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Le città invisibili

Di

Editore: Einaudi

4.3
(8230)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 170 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Chi tradizionale , Inglese , Portoghese , Chi semplificata , Tedesco , Francese , Spagnolo , Ceco , Catalano , Finlandese , Giapponese , Turco , Greco

Isbn-10: 8806476394 | Isbn-13: 9788806476397 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Audiocassetta , Tascabile economico

Genere: Fiction & Literature , Philosophy , Travel

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Descrizione del libro
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  • 5

    Gran bel libro da leggere in questo tempo di vacanze, in cui si visitano città e luoghi nuovi. Noi visitiamo avendo già tutto bene in mente, abbiamo letto su internet, ci portiamo la guida, sappiamo g ...continua

    Gran bel libro da leggere in questo tempo di vacanze, in cui si visitano città e luoghi nuovi. Noi visitiamo avendo già tutto bene in mente, abbiamo letto su internet, ci portiamo la guida, sappiamo già dove andare, cosa vedere, dove mangiare (gli orribili consigli delle riviste specializzate), i locali di tendenza; quasi quasi sappiamo già cosa racconteremo al ritorno…
    E invece sarebbe bello trovarsele davanti all’improvviso, le città, arrivarci casualmente e non saperne nulla e scoprirle passo passo, dai volti degli abitanti, dalle facciate delle case e dalle forme delle piazze.
    Proprio come il viaggiatore narrante di questo libro, il Marco Polo che ammalia il vecchio imperatore Kublai Khan; e Kublai Khan che non si sa se gli crede o no, ma in ogni caso ama ascoltare i suoi racconti, anche lui è un viaggiatore del desiderio. Ascolta e sogna, immagina e dubita: questi viaggi sono veri?, queste città esistono?

    Le mie preferite: Anastasia l’ingannatrice; Zora, destinata a restare nella memoria, ma dimenticata dalla Terra; Eutropia che è tante città insieme ma sempre identica a sé stessa; Ottavia, la città-ragnatela; Bauci, che quando arrivi non riesci a vederla perché è una città sui trampoli.
    Alcune città sono come incubi kafkiani, altre come labirinti borgesiani; ma tutte sono raccontate con la meravigliosa, unica leggerezza di Calvino.

    ha scritto il 

  • 3

    La grandezza esce pian piano

    Ammetto che all'inizio ho un po' stentato ad apprezzare che piccoli goielli siano queste città invisibili, ma poi vien preso dal fascino della narrazione, dalla bellezza di questa poesia in prosa. Gli ...continua

    Ammetto che all'inizio ho un po' stentato ad apprezzare che piccoli goielli siano queste città invisibili, ma poi vien preso dal fascino della narrazione, dalla bellezza di questa poesia in prosa. Gli intermezzi tra Marco Polo e Kublai Khan sono bellissimi, ma le ultime tre - quattro città sono indimenticabili. Ecco, il mio tre stelle viene da una media tra il due che avrei dato dopo il primo terzo di libro e il cinque che avrei assegnato alle ultime pagine. Una conferma di più che la grandezza alla fine emerge sempre.

    ha scritto il 

  • 4

    Un piccolo gioiello.

    Marco Polo, più che raccontare città al Gran Khan, racconta stati d'animi, paure, sogni, incongruenze sotto forma di città.

    E' poesia più che prosa, anche se scritta in quest'ult ...continua

    Un piccolo gioiello.

    Marco Polo, più che raccontare città al Gran Khan, racconta stati d'animi, paure, sogni, incongruenze sotto forma di città.

    E' poesia più che prosa, anche se scritta in quest'ultima forma.

    Alcuni capitoli (o città che dir si voglia) sono un pò stucchevoli, ma altri...semplicemente superbi.

    Notevolissimo. Calvino mi aveva deluso con Se una notte d'inverno un viaggiatore , dove secondo me aveva sparato troppo alto, sforando eccessivamente nella meta-narrazione e partorendo un libro informe e, imperdonabile trattandosi di un romanzo, oggettivamente noioso. Qui siamo ancora negli esperimenti narrativi, il romanzo non c'è, ma ci sono pagine di riflessioni e osservazioni intorno alla vita e alla realtà straordinarie.

    Merita assolutamente una e più letture.

    ha scritto il 

  • 3

    Letto un po' per volta

    Calvino ha una capacità descrittiva infinita, accattivante. Ho letto molto lentamente questo libro, per gustarmelo di più, ma non sono riuscita a connettermi totalmente con esso. Alcune città mi hanno ...continua

    Calvino ha una capacità descrittiva infinita, accattivante. Ho letto molto lentamente questo libro, per gustarmelo di più, ma non sono riuscita a connettermi totalmente con esso. Alcune città mi hanno fatto riflettere, altre non mi hanno lasciato molto. Mi sono piaciuti più altri libri di questo autore.

    ha scritto il 

  • 5

    Un viaggio immaginario

    La seconda lettura di questo libro per molti versi sorprendente, porta con sé la quinta e ultima stella. Perché al di là della indubbia genialità che a una prima lettura mi era sembrata fredda ed ecce ...continua

    La seconda lettura di questo libro per molti versi sorprendente, porta con sé la quinta e ultima stella. Perché al di là della indubbia genialità che a una prima lettura mi era sembrata fredda ed eccessivamente intellettuale, vi ho scoperto l’appassionato interrogarsi dello scrittore sul funzionamento dell’ invenzione narrativa e della scrittura.

    Calvino/Marco Polo racconta i suoi viaggi, affascinato dalle infinite possibilità che lo sviluppo di un’idea di città può prendere, pur avendo sempre la propria esperienza come immagine di riferimento. E’ un viaggio conoscitivo ma anche filosofico quello di Marco Polo, alla ricerca dell’essenza della città/racconto, fino a chiedersi se è più importante viaggiare o immaginare per poter davvero conoscere. Al centro del viaggio Marco incontra la città di Bauci, una città assolutamente invisibile perché costruita su trampoli sottili che arrivano fino alle nuvole. E’ come se cercando l’essenza si arrivi al nulla, all’invisibile. Il viaggio allora non può che ripartire da Venezia, dalla memoria, e ripercorrere da lì le città dell’Impero di Khan, per recuperare e dare spazio a ciò che magari non è essenza ma è comunque importante. Eppure Calvino nella sua scrittura sembra riuscire proprio laddove Marco teme di trovare il nulla, coglie l’essenza scrivendo sintesi di pensiero, che rimarranno per sempre nel nostro corredo linguistico. Fino alla sintesi finale, quasi un testamento spirituale, che da sola, vale la lettura del libro. E’ questa:

    “L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà, se ce n’è uno è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e che cosa in mezzo all’inferno, non è inferno , e farlo durare, e dargli spazio.”

    Da Veneziana a me è rimasta nel cuore Smeraldina, la città reticolo di canali e strade dove ci sono mille modi diversi di arrivare da un punto all’altro, cosicchè gli abitanti non si annoiano mai. Beh, cambiare strada è uno dei divertimenti di vivere a Venezia, tanto che da ragazzina, anch’io affascinata dalle possibilità delle infinite combinazioni di calli, mi ero chiesta se era possibile riuscire a calpestare tutte le possibili strade della città. Ed ero anche arrivata ad inventare un modo per accertarsene! Ma non l’ho ancora messo in pratica. E’ un mio (piccolo) sogno nel cassetto.

    ha scritto il 

  • 5

    L'ultima copia per l'ultima città

    Prima o poi ogni lettore seriale trova un cretino seriale che gli pone la DOMANDA: "Qual è il libro che ti è piaciuto di più nella tua vita?" (una volta m'è pure capitata una tizia che mi ha chiesto q ...continua

    Prima o poi ogni lettore seriale trova un cretino seriale che gli pone la DOMANDA: "Qual è il libro che ti è piaciuto di più nella tua vita?" (una volta m'è pure capitata una tizia che mi ha chiesto quale fosse il mio filosofo preferito, ma questa è un'altra storia). Di solito di fronte a domande simili io annaspo come un pesce appeso a un amo. Ma, mentre mi sfrecciano davanti agli occhi titoli su titoli, gli occhi della mia mente spesso si soffermano su Le città invisibili di Calvino.
    Possiedo di questo libro tre copie, una per ogni macrofase della mia vita, perché ad ogni spostamento fisico ho sentito il bisogno di ricomprarlo. E di tanto in tanto sento il bisogno di sfogliarlo e di leggerlo, magari non per intero, un pezzetto qua un pezzetto là, una città, un brano della cornice, un dialogo, un ragionamento (a proposito sono solo io che immagino Marco Polo come un figo pazzesco?).
    Avendolo ricomprato da poco in versione elettronica mi sono infine arresa all'evidenza, sì, penso che in effetti sia il mio libro preferito, il problema è che ho ii sospetto che sia anche il libro che ho compreso di meno. A stento ne comprendo la logica combinatoria e affabulatoria, alcuni brani mi risultano talmente criptici da doverli leggere e rileggere, affinché le parole si fissino nella cervello oltre che sulla retina. Comporta uno sforzo trasformare queste parole in immagini e le immagini in concetti. E ogni volta questi volano via, tanto che ad ogni rilettura appaiono nuovi e sorprendenti.
    Sono fermamente convinta che Le città invisibili sono come la musica, che si avvicina alla verità non per concetti ma per assonanze universali. Così io leggo questo libro come se ascoltassi un brano musicale ed è una melodia misteriosa e malinconica, che mi fa struggere di desiderio per qualcosa che neppure so cos'è. E' un po' anche come un'esperienza onirica, quando in sogno ci appare qualcosa di assoluta, lampante evidenza, ma poi da svegli non sappiamo dire cosa fosse, sebbene ci rimanga quel sentimento di esserci avvicinati avvicinati avvicinati.
    Ho comprato la mia ulteriore copia di Le città invisibili, con la certezza che sarà anche l'ultima, mentre attendo di sognare l'ultima città sognata dal Gran Kahn, quella a cui si approda di notte.

    ha scritto il 

  • 0

    le citta invisebili di Italo Calvino

    il libro è molto interessante. parla del cambiamento della vita, e di ogni persona stanca della sua vita e dei suoi vicini...ma la parte interessante è che il libro dice che non è esiste la città per ...continua

    il libro è molto interessante. parla del cambiamento della vita, e di ogni persona stanca della sua vita e dei suoi vicini...ma la parte interessante è che il libro dice che non è esiste la città perfetta perciò dobbiamo accettare tutto quello che abbiamo e con cui dobbiamo vivere. alla fine le persone sono quelle che creano la vita bella o brutta, non è il contrario.

    ha scritto il 

  • 4

    Eutropia

    "Entrato nel territorio che ha Eutropia per capitale, il viaggiatore vede non una città ma molte, di eguale grandezza e non dissimili tra loro, sparse per un vasto e ondulato altopiano. Eutropia è non ...continua

    "Entrato nel territorio che ha Eutropia per capitale, il viaggiatore vede non una città ma molte, di eguale grandezza e non dissimili tra loro, sparse per un vasto e ondulato altopiano. Eutropia è non una ma tutte queste città insieme; una sola è abitata, le altre vuote; e questo si fa a turno. Vi dirò ora come. Il giorno in cui gli abitanti di Eutropia si sentono assalire dalla stanchezza, e nessuno sopporta piú il suo mestiere, i suoi parenti, la sua casa e la sua via, i debiti, la gente da salutare o che saluta, allora tutta la cittadinanza decide di spostarsi nella città vicina che è lí ad aspettarli, vuota e come nuova, dove ognuno prenderà un altro mestiere, un’altra moglie, vedrà un altro paesaggio aprendo la finestra, passerà le sere in altri passatempi amicizie maldicenze. Cosí la loro vita si rinnova di trasloco in trasloco, tra città che per l’esposizione o la pendenza o i corsi d’acqua o i venti si presentano ognuna con qualche differenza dalle altre. Essendo la loro società ordinata senza grandi differenze di ricchezza o di autorità, i passaggi da una funzione all’altra avvengono quasi senza scosse; la varietà è assicurata dalle molteplici incombenze, tali che nello spazio d’una vita raramente uno ritorna a un mestiere che già era stato il suo. Cosí la città ripete la sua vita uguale spostandosi in su e in giù sulla sua scacchiera vuota. Gli abitanti tornano a recitare le stesse scene con attori cambiati; ridicono le stesse battute con accenti variamente combinati; spalancano bocche alternate in uguali sbadigli. Sola tra tutte le città dell’impero, Eutropia permane identica a se stessa. Mercurio, dio dei volubili, al quale la città è sacra, fece questo ambiguo miracolo."

    ha scritto il 

  • 5

    É assolutamente indefinibile, un capolavoro, anzi tanti capolavori, ritratti isolati di città immaginarie eppure tanto reali. La bellezza è sempre nella caratteristica peculiare di Calvino: leggerezza ...continua

    É assolutamente indefinibile, un capolavoro, anzi tanti capolavori, ritratti isolati di città immaginarie eppure tanto reali. La bellezza è sempre nella caratteristica peculiare di Calvino: leggerezza, evocazione, ciclicità, rimandi infiniti ed infiniti spunti. Leggerlo è un obbligo!

    ha scritto il 

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