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Le città invisibili

Di

Editore: Einaudi

4.3
(8151)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 170 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Chi tradizionale , Inglese , Portoghese , Chi semplificata , Tedesco , Francese , Spagnolo , Ceco , Catalano , Finlandese , Giapponese , Turco , Greco

Isbn-10: 8806476394 | Isbn-13: 9788806476397 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Audiocassetta , Tascabile economico

Genere: Fiction & Literature , Philosophy , Travel

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Descrizione del libro
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  • 5

    L'ultima copia per l'ultima città

    Prima o poi ogni lettore seriale trova un cretino seriale che gli pone la DOMANDA: "Qual è il libro che ti è piaciuto di più nella tua vita?" (una volta m'è pure capitata una tizia che mi ha chiesto q ...continua

    Prima o poi ogni lettore seriale trova un cretino seriale che gli pone la DOMANDA: "Qual è il libro che ti è piaciuto di più nella tua vita?" (una volta m'è pure capitata una tizia che mi ha chiesto quale fosse il mio filosofo preferito, ma questa è un'altra storia). Di solito di fronte a domande simili io annaspo come un pesce appeso a un amo. Ma, mentre mi sfrecciano davanti agli occhi titoli su titoli, gli occhi della mia mente spesso si soffermano su Le città invisibili di Calvino.
    Possiedo di questo libro tre copie, una per ogni macrofase della mia vita, perché ad ogni spostamento fisico ho sentito il bisogno di ricomprarlo. E di tanto in tanto sento il bisogno di sfogliarlo e di leggerlo, magari non per intero, un pezzetto qua un pezzetto là, una città, un brano della cornice, un dialogo, un ragionamento (a proposito sono solo io che immagino Marco Polo come un figo pazzesco?).
    Avendolo ricomprato da poco in versione elettronica mi sono infine arresa all'evidenza, sì, penso che in effetti sia il mio libro preferito, il problema è che ho ii sospetto che sia anche il libro che ho compreso di meno. A stento ne comprendo la logica combinatoria e affabulatoria, alcuni brani mi risultano talmente criptici da doverli leggere e rileggere, affinché le parole si fissino nella cervello oltre che sulla retina. Comporta uno sforzo trasformare queste parole in immagini e le immagini in concetti. E ogni volta questi volano via, tanto che ad ogni rilettura appaiono nuovi e sorprendenti.
    Sono fermamente convinta che Le città invisibili sono come la musica, che si avvicina alla verità non per concetti ma per assonanze universali. Così io leggo questo libro come se ascoltassi un brano musicale ed è una melodia misteriosa e malinconica, che mi fa struggere di desiderio per qualcosa che neppure so cos'è. E' un po' anche come un'esperienza onirica, quando in sogno ci appare qualcosa di assoluta, lampante evidenza, ma poi da svegli non sappiamo dire cosa fosse, sebbene ci rimanga quel sentimento di esserci avvicinati avvicinati avvicinati.
    Ho comprato la mia ulteriore copia di Le città invisibili, con la certezza che sarà anche l'ultima, mentre attendo di sognare l'ultima città sognata dal Gran Kahn, quella a cui si approda di notte.

    ha scritto il 

  • 0

    le citta invisebili di Italo Calvino

    il libro è molto interessante. parla del cambiamento della vita, e di ogni persona stanca della sua vita e dei suoi vicini...ma la parte interessante è che il libro dice che non è esiste la città per ...continua

    il libro è molto interessante. parla del cambiamento della vita, e di ogni persona stanca della sua vita e dei suoi vicini...ma la parte interessante è che il libro dice che non è esiste la città perfetta perciò dobbiamo accettare tutto quello che abbiamo e con cui dobbiamo vivere. alla fine le persone sono quelle che creano la vita bella o brutta, non è il contrario.

    ha scritto il 

  • 4

    Eutropia

    "Entrato nel territorio che ha Eutropia per capitale, il viaggiatore vede non una città ma molte, di eguale grandezza e non dissimili tra loro, sparse per un vasto e ondulato altopiano. Eutropia è non ...continua

    "Entrato nel territorio che ha Eutropia per capitale, il viaggiatore vede non una città ma molte, di eguale grandezza e non dissimili tra loro, sparse per un vasto e ondulato altopiano. Eutropia è non una ma tutte queste città insieme; una sola è abitata, le altre vuote; e questo si fa a turno. Vi dirò ora come. Il giorno in cui gli abitanti di Eutropia si sentono assalire dalla stanchezza, e nessuno sopporta piú il suo mestiere, i suoi parenti, la sua casa e la sua via, i debiti, la gente da salutare o che saluta, allora tutta la cittadinanza decide di spostarsi nella città vicina che è lí ad aspettarli, vuota e come nuova, dove ognuno prenderà un altro mestiere, un’altra moglie, vedrà un altro paesaggio aprendo la finestra, passerà le sere in altri passatempi amicizie maldicenze. Cosí la loro vita si rinnova di trasloco in trasloco, tra città che per l’esposizione o la pendenza o i corsi d’acqua o i venti si presentano ognuna con qualche differenza dalle altre. Essendo la loro società ordinata senza grandi differenze di ricchezza o di autorità, i passaggi da una funzione all’altra avvengono quasi senza scosse; la varietà è assicurata dalle molteplici incombenze, tali che nello spazio d’una vita raramente uno ritorna a un mestiere che già era stato il suo. Cosí la città ripete la sua vita uguale spostandosi in su e in giù sulla sua scacchiera vuota. Gli abitanti tornano a recitare le stesse scene con attori cambiati; ridicono le stesse battute con accenti variamente combinati; spalancano bocche alternate in uguali sbadigli. Sola tra tutte le città dell’impero, Eutropia permane identica a se stessa. Mercurio, dio dei volubili, al quale la città è sacra, fece questo ambiguo miracolo."

    ha scritto il 

  • 5

    É assolutamente indefinibile, un capolavoro, anzi tanti capolavori, ritratti isolati di città immaginarie eppure tanto reali. La bellezza è sempre nella caratteristica peculiare di Calvino: leggerezza ...continua

    É assolutamente indefinibile, un capolavoro, anzi tanti capolavori, ritratti isolati di città immaginarie eppure tanto reali. La bellezza è sempre nella caratteristica peculiare di Calvino: leggerezza, evocazione, ciclicità, rimandi infiniti ed infiniti spunti. Leggerlo è un obbligo!

    ha scritto il 

  • 5

    Se qualcuno mi chiedesse quale sia il mio libro preferito, probabilmente risponderei "Le Città Invisibili"

    Le città e il nome. 5.
    Irene è la città che si vede a sporgersi dal ciglio dell’altipiano nell’ora che le luci s’accendono e per l’aria limpida si distingue laggiú in fondo la rosa dell’abitato: dov’è ...continua

    Le città e il nome. 5.
    Irene è la città che si vede a sporgersi dal ciglio dell’altipiano nell’ora che le luci s’accendono e per l’aria limpida si distingue laggiú in fondo la rosa dell’abitato: dov’è piú densa di finestre, dove si dirada in viottoli appena illuminati, dove ammassa ombre di giardini, dove innalza torri con i fuochi dei segnali; e se la sera è brumosa uno sfumato chiarore si gonfia come una spugna lattigginosa al piede dei calanchi. I viaggiatori dell’altipiano, i pastori che transumano gli armenti, gli uccellatori che sorvegliano le reti, gli eremiti che colgono radicchi, tutti guardano in basso e parlano di Irene. Il vento porta a volte una musica di grancasse e trombe, lo scoppiettio dei mortaretti nella luminaria d’una festa; a volte lo sgranare della mitraglia, l’esplosione d’una polveriera nel cielo giallo degli incendi appiccati dalla guerra civile. Quelli che guardano di lassù fanno congetture su quanto sta accadendo nella città, si domandano se sarebbe bello o brutto trovarsi a Irene quella sera. Non che abbiano intenzione d’andarci – e comunque le strade che calano a valle sono cattive – ma Irene calamita sguardi e pensieri di chi sta là in alto. A questo punto Kublai Kan s’aspetta che Marco parli d’Irene com’è vista da dentro. E Marco non può farlo: quale sia la città che quelli dell’altipiano chiamano Irene non è riuscito a saperlo; d’altronde poco importa: a vederla standoci in mezzo sarebbe un’altra città; Irene è un nome di città da lontano, e se ci si avvicina cambia. La città per chi passa senza entrarci è una, e un’altra per chi ne è preso e non ne esce; una è la città in cui s’arriva la prima volta, un’altra quella che si lascia per non tornare; ognuna merita un nome diverso; forse di Irene ho già parlato sotto altri nomi; forse non ho parlato che di Irene.

    Nient'altro da aggiungere.

    ha scritto il 

  • 4

    Le città viste con gli occhi di Calvino

    Le città invisibili e no di fantasia. Calvino, così riesce a descrivere, a farci vivere all'interno di spazi che i nostri occhi non vedono, ma che diventano reali e, riusciamo a ricostruire come in un ...continua

    Le città invisibili e no di fantasia. Calvino, così riesce a descrivere, a farci vivere all'interno di spazi che i nostri occhi non vedono, ma che diventano reali e, riusciamo a ricostruire come in un'azione tridimensionale. Ritroviamo il suo sogno del reale come in altri suoi romanzi, ma in questo c'è" la vita delle città", c'è molto, tanto di più di una sola storia.

    ha scritto il 

  • 5

    Un libro di fiabe lo aveva definito un mio prof universitario prematuramente scomparso. Ed è vero, è un po’ un racconto fiabesco, onirico, leggero ma allo stesso tempo pieno di significato. Una lettur ...continua

    Un libro di fiabe lo aveva definito un mio prof universitario prematuramente scomparso. Ed è vero, è un po’ un racconto fiabesco, onirico, leggero ma allo stesso tempo pieno di significato. Una lettura piacevole (come sempre Calvino) che dà qualche ora di ristoro ad una mente affaticata o stanca, ma che allo stesso tempo dà suggestioni che magari restano nel subconscio senza che ne siamo consapevoli, ma ci arricchiscono e ci danno spunti che emergeranno nei momenti più inaspettati.

    ha scritto il 

  • 5

    Un viaggio onirico attraverso città immaginarie dalle geometrie frattali, realtà parallele ed alternative, biforcazioni temporali, paradossi logici e geometrici. Una vertiginosa discesa nell’infinito ...continua

    Un viaggio onirico attraverso città immaginarie dalle geometrie frattali, realtà parallele ed alternative, biforcazioni temporali, paradossi logici e geometrici. Una vertiginosa discesa nell’infinito in cui il ruolo di soggetto ed oggetto, di figura e sfondo e, soprattutto, di sognatore e sogno si scambiano in continuazione. Un’esperienza di lettura unica.

    ha scritto il 

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