Le cose che non ti ho detto

Di

Editore: Garzanti

3.6
(203)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 275 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8811686032 | Isbn-13: 9788811686033 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Paperback , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli

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  • 3

    Liguria, psicanalisi e gialli - 28 mar 16

    Quinto capitolo delle storie di Giovan Battista “Bacci” Pagano. Dove, come speravo, si torna ad intrecciare discretamente intorno ai sentimenti ed alla psiche. Ma dove il contorno che si usa definire ...continua

    Quinto capitolo delle storie di Giovan Battista “Bacci” Pagano. Dove, come speravo, si torna ad intrecciare discretamente intorno ai sentimenti ed alla psiche. Ma dove il contorno che si usa definire “giallo” è ancora in minore, e se vogliamo anche un po’ rimasticato da un altrove ben riconoscibile. Morchio mi è ormai familiare, ma ricordo, a chi fosse sfuggito, che nasce psicologo e psicoterapeuta. Insomma, un altro dottore prestato alla letteratura, come Andrea Vitali o, meglio, come Lorenzo Licalzi. In questo romanzo, poi, il lato psicologia esce fuori, prepotentemente, sia perché uno dei personaggi centrali è proprio uno psicologo, sia perché le problematiche presentate nascono proprio dall’ambito lavorativo. Rapporto terapeuta e paziente, innanzi tutto, ma anche tra terapia e mondo esterno, e, non ultimo, tra il terapeuta e la propria professione. Cosa succede se il terapeuta viene a conoscenza di situazione potenzialmente fuori dall’ordine costituito? Come si sente e si pone il terapeuta? Cosa succede se il terapeuta si innamora di una paziente? Si tratta di transfer inverso? E se poi la sposa? Tutte domande che credo Morchio, come ogni bravo psicologo, si sia fatto, e che, forse proprio per la difficoltà (o impossibilità) di dare una risposta chiara, cerca di adombrare nel corso del romanzo. Quasi sentisse il bisogno di una esternazione, per coinvolgere noi, poveri lettori, nei suoi pensieri e nei suoi panegirici mentali. Il tutto complicato da un intreccio mortale di situazioni incrociate. Vent’anni prima dello svolgere delle azioni attuali, Bacci indaga sulla morte in Tailandia di Andrea, un ragazzo, casualmente in analisi con il dottor Ingroia. Bacci tenta di aver un aiuto dal dottore, senza successo. Poi tenta di risolvere le modalità della morte stessa recandosi a Bangkok, luogo del delitto. Da qui in poi, l’autore alterna passato e presente, per arrivare ad una soluzione complessa non di un caso, ma della vita dei personaggi. Qui, mi fermo un attimo, e riprendo quell’accenno di critica iniziale. Sin dalle prime battute tailandesi, ho pensato ad un altro grande giallo ambientato in Oriente, “Gli uccelli di Bangkok” del grande Manolo, in cui il mitico Pepe è coinvolto nell’auto-risoluzione di un caso. Un caso che ha molti punti in contatto con quello qui presentato (italiani all’estero, mafie e diamanti, polizia corrotta, ed altro). Un caso intrecciato anche con un omicidio in Barcellona in ambiente non carvalheschi, quel mondo radical-lesbo-chic che il nostro Pepe conosce bene, conoscendo tutti i sottoboschi barcellonesi. Se avete pazienza, andate a rileggerlo, anche se non è uno dei libri più riusciti di Vazquez Montalban. Certo Morchio risolve l’intreccio in maniera diversa e direi brillante (anche se comprensibile ben presto a noi attenti lettori onnivori). Inoltre, con onestà, tributa un omaggio a Pepe esplicito ed implicito (che non vi svelo). Tornando a Bacci, si diceva delle situazioni incrociate. Che ora, nel presente, Ingroia tenta più volte di togliersi di mezzo (con alcool tanto ed anche con una pistola) ed a Bacci si chiede un aiuto. E chi lo chiede se non la sua ex Mara, psicologa anch’essa, che tra l’altro ha proprio Ingroia come supervisore psicoanalitico? Bacci si cala quindi nel presente di Ingroia, che ha appunto sposato una sua paziente, Carolina, che oscilla tra uomini e donne senza sapersi decidere. Bacci è pur sempre un investigatore, quindi guarda, chiede, collega. Unisce Carolina ad Andrea, ricordandone le tracce tailandesi. Svela casualmente il passato di adozione di Carolina. Associa la morte di Andrea per mano di un italiano trafficante in diamanti con la morte dello stesso. Segue le tracce del losco figuro a ritroso, trovando alla fine IL (scusate la maiuscola, ma ci vuole) filo rosso che congiunge Andrea, Carolina, Ingroia, il suicidio della madre naturale di Carolina, una improvvisa ricchezza e la morte del trafficante. Una risoluzione cui dà una mano la lettura di Proust (ricordiamo che Bacci, in carcere, si laurea in Lettere) e che avanza sulle note di un andante di Mozart. Ci sono ruscelli che portano acqua al mulino della soluzione, ma che vi lascio la gioia di scoprire. Io cerco di chiudere sulle note positive dell’altro versante del nostro Bacci, il personale. Quello dei suoi rapporti con la figlia Aglaja, e con le sue donne, Mara in prima linea. Tutto convergente verso una bella festa di 18 anni della figlia, cui partecipano gli amici sardi del romanzo precedente, la sua colf (e qualcosa in più) Zenab con il figlio Essam, Mara, il commissario Totò con moglie. Festa verso la quale Bacci si proietta con un dono di Ingroia, anzi delle parole di Ingroia, convincendosi ad affrontare i suoi problemi come problemi e non, al solito, come qualcosa da sempre derivato dai cinque anni di prigione. Al fine, un romanzo dignitoso per la parte psicoanalitica, discreto per la trama generale, un po’ moscio sul versante poliziesco. Un autore, quindi, da tenere comunque sotto controllo. Ne vale la pena (almeno fino ad ora).
    “Gli psicoanalisti dovrebbero conoscere l’inconscio come le proprie tasche … E invece no. Non sanno un cazzo, come chiunque altro. Messe da parte due o tre teorie e qualche accorgimento tecnico, tutto ciò che rimane è quello che sentono in fondo all’anima. È così che curano i pazienti. Sono restii ad ammetterlo, perché questo farebbe crollare il baraccone.” (47)

    ha scritto il 

  • 3

    Non mi ha convinto molto. Una indagine irrisolta vent'anni prima viene svelata dopo che Bacci Pagano è stato assunto per fare da "balia" ad uno psicanalista in crisi. Ci sono anche altre storie sullo ...continua

    Non mi ha convinto molto. Una indagine irrisolta vent'anni prima viene svelata dopo che Bacci Pagano è stato assunto per fare da "balia" ad uno psicanalista in crisi. Ci sono anche altre storie sullo sfondo dei caruggi, ma il Morchio di Rossamaro mi aveva entusiasmato molto di più...

    ha scritto il 

  • 3

    Fino ad ora è il "Bacci Pagano" che mi ha meno convinto. La prima parte proprio non decolla. Intendiamoci, non è il caso di quei romanzi in cui ci sono parti superflue, pagine da sfrondare; non qui. S ...continua

    Fino ad ora è il "Bacci Pagano" che mi ha meno convinto. La prima parte proprio non decolla. Intendiamoci, non è il caso di quei romanzi in cui ci sono parti superflue, pagine da sfrondare; non qui. Semplicemente poca azione e poca tensione. Dalla seconda metà in poi si riprende. (volutamente) molto psicologico e introspettivo. Il caso stesso ce lo fa capire. Bacci Pagano, qui, ha un incarico diverso dal solito; gli viene commissionata la "sorveglianza" di uno psicoanalista che ha tentato il suicidio, e quindi tante digressioni e riflessioni su analisi, inquietudini, sessualità… con l'effetto di abbassare molto quella "soglia" necessaria a rendere un noir avvincente.

    ha scritto il 

  • 4

    Passato e presente

    Anche Morchio in questo romanzo ha ceduto alla tentazione di raccontare due storie su due piani temporali diversi (circa vent'anni di distanza) unite dalla presenza degli stessi protagonisti: il solit ...continua

    Anche Morchio in questo romanzo ha ceduto alla tentazione di raccontare due storie su due piani temporali diversi (circa vent'anni di distanza) unite dalla presenza degli stessi protagonisti: il solito, irrinunciabile, Bacci Pagano e uno psicanalista allo sbando a cui l'investigatore dovrà fare da balia per evitare che tenti nuovamente il suicidio, ma che sarà anche un grosso macigno sulle inquietudini di Pagano risvegliate dal ricordo di un indagine mai risolta.
    Il finale riporterà un po' di luce nell'oscurità in cui sono avvolte entrambe le storie, ma la stessa luce rivelerà verità che, forse, entrambi i protagonisti avrebbero preferito non conoscere.

    ha scritto il 

  • 4

    Lo strano compito che viene affidato all'investigatore privato Bacci Pagano lo porta a ripercorrere i passi di un'indagine vecchia di 20 anni. Le donne, tormento ed estasi di questo "analfabeta dei se ...continua

    Lo strano compito che viene affidato all'investigatore privato Bacci Pagano lo porta a ripercorrere i passi di un'indagine vecchia di 20 anni. Le donne, tormento ed estasi di questo "analfabeta dei sentimenti" che, a dispetto dell'appellativo affibbiatogli, di sentimenti ne sa, eccome!

    ha scritto il 

  • 3

    Niente complessi di castrazione

    Bacci Pagano tromba con un sacco di ragazze, Bacci Pagano è figo assai per essere uno sfigato schiaffato in gatta buia per aver imboccato la stradina sbagliata durante una manifestazione di "sognatori ...continua

    Bacci Pagano tromba con un sacco di ragazze, Bacci Pagano è figo assai per essere uno sfigato schiaffato in gatta buia per aver imboccato la stradina sbagliata durante una manifestazione di "sognatori", tutte le donne cadono ai piedi di Bacci Pagano, anche quando hanno la metà dei suo anni e sono strafighe, le puttane che Bacci Pagano incontra nei vicoli sono bellissime e di animo nobile (le mie vicine di casa a Genova erano delle cioccione sudamericane vestite in maniera volgarissima), Bacci Pagano si fa pure la sua colf. a chi non piacerebbe essere Bacci Pagano?
    un po' di castrazione a tanto fallismo, però, ci dovrebbe stare, eh...

    non male il finale, molto evocative le descrizioni di Genova, mi han fatto tornare in mente le mie giornate tra focacce, puzzo di piscio&muffa, e barboni alcolizzati.

    ha scritto il 

  • 3

    questa volta Morchio non mi ha convinta (la storia é interessante, ma decolla troppo tardi). resta sempre la bellezza struggente e disperata di Genova che riempie le pagine ed avvolge.

    ha scritto il 

  • 4

    Mi piace il personaggio, mi piace che si senta l'odore del mediterraneo. I personaggi sono sfaccettati, non si salva nessuno e sono umani troppo umani tutti. Si condivde a piene mani la certezza che v ...continua

    Mi piace il personaggio, mi piace che si senta l'odore del mediterraneo. I personaggi sono sfaccettati, non si salva nessuno e sono umani troppo umani tutti. Si condivde a piene mani la certezza che volenti o nolenti il futuro e nelle mani dei tanti ragazzini "che i castelli scozzesi non sanno neppure cosa siano". Vita vivendo ci si incontra ci si perde e ritrova con grande naturalezza.Ma non si fa finta che gli anni non siano passati o che l'Itlia sia un paese migliore (non ci si prova neanche)

    ha scritto il