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Le città invisibili

By Italo Calvino

(5441)

| Paperback | 9788806476397

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  • 7 people find this helpful

    L'ho trovato geniale e bellissimo.
    Disorganico, certo: è nato per accumuli progressivi, come spiega Calvino. Non bisogna cercarvi una trama: non c'è.
    Bisogna lasciarsi andare, come in viaggio. Aprire la mente alle suggestioni ed alle immagini di queste città, tutte egualmente immaginarie e tutte egu ... (continue)

    L'ho trovato geniale e bellissimo.
    Disorganico, certo: è nato per accumuli progressivi, come spiega Calvino. Non bisogna cercarvi una trama: non c'è.
    Bisogna lasciarsi andare, come in viaggio. Aprire la mente alle suggestioni ed alle immagini di queste città, tutte egualmente immaginarie e tutte egualmente incontrabili nella nostra esperienza.
    Ci sono una infinità di temi, in questi brevi testi collegati (spesso incoerentemente) dal dialogo tra Marco Polo e Kublai Khan: il tema del doppio (sono numerose le città che lo hanno, sottoterra o nell'acqua, speculare o distorto), lo smarrimento spaziale e di parola, il potere e la sua vanità, la difficoltà di comprendersi, la relazione tra vita e morte, aria e terra, città e acqua...
    Non bisogna cercare nulla di particolare, in questo testo, ma godersi pienamente tutto quel che vi si trova. Come un viaggiatore che si porta appresso, come bagaglio, soltanto la propria curiosità.

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    Luposelvatico said on Jan 26, 2012 about the Mass Market Paperback edition | 6 feedbacks

  • 5 people find this helpful

    Sono città invisibili, in bilico tra realtà ed immaginazione, passato e presente e anche futuro; sono città fatte di silenzi e di confusione, degli odori penetranti dei bazar, delle spezie, dei profumi portati da lontano dalle carovane dei mercanti. Sono le città della gioia e del dolore, dello scam ... (continue)

    Sono città invisibili, in bilico tra realtà ed immaginazione, passato e presente e anche futuro; sono città fatte di silenzi e di confusione, degli odori penetranti dei bazar, delle spezie, dei profumi portati da lontano dalle carovane dei mercanti. Sono le città della gioia e del dolore, dello scambio e, allo stesso tempo, della chiusura, dell'isolamento. Sono città che, se guardate da angolazioni differenti, ci appaiono sempre diverse perchè sono le città del tutto e del niente. Sono città che si rappresentano non tanto per la maestosità dei palazzi, le architetture fantasiose ed improbabili, ma per lo stato d'animo di chi ci vive, di chi giunge in una città e immediatamente perde il senso dell'orientamento. Sono città dai nomi che vengono presto dimenticati. Sono le città che rappresentano noi stessi.

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    Giangian said on Jan 20, 2012 about the Others edition | 3 feedbacks

  • 5 people find this helpful

    E tu, che città sei?

    Leggere Calvino è come prendere una boccata d’aria fresca e contemporaneamente concentrarsi attentamente per focalizzare un obiettivo imprecisato che, per qualche strano motivo, diventa l’emblema di una vita intera. E’ questo l’effetto che mi ha suscitato la lettura di un gradevolissimo Calvino in u ... (continue)

    Leggere Calvino è come prendere una boccata d’aria fresca e contemporaneamente concentrarsi attentamente per focalizzare un obiettivo imprecisato che, per qualche strano motivo, diventa l’emblema di una vita intera. E’ questo l’effetto che mi ha suscitato la lettura di un gradevolissimo Calvino in una domenica pomeriggio, accompagnata da una calda tazza di tè alla vaniglia nera.

    “Le città invisibili” è l'immaginaria e contemporaneamente corporea e tangibile – nella mente di chi racconta e anche di chi la ascolta – raccolta delle descrizioni che l'ambasciatore Marco Polo fa a Kublai Kan; qui tempo e spazio sono molto vaghi, perché irrilevanti e insignificanti: Calvino permette di viaggiare in un Oriente dai toni fiabeschi (il rimando a ‘Le Mille e una notte’ è già contenuto nella prefazione), ma si trovano anche frequenti riferimenti alla modernità (come la città di Los Angeles, gli aeroporti, gli orologi).

    “Questo libro nasce un pezzetto per volta, a intervalli anche lunghi, come poesie che mettevo sulla carta” rammenta l’autore durante la conferenza tenuta alla Columbia University of NY nel lontano ’83; ed effettivamente non si riesce a dare una definizione definitiva – il gioco di parole è voluto - al testo, parte in prosa narrativa, parte in speculazione filosofica, parte in poetici aforismi.
    Perché “Le città invisibili” fa parte di quel complesso gioco metanarrativo che caratterizza la seconda grande fase dell’autore italiano, quella che fu il frutto degli studi strutturalisti barthesiani e che spinse Calvino a giocare e a manipolare la letteratura – il cui lavorio ha raggiunto i suoi esiti più alti in “Se una notte d’inverno un viaggiatore”.

    Come tutte le opere di Calvino, il testo ad una prima fruizione appare molto semplice e godibile (nel giro di un’oretta si legge tutto) ma in realtà è permeato da diversi temi, variegati e probabilmente ancora tutti da scoprire, per quel che mi riguarda.
    Per cui mi soffermerò solamente su uno, quello che è il ‘fil rouge’: la leggerezza. Le città raccontate sono infatti tutte diverse l’una dall’altra, ma hanno come caratteristica più evidente o come segno interiore proprio la lievità.
    Nelle famose ‘sei lezione americane’ (confluite ne “Proposte per il nuovo millennio”) lo scrittore sostiene che “la leggerezza si associa con la precisione e la determinazione, non con la vaghezza e l’abbandono al caso. Paul Valéry ha detto: Il faut etre léger comme l’oiseau, et non comme la plume”. Perché la ‘leggerezza’ in Calvino non è negativa, al contrario ha un valore aggiunto: bisogna essere leggeri come un uccello, ci ricorda, per avere una direzione e un luogo che non sia mai destinazione, ma solo la tappa di un viaggio lungo una vita.
    E per mostrare un’aderenza perfetta tra contenuti e parole, arriva la scrittura, che si fa anch’essa leggera per permettere alle città di smaterializzarsi e ricomporsi in quell’unica città che Marco Polo dice di raccontare realmente, Venezia. La città inconsistente, che vive sull’acqua; la città che si specchia su sé stessa e che specchia i cittadini che la abitano, a loro volta molteplici nella loro unicità.
    Perché il fine ultimo della lettura di queste città è proprio la ricerca del sé reale e tangibile, in un mondo che vuole contraddistinguersi e differenziarsi tra città, e che invece è fatto solamente di puri uomini.

    Infine.
    La letteratura si distingue dal resto delle arti perché permette di essere plasmata e concretizzata nella mente di chi la fruisce in maniera diversa e sempre variegata.
    Ma qui le città prendono vita in maniera straordinaria e, sebbene ne consiglio la visione solo a lettura ultimata, sono assolutamente da contemplare. E immaginare di poterci vivere.
    http://www.cittainvisibili.com/tuttelecitta.htm

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    R๏гy.o° said on Jan 16, 2012 | 4 feedbacks

  • 1 person find this helpful

    Un viaggio surreale e fantastico, dove la parola evoca immagini d’incanto e il rapporto tra narratore e lettore trascende al punto che in certi momenti non si capisce chi stia immaginando chi e cosa. Magnificamente visionario.

    Difficile parlare di Calvino perché ogni volta penso che tutto ciò che p ... (continue)

    Un viaggio surreale e fantastico, dove la parola evoca immagini d’incanto e il rapporto tra narratore e lettore trascende al punto che in certi momenti non si capisce chi stia immaginando chi e cosa. Magnificamente visionario.

    Difficile parlare di Calvino perché ogni volta penso che tutto ciò che potrei scrivere siano banalità. Calvino si presenta da solo.

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    Fragola said on Feb 10, 2012 | 1 feedback

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