Le cose che abbiamo perso nel fuoco

Di

Editore: Marsilio

4.0
(16)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 199 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8831726560 | Isbn-13: 9788831726566 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Fabio Cremonesi

Genere: Narrativa & Letteratura , Horror

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Descrizione del libro
Piccoli capolavori di realismo macabro che mescolano amore e sofferenza, superstizione e apatia, compassione e rimpianto, le storie di Mariana Enriquez prendono forma in una Buenos Aires nerissima e crudele, vengono direttamente dalle cronache dei suoi ghetti e dei quartieri equivoci. Sono storie che emozionano e feriscono, conducendo il lettore in uno scenario all’apparenza familiare che si rivela popolato da creature inquietanti. Vicini che osservano a distanza, gente che sparisce, bambini assassini, donne che s’immolano per protesta. Quello di Mariana Enriquez è un mondo dove la realtà accoglie le componenti più bizzarre e indecifrabili della natura umana, e dove il mistero e la violenza convivono con la poesia. Sullo sfondo di un’Argentina oscura e infestata dai fantasmi, con la sua brillante mescolanza di horror, suspense e ironia, Le cose che abbiamo perso nel fuoco ha fatto di Mariana Enriquez la risposta contemporanea a Edgar Allan Poe e Julio Cortázar, la voce più interessante della nuova letteratura sudamericana. Una voce intensa e diretta, che racconta di personaggi brutali e talvolta buffi trascinando il lettore in una spirale fascinosa e disturbante, cui è difficile resistere.
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  • 4

    Una bella raccolta di storie nere che unisce superstizione, tocchi di paranormale ed umane inquietudini ad un ritratto crudo e diretto della situazione sociale dell'Argentina contemporanea.
    Ho gradito ...continua

    Una bella raccolta di storie nere che unisce superstizione, tocchi di paranormale ed umane inquietudini ad un ritratto crudo e diretto della situazione sociale dell'Argentina contemporanea.
    Ho gradito molto anche la piega distopica del racconto che da il titolo al libro.

    ha scritto il 

  • 4

    Racconti di genere che non sarebbero il mio genere, ma ci rientrano lo stesso grazie alla bravura di Mariana Enríquez (poi, interrogato sul significato di quei generi, miei e suoi, non saprei nemmeno ...continua

    Racconti di genere che non sarebbero il mio genere, ma ci rientrano lo stesso grazie alla bravura di Mariana Enríquez (poi, interrogato sul significato di quei generi, miei e suoi, non saprei nemmeno spiegarli).

    Il bambino sporco ★★★★★
    L'Hosteria ★★★★
    Gli anni strafatti ★★★
    La casa di Adela ★★★★★
    Pablito inchiodò un chiodino: un'evocazione del Petiso Orejudo ★★★★
    Ragnatela ★★★
    La fine della scuola ★★★
    Zero carne su di noi ★★
    Il cortile del vicino ★★★★
    Sotto l'acqua nera ★★★★★
    Verde rosso arancione ★★★
    La cose che abbiamo perso nel fuoco ★★★★

    ha scritto il 

  • 3

    3 e mezzo

    “Le cose che abbiamo perso nel fuoco” è una pubblicazione composta da 12 racconti che regalano brividi e riflessioni sullo sfondo di un Paese, l’Argentina, che mostra il suo cuore nero. Horror, suspen ...continua

    “Le cose che abbiamo perso nel fuoco” è una pubblicazione composta da 12 racconti che regalano brividi e riflessioni sullo sfondo di un Paese, l’Argentina, che mostra il suo cuore nero. Horror, suspense e ironia animano i personaggi creati da Mariana Enriquez. […]

    Leggere questi racconti neri è come calarsi nelle crepe più profonde di un baratro che ingoia anche la luce lasciando al buio il compito di trovare il tutto nel nulla. Si alzano le voci di personaggi che vivono in un inferno permanente dove le debolezze soddisfano il male. Vincitori e vinti si confondono. Pensare in modo diverso, fuori dal coro, è un peccato e come tale deve essere punito.

    Recensione completa sul blog Penna D'oro http://pennadoro.blogspot.it/2017/05/le-cose-che-abbiamo-perso-nel-fuoco-enriquez.html

    ha scritto il 

  • 4

    DONNE OSSESSIONATE, DEPRESSE, MISTERIOSE. - 3 STELLE E 1/2

    Una vera sorpresa questa Mariana Enriquez! Arrotondo a 4 stelle il giudizio per l'originalità, la potenza e la creatività della sua scrittura, pur legata al glorioso passato latino ameriano.
    Nella pre ...continua

    Una vera sorpresa questa Mariana Enriquez! Arrotondo a 4 stelle il giudizio per l'originalità, la potenza e la creatività della sua scrittura, pur legata al glorioso passato latino ameriano.
    Nella presentazione del libro, e nel risvolto di copertina, si parla di "risposta contemporanea a Edgar Allan Poe e Julio Cortàzar". Personalmente non ho trovato molte analogie, specie con il secondo.
    E, in fondo, questo è anche un modo per "promuovere commercialmente" l'autrice sminuendone però la cifra di unicità.
    I temi trattati sono molto forti e lo stile narrativo cattura l'attenzione, creando a volte reazioni emotive contraddittorie.
    Mi sembra di poter rilevare tre filoni principali (che peraltro si intersecano). Il primo è costituito dal ruolo centrale della donna (diverse per età, ceto, professione); il secondo è relativo al disturbo psicologico, alla depressione, all'alterazione delle percezioni sensoriali; il terzo è collegato all'utilizzo delle figure infantili in termini di catalizzatore della sofferenza e dei soprusi.
    Il tutto interpretabile come una metafora della situazione sociale nell'Argentina di oggi, ai limiti della società "normale", tra derelitti e dimenticati.
    "Il bambino sporco", racconto che apre il volume, ne è una sintesi straordinaria e nella narrazione della protagonista si coglie, in fondo, il senso di colpa e il dolore per l'impotenza di fronte all'ineluttabilità delle conseguenze del degrado sociale.
    "Sotto l'acqua nera" ci fa sprofondare nelle baraccopoli e nella ricerca di divinità alternative per salvarsi dalla violenza dei poliziotti, dall'emarginazione, dalla povertà estrema. Le conseguenze si percepiscono sul piano fisico (i bimbi nati deformi), su quello psicologico (la ricerca della procuratrice di una impossibile risposta), su quello morale (il prete suicida).
    "Le cose che abbiamo perso nel fuoco" (che dà il titolo alla raccolta di racconti) è un piccolo capolavoro centrato sulla violenza subita dalle donne (tema di così grande attualità anche in Italia). E la risposta delle "pire" è geniale. La donna preferisce immolarsi per sfuggire alla violenza.
    Tre esempi di 12 ottimi racconti in cui compaiono anche fantasmi, folletti, entità esoteriche, ma intese come proiezione di ciò che non si riesce più a comprendere né a sopportare. La depressione come chiave di lettura della decadenza della società regressiva, cosiddetta "avanzata".
    Brava Mariana!!!

    Blue Tango

    ha scritto il 

  • 5

    Mariana Enríquez

    I racconti della scrittrice argentina Mariana Enríquez contenuti in Le cose che abbiamo perso nel fuoco sono ghost story, gotiche e weird, con delle costanti: la contemporaneità di ambientazioni e tem ...continua

    I racconti della scrittrice argentina Mariana Enríquez contenuti in Le cose che abbiamo perso nel fuoco sono ghost story, gotiche e weird, con delle costanti: la contemporaneità di ambientazioni e temi, e il realismo del mondo raccontato, in cui l’orrore filtra o abita già, rivelandosi attraverso l’esperienza dei personaggi.

    Ricercando l’orrore nella storia contemporanea, Enríquez colloca le sue storie sull’esatto confine tra fantastico e reale. Sono gli orrori dei femminicidi e dei fantasmi della dittatura; la povertà degli immigrati del secolo scorso; l’inquinamento; la depressione; le crisi economiche. A fare da contrappunto all’orrore, c’è la luminosità della normalità: i giochi dei ragazzini, le consuetudini delle adolescenti fricchettone, le amicizie tra ragazze e donne.

    PARAGONI: JULIO CORTÁZAR E EDGAR ALLAN POE

    La quarta di copertina paragona Enríquez a Edgar Allan Poe e Julio Cortázar. È un’indicazione in parte corretta, anche se esclude il dato più importante, ovvero l’originalità dell’orrore di Enríquez. Di Cortázar mi ha ricordato soltanto un racconto come Le porte del cielo, dove il perturbante è rappresentato da uno spettro che vive più che altro nella mente e nel cuore degli altri personaggi. Allo stesso modo, in alcune delle storie di Enríquez il mistero rimane insolvibile, gli spettri sono soltanto suggeriti. Ma le storie più assurde di Cortázar, come le altre di Bestiario, sono lontane dalla formula di Le cose che abbiamo perso nel fuoco, che non è mai surreale. La quarta di copertina parla di realismo macabro, ma forse è solo un modo per non dire “horror”, per la paura di togliere qualcosa alla letterarietà del libro affibbiandogli un’etichetta di genere.

    Per quanto riguarda Poe, la corrispondenza è più forte. Si potrebbe dire che se Poe fosse un’argentina nata nel 1973, allora forse scriverebbe delle storie molto simili, come Pablito inchiodò un chiodino, in cui la rievocazione delle gesta di un serial killer del passato diventa ancora più inquietante a causa dei meccanismi ossessivi sia dell’assassino, sia del narratore che oggi parla di lui. Ma è più corretto dire che Enríquez ha omaggiato Poe, con quel racconto, e che per il resto ha una sua cifra personalissima.

    E poi c’è un’altra cosa importante: Enríquez scrive da dio.

    IL BAMBINO SPORCO

    La raccolta si apre col suo racconto più disturbante, Il bambino sporco, un vero pugno nello stomaco. Ogni cosa è permeata dal senso oppressivo della miseria e della violenza ad essa collegata, materialmente incarnate dal barrio Constitución di Buenos Aires. Constitución è peggio di una casa stregata: è un quartiere maledetto; non dai fantasmi, ma dal suo stesso degradarsi: da zona bene con le architetture coloniali per l’aristocrazia ottocentesca, è diventato un’area pericolosissima in cui le belle case sono rimaste a ricordare il tempo perduto. La protagonista non riesce ad andarsene proprio perché è intrappolata dalla sua stessa nostalgia.

    Constitución è un luogo che evoca forze misteriose, così violente da essere percepite dai suoi abitanti come disumane, sovrannaturali. Enríquez parla dell’abitare il quartiere come si racconterebbe la notte passata in un castello infestato da oscure presenze. Gli adoratori di San La Muerte sono persone normali un po’ superstiziose, o invece fanno parte di una setta satanica? Il bambino sporco del titolo è una presenza spettrale, sempre in bilico tra il fare paura e rappresentare un terrore di cui gli abitanti inermi sono solo vittime.

    UNA REALTÀ GIÀ INFESTATA

    Non c’è bisogno di evocare vampiri o creature striscianti per immaginare qualcosa di mostruoso. La Hostaría è popolata dai fantasmi inafferrabili della dittatura, che si mostrano con decisione, fuori dall’ambiguità per pochi istanti, lasciando le protagoniste inermi, preda del terrore come le vittime reali di quello stesso spettro. Gli anni strafatti parte da un’immagine presa dal film inglese The Wicker Man per raccontare una giovinezza fricchettona che fa da contrappunto alla storia del paese, su cui si innesta il perturbante misterico e pagano del film citato. La casa di Adela e La fine della scuola sono più classicamente gotici. La ragnatela racconta di un viaggio in Paraguay che ci lascia indecisi su quale sia il vero elemento orrifico: le scene di vita quotidiana di un paese sotto dittatura militare, un marito opprimente o il manifestarsi di eventi inspiegabili e sinistri.

    In Zero carne su di noi l’assurdo viene trattato come normalità perché è la percezione del personaggio a fare da filtro. Nel claustrofobico Il cortile del vicino questo filtro diventa un punto di vista che cerca di celare informazioni, ma un finale orripilante ci lascia pochi dubbi sulla natura della realtà descritta da Enríquez: l’orrore c’è e non possiamo sfuggirgli. Sotto l’acqua nera unisce istanze contemporanee come l’inquinamento al body horror, andando a risvegliare persino antichi mostri lovecraftiani con un omaggio a Yog-Sothoth. Verde rosso arancione pensa a web e social media come a territori immateriali generatori di dubbi e spettri.

    Il racconto che dà il titolo alla raccolta, Le cose che abbiamo perso nel fuoco, ha un taglio diverso dal gotico e dal weird che permea tutti gli altri racconti. Non parla di un’infiltrazione da altrove nella nostra realtà. Immagina invece un mondo vagamente distopico, facendo una riflessione su quella violenza di genere che già fa parte della realtà che viviamo. Il perturbante si trova nei gesti rivoluzionari e autolesionistici che una resistenza segreta organizzata da donne mette in atto per reagire ai soprusi. Il risultato è una storia disturbante almeno quanto un episodio di Black Mirror.

    Il libro è uscito per Marsilio all’inizio del 2017 tradotto da Fabio Cremonesi. Claudia Durastanti ne ha parlato in un bel pezzo sul perturbante per Pixartprinting.
    Questo è il LINK (anche se Anobii non vorrebbe che venisse inserito perché non riesce ad accettare che gli utenti visitino anche altri siti):
    https://www.pixartprinting.it/blog/spettri-e-macerie-dopo-mark-fisher/

    ha scritto il 

  • 3

    I dodici racconti di Mariana Enriquez ci trasportano nei quartieri più periferici e malfamati di Buenos Aires e sono intrisi della storia recente di orrore e violenza che ha ferito il paese, si intrec ...continua

    I dodici racconti di Mariana Enriquez ci trasportano nei quartieri più periferici e malfamati di Buenos Aires e sono intrisi della storia recente di orrore e violenza che ha ferito il paese, si intrecciano profondamente con riti e credenze che mischiano la religione alle tradizioni popolari, dove anche il soprannaturale si ammanta di realtà.
    Dodici racconti che raccontano l’orrore, la paura e la violenza che nascono dalla quotidianità, dal normale che improvvisamente si trasforma e diventa altro, un altro misterioso e pauroso.
    Sono quasi tutti narrati da protagoniste femminili, in prima persona e con la loro voce, la Enriquez affronta temi come i sensi di colpa, le relazioni famigliari e di classe, le suggestioni e i traumi della storia argentina e racconta la situazione delle donne in un paese ancora molto maschilista, denunciandone diseguaglianze e discriminazioni.

    “Una scrittrice necessaria. Al pari di Roberto Bolano, si confronta con la vita e la morte e ti colpisce come un treno in corsa”
    Dave Eggers

    ha scritto il