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Le ceneri di Gramsci

Di

Editore: Garzanti Libri

4.3
(412)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 148 | Formato: Altri

Isbn-10: 8811635950 | Isbn-13: 9788811635956 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico

Genere: Fiction & Literature , Philosophy

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Descrizione del libro
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  • 5

    Emerge un immagine contraddittoria:
    - di un Pasolini intellettuale che, da buon comunista, razionalmente è dalla parte di Gramsci al grido Rivoluzione! Quindi urrà per i contadini trasformati in proletari!
    - e quella di un Pasolini che si identifica con i contadini, perchè quella è vi ...continua

    Emerge un immagine contraddittoria:
    - di un Pasolini intellettuale che, da buon comunista, razionalmente è dalla parte di Gramsci al grido Rivoluzione! Quindi urrà per i contadini trasformati in proletari!
    - e quella di un Pasolini che si identifica con i contadini, perchè quella è vita vera fatta di vacche da mungere e puzze di letame....ma McDonald's, Burger King e l'Ikea incombono minacciosi nel futuro più prossimo.
    E' un nodo scottante, quello di cui parla. Molto attuale!

    ha scritto il 

  • 5

    Testaccio

    al cimitero acattolico
    il custode di Gramsci
    (o forse lui stesso)
    ti accompagna alla tomba
    e vi si accomoda sopra
    in forma di gatto
    placido e grigio

    ha scritto il 

  • 0

    Solo l'amare, solo il conoscere conta, non l'aver amato, non l'aver conosciuto.

    Questo piccolo libro uscito nel 1957 è una raccolta di poemetti già pubblicati in rivista dal ’51 al 56. Non sono in grado di dargli un voto perché la poesia non mi piace in generale, qualche poemetto però mi è piaciuto, qualcuno meno ma molti non li ho proprio capiti, probabilmente, come è scri ...continua

    Questo piccolo libro uscito nel 1957 è una raccolta di poemetti già pubblicati in rivista dal ’51 al 56. Non sono in grado di dargli un voto perché la poesia non mi piace in generale, qualche poemetto però mi è piaciuto, qualcuno meno ma molti non li ho proprio capiti, probabilmente, come è scritto nella prefazione, perché sono figlia di un’altra epoca e non avendo vissuto quel periodo storico né tanto meno il momento particolarmente delicato della cultura di sinistra, non mi ha coinvolto, o molto semplicemente perché ognuno segue la sua strada e non è detto che debba leggere e amare per forza tutto. Ma ci ho provato ….. Però alcuni versi sono notevoli, l’ho riempito di sottolineature e Il pianto della scavatrice è veramente straordinario. Ne riporto l'inizio....

    Solo l'amare, solo il conoscere
    conta, non l'aver amato,
    non l'aver conosciuto. Dà angoscia

    il vivere di un consumato
    amore. L'anima non cresce più.
    Ecco nel calore incantato

    della notte che piena quaggiù
    tra le curve del fiume e le sopite
    visioni della città sparsa di luci,

    scheggia ancora di mille vite,
    disamore, mistero, e miseria
    dei sensi, mi rendono nemiche
    le forme del mondo, che fino a ieri
    erano la mia ragione d'esistere.

    ha scritto il 

  • 5

    La crisi di PPP

    Le ceneri di Gramsci è composto da undici poemetti scritti fra il 1951 e il 1956 e rappresentano senza ombra di dubbio uno dei miglior scritti di Pasolini. La raccolta ha come protagonista Roma, in particolare la squallida periferia e le borgate - del resto nel 1950 Pasolini aveva lasciato il mon ...continua

    Le ceneri di Gramsci è composto da undici poemetti scritti fra il 1951 e il 1956 e rappresentano senza ombra di dubbio uno dei miglior scritti di Pasolini. La raccolta ha come protagonista Roma, in particolare la squallida periferia e le borgate - del resto nel 1950 Pasolini aveva lasciato il mondo chiuso, protetto e materno di Casarsa per trasferirsi nell'Urbe. Se uno dei temi è Roma l'altro è la coscienza marxista di Pasolini che però è tormentata da un contrasto interno - la sua appartenenza alla borghesia e il rifiuto della stessa a livello ideologico con l'adesione solo psicologica e non politica al sottoproletariato - e un contrasto esterno - l'invasione dell'Ungheria nel 1956. Per questi contrasti Le ceneri di Gramsci danno voce alla crisi ideologico-intellettuale del Poeta ... Tra gli undici poemetti degni di nosta sono Comizio (1954), L'umile Italia (1954), Le ceneri di Gramsci (1954), Il pianto della scavatrice (1956) e La terra di lavoro (1956).

    ha scritto il 

  • 5

    Restare dentro l’inferno con marmorea volontà di capirlo

    (…) La vita d’uscita
    verso l’eterno non è in quest’amore
    voluto e prematuro. Nel restare
    dentro l’inferno con marmorea
    volontà di capirlo, è da cercare la salvezza. Una società
    designata a perdersi è fatale
    che si perda: una persona mai.
    (da Picasso ...continua

    (…) La vita d’uscita
    verso l’eterno non è in quest’amore
    voluto e prematuro. Nel restare
    dentro l’inferno con marmorea
    volontà di capirlo, è da cercare la salvezza. Una società
    designata a perdersi è fatale
    che si perda: una persona mai.
    (da Picasso)
    *
    Tra i clamori
    cammino muto, o forse sono muti
    essi, nella tempesta che ho nel cuore.
    (da Comizio)
    *
    Tra i due mondi, la tregua, in cui non siamo
    ---
    Ma come io possiedo la storia,
    essa mi possiede; ne sono illuminato:
    ma a che serve la luce?
    ---
    È un brusio la vita, e questi persi
    in essa, la perdono serenamente,
    se il cuore ne hanno pieno: a godersi
    eccoli, miseri, la sera: e potenti
    in essi inermi, per essi, il mito
    rinasce… Ma io, con il cuore cosciente
    di chi soltanto nella storia ha vita,
    potrò mai più con pura passione operare,
    se so che la nostra storia è finita?
    (da Le ceneri di Gramsci)
    *
    Come non sentire, con la vita il cuore
    esser diverso e uno, essere gelo e sole?
    (da Recit)
    *
    Solo l’amare, solo il conoscere
    conta, non l’aver amato,
    non l’aver conosciuto
    . Dà angoscia
    il vivere di un consumato
    amore. L’anima non cresce più.
    (da Il pianto della scavatrice)
    *
    (…) È la nostalgia,
    dei vecchi tempi, la paura, pur bandita,
    dell’errore, che spira tanta malinconia
    – non l’aria d’autunno, o una sopita
    pioggia – sulla sfiorita festa.
    Ma in questa malinconia è la vita.
    (da Una polemica in versi)
    *
    Se misuri nel mondo, in cuore, la delusione
    senti ormai che essa non conduce
    a nuova aridità, ma a vecchia passione.
    (...)
    Si confondono la pioggia e il sole
    in una gioia ch’è forse conservata
    - come una scheggia dell’altra storia,
    non più nostra - in fondo al cuore
    di questi poveri viaggiatori:
    vivi, soltanto vivi, nel calore
    che fa più grande della storia la vita.
    Tu ti perdi nel paradiso interiore,
    e anche la tua pietà gli è nemica.
    (da Terra di Lavoro)

    ha scritto il 

  • 5

    da La Terra di Lavoro (Le ceneri di Gramsci, PPP)

    [...]

    E dai campi, ormai violetti,

    viene una luce che scopre anime,
    non corpi, all’occhio che più crudo
    della luce, ne scopre la fame,

    la servitù, la solitudine.
    Anime che riempiono il mondo,
    come immagini fedeli e nude

    della sua storia, benché ...continua

    [...]

    E dai campi, ormai violetti,

    viene una luce che scopre anime,
    non corpi, all’occhio che più crudo
    della luce, ne scopre la fame,

    la servitù, la solitudine.
    Anime che riempiono il mondo,
    come immagini fedeli e nude

    della sua storia, benché affondino
    in una storia che non è più nostra.
    Con una vita di altri secoli, sono

    vivi in questo: e nel mondo si mostrano
    a chi del mondo ha conoscenza, gregge
    di chi nient’altro che la miseria conosca.

    Sono sempre stati per loro unica legge
    odio servile e servile allegria: eppure
    nei loro occhi si poteva leggere

    ormai un segno di diversa fame - scura
    come quella del pane, e, come
    quella, necessaria. Una pura

    ombra che già prendeva nome
    di speranza: e quasi riacquistato
    all’uomo, vedeva il meridione,

    timida, sulle sue greggi rassegnate
    di viventi, la luce del riscatto.
    Ma ora per queste anime segnate

    dal crepuscolo, per questo bivacco
    di intimiditi passeggeri,
    d’improvviso ogni interna luce, ogni atto

    di coscienza, sembra cosa di ieri.
    Nemico è oggi a questa donna che culla
    la sua creatura, a questi neri

    contadini che non ne sanno nulla,
    chi muore perché sia salva
    in altre madri, in altre creature,

    la loro libertà. Chi muore perché arda
    in altri servi, in altri contadini,
    la loro sete anche se bastarda

    di giustizia, gli è nemico.
    Gli è nemico chi straccia la bandiera
    ormai rossa di assassinî,

    e gli è nemico chi, fedele,
    dai bianchi assassini la difende.
    Gli è nemico il padrone che spera

    la loro resa, e il compagno che pretende
    che lottino in una fede che ormai è negazione
    della fede. Gli è nemico chi rende

    grazie a Dio per la reazione
    del vecchio popolo, e gli è nemico
    chi perdona il sangue in nome

    del nuovo popolo. Restituito
    è cosi, in un giorno di sangue,
    il mondo a un tempo che pareva finito:

    la luce che piove su queste anime
    è quella, ancora, del vecchio meridione,
    l’anima di questa terra è il vecchio fango.

    [...]

    ha scritto il 

  • 4

    In queste poesie c'è tutto l'amore per Roma e per i suoi abitanti (gli stessi di Ragazzi di vita); c'è il ricordo struggente della campagna dell'infanzia coi suoi suoni; c'è la triste rassegnazione per una promessa civile (e politica) mai mantenuta.

    ha scritto il 

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