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Le cose fondamentali

Di

Editore: Einaudi (Supercoralli)

3.1
(256)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 167 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8806201875 | Isbn-13: 9788806201876 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Altri

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Romance

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Descrizione del libro
«Stavo camminando sulla sabbia invernale, solida, pesante. Spingevo la carrozzina con te dentro, mi piaceva voltarmi indietro e vedere le tracce che lasciavamo, due rotaie parallele, un binario curvo, con in mezzo i segni dei miei passi. Il mio percorso dentro il tuo percorso, il mio sentiero dentro la tua via». Leonardo è diventato padre da pochi giorni. La nascita di Mario ha ribaltato il suo modo di vedere e sentire le cose, come se una locomotiva avesse sfondato le pareti di casa: il suo bambino è adesso «il punto più folto dell'universo». Lo osserva attentamente, per quell'intruso che è: un piccolo alieno piovuto sulla terra, un concentrato di potenzialità e vita irriflessa. È affascinato dai suoi occhi spalancati sul mondo, dal suo essere corporeo, insieme inattingibile e totalmente permeabile: «Per ora sei attraversato da tua madre. Prima la respiravi, immerso dentro di lei. Adesso la mangi. Un'ondata di mamma ti attraversa». Lui pensa a quando Mario sarà abitato dalle parole, a quando i pensieri lo porteranno lontano. Vorrebbe accompagnarlo, o aspettarlo laggiù, nutrendolo a sua volta del «latte nero» della scrittura: «Queste parole, da nere che sono, diventeranno trasparenti, trapassate, trapensate, solo se ci sarai tu che le leggi». Decide di scrivere su un quaderno quello che prova per lui e quello che ha imparato dalla vita: gli racconta le sue storie d'amore e le sue disillusioni, i rapporti con la famiglia, le esperienze più scontate e quelle di cui non si parla volentieri. «Io sono stato un bambino felice. Poi, a quattordici anni ho scoperto che era tutta una finzione. Ora tocca a te». È il senso autentico delle cose che vuole consegnargli, senza infingimenti né censure. Il figlio dovrà leggerlo quando sarà un adolescente, e il suo sguardo potrà illuminare ogni frase facendo sbocciare nuovi significati. Ma questo castello di parole è destinato a crollare ben presto, davanti alla più inaspettata e indicibile verità.
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  • 4

    Questo libretto è capitato per caso,non lo avrei mai comprato se mi fossi soffermata a leggere la recensione in quarta di copertina e mi ricordo che volevo regalarlo ad un mio collega diventato ...continua

    Questo libretto è capitato per caso,non lo avrei mai comprato se mi fossi soffermata a leggere la recensione in quarta di copertina e mi ricordo che volevo regalarlo ad un mio collega diventato padre da pochi giorni. Meno male che non l'ho fatto!

    Mi sarei persa una prosa veramente piacevole, una bravura nell'esporre concetti e personaggi e l'inaspettato risvolto.

    Il neo papà decide di scrivere i propri pensieri al figlio per farglieli leggere quando avrà 14 anni, in mezzo ci sono anche pezzi di vita vissuti da giovane come una sorta di auto analisi.

    L'inizio è molto sdolcinato e credo possa leggerlo senza rischiare una botta di glicemia solo chi è diventato genitore da poco e quindi sotto effetto di una dolce sensazione di euforia ed estraniamento dal mondo circostante.

    Improvvisamente ecco però che le pagine da rosa diventano nere e mi complimento con l'autore per l'idea che ha avuto nello stravolgere il suo romanzo facendogli cambiare totalmente aspetto, come succede nella vita. Bravo! e poi scrive così bene.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    2

    Trama: Leonardo Scarpa decide di scrivere su un quaderno, e in seguito su un computer, quello che prova verso il figlio Mario, appena nato, e tutte le cose fondamentali della vita: soldi, amore, ...continua

    Trama: Leonardo Scarpa decide di scrivere su un quaderno, e in seguito su un computer, quello che prova verso il figlio Mario, appena nato, e tutte le cose fondamentali della vita: soldi, amore, malattia e morte. Consegnerà le pagine al figlio non appena questi avrà compiuto quattordici anni.

    Dunque, in fondo a pag. 133 mi sono ricordato di una rubrica di Luca Goldoni, risalente a vent’anni fa, in cui si prendeva Beautiful per i fondelli. Più che un ricordo è stato un flash: ho subito mollato il libro e mi sono messo a cercarla. L’ho trovata nell’archivio storico del Corriere e ne riporto la prima parte:

    Lei (entrando estatica nello studio di lui): "Ho una novità, amore, indovina." Lui: "Vediamo... hai vinto il torneo di tennis." Lei: "Più fantastica." Lui: "Hai accettato di festeggiare a Honolulu il nostro primo anniversario." Lei, buttandogli le braccia al collo: "No, amore, aspetto..."

    Stacco. Azione parallela. Qualche minuto dopo...

    Lui: "Hai detto che aspetti..." Lei: "Dai amore, indovina: è in arrivo una creatura che amerai anche tu... ma è ancora piccola piccola." Lui: "E' il cucciolo di Terranova che ci han promesso i Jackson?"

    E avanti così.

    Scarpa fa qualcosa di peggio: riesce a trasformare una sequenza narrativa molto seria (si scopre che il neonato ha bisogno di un trapianto di midollo) in qualcosa di ridicolo. Dopo un capitolo assolutamente perfetto, il 49°, nel quale la madre di Mario, non fidandosi più delle rassicurazioni del pediatra, si reca in ospedale, si passa alle introspezioni di Leonardo. Vorrebbe essere lui stesso il donatore, perciò si sottopone agli esami necessari. Fatti questi, ha un colloquio (cap.54) con la dottoressa.

    Lei gli spiega che non è adatto al trapianto: non c’è affinità.

    (Mmm...)

    La compatibilità della madre è superiore, ma non sufficiente, dice la dottoressa. Che aggiunge: “E’ da tanto che state insieme?”

    (Aia.)

    La scena prosegue (altri nove scambi di battute pieni di allusioni), ma lui non sembra capire. Alla fine, affranto, esce dallo studio. Tuttavia, una volta in corridoio, gli viene un dubbio e rientra nello studio.

    “Perché me l’ha chiesto? Perché mi ha chiesto quando ho conosciuto mia moglie?” “Deriva dal fatto... Il suo profilo genetico è incompatibile con quello del paziente. Totalmente incompatibile.”

    (Ora avrà capito.)

    “Parli chiaro. Vuol dire che se non c’è un donatore in famiglia non c’è speranza? A me risulta che... [...] ... senza voler fare l’esperto, ci mancherebbe. Ma mi risulta che la leucemia...”

    Direi che è sufficiente. Ma per chi volesse sapere che cosa significhi doversi sorbire il dialogo per intero, riporto anche il resto.

    Dottoressa: “Guardi, lasci stare.” “Mi scusi. Vorrei solo sapere che tipo di terapie, allora...” “Il discorso è tutt’altro.” “Quale discorso?” “Signor Scarpa. E’ sicuro di voler sapere?” “Mario morirà?” “Mario rischia di morire, ma potrebbe farcela. Adesso però non stiamo parlando di Mario, ma di lei.” “Di me? Non sto bene neanch’io? Ha scoperto qualcosa nel mio sangue...” “Le ho già detto che questo esame non è diagnostico. Misura semplicemente la compatibilità fra il candidato donatore e il ricevente. Nel suo caso è una compatibilità nulla.” “L’ho capito.” “Non so se l’ha capito.” “Ho bisogno di accettarlo. Non è facile. Devo cercare di rassegnarmi in qualche maniera. Devo accettare che io personalmente non possa fare nulla per mio figlio.” “Non è suo figlio, Signor Scarpa.” “Come?” “Lei non è il padre biologico di Mario.”

    Nella vita reale, in una situazione di forte stress, tutto questo può accadere, ma all’interno di un’opera letteraria il margine fra un padre disperato e Homer Simpson si restringe. E più la scena si allunga, più diventa sottile. Non che prima il romanzo fosse migliore. Fin lì era stato imbarazzante: m’immaginavo continuamente il futuro figlio quattordicenne nell’atto di leggere i pensieri e i ricordi del genitore e scoprire in tal modo di quando papà indossò un pannolino e cercò di farsela addosso, o di quando provò ad allattarlo (analogia con Peter Griffin, stavolta!), o di quando andò al bagno e trasformò il pane in letame, o infine di quando gli scrisse “bambino mio” e sperò non si offendesse per quella definizione, “bambino”, che mal si adattava a un individuo ormai adulto (il problema, che il narratore non riesce mai a cogliere, non è trattare il futuro figlio quattordicenne come un bambino o dirgli che è un bambino; il problema sta proprio in quel “bambino mio”, espressione sdolcinata che, al pari di altre come “coso crudo” o “sangue del mio sangue”, metterebbe profondamente a disagio un ragazzo di quattordici anni, nel caso in cui si ritrovasse a leggerle, e gli renderebbe impossibile sfogliare altre pagine di un testo già di per sé sgradevole, zeppo di belle ma futili immagini poetiche, autoreferenziale e a tratti morboso). Superata la sequenza in ospedale, il romanzo cambia registro e scivola nello stereotipo: la ricerca del vero padre di Mario, abbandonata sul nascere, la fuga, l’idea del suicidio, l’accettazione, il ritorno a casa, la consapevolezza di non poter lasciare scritto al figlio nulla di tutto ciò e di conseguenza l’eliminazione del file contenente Le cose fondamentali. A dire il vero il libro si chiude con il file nel Cestino di Windows. Deve averlo raccolto, perché è andato in stampa alla Einaudi.

    ha scritto il 

  • 3

    Esaltazione Vs Abbattimento

    Tiziano Scarpa sa scrivere come pochi altri ma i "nuovi temi" continuano a non piacermi per niente. Rimpiango romanzi e racconti del "primo" Scarpa, oscenamente comici e poetici allo stesso tempo. ...continua

    Tiziano Scarpa sa scrivere come pochi altri ma i "nuovi temi" continuano a non piacermi per niente. Rimpiango romanzi e racconti del "primo" Scarpa, oscenamente comici e poetici allo stesso tempo. Qui c'è la sua scrittura migliore e a volte può bastare/bastarmi, ed è per questo che mentre lo leggevo avevo momenti di esaltazione alternati ad altri di abbattimento quando intravedevo scorci fallaceschi tra la splendida prosa.

    ha scritto il 

  • 5

    Inizio idilliaco, al limite dello stucchevole, con questo padre raggiante di felicità per il proprio figlio neonato. Che decide di scrivere un libro per lui, in cui racconta il periodo che sta ...continua

    Inizio idilliaco, al limite dello stucchevole, con questo padre raggiante di felicità per il proprio figlio neonato. Che decide di scrivere un libro per lui, in cui racconta il periodo che sta vivendo. I primi tempi, le prime passeggiate con la carrozzina. Poi, quando quasi non se ne può più nonostante la quotidiana osservazione del bebè sia inframmezzata da racconti della vita passata del padre, ecco la tragedia in agguato e i colpi di scena a sorpresa veramente spiazzanti.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    una paternità sofferta

    dopo una prima parte un po' presuntuosa in cui lo scrittore racconta la sua paternità e osserva il figlio neonato come se fosse un marziano, sente che può dargli solo il "latte nero" ...continua

    dopo una prima parte un po' presuntuosa in cui lo scrittore racconta la sua paternità e osserva il figlio neonato come se fosse un marziano, sente che può dargli solo il "latte nero" dell'inchiostro e quindi decide di scrivergli di sè, c'è n brusco viraggio e una difficile e sofferta assunzione di funzioni paterne

    ha scritto il 

  • 2

    Non sembra frutto dello stesso genio di "stabat mater". Il protagonista mi è risultato antipatico e fastidioso: un narcisista egocentrico e paranoico. Talvolta fa cose assurde (andare al lavoro con ...continua

    Non sembra frutto dello stesso genio di "stabat mater". Il protagonista mi è risultato antipatico e fastidioso: un narcisista egocentrico e paranoico. Talvolta fa cose assurde (andare al lavoro con i pannolini del figlio??!!). E il finale non ha nulla a che vedere con il resto del libro.

    ha scritto il 

  • 4

    Uno strano libro e una strana storia. Scarpa è bravissimo ad usare le parole, cesella le frasi e le immagini che vuole rendere. La storia però è piuttosto banale, almeno per i miei gusti, perchè ...continua

    Uno strano libro e una strana storia. Scarpa è bravissimo ad usare le parole, cesella le frasi e le immagini che vuole rendere. La storia però è piuttosto banale, almeno per i miei gusti, perchè mi rendo conto che per molte persone può rappresentare un bel pugno nello stomaco. Da leggere comunque.

    ha scritto il 

  • 2

    Nulla di che

    Ho acquistato LE COSE FONDAMENTALI scegliendolo sul depliant di un noto Club dei lettori, quasi per sbaglio, più che altro come scelta obbligata visto che altro non c’era che mi interessava ...continua

    Ho acquistato LE COSE FONDAMENTALI scegliendolo sul depliant di un noto Club dei lettori, quasi per sbaglio, più che altro come scelta obbligata visto che altro non c’era che mi interessava maggiormente. Quando ho iniziato a leggerlo mi sono subito imbattuta, già dalle prime righe, alla descrizione di una scena quasi inquietante che mi ha fatto una strana impressione, un padre che, togliendosi la camicia, cerca di allattare il figlio piccolo, nulla a che fare con qualche strana devianza ma solamente per cercare di entrare più in contatto con lui, quell’esserino che tiene in braccio , proprio questo è il filo conduttore di quasi tutto il romanzo dove, in seguito, si ritrovano le parole del padre che scrive al figlio, immaginandolo leggere già quattordicenne, per cercare di lasciargli le sue esperienze vissute ma poi, senza volerlo, queste parole diventeranno vocaboli che spiegheranno la sua stessa esistenza. Devo dire che questo libro, fino alla metà circa, mi è piaciuto poi un po’ meno per quello che la trama narra ma anche per una serie di cambi di prospettiva soggettiva che non sono riuscita a capire fino in fondo, non riesco a spiegare se erano volute oppure solo errori di stampa, nel primo caso sono stati ininfluenti e fastidiosi. Nel complesso una lettura veloce, niente di grandioso ma nemmeno così pessimo.

    ha scritto il 

  • 0

    Quando

    Quando faccio fatica ad andare avanti. Quando non penso con un sorriso al momento in cui mi metterò a letto ed avrò il piacere di riprenderne la lettura. Quando salto intere frasi per noia. Allora ...continua

    Quando faccio fatica ad andare avanti. Quando non penso con un sorriso al momento in cui mi metterò a letto ed avrò il piacere di riprenderne la lettura. Quando salto intere frasi per noia. Allora so che è arrivato il momento di abbandonarlo. Senza rimpianti nè sensi di colpa.

    ha scritto il