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Le due pipe di Maigret

Le inchieste del Commissario Maigret n.37

Di

Editore: Mondadori

3.9
(398)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 201 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Spagnolo , Olandese

Isbn-10: A000059567 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico , Copertina rigida , eBook

Genere: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers , Science Fiction & Fantasy

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Descrizione del libro
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  • 4

    Chi legge abitualmente Maigret sa che la vicenda gialla è spesso un accessorio alla descrizione del contesto nel quale si svolge il romanzo.
    Il lettore di gialli che vuole scoprire l'assassino dagli indizi potrebbe rimanere deluso; l'affezionato lettore di Simenon apprezzerà la vicenda di u ...continua

    Chi legge abitualmente Maigret sa che la vicenda gialla è spesso un accessorio alla descrizione del contesto nel quale si svolge il romanzo.
    Il lettore di gialli che vuole scoprire l'assassino dagli indizi potrebbe rimanere deluso; l'affezionato lettore di Simenon apprezzerà la vicenda di un uomo costretto a fingere per sopravvivere.

    ha scritto il 

  • 3

    Suona la prima sveglia. Federica apre gli occhi, controlla quale sveglia è e si riaddormenta. Passano venti minuti e suona la seconda sveglia. Federica sta sognando qualcosa che le piace, apre gli occhi, vede che è la seconda sveglia e decide di continuare il sogno senza dormire. Passano dieci ...continua

    Suona la prima sveglia. Federica apre gli occhi, controlla quale sveglia è e si riaddormenta. Passano venti minuti e suona la seconda sveglia. Federica sta sognando qualcosa che le piace, apre gli occhi, vede che è la seconda sveglia e decide di continuare il sogno senza dormire. Passano dieci minuti e la sveglia suona di nuovo. Federica ha già gli occhi sul tempo e ormai il sogno è quasi del tutto svanito. Si siede meglio sulla sedia, muove il collo e si scrocchia le dita.

    Albert: no, non te le scrocchiare le dita mon amour.
    Federica: e come fai a sapere che le sto scrocchiando
    Albert: tu mi hai detto che le scrocchi sempre appena sveglia.
    Federica: e perché ti ricordi queste stupidaggini?
    Albert: stupidaggini?
    Federica: ti aspettavi
    cazzate?
    Albert: beh, sì.
    Federica: :) no appena sveglia sono graziosa e moderata
    Albert: eh eh, mi piaci graziosa e moderata.
    Federica: penso che nel sonno sono sempre graziosa e moderata
    Albert: e cosa te lo fa pensare?
    Federica: il mio ex ragazzo mi guardava spesso dormire pure quando io facevo finta di dormire
    Albert: ma questo è sleale.
    Federica: forse
    ma quando
    non mi fidavo di lui questa era una prova necessaria infatti
    è finita quando
    appena mi addormentavo
    lui se ne andava dal letto
    Albert: cosa sognavi?
    Federica: vediamoooooo di saper cantare
    Albert: davanti a molte persone?
    Federica: no solamente saper cantare che cantavo benissimo

    Albert alza il braccio e indica la roccia.

    ha scritto il 

  • 5

    Tutto ciò che scrive Simenon è eccellente, ogni suo libro è una conferma.
    Questo giallo di Maigret ha un ritmo esemplare.
    All'inizio sembra un caso irresolubile e poi, a poco a poco la nebbia si dirada, i personaggi vengono delineati con rara maestria. Poche pennellate e per giunta, e ...continua

    Tutto ciò che scrive Simenon è eccellente, ogni suo libro è una conferma.
    Questo giallo di Maigret ha un ritmo esemplare.
    All'inizio sembra un caso irresolubile e poi, a poco a poco la nebbia si dirada, i personaggi vengono delineati con rara maestria. Poche pennellate e per giunta, emergono problematiche e dinamiche legate alle relazioni (moglie e marito, amanti, giovani promessi sposi).
    Tutto quanto sotto l'odore della pipa di Maigret.
    Bellissimo.

    ha scritto il 

  • 4

    Libro che mi è ricapitato tra le mani dopo essere stato trasportato qua e là e che mi ricorda la mia prima adolescenza. Forse il primo Maigret che ho letto. Mi piacque allora come ora, evidentemente, visto che poi ne ho letti tantissimi di Simenon in particolare e di gialli in generale.
    La ...continua

    Libro che mi è ricapitato tra le mani dopo essere stato trasportato qua e là e che mi ricorda la mia prima adolescenza. Forse il primo Maigret che ho letto. Mi piacque allora come ora, evidentemente, visto che poi ne ho letti tantissimi di Simenon in particolare e di gialli in generale.
    La storia è quella di un uomo ingabbiato in una famiglia nella quale è costretto a confrontarsi quotidianamente col presunto successo lavorativo dei cognati, e la conseguente perenne insoddisfazione della moglie (che io avrei mandato a lavorare, a questo punto, o, in alternativa, a quel paese).
    Non avendo la forza di ribellarsi si costruisce una vita parallela, ma incappa in una disgrazia e ci lascia la pelle.
    Maigret è un investigatore-psicologo e coglie gli aspetti importanti della vicenda.
    Bello lo sfondo della Parigi autunnale, con la pioggia e l'umidità dei Boulevards. Insomma, una bella lettura.

    ha scritto il 

  • 4

    Ciò che emerge fortemente da questo romanzo è la inequivocabile misoginia dell'autore. Le donne, a parte la sbiadita signora Maigret che aspetta il marito sostanzialmente per preparargli da mangiare, fargli le valigie o predisporgli un cambio d'abito, sono avide, grette, fredde, calcolatrici, si ...continua

    Ciò che emerge fortemente da questo romanzo è la inequivocabile misoginia dell'autore. Le donne, a parte la sbiadita signora Maigret che aspetta il marito sostanzialmente per preparargli da mangiare, fargli le valigie o predisporgli un cambio d'abito, sono avide, grette, fredde, calcolatrici, siano esse perbene (meglio: perbeniste) o di malaffare, e comunque non trovano posto nella galassia ipermaschilista del commissario se non come interlocutrici in un interrogatorio.
    L'idea fondante della trama sta in una delle soluzioni più collaudate del giallo classico, ossia l'uomo dalla doppia identità o dalla doppia vita: da Piotr il Lettone al caso Picpus, molte volte Simenon ha riproposto questo modulo, con una serie però infinita di varianti. Non c'è limite – questo è il messaggio – alla complessità umana, e per trovare la verità occorre entrare nello specifico dei singoli protagonisti della vicenda, agire come loro, pensare come loro. Ne deriva la secondarietà del colpevole rispetto alle dinamiche personali dei protagonisti: di fatto non ha tanto importanza chi abbia manovrato il coltello del delitto, quanto il contesto umano da cui il delitto – si può dire perfino casualmente – è scaturito.

    ha scritto il 

  • 5

    Un caso che inizia con il ritrovamento di un uomo accoltellato in un vicolo, Maigret arriva e quello che lo colpisce di più sono le scarpe del cadavere... "Il commissario non osava confessarlo a se stesso. Anche lui, per anni, aveva sognato di indossare delle scarpe color becco d'oca."
    Nell ...continua

    Un caso che inizia con il ritrovamento di un uomo accoltellato in un vicolo, Maigret arriva e quello che lo colpisce di più sono le scarpe del cadavere... "Il commissario non osava confessarlo a se stesso. Anche lui, per anni, aveva sognato di indossare delle scarpe color becco d'oca."
    Nello specifico gialle, che rende di più l'idea, le aveva anche comperate, erano di moda, peccato che alla Sua Louise, non garbassero molto, e non le calzò mai.
    Durante il riconoscimento del corpo, anche la vedova rimane perplessa, quelle scarpe non appartengono al marito e guardando bene nemmeno la cravatta, colori troppo inusuali per il suo modo di essere.
    Solita pioggia, solito Maigret, solita bella indagine portata avanti con intuizione e umanità, qualche piccolo colpo di scena, qualche sorriso e un po' di tristezza.
    La quinta stellina è per... le scarpe gialle.

    ha scritto il 

  • 4

    Non è tanto il fatto criminoso in sé o come si arriva alla conclusione del caso, quanto l'atmosfera che viene descritta ed il garbato approccio alle persone adottato dal commissario Maigret durante le indagini che rendono un libro come questo una piacevole e non scontata lettura.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    In un vicolo nei pressi di boulevard Saint-Martin un giovane poliziotto di ronda trova un uomo pugnalato a morte. E’ Louis Thouret, magazziniere, residente nel sobborgo di Juvisy. Segni caratteristici nessuno, solo due particolari eccentrici nell’abbigliamento: una cravatta sgargiante e un paio d ...continua

    In un vicolo nei pressi di boulevard Saint-Martin un giovane poliziotto di ronda trova un uomo pugnalato a morte. E’ Louis Thouret, magazziniere, residente nel sobborgo di Juvisy. Segni caratteristici nessuno, solo due particolari eccentrici nell’abbigliamento: una cravatta sgargiante e un paio di scarpe gialle, color becco d’oca. Dell’inchiesta si occupa Maigret, scoperchiando una piccola storia di mediocrità.
    Il mite ed espansivo Thouret, si apprenderà, era disistimato dalla moglie e dalla figlia: si accontentava di fare il magazziniere, non come i cognati che lavoravano in ferrovia. Ma da qualche anno, Thouret era “l’uomo della panchina”: rimasto disoccupato quando la sua ditta aveva chiuso i battenti, non aveva detto niente in famiglia, continuando a fare il pendolare e a portare a casa lo stipendio, inventandosi con gli anni persino promozioni e aumenti. Come passava il tempo, panchine a parte, dove si cambiava d’abito, dove trovava i soldi?
    Maigret scoprirà una pensioncina losca che gli fa da alloggio parigino, la vedova di un poliziotto con cui intrattiene un’amicizia affettuosa quanto platonica, un trucchetto ingegnoso e illegale per guadagnarsi da vivere. E una figlia carognetta che lo ricatta, per spillargli soldi.
    Specialista di inferni piccolo-borghesi, mogli mantidi e di fughe da fermo, Simenon qui riprende se stesso: un uomo che campava di espedienti, simulando un impiego regolare che aveva invece perduto, era già apparso in “Il defunto signor Gallet”. Scritto nel 1952 durante il soggiorno americano di Simenon, “Maigret e l’uomo della panchina” è un romanzo impeccabile quanto minore.
    Capostipite delle fughe da fermo è Nathaniel Hawthorne con “Wakefield”: “La coppia degli sposi viveva a Londra. L’uomo, con il pretesto di dover fare un viaggio, andò ad abitare nella strada adiacente a quella della sua casa e qui, restando inosservato sia alla moglie sia agli amici, e senza l’ombra di una ragione per questo suo volontario esilio, visse per più di venti anni”.

    ha scritto il 

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