Le due orfanelle

Di

Editore: Aurora

3.5
(6)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 384 | Formato: Paperback

Isbn-10: A000215299 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Tascabile economico , Copertina morbida e spillati

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Descrizione del libro
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    Nel suo genere, un classico.

    Be’, mi ci voleva.

    Qui niente elucubrazioni sull’esistenza del bene e del male nel cuore di un uomo, sulla complessità dei sentimenti di odio o amore (o entrambi) che albergano nella stessa persona. N ...continua

    Be’, mi ci voleva.

    Qui niente elucubrazioni sull’esistenza del bene e del male nel cuore di un uomo, sulla complessità dei sentimenti di odio o amore (o entrambi) che albergano nella stessa persona. Nessuno ha bisogno di uno psicanalista che analizzi il suo flusso di coscienza.

    Qui abbiamo, come nei film western anni 50, da una parte i buoni che a volte possono essere solo buonissimi; dall’altra i cattivi che non hanno altra scelta che essere tali. Però (c’è sempre un però) c’è anche un personaggio che in preda alla gelosia e al dubbio compie qualche azione riprovevole. Non per cattiveria ma per un eccesso di onorabilità.

    Siamo a Parigi un poco prima della Rivoluzione.
    Un giovane operaio licenziato in un momento di crisi, esce di casa per abbandonare alla carità pubblica la figliolina: madre disperata. Ma lui torna a casa con la figliolina ed un’altra bimba che ha trovato sulle scale della chiesa. L’altra bimba ha, tra le fasce un biglietto (Mi chiamo Luisa, amatemi) e due rotoli di monete d’oro. I due sposi se ne tornano felicemente in campagna.
    Dopo 16 anni le due ragazze, cresciute come sorelle anche se sanno di non esserlo (Luisa è diventata cieca), restano orfane e se ne vanno a Parigi da un amico del padre. Da questo momento succede di tutto. Appena arrivate salvano dal suicidio una ladra, che, per pagare il suo debito e non cadere più nella passione per un farabutto, si fa arrestare (no, non è fantascienza). Sarà determinante ad un certo punto della vicenda.
    Enrichetta viene rapita da un nobile libertino, Luisa rimane sola ed è “aiutata” da una vecchia mendicante. Duelli, amori che nascono, violenza sulla povera cieca, un dottore deus ex machina della vicenda (da metà in poi), la vera madre consumata dall’antico segreto, un brutto anatroccolo che si trasforma in cigno, un servitore partecipe dell’amore e delle sventure del suo padrone (e anche delle sue fortune).

    Tutto si scioglie e tutto finisce bene.
    Semplice, antiquato e rilassante.

    Film tanti, tra gli altri:
    Uno del 1921, di Griffith con le due sorelle Gish. Pensate che l’ultimo ruolo di Lillian Gish è ne Le balene d’agosto del 1987: aveva 94 anni.
    Uno del 1942 di Gallone con Maria Denis, Alida Valli e Osvaldo Valenti che, contrariamente al solito, non fa il cattivo ma il brutto anatroccolo. Mancano 3 anni alla sua fucilazione.
    Uno del 1954 di Gentilomo, a colori, con Milly Vitale, Miriam Bru, Franco Interlenghi. La Vitale si sposò poco dopo con un petroliere americano (altro che calciatori!) . La Bru sposò un collega, Horst Bucholz (protagonista de La noia, di Un, due, tre di Billy Wilder, il più giovane de I magnifici sette).

    ha scritto il