Le città invisibili

Di

Editore: Arnoldo Mondadori (Oscar Tutte le opere di Italo Calvino)

4.3
(8588)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 164 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Chi tradizionale , Inglese , Portoghese , Chi semplificata , Tedesco , Francese , Spagnolo , Ceco , Catalano , Finlandese , Giapponese , Turco , Greco

Isbn-10: 8804425547 | Isbn-13: 9788804425540 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Copertina rigida , Altri , Audiocassetta , Tascabile economico

Genere: Narrativa & Letteratura , Filosofia , Viaggi

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Descrizione del libro
Città reali scomposte e trasformate in chiave onirica, e città simboliche e surreali che diventano archetipi moderni in un testo narrativo che raggiunge i vertici della poeticità.
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  • 0

    Questo è il primo libro di Calvino che abbia mai letto e sinceramente mi è molto piaciuto!!!!

    Secondo me si tratta di un viaggio tra le meraviglie (positive e non) del nostro mondo, un viaggio che nes ...continua

    Questo è il primo libro di Calvino che abbia mai letto e sinceramente mi è molto piaciuto!!!!

    Secondo me si tratta di un viaggio tra le meraviglie (positive e non) del nostro mondo, un viaggio che nessuno meglio di Marco Polo poteva intraprendere. Il senso finale sembra un dividersi tra città positive e città negative (a volte angoscianti) in cui però persiste anche un seme del proprio opposto.

    Estremamente interessanti anche gli intermezzi tra Marco Polo e il Gran Kan, in cui sembra di intravedere varie possibilità: come nei viaggi di Polo il paesaggio sembra in continuo mutamento, anche la realtà tra i due sembra sempre diversa. Si passa da uno scambio di prospettive ad una partita agli scacchi ad un'ipotesi di illusione della propria esistenza e della propria realtà.

    Credo quindi che questo libro sia un insieme di suggestioni più o meno profonde che portano il lettore a ragionare sulla realtà e sulla sua natura illusoria, senza fornire una sorta di sentenza finale, bensì dando varie possibili letture della stessa realtà!!!

    ha scritto il 

  • 5

    Con "Le città invisibili", Calvino è riuscito nell'impresa di tradurre "la vita, l'universo e tutto quanto" in parole.
    Si tratta di un saggio travestito da romanzo - o da raccolta di racconti, o come ...continua

    Con "Le città invisibili", Calvino è riuscito nell'impresa di tradurre "la vita, l'universo e tutto quanto" in parole.
    Si tratta di un saggio travestito da romanzo - o da raccolta di racconti, o come preferite - che avevo letto al liceo e già allora avevo amato tantissimo. In rilettura, non mi ha deluso.
    Non si tratta di un libro semplice, né di un libro per tutti, e non è facile neppure da commentare.
    Questo commento, appunto, sarà più un'accozzaglia di pensieri che mi sono sorti durante la lettura, a cui non proverò nemmeno a dare una forma organica.
    La prima cosa che salta all'occhio leggendo è che le città sembrano frutto dell'immaginazione o di un sogno. Qualità, quella onirica, che resterà fino alla fine. Come l'uomo, Kubla Khan vuole conoscerle, perché l'uomo non può vivere senza interpretare i sogni.
    Le città dipinte da Calvino sono città diverse ma al contempo sono la stessa città frammentata, ogni racconto un lato. Ogni città è un viaggio, ogni città una parte anche dell'anima umana. La percezione della città, infatti, è negli occhi e nell'animo di chi guarda (e legge).
    Nelle città c'è posto per gli dèi, che sono nelle piccole cose e tendono al cielo insieme agli uomini.
    Ogni città è donna, ogni città è vita.
    E il viaggio che Marco Polo compie è un viaggio fisico e allo stesso tempo una metafora del viaggio dell'uomo, alla costante e frustrata ricerca della felicità. Si tratta di un viaggio virtualmente infinito.
    Ci sono città reali, città surreali, città solo sognate, città infine che mescolano il reale e l'irreale.
    Calvino non risparmia, tra le righe, qualche critica alla direzione presa dall'uomo, dal lavoro, dal consumismo e dal progresso. Una direzione alienante in cui l'immaginazione avrà sempre meno posto perché l'immagine verrà già tutta fornita, e la routine del lavoro non lascerà più all'uomo il tempo per vivere.
    Alcune città sembrano più felici, altre più infelici, ma tutte rappresentano i limiti dell'animo umano e il suo infinito, la sua tensione verso l'altrove.
    Una lettura complessa, dall'atmosfera pressoché indefinibile a parole.
    E' impossibile capire come queste città siano una e molteplici, vive e morte, aeree e sotterranee, senza leggere. Come ognuna di esse rappresenti un aspetto del mondo, dell'uomo, del sogno, e lo faccia contemporaneamente e senza entrare in contraddizione.
    Questo libro è un'esperienza che racchiude tutto, davvero, un viaggio in primis per il lettore.
    E le ultime righe le ho trovate stupende, verissime, e piene di speranza.

    ha scritto il 

  • 3

    “Le città invisibili” capolavoro che viene richiamato spesso alla ribalta del nostro quotidiano. Così mi sono incuriosita. Ho tentato di leggere Calvino in due occasioni ma per me è difficile. Sì dev ...continua

    “Le città invisibili” capolavoro che viene richiamato spesso alla ribalta del nostro quotidiano. Così mi sono incuriosita. Ho tentato di leggere Calvino in due occasioni ma per me è difficile. Sì devo tornare sui concetti più volte. Scrive molto bene con gran fantasia che utilizza a piene mani. Per cui tre stelle per l’immaginazione che rende così originale la descrizione di ogni città Io forse non riesco a vedere oltre, a passare le parole e “sentire” qualcosa in più. Solo in qualche caso mi sono trovata davvero dentro alla città riconoscendo atmosfere, ricordi o vissuto a me familiare.
    Calvino spiega che per preparare il libro ha passato un lungo periodo scrivendo piccoli appunti su varie città vere o di fantasia. Cose che svegliavano la sua fantasia sino ad arrivare al momento di prendere il tutto e fare nascere il libro.
    La città che mi ha subito colpito, che per me rispecchia in molti casi la nostra vita è Isidora, sì in quel caso sono anch’io seduta sul muretto…..
    “Le città e la memoria. 2.
    All’uomo che cavalcava lungamente per terreni selvatici viene desiderio d’una città. Finalmente giunge a Isidora, città dove i palazzi hanno scale a chiocciola incrostate di chiocciole marine, dove si fabbricano a regola d’arte cannocchiali e violini, dove quando il forestiero è incerto tra due donne ne incontra sempre una terza, dove le lotte dei galli degenerano in risse sanguinose tra gli
    scommettitori. A tutte queste cose egli pensava quando desiderava una città. Isidora è dunque la città dei suoi sogni: con una differenza. La città sognata conteneva lui giovane; a Isidora arriva in tarda età. Nella piazza c’è il muretto dei vecchi che guardano passare la gioventú; lui è seduto in fila con loro. I desideri sono già ricordi.”
    I desideri sono già ricordi….. poche parole per spiegare il passare di una vita.
    La conclusione del libro non mi trova completamente d’accordo, forse è troppo pessimista ma non so forse è davvero così.
    Al termine delle descrizioni delle città il Gran Kan dice a Marco Polo “Tutto è inutile, se l’ultimo approdo non può essere che la città infernale, ed è là in fondo che, in una spirale sempre piú stretta, ci risucchia la corrente.
    E Polo: – L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non
    vederlo piú. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.”
    L’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme… sono parole terrificanti. Noi formiamo l’inferno ?? Dovrò approfondire il pensiero di Calvino per poter capire meglio comunque è troppo negativo, mi sento mancare l’aria.

    “Le città invisibili” capolavoro che viene richiamato spesso alla ribalta del nostro quotidiano. Così mi sono incuriosita. Ho tentato di leggere Calvino in due occasioni ma per me è difficile. Sì devo tornare sui concetti più volte. Scrive molto bene con gran fantasia che utilizza a piene mani. Per cui tre stelle per l’immaginazione che rende così originale la descrizione di ogni città Io forse non riesco a vedere oltre, a passare le parole e “sentire” qualcosa in più. Solo in qualche caso mi sono trovata davvero dentro alla città riconoscendo atmosfere, ricordi o vissuto a me familiare.
    Calvino spiega che per preparare il libro ha passato un lungo periodo scrivendo piccoli appunti su varie città vere o di fantasia. Cose che svegliavano la sua fantasia sino ad arrivare al momento di prendere il tutto e fare nascere il libro.
    La città che mi ha subito colpito, che per me rispecchia in molti casi la nostra vita è Isidora, sì in quel caso sono anch’io seduta sul muretto…..
    “Le città e la memoria. 2.
    All’uomo che cavalcava lungamente per terreni selvatici viene desiderio d’una città. Finalmente giunge a Isidora, città dove i palazzi hanno scale a chiocciola incrostate di chiocciole marine, dove si fabbricano a regola d’arte cannocchiali e violini, dove quando il forestiero è incerto tra due donne ne incontra sempre una terza, dove le lotte dei galli degenerano in risse sanguinose tra gli
    scommettitori. A tutte queste cose egli pensava quando desiderava una città. Isidora è dunque la città dei suoi sogni: con una differenza. La città sognata conteneva lui giovane; a Isidora arriva in tarda età. Nella piazza c’è il muretto dei vecchi che guardano passare la gioventú; lui è seduto in fila con loro. I desideri sono già ricordi.”
    I desideri sono già ricordi….. poche parole per spiegare il passare di una vita.
    La conclusione del libro non mi trova completamente d’accordo, forse è troppo pessimista ma non so forse è davvero così.
    Al termine delle descrizioni delle città il Gran Kan dice a Marco Polo “Tutto è inutile, se l’ultimo approdo non può essere che la città infernale, ed è là in fondo che, in una spirale sempre piú stretta, ci risucchia la corrente.
    E Polo: – L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non
    vederlo piú. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.”
    L’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme… sono parole terrificanti. Noi formiamo l’inferno ?? Dovrò approfondire il pensiero di Calvino per poter capire meglio comunque è troppo negativo, mi sento mancare l’aria.

    ha scritto il 

  • 5

    Semplicemente geniale!

    A partire dalla struttura, basata sul calcolo combinatorio, e che può essere letta in qualsiasi modo si voglia (per parti, in ordine, per brani singoli a caso), fino al contenuto, che si inscrive nel ...continua

    A partire dalla struttura, basata sul calcolo combinatorio, e che può essere letta in qualsiasi modo si voglia (per parti, in ordine, per brani singoli a caso), fino al contenuto, che si inscrive nel postmodernismo e presenta una realtà sfumata, in cui le città sono tutte diverse e si somigliano tutte.
    Anche il contesto è intrigante, con la presenza di un Kublai Khan che vorrebbe conoscere tutto il suo impero senza uscire e manda Marco Polo alla scoperta.
    Così Kublai diventa l'emblema di una conoscenza reale e omnicomprensiva del mondo, che in realtà presenta mille sfaccettature che lo rendono inconoscibile.

    ha scritto il 

  • 3

    "L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo ...continua

    "L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio."

    ha scritto il 

  • 2

    Vorreste vivere a Valdrada, una città che si posa sulle rive di un lago e si riflette totalmente, dai muri alle finestre e con esse anche gli armadi delle stanze dei suoi abitanti? O a Trude, città ch ...continua

    Vorreste vivere a Valdrada, una città che si posa sulle rive di un lago e si riflette totalmente, dai muri alle finestre e con esse anche gli armadi delle stanze dei suoi abitanti? O a Trude, città che si ripete in ogni luogo del mondo, cambiando solo l’aeroporto? Molto meno confortante sarebbe abitare a Leonia, dove la spazzatura si accumula, e più se ne smaltisce, più se ne accumula. Bersabea invece è decisamente più attraente, dato che è completamente coperta d’oro. Oppure Olinda, la città che cresce in cerchi concentrici come se ne vedono sui tronchi degli alberi. Sono solo alcune delle città invisibili che Italo racconta in questa opera datata 1972. Ne è passato di tempo da “I sentieri dei nidi di ragno”, Calvino è ormai uno scrittore celebre ed affermato. Nelle “Città invisibili”, i luoghi che Marco Polo descrive a Kublai Kahn, imperatore dei tartari, sono null’altro che le città che compongono questo vasto impero, e Calvino si diverte a praticare una sorta di gioco con il lettore. Le brevi descrizioni che compongono il libro, vengono infatti raggruppate in diverse sottocategorie: le città nascoste, le città della memoria, le città e i morti, le città e gli scambi. Esse non seguono un senso logico, ma sono numerate e mischiate: cosìcchè il lettore può scegliere di saltare di pagina in pagina seguendo la lettura di città riguardanti solo una sottocategoria, oppure leggere tutto il libro in ordine alternando le varie caratteristiche che le città disegnano sulle pagine. E’ un libro poliedrico e da cui il lettore può prendere spunto per trovare la sua città invisibile o cercare, nelle città che visita, qualche elemento che nella sua totalità o parzialità assomigli il più possibile a uno dei luoghi che Marco Polo racconta. Ci sono città con ponti e canali, ed ogni riferimento alla Venezia di Polo non è casuale. Ognuna di essere porta un nome di donna, e le undici sezioni del libro sono introdotte da coinvolgenti dialoghi tra Marco Polo e Kublai. “Le città invisibili” non è il frutto di un lavoro duraturo e consapevole, ma è l’insieme di tanti appunti e pensieri scritti nel corso del tempo, anche a lunghi intervalli, da Calvino. Le città avevano una specifica cartella, che mano a mano si è andata ad ingrossare, dando come frutto questo scritto. Può sembrare un libro totalmente fantasy, strambo, irreale, ma è di sicuro originale e unico nel suo genere.

    ha scritto il 

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