Le dame romane

Di

Editore: Adelphi

3.7
(16)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 82 | Formato: Altri

Isbn-10: 8845901629 | Isbn-13: 9788845901621 | Data di pubblicazione:  | Edizione 4

Traduttore: G. Màrmori

Disponibile anche come: Paperback

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Descrizione del libro
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    Questa recensione si preannuncia un po' tossica. Nel senso che mi sono un tantino intossicata leggendo questo libro. Prima di tutto, perché la traduzione è agghiacciante: temo sia anche per questo che ...continua

    Questa recensione si preannuncia un po' tossica. Nel senso che mi sono un tantino intossicata leggendo questo libro. Prima di tutto, perché la traduzione è agghiacciante: temo sia anche per questo che lo stile dell'autore sia risultato lento, faticoso, frastagliato, fino al punto da sembrare quasi approssimativo in certi passaggi, dove al contrario sarebbe stato necessario soffermarsi meglio. Il grande difetto di questo libro, che a dire il vero è molto esile come numero di pagine, è la sua eccessiva brevità. Dunque, se vuoi essere breve, concentra il meglio in poco, no? No. Non che la brevità sia in sé un danno, ma lo diventa nel momento in cui si citano cose, autori, miti e li si danno per scontati, costringendo chi legge ad aprire altri dieci libri per recuperare le informazioni necessarie per proseguire con consapevolezza nella lettura. "Le dame romane" pretenderebbe di essere uno spaccato esaustivo - e non lo è - sulla vita sessuale delle donne nell'antica Roma, analizzandone castità ed erotismo a seconda della loro condizione sociale, che fossero esse matrone, vestali, etere, schiave, donne comuni o prostitute vere e proprie, puntando lo sguardo sulla trasgressione insita nei giochi ludici e nelle celebrazioni rituali in onore degli dei, dove lo Stato concedeva evidenti strappi alla morale comune, per creare uno sfogo sociale, in modo che la popolazione si abbandonasse al lascivo e all'orgiastico solo in quelle circostanze, senza così intaccare le ferree regole che Roma si era autoimposta per diventare la potenza che era. E fin qui andrebbe anche bene questo libro, e lo dico perché si parla pure di come si sia passati dal matriarcato al patriarcato, tematica che io trovo interessantissima e che spiega tante cose attuali: ma il problema è che lo si fa citando poco e male chi di questo argomento ha già ampiamente ed esaustivamente parlato, cioè Bachofen. Altro elemento fastidioso di questo libro è che, per quanto qualcosa sicuramente me l'abbia insegnata, ho notato un tono moralistico, quasi filocristiano in certi punti, che non ha consentito all'autore di parlare degli eccessi sessuali dei nostri antenati senza farsi travolgere da una valanga di giudizi pruriginosi, connotando come "bene" e "male" ciò che mai e poi mai i Greci o gli Etruschi, tanto per fare un esempio di popoli antichi con costumi un po' più aperti, avrebbero considerato tali. Ciò che è divino dovrebbe essere in sé al di là del bene e del male, e invece in questo libro c'è una continua bacchettata moralistica nei confronti di azioni e personaggi che volenti o nolenti sono parte intima e fondante della cultura dell'epoca, dunque credo sia fuorviante e limitante farli passare come il lato oscuro della luna. È la cultura occidentale che vede come peccaminosi certi aspetti della corporeità, così come vede allo stesso modo certi desideri di andare oltre i propri limiti, e credo che quando si scriva un libro del genere, ci si dovrebbe depurare un po' da alcuni pregiudizi storici, comprensibili, ma miopi. Un po' deludente nel complesso come libro, ma comunque buoni spunti ci sono e per chi studia antropologia, storia e mitologia è comunque una fonte a cui attingere per avere un punto di vista diverso o quanto meno per stimolare una dialettica interiore. Basta evitare di incazzarsi troppo quando viene citato S. Agostino a sproposito.

    (recensione di A.)

    ha scritto il 

  • 2

    serio trattatello

    Pensavo si trattasse di altro.
    Invece è un serio trattatello poco trattabile dai non addetti agli studi.
    Mi ha maltrattato.
    Superiore alle mie forze: mi è sembrato di trainare un trattore per un breve ...continua

    Pensavo si trattasse di altro.
    Invece è un serio trattatello poco trattabile dai non addetti agli studi.
    Mi ha maltrattato.
    Superiore alle mie forze: mi è sembrato di trainare un trattore per un breve tratto.

    ha scritto il