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Le confessioni di un italiano

Di

Editore: De Agostini

4.1
(584)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 677 | Formato: Rilegato in pelle | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: A000127502 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Paperback , Cofanetto , Copertina rigida , Tascabile economico , Copertina rinforzata scuole e biblioteche , Copertina morbida e spillati , eBook

Genere: Biography , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
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  • 4

    Il romanzo storico italiano

    Premetto: consiglierei ai docenti di far leggere "Le confessioni di un italiano" (I. Nievo), magari al posto dei "soliti" Promessi sposi. L'opera di Nievo è sicuramente lunga, complessa, ricca di avve ...continua

    Premetto: consiglierei ai docenti di far leggere "Le confessioni di un italiano" (I. Nievo), magari al posto dei "soliti" Promessi sposi. L'opera di Nievo è sicuramente lunga, complessa, ricca di avvenimenti sociali e storici italiani dell'800, in pieno clima di unificazione, con tutte le lotte e le speranze che il periodo ha portato e il protagonista ne è parte, con i suoi pregi, i suoi ideali di eroismo e i suoi difetti e debolezze. Le più noiose parti storiche si mescolano con quelle più interessanti delle confessioni della vita del protagonista, in particolare del suo amore con la cugina Pisana che vivono sin dall'infanzia in maniera più o meno tormentata, a causa del carattere volubile della giovane. E' davvero una bella storia d'amore e che verso la fine commuoverà...ma non voglio anticipare più nulla!

    ha scritto il 

  • 4

    Se il suo autore lo avesse risciacquato in Arno appena un po’ (tanto per togliere le meno potabili fra le espressioni arcaiche o dialettali) e si fosse ricordato che anche la punteggiatura è important ...continua

    Se il suo autore lo avesse risciacquato in Arno appena un po’ (tanto per togliere le meno potabili fra le espressioni arcaiche o dialettali) e si fosse ricordato che anche la punteggiatura è importante evitando di tralasciare qualche virgola di troppo, questo monumentale romanzo, invece di finire quasi dimenticato, avrebbe il posto che si merita nella storia della letteratura italiana. Perché nel suo scorrere torrenziale ci sono la passione (amorosa e politica) e il tradimento, la meschinità e il coraggio, l’opportunismo e il disinteresse, la guerra e la quotidianità: si potrebbe andare avanti ancora elencando e aggiungere pure la marea di personaggi delineati con cura tra pregi e difetti, ma soprattutto ci sono il passato e il futuro. Carlo (non ancora) Altoviti cresce nella sonnacchiosa campagna friulana della seconda metà del Settecento: il suo destino di servo di piccoli nobilotti di provincia parrebbe immutabile come la società che lo circonda, dominata dagli stanchi riti del bel mondo in una cadente Repubblica di Venezia. Invece il vento delle rivoluzioni prende a soffiare, facendo crollare le istituzioni ormai marce e ribaltando anche la vita del protagonista che, fra alte speranze e cocenti disillusioni, attraversa tutte le fasi politiche a cavallo dei due secoli finendo per fare anche una sorta di giro d’Italia della ribellione regolarmente soffocata più una quasi inevitabile esperienza di esule a Londra. Qui si sublima il suo rapporto con la Pisana, figlia dei suoi castellani per la quale prova un sentimento (ricambiato) che si può etichettare come ‘amore della sua vita’, ma che, pur nato in pratica nella culla, per un motivo o per l’altro non giunge a compiersi mai: il percorso capriccioso di lei e la mancanza di coraggio di lui sono concause di una tensione che accompagna l’intera loro esistenza. Alla loro storia si affiancano altre del pari indimenticabili: fra di esse, vanno almeno citati il rapporto tra Doretta e Leopardo che nasce idilliaco alla Fontana di Venchieredo e si conclude tragicamente in una buia stanza veneziana oppure l’amore senza speranza tra Clara e Lucilio, negato in modo impietoso più dalla meschinità umana che dalle circostanze. Avendo come contrappeso viscidi lealisti come gli Ormenta o padre Pendola, Lucilio si erge dalla cintola in su fra le figure secondarie grazie alla volontà che lo trascina sia nella passione amorosa, sia in quella civile: molti altri preferiscono lasciarsi sedurre dalle lusinghe di una vita più comoda o, comunque, normalizzata. In fondo, è quello che capita anche a Carlo, tra i soldi di un padre ritrovato mezzo turco e la parentela con una benestante famiglia greca, la quale però trascina lui e i suoi figli nella lotta per la liberazione di quel Paese. Aggiunto che, per non farsi mancare nulla, un altro rampollo finisce in Sud America, va sottolineato come la vita del protagonista alterni a momenti luminosi una bella serie di dolori che egli rivede con la serenità dell’ultraottantenne: il libro è infatti costruito come se fosse lo stesso Carlo a rievocare la propria eistenza calibrando l’irruenza della gioventù con la serenità della vecchiaia. Purtroppo questa meditazione all’indietro lo fa sbandare a volte in lunghi pistolotti morali sugli argomenti più svariati che costituiscono gli unici momenti davvero deboli del libro quasi azzerandone qua e là la tensione narrativa: difetto peraltro compensato dallo spessore di una narrazione che Nievo scrisse venticinquenne a metà degli anni Cinquanta dell’Ottocento e fu pubblicata postuma. Chi volesse proprio fare il noioso potrebbe poi evidenziare come la seconda metà sia meno appassionante delle pagine che l’hanno preceduta, in special modo quelle freschissime del giovane Carlino a contatto con la rigogliosa campagna friulana, ma il romanzo resta comunque un esperienza che si rivela, a sorpresa, molto coinvolgente nel suo essere racconto di formazione di un uomo e di un intero Paese. Succede così che, dopo qualche settimana di intensa frequentazione, si senta la mancanza di Carlo Altoviti e si consideri la sua lingua retrò come un piacevole tratto distintivo di un libro che meriterebbe di stare fianco a fianco con gli altri monumenti letterari che hanno visto la luce – non solo in Italia - nello stesso secolo.

    ha scritto il 

  • 5

    Perché non studiarlo a scuola?

    La differenza fra la scuola di oggi e quella di una volta? Mio padre ha studiato in un perito tecnico negli anni '60, e l'insegnante di italiano fece leggere interamente questa opera, mentre io ho fre ...continua

    La differenza fra la scuola di oggi e quella di una volta? Mio padre ha studiato in un perito tecnico negli anni '60, e l'insegnante di italiano fece leggere interamente questa opera, mentre io ho frequentato il liceo classico negli anni 2000, senza che Nievo fosse mai citato nelle lezioni di letteratura, interamente saltato il capitolo a lui dedicato nel libro di italiano, cosa che ho poi riscontrato anche parlando con altri miei coetanei.
    Questo è il vero libro del risorgimento italiano, è leggendo quest'opera che si può capire realmente lo spirito che contraddistingueva i giovani dell'epoca, i sognatori che speravano in un'Italia diversa e unita!
    Come si può cancellare la lettura di questo capolavoro dai programmi scolastici? Non fosse morto misteriosamente, Nievo oggi probabilmente sarebbe valso un Manzoni, e non è detto che le Confessioni non valgano i Promessi Sposi, è solo questione di pubblicità e di caparbietà degli insegnanti.
    Peccato davvero che sia poco conosciuto.

    ha scritto il 

  • 5

    Un vero capolavoro! Un'opera che è contemporaneamente un romanzo storico dell'Italia di fine '700- metà '800, un libro di avventura, una storia di passione civile e di passioni affettive. Il personagg ...continua

    Un vero capolavoro! Un'opera che è contemporaneamente un romanzo storico dell'Italia di fine '700- metà '800, un libro di avventura, una storia di passione civile e di passioni affettive. Il personaggio della Pisana, con le sue mille contraddizioni, rimane indelebile nella memoria.

    ha scritto il 

  • 4

    Confessioni di un italiano...

    Carlino Altoviti, il protagonista delle Confessioni, si può ritenere molto fortunato ma l'affresco storico in cui si muove è talmente avvincente e determinante quasi da sopraffare i dettagli e i singo ...continua

    Carlino Altoviti, il protagonista delle Confessioni, si può ritenere molto fortunato ma l'affresco storico in cui si muove è talmente avvincente e determinante quasi da sopraffare i dettagli e i singoli fatti. E dalla stessa sorte sembra esserne colpita pure l'opera stessa, da sempre considerata una delle poche vere ricchezze narrative dell'800 italiano, ha però subìto come per incantesimo un destino strano quanto suggestivo. Ippolito Nievo nasce a Padova nel 1831 e tra gli studi e l'azione patriottica, sarà l'avventura vera e propria a sceglierlo, prima con Mazzini, poi nella campagna del 1859 con i cacciatori delle Alpi, per finire con i mille di Garibaldi fino alla Sicilia. Nell'isola ebbe per un periodo incarichi politici ed amministrativi fino a che, durante un viaggio di ritorno in mare, morì per il naufragio del vapore su cui era imbarcato. Aveva trent'anni.
    "Le confessioni di un italiano" quindi, esce postumo nel 1867 e possiamo davvero ritenerlo uno dei pochi romanzi italiani all'altezza dei "grandi" dell'800. Tra le pagine la rappresentazione di un grande evento collettivo che circonda un insieme di esperienze individuali: costruendo sul dettaglio, sulle vite marginali di ognuno anche la Storia ne resta coinvolta: un vortice di fatti, persone, sentimenti sfiorano ma non possono scalfire il dirompente e fatale passare del tempo. E
    l'essenza stessa degli ideali del giovane Nievo, saranno nelle pagine del suo romanzo dove la fine di quell'ancien regime del vecchio mondo prenderà anche la Venezia quasi fatiscente e ormai solamente riflesso di se stessa, della sua potenza di repubblica marinara ormai alla deriva.
    Ed è proprio qui che Nievo, sotto le spoglie del protagonista ottuagenario, ritrae l'emozione dell'epoca rivoluzionaria, quella napoleonica, la Restaurazione, fino ai giorni confusi drammatici ed esaltanti dei primi fermenti del processo di unità nazionale.
    E'la coscienza politica di un protagonista attivo, ma anche la poesia di chi riesce a incasellare nel racconto sia un impareggiabile quadro politico-sociale sia, attraverso il muoversi e l'organizzarsi degli individui, il formarsi delle tendenze di pensiero che daranno vita alle ideologie, concetto forse ancor troppo nuovo del quale però Nievo ne aveva constatato l'essenza. Lo scrittore arriva fino alla condanna del vecchio mondo ma però non esclude il ricordo e la nostalgia per esso, contraddizioni di un uomo che danno al romanzo anche la dimensione onirica e trascendentale che oltrepassa ogni storicizzazione offrendo scorci tra i più belli e autentici o, meglio ancora, lo stato di tensione in cui cessano le illusioni per dei nuovi modi d'esprimersi che cambieranno metodi e prospettive. UN limite di Nievo è infatti quello di non esser riuscito in pieno a lasciare quello schema romantico che i naturalisti francesi di lì a poco distruggeranno ma si scorge però ugualmente l'intuizione di una realtà complessa e nuova, anche per Carlino Altoviti. Se infatti i profili realistici risentono ancor troppo dell'io romantico, vi è la dimensione etica e politica, italiana ed europea, ad affrontare la formazione di una coscienza e i suoi punti oscuri e più veri, senza enfasi, senza inutili appendici d, magari a volte prolisso e stravagante ma dotato di un ironia particolare, in questo libro c'è tutta la vita di chi la perderà a trent'anni, ricchissima di personaggi che ne tingono la psiche e la differenziano, toccando ogni tic ed ogni mania fino ad approdare all'universo femminile con La Pisana, con la sua sfrontata sensualità, con la sua sfrontata ribellione...Nievo, padovano come me e che pensò come i suoi coetanei e guardava ad un futuro diverso... ma forse questa è un'altra storia che lui non ha mai nemmeno accennato...

    ha scritto il 

  • 5

    IL COMMENTO DI UN OTTUAGENARIO: sorprendente.

    Ho ostinatamente evitato questo libro per 70 anni, pensando che fosse un polpettone filosofico di un vegliardo annoiato. Invece NO!!
    Il libro è stato scritto da un ventisettenne ed è avventuroso, roma ...continua

    Ho ostinatamente evitato questo libro per 70 anni, pensando che fosse un polpettone filosofico di un vegliardo annoiato. Invece NO!!
    Il libro è stato scritto da un ventisettenne ed è avventuroso, romantico, storico, accuratamente descrittivo di usi e costumi risorgimentali ed infine didatticamente deamicisiano. Si può muovere ad esso più di una critica e sentenziare: l'autore avrebbe dovuto rivederlo e ripulirlo prima di darlo alle stampe.
    NON CI STO ( alla Scalfaro ): il giovanotto ha scritto il librone (1100 pagine) in 8 mesi nel 1858; nel 1859 ha combattuto con Garibaldi come Cacciatore delle Alpi; nel 1860 è stato uno dei MILLE ed a Marzo del 1861 è morto.A trenta anni. Be'?

    ha scritto il 

  • 5

    Viva Nievo!!!

    È stata una lettura a tratti molto impegnativa per le mie capacità ma, nello stesso tempo estremamente appassionante ed emozionante. Un testo che, scritto quindici anni dopo “I promessi sposi” di Manz ...continua

    È stata una lettura a tratti molto impegnativa per le mie capacità ma, nello stesso tempo estremamente appassionante ed emozionante. Un testo che, scritto quindici anni dopo “I promessi sposi” di Manzoni, mi è parso fottutamente moderno con personaggi cazzuti e rivoluzionari e una storia coinvolgente che si svolge in un’Italia in grande subbuglio, dalla seconda metà del ‘700 alla prima dell’800. Mi stupisco che alle superiori non si studi quest’opera e che, dirò un’eresia da perfetto ignorante, non sostituisca il “sacro” testo manzoniano.

    ha scritto il 

  • 5

    Perfetto nella sua imperfezione, completo con le sue mancanze. Nievo ha lasciato, postumo, quello che troppo spesso è ricordato come un "semplice" romanzo patriottico. No: le "Confessioni" sono molto ...continua

    Perfetto nella sua imperfezione, completo con le sue mancanze. Nievo ha lasciato, postumo, quello che troppo spesso è ricordato come un "semplice" romanzo patriottico. No: le "Confessioni" sono molto di più, e relegarle al solo ambito della "letteratura risorgimentale" sarebbe troppo riduttivo. Il Romanzo del giovane garibaldino può far ottima figura là, a fianco dei "Promessi Sposi", sullo scaffale più alto della Letteratura Italiana. Ma cosa sono le "Confessioni", se non un poema sinfonico sulla Storia italiana, diretto da un'irresistibile stella polare: la Pisana! Così, andandole dietro, finiamo tutti travolti, inevitabilmente, dalla prosa ritmica di quest'ottantenne di ventisette anni.

    ha scritto il 

  • 4

    Spaccato di vita di un uomo che ha vissuto più Rivoluzioni tra ideali disillusi, ma forti e onesti, tra amori contrastati, ma costanti, in una società piena di cambiamenti politici e sociali. A volte ...continua

    Spaccato di vita di un uomo che ha vissuto più Rivoluzioni tra ideali disillusi, ma forti e onesti, tra amori contrastati, ma costanti, in una società piena di cambiamenti politici e sociali. A volte prolisso, a volte moralista, ma spesso divertente ed efficace nella narrazione. A me è piaciuto un sacco, ecco.

    ha scritto il 

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