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Le cosmicomiche

By Italo Calvino

(65)

| Hardcover

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Book Description

168 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    La scienza narrata sotto forma di fiaba

    Una serie di racconti accumunati dalla stessa voce narrante, un personaggio che si chiama Qfwfq, e che è alternativamente particella, mollusco, dinosauro, uomo e scopre l'universo, le orbite circolari dei pianeti, il vuoto cosmico, l'evoluzione della ...(continue)

    Una serie di racconti accumunati dalla stessa voce narrante, un personaggio che si chiama Qfwfq, e che è alternativamente particella, mollusco, dinosauro, uomo e scopre l'universo, le orbite circolari dei pianeti, il vuoto cosmico, l'evoluzione della terra e degli organismi.
    Le prime storie della raccolta sono venate di malinconia e ricorre il tema della perdita o dell'allontanamento dell'amata; le ultime invece sono più gioiose e sono caratterizzate dal piacere della scoperta di un universo in trasformazione.
    Bello!

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    LaCitty said on Jul 23, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Calvino è sempre Calvino!

    Che dire? Calvino non ne sbaglia una e anche in questo libro ha dimostrato il suo genio visionario. La mia edizione contiene anche una presentazione dell'autore molto interessante e uno scritto di Montale altrettanto piacevole.

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    Giulia Segalla said on Mar 10, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Calvino è famoso anche per i suoi neologismi, qui creati e utilizzati per dare vita e ragion d'essere ad un mondo tutto racchiuso nelle pagine di questa bellissima antologia. Alcuni racconti costituiscono il paradigma di un realtà a parte.
    Quando si ...(continue)

    Calvino è famoso anche per i suoi neologismi, qui creati e utilizzati per dare vita e ragion d'essere ad un mondo tutto racchiuso nelle pagine di questa bellissima antologia. Alcuni racconti costituiscono il paradigma di un realtà a parte.
    Quando si dice che i libri sono la porta verso altri universi.

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    Jonah Hex said on Feb 18, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    «Così incominciai a fare la prima cosa che mi venne, ed era una conchiglia. [...] Non mi veniva mica di farla perché mi serviva, ma al contrario solo per esprimermi».

    Una delle cose che amo di più, delle storie, è il fatto che si mettano a raccontare di un mollusco, un insignificante mollusco, o di un segno nello spazio imprecisato che non sappiamo neanche come sia possibile farlo, o di un pesce o di un dinosauro ...(continue)

    Una delle cose che amo di più, delle storie, è il fatto che si mettano a raccontare di un mollusco, un insignificante mollusco, o di un segno nello spazio imprecisato che non sappiamo neanche come sia possibile farlo, o di un pesce o di un dinosauro o dei colori, e poi arrivi alla fine e scopri che in realtà, gira e rigira, parlano di te.

    Le Cosmicomiche, per mia grande gioia, sono in pratica questo, schizzi, istantanee, ritratti di umana umanità tracciati con pennellate attente e allo stesso tempo estremamente naturali. Dalla loro dimensione fantastica, ci parlano di ciò che eravamo e di ciò che siamo diventati, differenza che viene a volte enfatizzata e altre volte, al contrario, resa ancora più labile, il tutto attraverso un significativo gioco di anacronismi che Calvino inserisce in alcuni punti strategici, come accade, ad esempio, alla fine de I Dinosauri, quando vediamo Qwfwq lasciare il villaggio dei Nuovi e prendere un treno, in quella che avevamo pensato essere la fase iniziale della storia dell'uomo.

    Oltre questo fattore comune, però, ognuna delle Cosmicomiche ha un suo segno di riconoscimento, un suo marchio. Gli anni-luce, e un po' anche La forma dello spazio, parlano dell'incomunicabilità, della mancanza di dialogo, ma soprattutto delle inevitabili incomprensioni che sempre di creano tra le persone, che sono come un abisso siderale a prova di velocità della luce, o come «linee rette continue parallele che non significano altro che se stesse nel loro continuo scorrere senza incontrarsi mai così come non ci incontriamo mai nella nostra continua caduta io, Ursula H'x, il Tenente Fenimore, tutti gli altri» (da La forma dello spazio). C'è poi, in Senza colori, la paura del cambiamento, la ritrosia di fronte alla trasformazione, e c'è l'esatto contrario in Lo zio acquatico, racconto lacerato tra tradizionalismo e progressismo, e in cui poi a spuntarla è invece la voglia di riscoperta dell'antico passato, una voglia che forse ha anche i tratti della nostalgia. Su questo tenore si potrebbe continuare ad libitum.

    Il filo di Arianna, la legge di continuità in tutte queste storie è, come spesso accade, l'amore. L'amore devoto, l'amore spensierato e l'amore perduto, l'amore impossibile, l'amore non concesso né reclamato, l'amore silenzioso e persino l'amore primigenio che diventa la scintilla del Big Bang nel meraviglioso Tutto in un punto:
    «Lei signora Ph(i)Nko, quella che in mezzo al chiuso nostro mondo meschino era stata capace d’uno slancio generoso, il primo, «Ragazzi, che tagliatelle vi farei mangiare!», un vero slancio d’amore generale, dando inizio nello stesso momento al concetto di spazio, e allo spazio propriamente detto, e al tempo, e alla gravitazione universale, e all'universo gravitante, rendendo possibili miliardi di miliardi di soli, e di pianeti, e di campi di grano, e di signore Ph(i)Nko, sparse per i continenti dei pianeti che impastano con le braccia unte e generose infarinate».

    Arriviamo così all'ultimo pezzo del puzzle, la perla che completa la nostra collana. Si tratta de La spirale, significativamente posta a chiusura della raccolta. Effettivamente, trovo che questo racconto sia quasi un compendio di tutte le storie precedenti; direi che in esse Calvino apriva delle porte per poi chiuderle ne La spirale. Immagino che sia uno di quei testi da interpretare liberamente, uno di quelli in cui, mentre io ci vedo A, tizio può vederci tranquillamente Z, anche senza che qualcuno dei due sia in errore. A me, personalmente, ha parlato della scoperta di se stessi, dell'importanza dell'autoaffermazione, della meraviglia da scovare nel mondo e dell'interconnessione tra tutte le cose. Mi ha parlato di una poesia che tutti dovrebbero leggere almeno una volta. Ma non nella vita. Al giorno.
    Così, almeno per ricordarsi di essere vivi.

    «E questa conchiglia era una cosa diversa da me ma anche la parte più vera di me, la spiegazione di chi ero io, il mio ritratto tradotto in un sistema ritmico di volumi e strisce e colori e roba dura».

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    Lastië • Dream now, fearless. said on Nov 9, 2013 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Il tempo è lo spazio e quindi ieri è già 10 kilometri e domani sta lì a due metri e allora io non sono più un gasteropode perché l'evoluzione mi ha spinto verso una natura da colibrì che impollina i fiori. E tuttavia quel vuoto cosmico mi manca sempr ...(continue)

    Il tempo è lo spazio e quindi ieri è già 10 kilometri e domani sta lì a due metri e allora io non sono più un gasteropode perché l'evoluzione mi ha spinto verso una natura da colibrì che impollina i fiori. E tuttavia quel vuoto cosmico mi manca sempre un po'.

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    juri_kid_a said on Nov 4, 2013 | 1 feedback

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