà e tradimento, dello scorrere del tempo, della solitudine e dell’attesa. Di quello che cambia negli anni e di quello che, invece, resta. Delle domande che ti porti dentro tutta la vita e delle risposte che (forse) non avrai mai.

    “Alle domande più importanti si finisce sempre per rispondere con l’intera esistenza. Non ha importanza quello che si dice nel frattempo, in quali termini e con quali argomenti ci si difende. Alla fine, alla fine di tutto, è con i fatti della propria vita che si risponde agli interrogativi che il mondo ci rivolge con tanta insistenza. Essi sono: Chi sei?...Cosa volevi veramente?...Cosa sapevi veramente?...A chi e a che cosa sei stato fedele o infedele?...Nei confronti di chi o di che cosa ti sei mostrato coraggioso o vile?”

    Gran bel romanzo. Si legge tutto d’un fiato, ma resterà a lungo in qualche angolo nascosto del tuo cuore. Un fuoco assopito, come le braci.

    ha scritto il 

  • 4

    Un romanzo sul significato della vita

    Si può pretendere la fedeltà nell’amore o nell’amicizia? Se lo chiede il protagonista, che, ormai anziano, ha passato più di 40 anni cercando risposte al tradimento delle due persone a lui più care. C ...continua

    Si può pretendere la fedeltà nell’amore o nell’amicizia? Se lo chiede il protagonista, che, ormai anziano, ha passato più di 40 anni cercando risposte al tradimento delle due persone a lui più care. Che cosa cerca veramente, la verità, la vendetta? Il tempo però ha cambiato la prospettiva e i contorni delle cose e i fatti accaduti, anche se perfettamente nitidi, appaiono sotto una luce diversa, più sfumata, più attenuata, la stanchezza ha preso il posto del rancore.
    Una lunga e intensa riflessione sull’amicizia, l’amore, la fedeltà, il tradimento, raccontata con una prosa intensa, coinvolgente, lucida. 
A pensarsi bene, un romanzo sul significato della vita stessa.


    ha scritto il 

  • 4

    Quasi amici (per sempre)

    Fin dalle prime pagine ci si chiede la ragione dell'ambientazione di questo romanzo in un tempo e in un luogo, che ormai è un non luogo, quello dell'Impero austro-ungarico. Marai ha pubblicato il roma ...continua

    Fin dalle prime pagine ci si chiede la ragione dell'ambientazione di questo romanzo in un tempo e in un luogo, che ormai è un non luogo, quello dell'Impero austro-ungarico. Marai ha pubblicato il romanzo a Budapest nel 1942 in un tempo lontano anni luce da quello rievocato nel libro.
    La prima parte procede lenta, pure troppo, e ci imprigiona in descrizioni di una vita e di un mondo lontano, nei valori, nei rapporti umani, nelle abitudini.
    La vita solitaria e tranquilla, in un castello isolato dei Carpazi, di un anziano generale e della sua balia, i flashback sul lontanissimo passato, la rievocazione di una virile amicizia, sincera, disinteressata e fiera che parte dalla gioventù, dura molti anni e poi di colpo si interrompe, il ricordo dei genitori, così diversi tra loro. Leggendo queste pagine iniziali ho capito perché molti abbiano abbandonato la lettura e bollato il testo come noioso e inconsistente. Se però riesci a proseguire, quella ragnatela di descrizioni ti avvinghia, ti porta ad un punto superato il quale ti giri indietro per cercare l'uscita non la trovi più e devi andare avanti, devi capire qual'è il senso della storia, qual'è il cruccio del generale, qual'è la ragione di quell'amicizia giovanile così totalizzante e qual'è il motivo del suo epilogo.
    Il fulmine che illumina tutta la storia arriva a pagina 108, da lì in poi è un'attesa spasmodica di capire anche noi quello che il protagonista vuol capire, e questa nostra attesa ha un senso solo perché nelle 107 pagine precedenti la tensione è stata portata lentamente e impercettibilmente fino a quel punto. Si perdonano allora all'autore tutte quelle descrizioni che sembravano inutili e si perdonano anche i dialoghi finali, del tutto implausibili nella vita reale. Si perdonano perché le domande, ponderate e maturate con precisione e lentezza, poste dal generale al suo vecchio amico incontrato dopo 41 anni, già contengono le definitive risposte sull'amicizia, sull'amore, sulla vita e anche sul tempo e sulla morte. Si aspetta anche, per molte pagine, la replica dell'amico, quasi un convitato di pietra, che non arriva e non è alla fine neppure necessaria.
    Nel libro si parla molto, anche in maniera idealizzata, di amicizia e queste frasi, pur se poste come dubitative sono, secondo me, rilevanti e esaustive sull'argomento:
    “L'amico, così come l'innamorato, non si aspetta di veder ricompensati i suoi sentimenti. Non esige contropartite per i suoi servizi, non considera la persona eletta come una creatura fantastica, conosce i suoi difetti e l'accetta così com'è”.
    e ancora:
    “Quanto vale un'amicizia che ambisca a essere premiata? Non abbiamo forse il dovere di accettare l'amico infedele esattamente come quello fedele e pieno di abnegazione?”

    giudizi in un haiku

    si incontrano
    i nobili amici
    il tempo scorre

    ha scritto il 

  • 5

    L’attesa come luogo fisico; questo ci racconta Marai. Un’attesa che custodisce una scelta di solitudine e di sospensione del tempo, di conservazione di un ricordo su cui due punti interrogativi, fa ...continua

    L’attesa come luogo fisico; questo ci racconta Marai. Un’attesa che custodisce una scelta di solitudine e di sospensione del tempo, di conservazione di un ricordo su cui due punti interrogativi, fatali, si sono arrestati come le lancette di un orologio.
    Ma nulla è fermo in questa attesa. Nel ricordo, e in queste due domande, c’è la determinazione che muove l’esplorazione intima dei due protagonisti.
    “Perché un segreto come quello che esiste tra te e me possiede una forza singolare. Una forza che brucia il tessuto della vita come una radiazione maligna, ma al tempo stesso dà calore alla vita e la mantiene in tensione. Ti costringe a vivere…L’uomo vive finchè ha qualcosa da fare su questa terra.”
    Le braci sono la tensione dentro l’attesa quando è questa a dare senso alla vita degli uomini. Sono il fuoco latente che alimenta l’orgoglio, il risentimento, il dolore. Sono la forza costante di un’elaborazione meticolosa sulla natura dell’uomo, essere individuale e sociale.
    Attendere come “regola laica, anzi, pagana…senza scendere a patti con un mondo che ho conosciuto e estromesso”; attendere che il destino agisca e si risolva nella verità, perché “siamo quello su cui manteniamo il silenzio”.
    Per quarantuno anni il generale Henrik attende l’incontro con l’amico Konrad, perché da lui vuole la verità, più di quella verità che sta nelle azioni. Vuole la verità che sta nell’intenzione: “la colpa sta nell’intenzione”.
    Questo è, dunque “Le braci”: un racconto sulla passione che incendia tutti i sentimenti che scaturiscono e danno forma ai legami forti e profondi; li organizzano, li arricchiscono e poi li devastano. E’ l’attesa di un confronto, di un duello psicologico, su come la passione ci conduce, su come parla di noi e della nostra natura.
    "Si può e soprattutto si deve restare fedeli alla passione che ci possiede, anche se questo significa distruggere la propria felicità e quella degli altri?"
    Marai sa far parlare le stanze, gli arredi, il paesaggio, allo stesso modo che i personaggi. E il carico di passato si trasmette come per osmosi da loro al racconto. C’è un senso grave d’ineluttabile e di destino che avvolge le descrizioni e i dialoghi, e che li carica di un’enfasi crescente ma sempre contenuta, su un muto e ostinato senso dell’onore che rivendica la verità. Rimanda allo scorrere degli anni, alla forza del tempo che ci prepara alla saggezza, e ci riconsegna il misterioso fascino della passione come valore indomabile e indecifrabile.
    È, sì, una lettura romantica, ma anche molto di sostanza matura e materica, virile ma non muscolare, che ci chiama alla resa sul passo, sullo stile, sulla costruzione, senza compromessi; e allo stesso tempo ci ripaga con una speciale unicità e con qualità…”organolettiche” così intense da renderla assimilabile a un vino barricato, che si sente e persiste a lungo sul palato.

    ha scritto il 

  • 4

    Guardiamo in fondo ai nostri cuori: che cosa vi troviamo? Una passione che il tempo ha soltanto attutito senza riuscire a estinguerne le braci.

    Sopravvivere a qualcosa o a qualcuno non è sempre una vittoria. Lo sa bene Henrik che da quarantuno anni attende un confronto con Konrad, l'amico di una vita, fuggito all'improvviso dopo una giornata ...continua

    Sopravvivere a qualcosa o a qualcuno non è sempre una vittoria. Lo sa bene Henrik che da quarantuno anni attende un confronto con Konrad, l'amico di una vita, fuggito all'improvviso dopo una giornata di caccia in cui succede qualcosa che lo sconvolge terribilmente.
    I due amici, seduti l'uno di fronte all'altro davanti ad un camino ripercorrono gli anni della loro vita e il legame che li ha uniti. Ma è stata veramente amicizia? Che valore ha questa parola? E quanto influisce il passare del tempo sul significato che diamo a parole come tradimento, fedeltà, gelosia? Splendido!

    Le simpatie che ho visto nascere tra gli uomini sono sempre naufragate, alla fine, nelle paludi dell’egoismo e della vanità. Il cameratismo o l’affiatamento assumono talvolta le parvenze dell’amicizia. Gli interessi comuni producono talvolta situazioni che somigliano all’amicizia. E per sfuggire alla solitudine gli uomini indulgono volentieri a rapporti confidenziali di cui in seguito si pentono, ma che per qualche tempo permettono loro di illudersi che la confidenza sia già una forma di amicizia. […] L’amico, così come l’innamorato, non si aspetta di veder ricompensati i suoi sentimenti. Non esige contropartite per i suoi servizi, non considera la persona eletta come una creatura fantastica, conosce i suoi difetti e l’accetta così com’è, con tutto ciò che ne consegue. Questo sarebbe l’ideale. E in effetti: vale forse la pena di vivere, di essere uomini, senza un ideale come questo? E se un amico ci delude perché non è un vero amico, possiamo forse metterlo sotto accusa, rinfacciargli il suo carattere, la sua debolezza? Quanto vale un’amicizia in cui apprezziamo l’altro per le sue virtù, per la sua fedeltà, la sua perseveranza? Quanto vale un’amicizia che ambisca a essere premiata? Non abbiamo forse il dovere di accettare l’amico infedele esattamente come quello fedele e pieno di abnegazione? Non è forse questo il contenuto più autentico di ogni relazione umana, un altruismo che dall’altro non esige nulla e non si aspetta nulla, assolutamente nulla? E che quanto più dà tanto meno si aspetta di essere contraccambiato? Chi dedica all’altro tutta la confidenza della giovinezza e tutta l’abnegazione dell’età virile, oltre al dono più prezioso che un essere umano possa offrire a un suo simile – la fiducia più appassionata, cieca e assoluta –, e si vede ripagato con l’infedeltà e l’abbandono, ha forse il diritto di offendersi, di volersi vendicare? E se colui che è stato tradito e abbandonato si offende, se grida vendetta, era davvero un amico? Vedi, sono queste le domande alle quali mi sono sforzato di rispondere quando sono rimasto solo.

    ha scritto il 

  • 4

    La lentezza non è necessariamente un difetto

    Bel libro: una storia semplice ma non banale di fronte al fuoco di un camino...
    Certo, il ritmo è un po' lento (libro sconsigliato a chi ama l'azione e i colpi di scena), ma in maniera più che sosteni ...continua

    Bel libro: una storia semplice ma non banale di fronte al fuoco di un camino...
    Certo, il ritmo è un po' lento (libro sconsigliato a chi ama l'azione e i colpi di scena), ma in maniera più che sostenibile.

    ha scritto il 

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