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Le città invisibili

Di

Editore: Arnoldo Mondadori (Oscar Tutte le opere di Italo Calvino)

4.3
(8129)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 164 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Chi tradizionale , Inglese , Portoghese , Chi semplificata , Tedesco , Francese , Spagnolo , Ceco , Catalano , Finlandese , Giapponese , Turco , Greco

Isbn-10: 8804425547 | Isbn-13: 9788804425540 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Audiocassetta , Tascabile economico

Genere: Fiction & Literature , Philosophy , Travel

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Descrizione del libro
Città reali scomposte e trasformate in chiave onirica, e città simboliche e surreali che diventano archetipi moderni in un testo narrativo che raggiunge i vertici della poeticità.
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  • 5

    É assolutamente indefinibile, un capolavoro, anzi tanti capolavori, ritratti isolati di città immaginarie eppure tanto reali. La bellezza è sempre nella caratteristica peculiare di Calvino: leggerezza ...continua

    É assolutamente indefinibile, un capolavoro, anzi tanti capolavori, ritratti isolati di città immaginarie eppure tanto reali. La bellezza è sempre nella caratteristica peculiare di Calvino: leggerezza, evocazione, ciclicità, rimandi infiniti ed infiniti spunti. Leggerlo è un obbligo!

    ha scritto il 

  • 5

    Se qualcuno mi chiedesse quale sia il mio libro preferito, probabilmente risponderei "Le Città Invisibili"

    Le città e il nome. 5.
    Irene è la città che si vede a sporgersi dal ciglio dell’altipiano nell’ora che le luci s’accendono e per l’aria limpida si distingue laggiú in fondo la rosa dell’abitato: dov’è ...continua

    Le città e il nome. 5.
    Irene è la città che si vede a sporgersi dal ciglio dell’altipiano nell’ora che le luci s’accendono e per l’aria limpida si distingue laggiú in fondo la rosa dell’abitato: dov’è piú densa di finestre, dove si dirada in viottoli appena illuminati, dove ammassa ombre di giardini, dove innalza torri con i fuochi dei segnali; e se la sera è brumosa uno sfumato chiarore si gonfia come una spugna lattigginosa al piede dei calanchi. I viaggiatori dell’altipiano, i pastori che transumano gli armenti, gli uccellatori che sorvegliano le reti, gli eremiti che colgono radicchi, tutti guardano in basso e parlano di Irene. Il vento porta a volte una musica di grancasse e trombe, lo scoppiettio dei mortaretti nella luminaria d’una festa; a volte lo sgranare della mitraglia, l’esplosione d’una polveriera nel cielo giallo degli incendi appiccati dalla guerra civile. Quelli che guardano di lassù fanno congetture su quanto sta accadendo nella città, si domandano se sarebbe bello o brutto trovarsi a Irene quella sera. Non che abbiano intenzione d’andarci – e comunque le strade che calano a valle sono cattive – ma Irene calamita sguardi e pensieri di chi sta là in alto. A questo punto Kublai Kan s’aspetta che Marco parli d’Irene com’è vista da dentro. E Marco non può farlo: quale sia la città che quelli dell’altipiano chiamano Irene non è riuscito a saperlo; d’altronde poco importa: a vederla standoci in mezzo sarebbe un’altra città; Irene è un nome di città da lontano, e se ci si avvicina cambia. La città per chi passa senza entrarci è una, e un’altra per chi ne è preso e non ne esce; una è la città in cui s’arriva la prima volta, un’altra quella che si lascia per non tornare; ognuna merita un nome diverso; forse di Irene ho già parlato sotto altri nomi; forse non ho parlato che di Irene.

    Nient'altro da aggiungere.

    ha scritto il 

  • 4

    Le città viste con gli occhi di Calvino

    Le città invisibili e no di fantasia. Calvino, così riesce a descrivere, a farci vivere all'interno di spazi che i nostri occhi non vedono, ma che diventano reali e, riusciamo a ricostruire come in un ...continua

    Le città invisibili e no di fantasia. Calvino, così riesce a descrivere, a farci vivere all'interno di spazi che i nostri occhi non vedono, ma che diventano reali e, riusciamo a ricostruire come in un'azione tridimensionale. Ritroviamo il suo sogno del reale come in altri suoi romanzi, ma in questo c'è" la vita delle città", c'è molto, tanto di più di una sola storia.

    ha scritto il 

  • 5

    Un libro di fiabe lo aveva definito un mio prof universitario prematuramente scomparso. Ed è vero, è un po’ un racconto fiabesco, onirico, leggero ma allo stesso tempo pieno di significato. Una lettur ...continua

    Un libro di fiabe lo aveva definito un mio prof universitario prematuramente scomparso. Ed è vero, è un po’ un racconto fiabesco, onirico, leggero ma allo stesso tempo pieno di significato. Una lettura piacevole (come sempre Calvino) che dà qualche ora di ristoro ad una mente affaticata o stanca, ma che allo stesso tempo dà spunti che magari restano nel subconscio senza che ne siamo consapevoli, ma ci arricchiscono e ci danno spunti che emergeranno nei momenti più inaspettati.

    ha scritto il 

  • 5

    Un viaggio onirico attraverso città immaginarie dalle geometrie frattali, realtà parallele ed alternative, biforcazioni temporali, paradossi logici e geometrici. Una vertiginosa discesa nell’infinito ...continua

    Un viaggio onirico attraverso città immaginarie dalle geometrie frattali, realtà parallele ed alternative, biforcazioni temporali, paradossi logici e geometrici. Una vertiginosa discesa nell’infinito in cui il ruolo di soggetto ed oggetto, di figura e sfondo e, soprattutto, di sognatore e sogno si scambiano in continuazione. Un’esperienza di lettura unica.

    ha scritto il 

  • 3

    le città e la noia.

    Dopo aver visitato decine di città, finalmente entrai in Anìa: città sdraiata in una pianura senza confini. Edifici tutti uguali fiancheggiavano lunghe strade chi si incrociavano tra loro e tra loro s ...continua

    Dopo aver visitato decine di città, finalmente entrai in Anìa: città sdraiata in una pianura senza confini. Edifici tutti uguali fiancheggiavano lunghe strade chi si incrociavano tra loro e tra loro simli, sempre circondate da identici edifici. Gli abitanti, che si somigliavano molto (sembravano fatti con lo stesso stampo) erano intenti a descriversi l'un l'altro le meraviglie delle città che dicevano di aver visitato un tempo. Ciascuno decantava le bellezze delle città che avevano colpito la sua immaginazione: chi parlava delle città sottili, chi delle città nascoste e chi di quelle della memoria o dei segni oppure delle città dei morti.. Un gran vociare si udiva entrando in città, e il tono delle voci si alzava man mano: in realtà non possiamo parlare di conversazione, qui si trattava di monologhi che tutti declamavano senza che alcuno ascoltasse. Il visitatore che entra per caso nella città di Anìa viene subito preso da una strana sensazione di disagio: nulla della città è degno di nota, nulla di bello o di originale colpisce lo sguardo, solo un tremendo vociare senza senso di persone senza alcuna qualità. Per non soccombere al tedio, l'incauto è costretto a lasciare al più presto quel posto.
    Lo sbadiglio di Kublai Kan, costrinse Marco al silenzio.

    ha scritto il 

  • 4

    "L’altrove è uno specchio in negativo. Il viaggiatore riconosce il poco che è suo, scoprendo il molto che non ha avuto e non avrà."

    Molto bello, è stato come compiere un viaggio verso località esotiche ed affascinanti... Ho trovato splendide le metafore sul viaggiare e i viaggiatori! Consigliato :)

    ha scritto il 

  • 5

    "Ogni città riceve la sua forma dal deserto a cui si oppone"

    Calvino ha composto in questo libro un "ultimo poema d'amore alle città", dividendo le sue destinazioni in base al loro rapporto con i sensi, i segni, la vita, la luce, le forme, la continuità o la di ...continua

    Calvino ha composto in questo libro un "ultimo poema d'amore alle città", dividendo le sue destinazioni in base al loro rapporto con i sensi, i segni, la vita, la luce, le forme, la continuità o la discontinuità. Tutto, come un novello Decameron, incluso nella cornice orientaleggiante in cui Marco Polo, mercante della Serenissima, racconta al Gran Kan del suo vasto impero, di come il sole si muove sulle sue terre, di cosa illumina, se i suoi sudditi sono felici o fanno finta di esserlo o se, in alcune lontane e spensierate contee, la felicità non ha nemmeno importanza. D'altronde, non esistono città felici o infelici, ma città in cui attraverso gli anni i desideri riescono ancora a prendere forme, altre in cui i desideri cancellano la città o ne sono cancellati.

    "Al soffio che portava via il fumo Marco pensava ai vapori che annebbiano la distesa del mare e le catene delle montagne e al diradarsi lasciano l'aria secca e diafano svelando città lontane. Era al di là di quello schermo d'umori volatili che il suo sguardo voleva giungere: la forma delle cose si distingue meglio in lontananza."

    "Non le labili nebbie della memoria, né l'asciutta trasparenza, ma il bruciaticcio delle vite bruciate che forma una crosta sulle città, la spugna gonfia di materia vitale che non scorre più, l'ingorgo di passato presente futuro che blocca le esistenze calcificate nel movimento: questo trovavi al termine del viaggio".

    Un libro bellissimo, ricco di immagini, da leggere, rileggere, anche imparare a memoria, oserei (almeno in alcuni passaggi).

    "L'altrove è uno specchio in negativo. Il viaggiatore riconosce il poco che è suo, scoprendo il molto che non ha avuto e non avrà".

    "La città per chi passa senza entrarci è una, e un'altra per chi ne è preso e non ne esce; una è la città in cui s'arriva la prima volta, un'altra quella che si lascia per non tornare".

    Letto tutto d'un fiato in un viaggio in treno, passando da una città all'altra e credendo di scorgere fuori dal finestrino le città invisibili del libro.

    ha scritto il 

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