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Le città invisibili

Di

Editore: Arnoldo Mondadori (Oscar Tutte le opere di Italo Calvino)

4.3
(8143)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 164 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Chi tradizionale , Inglese , Portoghese , Chi semplificata , Tedesco , Francese , Spagnolo , Ceco , Catalano , Finlandese , Giapponese , Turco , Greco

Isbn-10: 8804425547 | Isbn-13: 9788804425540 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Audiocassetta , Tascabile economico

Genere: Fiction & Literature , Philosophy , Travel

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Descrizione del libro
Città reali scomposte e trasformate in chiave onirica, e città simboliche e surreali che diventano archetipi moderni in un testo narrativo che raggiunge i vertici della poeticità.
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  • 0

    le citta invisebili di Italo Calvino

    il libro è molto interessante. parla del cambiamento della vita, e di ogni persona stanca della sua vita e dei suoi vicini...ma la parte interessante è che il libro dice che non è esiste la città per ...continua

    il libro è molto interessante. parla del cambiamento della vita, e di ogni persona stanca della sua vita e dei suoi vicini...ma la parte interessante è che il libro dice che non è esiste la città perfetta perciò dobbiamo accettare tutto quello che abbiamo e con cui dobbiamo vivere. alla fine le persone sono quelle che creano la vita bella o brutta, non è il contrario.

    ha scritto il 

  • 4

    Eutropia

    "Entrato nel territorio che ha Eutropia per capitale, il viaggiatore vede non una città ma molte, di eguale grandezza e non dissimili tra loro, sparse per un vasto e ondulato altopiano. Eutropia è non ...continua

    "Entrato nel territorio che ha Eutropia per capitale, il viaggiatore vede non una città ma molte, di eguale grandezza e non dissimili tra loro, sparse per un vasto e ondulato altopiano. Eutropia è non una ma tutte queste città insieme; una sola è abitata, le altre vuote; e questo si fa a turno. Vi dirò ora come. Il giorno in cui gli abitanti di Eutropia si sentono assalire dalla stanchezza, e nessuno sopporta piú il suo mestiere, i suoi parenti, la sua casa e la sua via, i debiti, la gente da salutare o che saluta, allora tutta la cittadinanza decide di spostarsi nella città vicina che è lí ad aspettarli, vuota e come nuova, dove ognuno prenderà un altro mestiere, un’altra moglie, vedrà un altro paesaggio aprendo la finestra, passerà le sere in altri passatempi amicizie maldicenze. Cosí la loro vita si rinnova di trasloco in trasloco, tra città che per l’esposizione o la pendenza o i corsi d’acqua o i venti si presentano ognuna con qualche differenza dalle altre. Essendo la loro società ordinata senza grandi differenze di ricchezza o di autorità, i passaggi da una funzione all’altra avvengono quasi senza scosse; la varietà è assicurata dalle molteplici incombenze, tali che nello spazio d’una vita raramente uno ritorna a un mestiere che già era stato il suo. Cosí la città ripete la sua vita uguale spostandosi in su e in giù sulla sua scacchiera vuota. Gli abitanti tornano a recitare le stesse scene con attori cambiati; ridicono le stesse battute con accenti variamente combinati; spalancano bocche alternate in uguali sbadigli. Sola tra tutte le città dell’impero, Eutropia permane identica a se stessa. Mercurio, dio dei volubili, al quale la città è sacra, fece questo ambiguo miracolo."

    ha scritto il 

  • 5

    É assolutamente indefinibile, un capolavoro, anzi tanti capolavori, ritratti isolati di città immaginarie eppure tanto reali. La bellezza è sempre nella caratteristica peculiare di Calvino: leggerezza ...continua

    É assolutamente indefinibile, un capolavoro, anzi tanti capolavori, ritratti isolati di città immaginarie eppure tanto reali. La bellezza è sempre nella caratteristica peculiare di Calvino: leggerezza, evocazione, ciclicità, rimandi infiniti ed infiniti spunti. Leggerlo è un obbligo!

    ha scritto il 

  • 5

    Se qualcuno mi chiedesse quale sia il mio libro preferito, probabilmente risponderei "Le Città Invisibili"

    Le città e il nome. 5.
    Irene è la città che si vede a sporgersi dal ciglio dell’altipiano nell’ora che le luci s’accendono e per l’aria limpida si distingue laggiú in fondo la rosa dell’abitato: dov’è ...continua

    Le città e il nome. 5.
    Irene è la città che si vede a sporgersi dal ciglio dell’altipiano nell’ora che le luci s’accendono e per l’aria limpida si distingue laggiú in fondo la rosa dell’abitato: dov’è piú densa di finestre, dove si dirada in viottoli appena illuminati, dove ammassa ombre di giardini, dove innalza torri con i fuochi dei segnali; e se la sera è brumosa uno sfumato chiarore si gonfia come una spugna lattigginosa al piede dei calanchi. I viaggiatori dell’altipiano, i pastori che transumano gli armenti, gli uccellatori che sorvegliano le reti, gli eremiti che colgono radicchi, tutti guardano in basso e parlano di Irene. Il vento porta a volte una musica di grancasse e trombe, lo scoppiettio dei mortaretti nella luminaria d’una festa; a volte lo sgranare della mitraglia, l’esplosione d’una polveriera nel cielo giallo degli incendi appiccati dalla guerra civile. Quelli che guardano di lassù fanno congetture su quanto sta accadendo nella città, si domandano se sarebbe bello o brutto trovarsi a Irene quella sera. Non che abbiano intenzione d’andarci – e comunque le strade che calano a valle sono cattive – ma Irene calamita sguardi e pensieri di chi sta là in alto. A questo punto Kublai Kan s’aspetta che Marco parli d’Irene com’è vista da dentro. E Marco non può farlo: quale sia la città che quelli dell’altipiano chiamano Irene non è riuscito a saperlo; d’altronde poco importa: a vederla standoci in mezzo sarebbe un’altra città; Irene è un nome di città da lontano, e se ci si avvicina cambia. La città per chi passa senza entrarci è una, e un’altra per chi ne è preso e non ne esce; una è la città in cui s’arriva la prima volta, un’altra quella che si lascia per non tornare; ognuna merita un nome diverso; forse di Irene ho già parlato sotto altri nomi; forse non ho parlato che di Irene.

    Nient'altro da aggiungere.

    ha scritto il 

  • 4

    Le città viste con gli occhi di Calvino

    Le città invisibili e no di fantasia. Calvino, così riesce a descrivere, a farci vivere all'interno di spazi che i nostri occhi non vedono, ma che diventano reali e, riusciamo a ricostruire come in un ...continua

    Le città invisibili e no di fantasia. Calvino, così riesce a descrivere, a farci vivere all'interno di spazi che i nostri occhi non vedono, ma che diventano reali e, riusciamo a ricostruire come in un'azione tridimensionale. Ritroviamo il suo sogno del reale come in altri suoi romanzi, ma in questo c'è" la vita delle città", c'è molto, tanto di più di una sola storia.

    ha scritto il 

  • 5

    Un libro di fiabe lo aveva definito un mio prof universitario prematuramente scomparso. Ed è vero, è un po’ un racconto fiabesco, onirico, leggero ma allo stesso tempo pieno di significato. Una lettur ...continua

    Un libro di fiabe lo aveva definito un mio prof universitario prematuramente scomparso. Ed è vero, è un po’ un racconto fiabesco, onirico, leggero ma allo stesso tempo pieno di significato. Una lettura piacevole (come sempre Calvino) che dà qualche ora di ristoro ad una mente affaticata o stanca, ma che allo stesso tempo dà suggestioni che magari restano nel subconscio senza che ne siamo consapevoli, ma ci arricchiscono e ci danno spunti che emergeranno nei momenti più inaspettati.

    ha scritto il 

  • 5

    Un viaggio onirico attraverso città immaginarie dalle geometrie frattali, realtà parallele ed alternative, biforcazioni temporali, paradossi logici e geometrici. Una vertiginosa discesa nell’infinito ...continua

    Un viaggio onirico attraverso città immaginarie dalle geometrie frattali, realtà parallele ed alternative, biforcazioni temporali, paradossi logici e geometrici. Una vertiginosa discesa nell’infinito in cui il ruolo di soggetto ed oggetto, di figura e sfondo e, soprattutto, di sognatore e sogno si scambiano in continuazione. Un’esperienza di lettura unica.

    ha scritto il 

  • 3

    le città e la noia.

    Dopo aver visitato decine di città, finalmente entrai in Anìa: città sdraiata in una pianura senza confini. Edifici tutti uguali fiancheggiavano lunghe strade chi si incrociavano tra loro e tra loro s ...continua

    Dopo aver visitato decine di città, finalmente entrai in Anìa: città sdraiata in una pianura senza confini. Edifici tutti uguali fiancheggiavano lunghe strade chi si incrociavano tra loro e tra loro simli, sempre circondate da identici edifici. Gli abitanti, che si somigliavano molto (sembravano fatti con lo stesso stampo) erano intenti a descriversi l'un l'altro le meraviglie delle città che dicevano di aver visitato un tempo. Ciascuno decantava le bellezze delle città che avevano colpito la sua immaginazione: chi parlava delle città sottili, chi delle città nascoste e chi di quelle della memoria o dei segni oppure delle città dei morti.. Un gran vociare si udiva entrando in città, e il tono delle voci si alzava man mano: in realtà non possiamo parlare di conversazione, qui si trattava di monologhi che tutti declamavano senza che alcuno ascoltasse. Il visitatore che entra per caso nella città di Anìa viene subito preso da una strana sensazione di disagio: nulla della città è degno di nota, nulla di bello o di originale colpisce lo sguardo, solo un tremendo vociare senza senso di persone senza alcuna qualità. Per non soccombere al tedio, l'incauto è costretto a lasciare al più presto quel posto.
    Lo sbadiglio di Kublai Kan, costrinse Marco al silenzio.

    ha scritto il 

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