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Le coût humain de la mondialisation

By Zygmunt Bauman

(1)

| Others | 9782012794931

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Book Description

15 Reviews

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  • 2 people find this helpful

    Altro che Bilderberg, la realtà è anche peggio....

    solito ottimo lavoro di Bauman, che unisce la solidità del ragionamento alla capacità di vedere oltre i concetti dati per scontati, ma che scontati non sono: la compressione di tempo e spazio rende le persone più diverse, piuttosto che uguali (perchè ...(continue)

    solito ottimo lavoro di Bauman, che unisce la solidità del ragionamento alla capacità di vedere oltre i concetti dati per scontati, ma che scontati non sono: la compressione di tempo e spazio rende le persone più diverse, piuttosto che uguali (perchè c'è chi il movimento se lo può permettere e chi invece non può muoversi); il concetto di modernità come Panopticon, tanto caro ai vari complottisti, che cozza contro la realtà dove non c'è una regia, ma solo una forza indeterminata, ingovernabile e autopropulsiva, cioè la marea immensa degli affari mondiali. Questi "mercati", astratto concetto senza volto, non sono guidati da nessuno, non c'è nessuna cupola tipo Bilderberg, nessun super-miliardario che decide i destini dei paese - semplicemente il principio del profitto è come l'onda di una piena di acqua, trova in modo naturale le strade che danno la migliore rendita senza nessun pensiero organizzativo a monte... e forse questo è anche peggio dell'idea di un controllo planetario....

    Leggetelo se volete avere qualche idea originale e concreta di cosa significhi questo termine così spesso usato a sproposito....

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    Habemus_Apicellam said on Dec 1, 2013 | 1 feedback

  • 1 person finds this helpful

    Buone idee ma ben confuse. E' questa l'impressione che ho avuto leggendo il libro.

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    Peregol said on Sep 30, 2013 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    E' vero, sul web si è proprio sbagliato, ma ci sono molti altri spunti di riflessione, in questo libro. Si può anche vedere, a distanza di quindici anni, se quello che è successo sia poi così lontano da quello che Bauman descriveva nel 97 circa. Il c ...(continue)

    E' vero, sul web si è proprio sbagliato, ma ci sono molti altri spunti di riflessione, in questo libro. Si può anche vedere, a distanza di quindici anni, se quello che è successo sia poi così lontano da quello che Bauman descriveva nel 97 circa. Il controllo, la sicurezza, la gestione piramidale del potere, la fine degli stati sovrani, la flessibilità del lavoro (ma l'avrà letto, Ichino, sto libro?)...

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    elena said on Mar 16, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Come sempre, almeno per me, Bauman riesce a dare impulsi formidabili al pensiero, e la sua lettura del fenomeno della globalizzazione è convincente e stimolante. Riportare l'intero l'assetto attuale della società alla dimensione di una profonda trasf ...(continue)

    Come sempre, almeno per me, Bauman riesce a dare impulsi formidabili al pensiero, e la sua lettura del fenomeno della globalizzazione è convincente e stimolante. Riportare l'intero l'assetto attuale della società alla dimensione di una profonda trasformazione del nostro modo di vivere il tempo e lo spazio, ecco la prospettiva filosofica sull'esistenza, ecco come la filosofia può aprire scenari d'interpretazione originali e coinvolgenti senza bisogno dei soliti psicologismi o dei luoghi comuni di certa politica.

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    Stefano Zampieri said on Jun 6, 2012 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    l'autore non ha nessuna idea dell'argomento che tratta, segno che non basta aver letto molti libri per possedere una posizione intelligente su un argomento; tanto meno quando questo è vincolato ai legami tra gli internets, il panopticon e la degenera ...(continue)

    l'autore non ha nessuna idea dell'argomento che tratta, segno che non basta aver letto molti libri per possedere una posizione intelligente su un argomento; tanto meno quando questo è vincolato ai legami tra gli internets, il panopticon e la degenerazione globale/locale. tra l'altro, citare Paul Virilio e Michel Foucault senz'aver capito una parola dei loro lavori mette grande tristezza.

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    William Di Pasquale said on Oct 20, 2011 | 3 feedbacks

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