Le città invisibili

Di

Editore: Arnoldo Mondadori (Oscar Tutte le opere di Italo Calvino)

4.3
(8605)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 164 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Chi tradizionale , Inglese , Portoghese , Chi semplificata , Tedesco , Francese , Spagnolo , Ceco , Catalano , Finlandese , Giapponese , Turco , Greco

Isbn-10: 8804425547 | Isbn-13: 9788804425540 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Copertina rigida , Altri , Audiocassetta , Tascabile economico

Genere: Narrativa & Letteratura , Filosofia , Viaggi

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Descrizione del libro
Città reali scomposte e trasformate in chiave onirica, e città simboliche e surreali che diventano archetipi moderni in un testo narrativo che raggiunge i vertici della poeticità.
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  • 4

    La città esiste e ha un semplice segreto: conosce solo partenze e non ritorni.

    Allora. Primo libro di Calvino " serio", nel senso nonabbandonatodopodiecipagineperchèmiannoiavo. E devo dire che mi è piaciuto parecchio.
    Non sono mai stata una fan ( se così si può dire ) di Calvino ...continua

    Allora. Primo libro di Calvino " serio", nel senso nonabbandonatodopodiecipagineperchèmiannoiavo. E devo dire che mi è piaciuto parecchio.
    Non sono mai stata una fan ( se così si può dire ) di Calvino, non ci ho mai visto niente di ciò che ci vedevano gli altri, per carità, un grandissimo scrittore, ma per me i suoi libri erano impossibili da leggere, mi annoiavano, avevo proprio un blocco.
    Con questo libro è stato diverso. Diverso approccio forse, diverso stato d'animo, più riflessione, non so.
    Ho cercato di farmi un'idea di tutto il libro man mano che procedevo nella lettura ed ecco cosa ne è uscito fuori: città oniriche, immaginarie, invisibili ma fino a che punto non l'ho capito. E' come se avessimo un po' tutti visitato queste città, che appunto si mescolano tra loro e finiamo per parlare sempre della stessa, la vita. Le città per me non sono state altro che momenti di vita vissuta o che potevano essere vissuti ma che ora non possono più essere ripetuti: Nella piazza c'è il muretto dei vecchi che guardano passare la gioventù; lui è seduto in fila con loro. I desideri sono già ricordi. E' come se Calvino mi stesse dicendo: questa è la tua vita, è fatta di città felici nascoste e racchiuse in città infelici, ma è quello che è. Accettala per come è.
    Chiudo con una citazione che mi ha davvero colpito alla città che ha il mio stesso nome, riuscendo a descrivermi come se niente fosse:
    A questo punto Kublai Kan s'aspetta che Marco parli d'Irene com'è vista da dentro. E Marco non può farlo: quale sia la città che quelli dell'altipiano chiamato Irene non è riuscito a saperlo; d'altronde poco importa: a vederla standoci in mezzo sarebbe un'altra città : Irene è un nome da città da lontano, e se ci si avvicina cambia.
    La città per chi passa senza entrarci è una, e un'altra per chi ne è preso e non ne esce; una è città in cui s'arriva la prima volta, un'altra quella che si lascia per non tornare; ognuno merita un nome diverso; forse di Irene ho già parlato sotto altri nomi; forse non ho parlato che di Irene.

    ha scritto il 

  • 3

    Ingredienti: città oniriche e surreali dai nomi di donna, strade che uniscono ricordi e fantasie, piazze che raccolgono mondi passati e futuri, palazzi che ospitano dialoghi tra due personaggi vicini ...continua

    Ingredienti: città oniriche e surreali dai nomi di donna, strade che uniscono ricordi e fantasie, piazze che raccolgono mondi passati e futuri, palazzi che ospitano dialoghi tra due personaggi vicini e lontani.
    Consigliato: ai frequentatori di mondi surreali e suburbani, agli ospiti di alberghi letterari e filosofici.

    ha scritto il 

  • 4

    In un....

    ... diialogo immaginario con un imperatore dell'Oriente, il nostro Marco Polo gli racconta il suo viaggio di mercante e di tutte le città' incontrate sul suo cammino. Città sognate, immaginate, città' ...continua

    ... diialogo immaginario con un imperatore dell'Oriente, il nostro Marco Polo gli racconta il suo viaggio di mercante e di tutte le città' incontrate sul suo cammino. Città sognate, immaginate, città' invisibili.
    Tutte uguali, tutte diverse, ma così' mirabilmente e fantasiosamente descritte da fartene innamorare.
    Una grande idea per veicolare messaggi sulla provvisoria circolarità della vita , sulla caducità delle cose, sullo spazio - tempo sempre uguale e sempre diverso nei millenni.
    Una descrittivita' prossima alla lirica, poesia delle genti, architettura dei sogni.
    Molto, molto tenero. Bello.

    ha scritto il 

  • 0

    Questo è il primo libro di Calvino che abbia mai letto e sinceramente mi è molto piaciuto!!!!

    Secondo me si tratta di un viaggio tra le meraviglie (positive e non) del nostro mondo, un viaggio che nes ...continua

    Questo è il primo libro di Calvino che abbia mai letto e sinceramente mi è molto piaciuto!!!!

    Secondo me si tratta di un viaggio tra le meraviglie (positive e non) del nostro mondo, un viaggio che nessuno meglio di Marco Polo poteva intraprendere. Il senso finale sembra un dividersi tra città positive e città negative (a volte angoscianti) in cui però persiste anche un seme del proprio opposto.

    Estremamente interessanti anche gli intermezzi tra Marco Polo e il Gran Kan, in cui sembra di intravedere varie possibilità: come nei viaggi di Polo il paesaggio sembra in continuo mutamento, anche la realtà tra i due sembra sempre diversa. Si passa da uno scambio di prospettive ad una partita agli scacchi ad un'ipotesi di illusione della propria esistenza e della propria realtà.

    Credo quindi che questo libro sia un insieme di suggestioni più o meno profonde che portano il lettore a ragionare sulla realtà e sulla sua natura illusoria, senza fornire una sorta di sentenza finale, bensì dando varie possibili letture della stessa realtà!!!

    ha scritto il 

  • 5

    Con "Le città invisibili", Calvino è riuscito nell'impresa di tradurre "la vita, l'universo e tutto quanto" in parole.
    Si tratta di un saggio travestito da romanzo - o da raccolta di racconti, o come ...continua

    Con "Le città invisibili", Calvino è riuscito nell'impresa di tradurre "la vita, l'universo e tutto quanto" in parole.
    Si tratta di un saggio travestito da romanzo - o da raccolta di racconti, o come preferite - che avevo letto al liceo e già allora avevo amato tantissimo. In rilettura, non mi ha deluso.
    Non si tratta di un libro semplice, né di un libro per tutti, e non è facile neppure da commentare.
    Questo commento, appunto, sarà più un'accozzaglia di pensieri che mi sono sorti durante la lettura, a cui non proverò nemmeno a dare una forma organica.
    La prima cosa che salta all'occhio leggendo è che le città sembrano frutto dell'immaginazione o di un sogno. Qualità, quella onirica, che resterà fino alla fine. Come l'uomo, Kubla Khan vuole conoscerle, perché l'uomo non può vivere senza interpretare i sogni.
    Le città dipinte da Calvino sono città diverse ma al contempo sono la stessa città frammentata, ogni racconto un lato. Ogni città è un viaggio, ogni città una parte anche dell'anima umana. La percezione della città, infatti, è negli occhi e nell'animo di chi guarda (e legge).
    Nelle città c'è posto per gli dèi, che sono nelle piccole cose e tendono al cielo insieme agli uomini.
    Ogni città è donna, ogni città è vita.
    E il viaggio che Marco Polo compie è un viaggio fisico e allo stesso tempo una metafora del viaggio dell'uomo, alla costante e frustrata ricerca della felicità. Si tratta di un viaggio virtualmente infinito.
    Ci sono città reali, città surreali, città solo sognate, città infine che mescolano il reale e l'irreale.
    Calvino non risparmia, tra le righe, qualche critica alla direzione presa dall'uomo, dal lavoro, dal consumismo e dal progresso. Una direzione alienante in cui l'immaginazione avrà sempre meno posto perché l'immagine verrà già tutta fornita, e la routine del lavoro non lascerà più all'uomo il tempo per vivere.
    Alcune città sembrano più felici, altre più infelici, ma tutte rappresentano i limiti dell'animo umano e il suo infinito, la sua tensione verso l'altrove.
    Una lettura complessa, dall'atmosfera pressoché indefinibile a parole.
    E' impossibile capire come queste città siano una e molteplici, vive e morte, aeree e sotterranee, senza leggere. Come ognuna di esse rappresenti un aspetto del mondo, dell'uomo, del sogno, e lo faccia contemporaneamente e senza entrare in contraddizione.
    Questo libro è un'esperienza che racchiude tutto, davvero, un viaggio in primis per il lettore.
    E le ultime righe le ho trovate stupende, verissime, e piene di speranza.

    ha scritto il 

  • 3

    “Le città invisibili” capolavoro che viene richiamato spesso alla ribalta del nostro quotidiano. Così mi sono incuriosita. Ho tentato di leggere Calvino in due occasioni ma per me è difficile. Sì dev ...continua

    “Le città invisibili” capolavoro che viene richiamato spesso alla ribalta del nostro quotidiano. Così mi sono incuriosita. Ho tentato di leggere Calvino in due occasioni ma per me è difficile. Sì devo tornare sui concetti più volte. Scrive molto bene con gran fantasia che utilizza a piene mani. Per cui tre stelle per l’immaginazione che rende così originale la descrizione di ogni città Io forse non riesco a vedere oltre, a passare le parole e “sentire” qualcosa in più. Solo in qualche caso mi sono trovata davvero dentro alla città riconoscendo atmosfere, ricordi o vissuto a me familiare.
    Calvino spiega che per preparare il libro ha passato un lungo periodo scrivendo piccoli appunti su varie città vere o di fantasia. Cose che svegliavano la sua fantasia sino ad arrivare al momento di prendere il tutto e fare nascere il libro.
    La città che mi ha subito colpito, che per me rispecchia in molti casi la nostra vita è Isidora, sì in quel caso sono anch’io seduta sul muretto…..
    “Le città e la memoria. 2.
    All’uomo che cavalcava lungamente per terreni selvatici viene desiderio d’una città. Finalmente giunge a Isidora, città dove i palazzi hanno scale a chiocciola incrostate di chiocciole marine, dove si fabbricano a regola d’arte cannocchiali e violini, dove quando il forestiero è incerto tra due donne ne incontra sempre una terza, dove le lotte dei galli degenerano in risse sanguinose tra gli
    scommettitori. A tutte queste cose egli pensava quando desiderava una città. Isidora è dunque la città dei suoi sogni: con una differenza. La città sognata conteneva lui giovane; a Isidora arriva in tarda età. Nella piazza c’è il muretto dei vecchi che guardano passare la gioventú; lui è seduto in fila con loro. I desideri sono già ricordi.”
    I desideri sono già ricordi….. poche parole per spiegare il passare di una vita.
    La conclusione del libro non mi trova completamente d’accordo, forse è troppo pessimista ma non so forse è davvero così.
    Al termine delle descrizioni delle città il Gran Kan dice a Marco Polo “Tutto è inutile, se l’ultimo approdo non può essere che la città infernale, ed è là in fondo che, in una spirale sempre piú stretta, ci risucchia la corrente.
    E Polo: – L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non
    vederlo piú. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.”
    L’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme… sono parole terrificanti. Noi formiamo l’inferno ?? Dovrò approfondire il pensiero di Calvino per poter capire meglio comunque è troppo negativo, mi sento mancare l’aria.

    “Le città invisibili” capolavoro che viene richiamato spesso alla ribalta del nostro quotidiano. Così mi sono incuriosita. Ho tentato di leggere Calvino in due occasioni ma per me è difficile. Sì devo tornare sui concetti più volte. Scrive molto bene con gran fantasia che utilizza a piene mani. Per cui tre stelle per l’immaginazione che rende così originale la descrizione di ogni città Io forse non riesco a vedere oltre, a passare le parole e “sentire” qualcosa in più. Solo in qualche caso mi sono trovata davvero dentro alla città riconoscendo atmosfere, ricordi o vissuto a me familiare.
    Calvino spiega che per preparare il libro ha passato un lungo periodo scrivendo piccoli appunti su varie città vere o di fantasia. Cose che svegliavano la sua fantasia sino ad arrivare al momento di prendere il tutto e fare nascere il libro.
    La città che mi ha subito colpito, che per me rispecchia in molti casi la nostra vita è Isidora, sì in quel caso sono anch’io seduta sul muretto…..
    “Le città e la memoria. 2.
    All’uomo che cavalcava lungamente per terreni selvatici viene desiderio d’una città. Finalmente giunge a Isidora, città dove i palazzi hanno scale a chiocciola incrostate di chiocciole marine, dove si fabbricano a regola d’arte cannocchiali e violini, dove quando il forestiero è incerto tra due donne ne incontra sempre una terza, dove le lotte dei galli degenerano in risse sanguinose tra gli
    scommettitori. A tutte queste cose egli pensava quando desiderava una città. Isidora è dunque la città dei suoi sogni: con una differenza. La città sognata conteneva lui giovane; a Isidora arriva in tarda età. Nella piazza c’è il muretto dei vecchi che guardano passare la gioventú; lui è seduto in fila con loro. I desideri sono già ricordi.”
    I desideri sono già ricordi….. poche parole per spiegare il passare di una vita.
    La conclusione del libro non mi trova completamente d’accordo, forse è troppo pessimista ma non so forse è davvero così.
    Al termine delle descrizioni delle città il Gran Kan dice a Marco Polo “Tutto è inutile, se l’ultimo approdo non può essere che la città infernale, ed è là in fondo che, in una spirale sempre piú stretta, ci risucchia la corrente.
    E Polo: – L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non
    vederlo piú. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.”
    L’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme… sono parole terrificanti. Noi formiamo l’inferno ?? Dovrò approfondire il pensiero di Calvino per poter capire meglio comunque è troppo negativo, mi sento mancare l’aria.

    ha scritto il 

  • 5

    Semplicemente geniale!

    A partire dalla struttura, basata sul calcolo combinatorio, e che può essere letta in qualsiasi modo si voglia (per parti, in ordine, per brani singoli a caso), fino al contenuto, che si inscrive nel ...continua

    A partire dalla struttura, basata sul calcolo combinatorio, e che può essere letta in qualsiasi modo si voglia (per parti, in ordine, per brani singoli a caso), fino al contenuto, che si inscrive nel postmodernismo e presenta una realtà sfumata, in cui le città sono tutte diverse e si somigliano tutte.
    Anche il contesto è intrigante, con la presenza di un Kublai Khan che vorrebbe conoscere tutto il suo impero senza uscire e manda Marco Polo alla scoperta.
    Così Kublai diventa l'emblema di una conoscenza reale e omnicomprensiva del mondo, che in realtà presenta mille sfaccettature che lo rendono inconoscibile.

    ha scritto il 

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