Il vecchio baobab sembra quasi un guardiano, in quella grande pianura ai piedi della Montagna Splendente, dove tutto è pronto per l’ultimo safari del secondo millennio: il campo base è stato innalzato e molti branchi si muovono intorno. Ogni giorno i cacciatori escono in battuta, guidati dagli esperContinue
Il vecchio baobab sembra quasi un guardiano, in quella grande pianura ai piedi della Montagna Splendente, dove tutto è pronto per l’ultimo safari del secondo millennio: il campo base è stato innalzato e molti branchi si muovono intorno. Ogni giorno i cacciatori escono in battuta, guidati dagli esperti Masai, ogni sera si espongono i trofei. C’è chi spara a qualsiasi animale, chi sceglie le prede in base alla rarità, chi si rifiuta di uccidere le femmine, aspetta il maschio e intanto ascolta l’Africa. È il leone che parla con la voce di Kimani: il leone ricorda le leggende e conosce i fatti recenti, il vecchio cacciatore interpreta il suo racconto, risponde, o tace, alle molte domande del buana Umberto, che di storie ne conosce già tante, ma altre ne vorrebbe ancora sapere. Chi è Komboni il “masai bianco”, che i mercenari cercano e la bella Ero protegge a costo della vita? Chi si rifugia nel grande baobab, e perché una notte ha preso fuoco, l’albero del demonio il cui legno non brucia? Kimani racconta e l’Africa si muove. Le tribù sono in lotta, etnie diverse si sterminano a vicenda, i giovani vorrebbero andarsene per cambiare le cose e i bianchi arrivano per lo stesso motivo; alcuni hanno cibo e medicine, altri invece portano un nuovo dio. <br />È nel suo nome che qualcuno combatte miseria e malattia, qualcun altro lo usa per giustificare i massacri, e tutto questo non cambierà, allo scoccare del nuovo millennio. Una leggenda però si può ancora cambiare: quella dell’“uomo di cenere”, raccontata all’alba allo spegnersi dei fuochi, che narra di un cacciatore senza preda. Quell’uomo in Africa è tornato a imparare. Ha odiato forse, e di nuovo esitato. Ma stavolta non di fronte a un trofeo.