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Le diaboliche

Di

Editore: Tascabili Economici Newton

3.5
(183)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 254 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8879831569 | Isbn-13: 9788879831567 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Elena Giolitti

Disponibile anche come: Altri , Copertina morbida e spillati , Tascabile economico

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature

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Descrizione del libro
"Le diaboliche" è indubbiamente l'opera più rappresentativa della singolare personalità di Barbey d'Aurevilly: le creature dello scrittore francese, perverse e attraenti, mostruose e adorate, sono descritte con il compiacimento di chi, lasciando trapelare ovunque desiderio e voluttà, attribuisce importanza erotica a ogni dettaglio, e i suoi eroi, dandy stanchi e delusi, implacabilmente caustici, sono abbagliati come lui dall'eleganza, dalla raffinatezza, dal lusso e da tutti i godimenti dei sensi. Con assoluta, cattedratica intransigenza, Barbey lascia esplodere in questi racconti tutto il suo livore antidemocratico di uomo nostalgico, esasperato, scontento del mondo in cui vive, agitato dall'intimo contrasto tra una morale rigidamente cattolica e un gusto indomabile per le situazioni e i sentimenti morbosi, tra l'intransigente fede monarchica e un'invincibile tendenza a fare dell'aristocrazia il teatro delle perversità più raffinate e tortuose.
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  • 3

    Bello ed intenso a tratti,si perde nei lunghissimi e dettagliatissimi resoconti sugli ambienti,i personaggi ecc,risultando spesso noioso.Un paio di capitoli sono affascinanti e scritti bene,a riprova del talento dello scrittore.

    ha scritto il 

  • 2

    la postfazione di praz è più che sufficiente, quindi parlerò dei casi miei.


    quanto poco basta per cadere nell'amaro record. forse è stata la prima femmina che ho guardato con occhio cupido, benché fosse pochissimo sensuale, con niente seno e le gambe robuste. ho dei ricordi netti e insigni ...continua

    la postfazione di praz è più che sufficiente, quindi parlerò dei casi miei.

    quanto poco basta per cadere nell'amaro record. forse è stata la prima femmina che ho guardato con occhio cupido, benché fosse pochissimo sensuale, con niente seno e le gambe robuste. ho dei ricordi netti e insignificanti di alcuni suoi vestiti, cosa che mi capita davvero di rado, e siccome so che in genere questi ricordi sono falsi una volta gliene ho anche parlato: non ricordava ma a furia di insistere sono riuscito più o meno a estorcerle che erano veri.

    ricordo anche che cominciai a provare qualcosa per lei dopo aver letto un pezzo del giardino dei cinzi confini, quella dove il tipo parla con la tipa dal basso del muraglione. e sebbene lei non fosse bionda, né ricca, né ebrea, e comunque non somigliasse in nessun modo alla micol del libro, se non forse per il modo un po' buffo di parlare, l'identificazione durò parecchi anni. c'è da dire che non conviene seguire un libro che non si sa come finisce, come appresi anni dopo.

    ancora devo dire che sebbene desiderassi tenerla e baciarmela non feci mai sogni sporchi su di lei, né mi tirai nemmanco una pugnetta. del resto non era il tipo da provocare queste reazioni. era maschile nel comportamento e beffarda.

    la cosa strana è che lei forse tentò qualche volta di darmi corda, se non altro per capire cosa c'era sotto, visto che mai nulla le avevo detto, ma io failezzai completamente. in particolare (anche questo era stato rimosso, ma ritorna) una volta cercò di insegnarmi a ballare, e quella che nei film sarebbe stata forse l'occasione ideale diventò una cosa grottesca, tanto che dopo una mezz'ora, di fronte alla mia assoluta incapacità, se ne andò frustrata, bestemmiando.

    io però sapevo a me perché ero gelosissimo delle sue amicizie maschili. era una cosa nuova per me e mi irritava tremendamente perché non riuscivo in nessun modo a controllare una reazione che sapevo stupida e inutile. ancora oggi odio quella gente, che non ho più rivisto, dovunque sia. ma niente aveva senso e in fondo non era neanche vero, era solo un ricordo.

    ha scritto il 

  • 4

    Un godibilissimo "minore"

    Le diaboliche lette dopo aver divorato alcuni libri di Balzac permettono ancor meglio di capire la grandezza di quest'ultimo. Non che Barbey d'Aurevilly non sia un buon scrittore, tutt'altro, ma la differenza di complessità, di capacità di analisi tra i due è abissale.
    I due si assomiglian ...continua

    Le diaboliche lette dopo aver divorato alcuni libri di Balzac permettono ancor meglio di capire la grandezza di quest'ultimo. Non che Barbey d'Aurevilly non sia un buon scrittore, tutt'altro, ma la differenza di complessità, di capacità di analisi tra i due è abissale. I due si assomigliano: scrivono nella prima metà dell'800 il primo, poco più avanti il secondo; entrambi aborriscono i valori borghesi resi egemoni dalla rivoluzione, che identificano nel dominio del denaro e nella volgarità, e ritengono che l'aristocrazia debba farsi portatrice del riscatto della società dalla barbarie in cui è caduta. Entrambi, poi, hanno la coscienza che l'aristocrazia dei loro tempi non è in grado di sobbarcarsi tale compito, rosa come è da vizio e bramosia di potere. Un tratto distintivo dell'autore de Le diaboliche è il fervente cattolicesimo, che affiora nei racconti e, come detto nell'introduzione, rende complessa la personalità di questo dandy attratto dalla perversione. Ma mentre in Balzac queste convinzioni sono alla base del disegno di un'opera titanica, che rimane il più ambizioso tentativo della letteratura di descrivere un'epoca, in Barbey d'Aurevilly esse generano delle storie ben confezionate ma che non vanno molto al di là del loro appeal letterario. Questo almeno è l'impressione che ho avuto leggendo Le diaboliche: si tratta di sei racconti, ambientati a Parigi o nella provincia francese, che hanno come protagoniste figure femminili che sconvolgono i destini di chi gli sta accanto, per scelta o per fatalità. I temi e le ambientazioni potrebbero essere tipicamente balzacchiani, ma manca totalmente la capacità di rendere le situazioni e i personaggi universali, paradigmi di un'epoca. Forse però comparare Barbey d'Aurevilly a Balzac è pretendere troppo: godiamoci quindi i sei bei racconti, tra i quali spiccano a mio parere La felicità nel delitto e A un pranzo tra atei. Una nota finale per l'edizione: questo Tascabile Economico Newton da L. 2000 nel 1993, ben tradotto e con una bella introduzione di Elena Giolitti, che ha retto senza sfaldarsi le mie letture serali, dimostra come si possano fare ottimi libri ad un costo molto contenuto.

    ha scritto il 

  • 5

    Credo che la protagonista indiscussa di questi bei racconti non sia in realtà una particolare figura femminile, bensì la nobiltà della Francia post-napoleonica, caduta in disgrazia e costretta pertanto a condurre un’esistenza sobria, appartata e sofferta, in grigie città di provincia.
    In ogni ...continua

    Credo che la protagonista indiscussa di questi bei racconti non sia in realtà una particolare figura femminile, bensì la nobiltà della Francia post-napoleonica, caduta in disgrazia e costretta pertanto a condurre un’esistenza sobria, appartata e sofferta, in grigie città di provincia. In ogni racconto troviamo infatti “covi” di aristocratici che, costretti a trascorrere interminabili serate giocando a whist senza concedersi altre frequentazioni ( poiché “l’uguaglianza, questa chimera dei villani, non esiste veramente che tra i nobili”), vincono la noia conversando. E durante tali “conversazioni di altri tempi, l’ultima gloria dello spirito francese” questa aristocrazia oziosa si intrattiene narrando storie torbide e talvolta pruriginose. Alcuni racconti sono veramente belli : Jules-Amédée Barbey d'Aurevilly è molto abile nel caratterizzare le sue “femmes fatales” riuscendo a descriverne i tratti distintivi con grande incisività e con estrema eleganza, rendendole creature affascinanti nonostante il comportamento di queste sia talvolta indiscutibilmente disdicevole. Ce n’è per tutti i gusti : donne impassibili, enigmatiche, sprezzanti ma comunque capaci di passioni violente, accese dall’imprudenza o dalla sete di vendetta, femmine diaboliche che praticano la menzogna al punto di farne una verità, sgualdrine dall’aria pudica come “… la Rosalba che conoscevamo tutti, quella singolare baldracca annaffiata di pudore dal Diavolo….” Molte delle situazioni presentate possono apparire senz’altro estreme (percuotere una donna col cuore imbalsamato del suo bambino morto, questa poi !) e le descrizioni risultano talvolta eccessive a causa di un linguaggio un po’ troppo enfatico, eppure ho molto apprezzato questa insolita, ma interessante, raccolta di novelle dove l’erotismo femminile senza restrizioni viene condannato pur continuando ad esercitare un indubbio fascino sul narratore e sul suo pubblico di ascoltatori/lettori.

    ha scritto il 

  • 5

    Inizia in sordina, la sinfonia di questo libro. Perchè è questo che 'Le Diaboliche' è: una sinfonia in sei movimenti, un crescendo di larvate perversioni, tizzoni ardenti di pensieri, paurosa ferocia.
    Ma analizziamo con ordine.
    La tenda cremisi
    Storiella alquanto insignificante, colpisce di
    ...continua

    Inizia in sordina, la sinfonia di questo libro. Perchè è questo che 'Le Diaboliche' è: una sinfonia in sei movimenti, un crescendo di larvate perversioni, tizzoni ardenti di pensieri, paurosa ferocia. Ma analizziamo con ordine. La tenda cremisi Storiella alquanto insignificante, colpisce di certo la figura di Alberta, fredda e chiusa ai limiti dell'autismo ma capace di lussurie irrefrenabili. Il più bell'amore di Don Giovanni La novella più diversa, particolare. Già si sente un diverso sentire, una sensibilità più raffinata, una visione più palpitante della carne. Una novella, a mio dire, più dark delle altre, illuminata a sprazzi dalla fosforescenza del grottesco. La felicità nel delitto Qui mi ha colpito la morbosità voyeuristica di d'Aurevilly. Una sorta di torbido menage a trois a distanza: chi guarda, chi cede, chi provoca. Il rovescio di carte in una partita di whist Novella certamente più contorta che si riscatta in un finale autenticamente diabolico, con la terribile immagine della contessa di Stasseville che morde voluttuosamente dei fiori, simbolo di un segreto pauroso, oscuro. A un pranzo di atei Questa novella rasenta la sindrome sadica. Una storia di vendetta, condita da particolari truculenti da tragedia barocca. Bizzarra la figura della Pudica, insieme pudebonda e perversa. Terribile la scena del cuore imbalsamato. La vendetta di una donna Qui d'Aurevilly è in stato di grazia. Ha raggiunto la perfezione più nera, più adamantina. Nella sua storia si sentono sapori medievali, tratti da tragedia senechiana e, sul finale, la descrizione più terribile della lebbra.

    Una raccolta bizzara, poco equilibrata, certo, ma potente. Solo chi è disposto ad apprezzarne le finezze l'amerà, gli altri ci vedranno solo melodrammi di costume abbastanza stereotipati.

    ha scritto il 

  • 0

    cura elena giolitti, i classici superten 6, prima edizione 1993

    copertina: gustav klimt, _têtes des gorgones: la maladie, la folie et la mort_

    esiste un'edizione sonzogno del 1926, tradotta da anna franchi, praticamente introvabile

    ha scritto il 

  • 1

    Noioso e baroccheggiante. Usa, compiacendosene, la tecnica del racconto-matrioska per cui prima di arrivare alla storia della "diabolica" dovrete sorbirvi interminabili preamboli sugli uomini che hanno interagito con lei.
    Le donne dipinte sono il frutto dei loro tempi, che agiscano per trag ...continua

    Noioso e baroccheggiante. Usa, compiacendosene, la tecnica del racconto-matrioska per cui prima di arrivare alla storia della "diabolica" dovrete sorbirvi interminabili preamboli sugli uomini che hanno interagito con lei.
    Le donne dipinte sono il frutto dei loro tempi, che agiscano per tragedie sofferte o per ricerca della felicità è del tutto indifferente all'autore. Lui le racconta perchè è interessato all'aspetto "mostruoso", da circo che provoca repulsione/attrazione, certo non a quello umano.

    ha scritto il 

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