Le donne del signor Nakano

Di

Editore: Einaudi

3.3
(89)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 228 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8806198823 | Isbn-13: 9788806198824 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Antonietta Pastore

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Descrizione del libro
Benvenuti nella bottega del signor Nakano. A Tokyo, in un quartiere lontano dalle strade piú commerciali, il suo negozio di rigattiere è un rifugio per oggetti originali e stravaganti: come a volte lo sono i cuori degli uomini e delle donne che lo frequentano. La bottega del signor Nakano è un piccolo mondo di affetti, di incontri, di amori, sospeso in un tempo che sembra accoccolarsi su se stesso come un gatto che dorme. Un luogo in cui vi sentirete leggeri, forse un po' malinconici, ma di certo accolti. E non vorrete piú andare via.
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  • 2

    Trama: **
    Il Signor Nakano gestisce un negozio che sta tra il rigattiere e l’antiquario, ma senza eccessive pretese. Con lui lavorano un ragazzo, Takeo, per aiutarlo nei trasporti ed una ragazza, Hito ...continua

    Trama: **
    Il Signor Nakano gestisce un negozio che sta tra il rigattiere e l’antiquario, ma senza eccessive pretese. Con lui lavorano un ragazzo, Takeo, per aiutarlo nei trasporti ed una ragazza, Hitomi, che lo aiuta nelle vendite e, talvolta, la sorella, artista eclettica che lavora con stoffe e bambole.
    A questo si intrecciano alcune storie d’amore alla giapponese, ossia con una passione che mai si manifesta apertamente. Almeno non nei moderni, escluso Murakami, dato che leggendo Mishima ho tutt'altra esperienza.

    Stile: **
    Stile piano e chiaro, senza picchi lirici.

    Piacevolezza: **
    Un poco sciapo, sono stanca di questa apatia con cui i protagonisti affrontano gli avvenimenti, dei dialoghi vuoti e poco realistici, anche se la riconosco tipica del genere letterario. Eppure nel libro di storie d’amore ce ne sono, diverse, felici o meno, di donne ce ne sono, ma sono tutte filtrate dall’ingenuità della protagonista.

    Consigliato: -
    Nulla di eclatante, anche troppo soffuso, inoltre mi hanno innervosito l’assenza di passione in tutto e queste donne del Signor Nakano che dovevano essere il centro del racconto ma di cui si è vista di striscio solo una. La terza moglie cosa ne pensa? E la seconda amante chi è?
    Meglio approfondite la sorella del protagonista, che è anche quella che parla più di tutti.

    In ebook.

    Quest'opera di Mmorgana è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

    ha scritto il 

  • 3

    Un libro intimo, ma allo stesso tempo leggero. Malinconico e spensierato a un tempo.
    L'autrice svolazza tra le storie e i sentimenti di persone comuni in maniera lieve, priva di invadenza, lasciandoli ...continua

    Un libro intimo, ma allo stesso tempo leggero. Malinconico e spensierato a un tempo.
    L'autrice svolazza tra le storie e i sentimenti di persone comuni in maniera lieve, priva di invadenza, lasciandoli quasi raccontare di sé.
    E anche il lettore è una presenza discreta, al punto che arrivati all'ultima pagina si immagina che la vicenda, le vite di Hitomi e Takeo, proseguano seza di noi.

    ha scritto il 

  • 4

    Hitomi e Takeo

    "Quando è arrivato, di nuovo Takeo odorava di sapone. Per un attimo, ho pensato che avrei dovuto fare una doccia anch’io, ma un istante dopo mi sono ricordata che avevo rinunciato all’idea per non dar ...continua

    "Quando è arrivato, di nuovo Takeo odorava di sapone. Per un attimo, ho pensato che avrei dovuto fare una doccia anch’io, ma un istante dopo mi sono ricordata che avevo rinunciato all’idea per non dargli l’impressione di nutrire grandi aspettative. Che cosa complicata è l’amore! O piuttosto, quello che è complicato in amore, è capire se si ha voglia di essere innamorati o no."

    ha scritto il 

  • 2

    Embè.....ecco, questo è stata la reazione alla fine della lettura. Le vite tra le mura di un negozio, sottotitolo ideale per questo libro, ma ahimè anche la sua estrema sintesi. Non ho capito il senso ...continua

    Embè.....ecco, questo è stata la reazione alla fine della lettura. Le vite tra le mura di un negozio, sottotitolo ideale per questo libro, ma ahimè anche la sua estrema sintesi. Non ho capito il senso, non ho capito il fine, non ho capito il perché...probabilmente sono io che non capisco, ma non posso che ripetere : embè!

    ha scritto il 

  • 0

    Così vicini così alieni

    Non ho metro di giudizio sicuro per questo libro : l’ho letto velocemente, con gusto, aspettando la sera per ritrovare un nuovo capitolo, come stregata e stupita: stregata dalla storia così intima, vi ...continua

    Non ho metro di giudizio sicuro per questo libro : l’ho letto velocemente, con gusto, aspettando la sera per ritrovare un nuovo capitolo, come stregata e stupita: stregata dalla storia così intima, vicina, da chiedermi: ma oggi Takeo rivolgerà la parola a Hitomi ? quasi fossero i miei parenti, stupita dal fatto di essere stregata perché nulla di veramente notevole viene narrato, non vi sono guizzi poetici o stile inconfondibile.
    Allora, che cosa mi portava? Come ha detto un lettore di anobii “la giapponesità”; la strana sensazione di penetrare un poco dietro quell'impassibilità di tratti, quell'autismo nei sentimenti.
    Siamo nella bottega, più bazar che negozio, del Signor Nakano, uomo un poco imprevedibile, descritto dallo sguardo della sua giovane dipendente Hitomi; i personaggi ci diventano via via più afferrabili, conosciamo i loro gusti (si mangia sempre nei romanzi giapponesi!), orari, amori, infedeltà, conversazioni e più li conosciamo meno li capiamo.
    Gli oggetti del negozio (la ciotola, il fermacarte, la macchina da cucire) che danno titolo a diversi capitoli appaiono più immediatamente comprensibili degli esseri umani che popolano la bottega, eppure, anche loro rivelano sempre qualche sorpresa: o il loro prezzo è inadeguato al loro valore o possono portare un malocchio o sono usati per scopi diversi dalla loro funzione.
    La sensazione che nasce dalla lettura, ed ha un effetto ipnotico sul lettore, è lo straniamento: così vicini a noi, così alieni, i personaggi vivono esattamente i nostri sentimenti - amore, lutto, perdita, delusione, speranza – su un registro totalmente diverso, con una distanza a noi sconosciuta, come contemplassero, poco coinvolti, quello che capita nelle loro vite.
    Devo ringraziare tutti i commentatori precedenti di questo testo che con le loro riflessioni, perplesse o ammirate, mi hanno aiutata a formulare le mie!

    ha scritto il 

  • 2

    Mi sento di condividere l'ultimo commento postato qui. Non che sia scritto male, per carità; anzi, qualcuno più generosamente potrebbe paragonarlo a un novello murakami per lo stile asciutto che ha. M ...continua

    Mi sento di condividere l'ultimo commento postato qui. Non che sia scritto male, per carità; anzi, qualcuno più generosamente potrebbe paragonarlo a un novello murakami per lo stile asciutto che ha. Ma insomma una storia che dica qualcosa..... dài giapponese, metticela un po' di buona volontò !

    ha scritto il 

  • 4

    Un viaggio in punta di piedi nel mondo interiore di una giovane Tokyoita

    L'autrice di questo gradevole libro ha un'indubbia capacità di descrivere con delicatezza la vita interiore dei propri personaggi, che vediamo muovere su uno sfondo di vicende semplici, piccole avvent ...continua

    L'autrice di questo gradevole libro ha un'indubbia capacità di descrivere con delicatezza la vita interiore dei propri personaggi, che vediamo muovere su uno sfondo di vicende semplici, piccole avventure di vita quotidiana, non eroi ma persone normali, nei cui confronti è quasi inevitabile provare una certa empatia.

    Con la sua narrazione fluida, l'autrice trasporta con delicatezza e leggerezza il lettore nello scorrere della vita quotidiana dei personaggi, che si svolge in una Tokyo quasi provinciale, lontana dal trambusto della grande metropoli. Lo sfondo è l'eponimo (almeno nel titolo originale giapponese!) negozio di rigattiere del signor Nakano, un negozio in cui molti articoli hanno prezzi quasi irrisori (dettaglio importante per l'ambientazione, ma che può sfuggire al lettore che non conosce il valore dell yen), e che fa da scenario al quotidiano svolgersi delle vicende dei protagonisti, anzi, della protagonista, Hitomi, giovane dipendente del signor Nakano.

    Il lettore italiano potrà facilmente aver pensato, prima di leggere il libro, che, visto il titolo, il protagonista sia il signor Nakano e che la trama sia basata sulle sue più o meno dongiovannesche avventure. In realtà la scelta editoriale del titolo italiano è alquanto misteriosa, non ultimo in quanto il titolo originale giapponese è un perfettamente traducibile "Il negozio di rigattiere del signor Nakano". Vien da pensare che l'editore abbia creduto che a parlar di donne nel titolo avrebbe venduto di più, indipendentemente dalla fedeltà all'originale. Un po' triste, se così fosse, specie quando il libro merita di esser letto senza aver bisogno di simili esche. Purtroppo, come si vedrà sotto, sulla traduzione (e non solo del titolo) vi è da ridire.

    Le vicende sentimentali del signor Nakano vengono sì raccontate, ma hanno un ruolo periferico nella narrazione, al contrario della vita interiore di Hitomi (che de facto è il fulcro della narrazione). Hitomi è la voce, e vediamo quindi il mondo attraverso i suoi occhi, e di Hitomi conosciamo i pensieri, le esitazioni, a tratti la fatica di vivere. La narrazione dei rapporti di Hitomi con gli altri personaggi che orbitano attorno al negozio del signor Nakano, in primis il suo più o meno coetaneo Takeo (anche lui impiegato del signor Nakano), è il cardine del libro. Hitomi sviluppa con Takeo una relazione difficile da definire, caratterizzata da una timida attrazione anche fisica, ma che non riesce ad evolvere in un vero rapporto di coppia.

    O forse il vero argomento del romanzo, quello su cui è imperniato il racconto, è la solitudine urbana di Hitomi, inframmezzata dal suo rapporto difficile con la madre. Non che sia un libro triste o malinconico, tutt'altro. Al contrario, è un libro condito da delicati tocchi di umorismo, ma la solitudine soprattutto interiore di Hitomi, l'assenza di una condivisione delle sue vicende interiori, fa da sfondo sia alle sue vicende private, sia a quelle degli altri personaggi del romanzo.

    La solitudine non è mai esplicitata – la si inferisce però dalle descrizioni ambientali, ad esempio da quella del suo piccolo appartamente da single e dal disordine che vi regna, così come dal suo modo di alimentarsi, fatto di pasti casuali e spesso disordinati. Hitomi è un personaggio dolce ma apparentemente privo di grandi prospettive, che sembra vivere alla giornata senza alcuna visione a lungo termine per quel che riguarda la propria vita. Ovviamente non è eccezionale nel suo vivere così, il mondo è pieno di suoi coetanei che lasciano che la vita gli passi accanto – o addosso. L'abilità dell'autrice è quello di rendere piacevole questo viaggio nella vita interiore di Hitomi, facendo sentire il lettore uno spettatore privilegiato, ma mai voyeristico. Le vicende dei comprimari (fra cui le donne del signor Nakano) sono un piacevole diversivo, che contribuiscono a rendere più varia ed interessante la narrazione. Il risultato è un romanzo che si legge senza sforzo, e che lascia in bocca al lettore che l'avrà gustato un sapore piacevole e delicato.

    Una breve nota a pié di pagina riguarda la traduzione. La traduzione italiana pubblicata da Einaudi è da un lato indubbiamente una buona traduzione, che però ha alcuni difetti che risultano stridenti. Alcuni sono inspiegabili, o meglio sono spiegabili, ma l'unica spiegazione che sono riuscito a trovare non è lusinghiera. Ad esempio, all'inizio la protagonista ordina del maiale al "gingembro", sostanza sconosciuta al dizionario italiano. Controllando l'originale giapponese si scopre trattarsi dello zenzero, e allora gingembro appare nella sua incomprensibile natura di inutile gallicismo (_gingembre_ in francese). Una scorsa al curriculum vite della traduttrice mostra che, sebbene italiana, ha studiato in Francia... Però, anche ammesso che la traduttrice abbia usato la parola gingembro in buona fede, invece dell'italianissimo zenzero, avrei sperato che un redattore di Einaudi avesse corretto quest'assurdità.

    Che purtroppo non è l'unica. Ad un certo punto la traduzione recita "Adesso Masayo si dà al ricamo. Punto festone, punto croce, punto Venezia..." Visto che non mi risulta che il ricamo a punto Venezia sia un'attività particolarmente diffusa in Giappone, sono andato a controllare l'originale, che si traduce agevolmente con una conoscenza sia pur elementare della lingua, e che recita letteralmente "Di questi tempi Masayo si dedica al ricamo _francese_. Punto a croce, punto a catena, punto _outline_". Ovvero, l'originale fa notare come si tratti di un'attività, per una signora giapponese, esotica ("francese"), non qualcosa a cui si dedicano normalmente le anziane signore locali. Inoltre il nome dei punti è indicato nell'originale attraverso una traslitterazione dell'inglese (come la maggior parte delle parole giapponesi moderne di origine moderna), e mentre il punto a croce e festone (o a catena) sono una traduzione letterale e corretta dell'originale (_cross stitch_ e _chain stitch_), l'ultimo, il punto Venezia sembra implicare che che lo stesso sia comunemente conosciuto in Giappone, quando invece il testo originale parla di un semplice _outline stitch_, ovvero un banale punto lineare. Il tutto ha un effetto molto diverso dalla frase originale, una cosa è ricamare semplici disegni, un'altra è ricamare al tombolo veneziano...

    Ciò detto sia pur con i propri limiti, la traduzione permette di fruire della bellezza di un libro mi ha regalato alcune ore di lettura serena e gradevole.

    ha scritto il 

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    Mannaggia che fatica finire questo libro! Pensavo che almeno gli autori giapponesi non mi deludessero (adoro Murakami) , ma questo proprio no.
    Libro troppo "statico ", non saprei come definirlo in a ...continua

    Mannaggia che fatica finire questo libro! Pensavo che almeno gli autori giapponesi non mi deludessero (adoro Murakami) , ma questo proprio no.
    Libro troppo "statico ", non saprei come definirlo in altro modo, dal titolo mi aspettavo chissà che, delle figure di donne ben delineate, invece quasi il nulla.
    Entrano nella scena vari personaggi ma nessuno con un carattere e dei modi di fare degni di rilievo.
    Dopo averlo letto ho voluto dare un occhio alla quarta di copertina , non lo faccio quasi mai, ma sinceramente la sublime leggerezza dell'autore io proprio non la vedo... forse così leggera da essere invisibile ai miei occhi?

    ha scritto il