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Le due guerre

Guerra fascista e guerra partigiana

Di

Editore: Einaudi

4.2
(102)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 191 | Formato: Altri

Isbn-10: 8806174703 | Isbn-13: 9788806174705 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Biography , History , Political

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Descrizione del libro
Nuto Revelli offre qui un libro tra storia e memoria, una storia ricostruita"dal basso", dalla parte degli umili, dalle loro testimonianze. Memoriapersonale e quindi tanto più coinvolgente in quanto vita vissuta - e sofferta- dal suo narratore. L'autore di "Guerra dei poveri" e del "Mondo dei vinti"racconta due guerre: quella in cui il popolo italiano è stato trascinato dallafollia nazifascista sul Fronte occidentale, su quello greco-albanese e infine,più tragicamente, sul fronte russo; e quella partigiana, che ha significato ilriscatto di un'intera generazione.
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  • 5

    Leggere testimonianze di guerra delle proprie zone è importante, poi, se si ha la fortuna di avere un narratore capace, colto e umano come Nuto revelli, è decisamente d'obbligo.
    Revelli riesce, raccontando la guerra in prima persona o tramite le testimonianze dei "piccoli" che l'hanno comba ...continua

    Leggere testimonianze di guerra delle proprie zone è importante, poi, se si ha la fortuna di avere un narratore capace, colto e umano come Nuto revelli, è decisamente d'obbligo.
    Revelli riesce, raccontando la guerra in prima persona o tramite le testimonianze dei "piccoli" che l'hanno combattuta e non dei "grandi" che comandavano dietro le linee, a darci un altro punto di vista, più umano perché non descrive le battaglie con i numeri e con le manovre, più vero perchè libero dalle censure e dalle versioni ufficiali.
    Inoltre coglie piccole questioni, piccole vicende, come quella del prete di Castelmagno che nascondeva in parrocchia due ricercati, o la disperazione di chi, ritirandosi dalla russia, si avvelena involontariamente bevendo antigelo convinti fosse una bevanda alcolica. O l'accenno al compagno che, durante l'ultimo giorno dell'occupazione di Cuneo, il 28 aprile, con tutto il resto d'Italia ormai liberato, cade perchè un proiettile vagante lo colpisce alla testa.
    Tante piccole storie di piccoli uomini che, tutte insieme, compongono la storia con la S maiuscola e la rendono più vera, più umana.

    ha scritto il 

  • 3

    O di qua o di la

    La contrapposizione tra le due guerre: quella fascista e quella partigiana è la cornice di questo libro. Ciò che realmente vuole esser descritto è la sofferenza del protagonista (lo scrittore) di fronte a scelte che turbarono tutti gli italiani dopo l'8 Settembre e che tutt'oggi sono un nervo sco ...continua

    La contrapposizione tra le due guerre: quella fascista e quella partigiana è la cornice di questo libro. Ciò che realmente vuole esser descritto è la sofferenza del protagonista (lo scrittore) di fronte a scelte che turbarono tutti gli italiani dopo l'8 Settembre e che tutt'oggi sono un nervo scoperto nei rapporti politici e civili di questa Italia in cerca di riferimenti.

    ha scritto il 

  • 4

    Pane, giustizia e libertà:
    https://www.youtube.com/watch?v=tdWTVxnuxnc

    Perché ho raccolto l'invito dell'amico Giorgio Rochat a raccontare quegli anni terribili? Perché ho voluto rivivere il mio fascismo, la mia guerra fascista, la mia guerra partigiana? Perché credo nei giovani. P ...continua

    Pane, giustizia e libertà:
    https://www.youtube.com/watch?v=tdWTVxnuxnc

    Perché ho raccolto l'invito dell'amico Giorgio Rochat a raccontare quegli anni terribili? Perché ho voluto rivivere il mio fascismo, la mia guerra fascista, la mia guerra partigiana? Perché credo nei giovani. Perché voglio che i giovani sappiano

    Trascrizione di un ciclo di lezioni tenute da Nuto Revelli nei primi anni Ottanta, una prospettiva a volo d'uccello estremamente sintetica su tutta la sua opera e su un periodo storico italiano che fa tanto comodo insabbiare e dimenticare.

    Voglio capire bene, voglio capire tutto. E guardo, e fotografo con gli occhi tutto quello che vedo. Comincio a guardare i tedeschi con odio. La mia ignoranza è catastrofica. Non so nulla dei campi di sterminio.
    Ma mi rendo conto che la guerra dei tedeschi non è la mia guerra. E questo sentimento mi spaventa, mi angoscia. Non avevo capito niente del fascismo: nulla delle leggi razziali del 1938. E chi non capisce nel momento giusto rischia di capire quando è troppo tardi.

    (le operazioni di copertura alla ritirata)
    Alle 18 rientro nei bunker di comando. Arriva un colpo d'artiglieria secco, a pochi passi e lo scoppio è fortissimo. Poi un altro e un altro ancora. Ne piovono 40 di proiettili sulle nostre teste. Ma non sono i russi. E' una nostra batteria già in ripiegamento che sbaglia la misura, che tira corto e ci spara addosso.

    la ritirata
    Tutti vaneggiavano, intossicati dalla stanchezza, dalla fame, dal freddo. Anch'io parlavo a voce alta e più volte mi sono ripetuto: ricordati di non dimenticare.

    i reduci nascosti come una vergogna
    A Udine le operazioni di sbarco, di scarico, avvengono sui binari morti, a un centinaio di metri dalla stazione. Siamo isolati come degli appestati. Sotto la pensilina della stazione c'è la solita folla dei familiari, dei congiunti, che tenta di muovere verso di noi. Ma uno sbarramento di carabinieri impedisce che la folla ci raggiunga. La scusa è quella della paura del tifo petecchiale. In realtà non vogliono che ci siano rapporti con la popolazione.

    l'8 settembre
    Alla caserma Battisti ormai non si parla che di smobilitazione. Gli ordini non arrivano. I soldati hanno capito che non bisogna disperdersi. Il comandante del 2° Alpini è il colonnello Boccolari, un super decorato della guerra '15-18. E' ancora in caserma, è ancora in divisa ma sul punto di arrendersi. Doveva essere un appassionato di fiori. Infatti in quei giorni si preoccupa dei suoi vasi di gerani, che aveva disposto tutto attorno al monumento ai caduti nel cortile della caserma. Stanno per arrivare i tedeschi e il colonnello si preoccupa di salvare i suoi gerani...

    Infine una chicca: i partigiani di Revelli avevano catturato quasi per caso la mascotte della "Muti" di Borgo San Dalmazzo (fascisti particolarmente crudeli), un ragazzino di 14 anni che Revelli definisce "una canaglia" il quale, in cambio della propria liberazione, propone: "Se mi date un po' di veleno e mi lasciate libero, quando a mensa servono la minestra, ne metto un po' in ogni piatto. Facciamo fuori tutto il comando della "Muti" di Borgo San Dalmazzo".
    Fu lasciato libero comunque...
    Quando questo episodio venne raccontato a Sandro Pertini, allora presidente della Repubblica, qualcuno gli chiese: "Chissà che fine avrà fatto questo ragazzino? Chissà cos'é oggi?"
    Pare che Pertini abbia risposto:"Sarà deputato in Parlamento".

    ha scritto il 

  • 0

    Il racconto di una maturazione politica ottenuta a caro prezzo nel freddo delle pianure russe ed in quello delle montagne italiane, combattendo senza risparmio per i priopri ideali.


    Revelli non appassiona e coinvolge come altri autori che hanno narrato dei difficili anni della guerra, come ...continua

    Il racconto di una maturazione politica ottenuta a caro prezzo nel freddo delle pianure russe ed in quello delle montagne italiane, combattendo senza risparmio per i priopri ideali.

    Revelli non appassiona e coinvolge come altri autori che hanno narrato dei difficili anni della guerra, come Rigoni-Stern, Badeschi ed, a modo suo, Fenoglio; il suo stile è asciutto, essenziale e, sebbene narri della sua storia personale, simile a quello di uno storico rigoroso, di un fedele cronachista: i fatti sono riportati nella loro essenzialità, numerosi sono le citazioni di eventi e luoghi e numerosissime quelle di persone.

    Ne vien fuori un libro che, come detto, non appassiona ma chiarisce essenziali aspetti e motivazioni profonde del perchè in Italia ci sia stata una lotta partigiana spontanea e tra le più vivaci in Europa.

    Libro interessante la cui lettura andrebbe integrata con la lettura di:
    * una storia vera e propria (per esempio quella di Bocca http://www.anobii.com/books/Storia_dellItalia_partigiana/01a3c99dc7a4b270cc/),
    * una vicenda specifica, narrata con ampi dettagli (per esempio quella di Boccazzi http://www.anobii.com/books/Missione_Col_di_Luna/0143a60e39b1a64f76/ )
    * l'analisi della conclusione violenta e sanguinosa della lotta partigiana (per esempio quello di Oliva http://www.anobii.com/books/Primavera_1945/9788809758834/0126bd46434623c47e/ )
    * e, naturalmente, uno dei molti e ben fatti libri di memorie scritti da Badeschi, Rigoni, etc.

    ha scritto il 

  • 4

    ciò che impressiona maggiormente in nuto revelli è il rigore storico e l'onestà intellettuale con la quale affronta ogni tipo di racconto. le due guerre dovrebbe essere il racconto del suo personale passaggio dall'adesione al fascismo alla lotta di liberazione antifascista, ma ogni singola ...continua

    ciò che impressiona maggiormente in nuto revelli è il rigore storico e l'onestà intellettuale con la quale affronta ogni tipo di racconto. le due guerre dovrebbe essere il racconto del suo personale passaggio dall'adesione al fascismo alla lotta di liberazione antifascista, ma ogni singola parte del suo racconto è puntualmente coadiuvata da altre fonti, orali e scritte che siano.

    ne viene fuori qualcosa a cavallo tra il diario e il saggio storico che mette in evidenza le contraddizioni del fascismo e l'approssimazione con la quale il regime mussoliniano ha portato avanti le sue campagne belliche, mandando al massacro migliaia di ragazzi che avevano l'unica colpa di avere 20 anni.

    un documento terribile ed inevitabile.

    ha scritto il 

  • 0

    Quale invito alla lettura questa volta utilizzo uno scritto di Giovanni Pirelli, quale curatore del libro Lettere di condannati a morte della Resistenza europea [di cui, ahimè, non sono in possesso] perché esprime pienamente quello che penso.


    “Ma la domanda stessa — che cosa avrei fatto al ...continua

    Quale invito alla lettura questa volta utilizzo uno scritto di Giovanni Pirelli, quale curatore del libro Lettere di condannati a morte della Resistenza europea [di cui, ahimè, non sono in possesso] perché esprime pienamente quello che penso.

    “Ma la domanda stessa — che cosa avrei fatto allora? – è una domanda sbagliata. Non c’eravate ed è proprio inutile che cerchiate di mettervi nei panni di chi c’era. La domanda giusta è quest’altra: come mettermi, oggi, in condizione di distinguere la realtà dalle menzogne? di collocarmi, rispetto alle scelte che si pongono oggi, dalla parte giusta? Ricordatevi che la resistenza non è affatto finita con la disfatta del fascismo. È continuata e continua contro tutto ciò che sopravvive di quella mentalità, di quei metodi; contro qualunque sistema che da a pochi il potere di decidere per tutti. Continua nella lotta dei popoli soggetti al colonialismo, all’imperialismo, per la loro effettiva indipendenza. Continua nella lotta contro il razzismo. Insamma: finché ci saranno sfruttatori e sfruttati, oppressori e oppressi, chi ha troppo e chi muore di fame, ci sarà sempre da scegliere da che parte stare. Perché, stare in mezzo, né di qua né di là, è la stessa cosa di quando, sotto il fascismo, non si stava né di qua né di là; in definitiva si aiutava il fascismo, lo si rafforzava. E se anche fosse vero, come molti vanno dicendo, che le situazioni di oggi sono più complicate e confuse, le scelte più difficili (ma non è un pretesto, ancora una volta, per tirar a campare?), non dimenticate che esiste un’alternativa, un conflitto che non a-vrà mai fine: l’alternativa, il conflitto tra il vecchio e il nuovo, la lotta di tutto ciò che è nuovo contro tutto ciò che è vecchio. Si possono commettere degli errori, ma una cosa è certa: il nuovo è meglio del vecchio.
    A questo proposito, poiché state per leggere le ultime parole, l’estremo messaggio di individui che vengono chiamati eroi, martiri di una causa, cominciamo già da questo momento, mentre leggiamo, mentre discutiamo, cominciamo ad essere individui nuovi, portatori di una mentalità nuova. Ci è stato insegnato che è dolce morire per la patria, che è bello sacrificarsi per un ideale. Cominciamo a dire, invece, che morire ammazzato è sempre brutto. Brutto per chi finisce ammazzato e brutto per l’altro, che sta dall’altra parte e che ammazza. Il senso della vita sta nella gioia, non nel dolore e nel lutto. Se, in date circostanze, è giusto assumere rischi, affrontare pericoli, se può essere inevitabile ammazzare o farsi ammazzare, non parliamone mai come di cose belle, esemplari e invidiabili. Parliamone come di gravi necessità a cui l’uomo cosciente non può sottrarsi. Sacrificarsi ha senso, comunque, a un’unica condizione: che ci si sacrifichi, che si muoia perché venga una società umana dove il sacrificarsi non avrà più senso; dove l’ammazzare sarà in ogni caso un’infamia e il venire ammazzato una sciagura.
    Ecco ciò che volevo dirvi prima che cominciate a leggere le Lettere della Resistenza; perché diventerete adulti in una società carica di tensioni, di contraddizioni e lacerazioni che dovrete poter affrontare con mente aperta, con intelligenza critica, con spregiudicatezza e generosità.“
    Su Giovanni Pirelli

    Ritengo non servano altre parole, se non il richiamo all’attenzione verso un passaggio della Storia che ha coinvolto chiunque allora, qualsiasi “parte” si fosse scelto di servire, e di cui continuiamo a usufruirne i risultati ancora oggi e ancora tutti: sia quelli che vogliono attuare la celebrazione per i repubblichini, sia quelli che continuano a manifestare in piazza contro l’abbruttimento ed il degrado della qualità della vita, materiale ed intellettuale, sia quelli che si limitano a trovare un modo per “sfangarsela” e niente più.
    Dunque, è inutile tentare di revisionare la Storia, più utile e costruttivo insegnare a ricordare i fatti, soprattutto ai giovani, perché sappiano, prima di decidere.

    Proposta di letture, in ordine alfabetico:

    Luisito Bianchi, La messa dell’uomo disarmato
    Giorgio Bocca, Storia dell’Italia partigiana settembre 1943 – maggio 1945
    Mario Bofantini, Un salto nel buio
    Carla Capponi, Con cuore di donna
    Giovanni Pesce, Senza tregua
    Nuto Revelli, Le due guerre
    Mario Spinella, Memorie della Resistenza
    Mario Tobino, Il clandestino

    da: http://cresciteundoblog.wordpress.com/2010/04/27/la-ricorrenza-del-25-aprile/

    ha scritto il 

  • 5

    Si invito di Giorgio Rochat Nuto ripercorre il suo ventennio fascista, che lo vede un ragazzino che preferisce lo sport allo studio..per questo ben vengano i campi Lux e l'attività fisica, quasi paramilitare promossa dal fascio..Poi la vita nell'accademia militare di Modena, più per il padre che ...continua

    Si invito di Giorgio Rochat Nuto ripercorre il suo ventennio fascista, che lo vede un ragazzino che preferisce lo sport allo studio..per questo ben vengano i campi Lux e l'attività fisica, quasi paramilitare promossa dal fascio..Poi la vita nell'accademia militare di Modena, più per il padre che lo vuole militare in carriera che per se stesso...La preparazione insufficente, quasi ridicola alla guerra..La partenza per il fronte Russo attraverso i paesi scossi dalla guerra..L'incontro con gli ebrei..le illusioni cominciano a cadere, lasciando solo una dolorosa ignoranza..E poi il Don, il tradimento subito dagli Alpini, il brutto rapporto coi tedesci..L'impegno di lasciare l'esercito.. Impegno mantenuto alla fine dell'unica guerra che Nuto sentirà sua, dovuta, sofferta ma necessaria: i suoi venti mesi di guerra Partigiana..e poi la festa della Liberazione, quasi un sogno che dura poco... Dedicato ai giovani...

    ha scritto il 

  • 4

    Questo libro dovrebbe essere diffuso capillarmente, dovrebbe essere letto e riletto soprattutto nelle scuole. Rappresenta l'archetipo della ricostruzione degli avvenimenti storici "dal basso", ovvero da parte di chi la storia la ha vissuta e ne è stato un protagonista. Nuto Revelli ricostruisce l ...continua

    Questo libro dovrebbe essere diffuso capillarmente, dovrebbe essere letto e riletto soprattutto nelle scuole. Rappresenta l'archetipo della ricostruzione degli avvenimenti storici "dal basso", ovvero da parte di chi la storia la ha vissuta e ne è stato un protagonista. Nuto Revelli ricostruisce la propria esperienza di giovane militare in pieno regime fascista, di protagonista della disastrosa spedizione italiana in Unione Sovietica ed infine di partigiano antifascista nelle formazioni "giustizia e libertà" nel Cunense. Il libro è interamente pervaso da una grandissima tensione morale e le numerose storie, piccole e grandi, in esso riportate, danno una dignità, se possibile, ancora più grande, alla resistenza antifascista e fanno urlare vendetta verso le attuali "allegre" ricostruzioni di quell'infame dittatura tutte indirizzare a revisionarne la storia in termini positivi. Riporto uno dei passi più "attuali" dell'intero libro:</p><p>"Non avevo capito niente del fascismo; nulla delle leggi razziali del 1938. E chi non capisce nel momento giusto rischia di capire quando è troppo tardi".

    ha scritto il 

  • 3

    La valutazione più corretta sarebbe "utile" invece di "bello": questo perchè Revelli era, secondo me, efficace, prezioso e diretto nella rievocazione senza essere particolarmente dotato come scrittore.

    ha scritto il 

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