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Le due vite di Laila

Di

Editore: Il Saggiatore

3.5
(69)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 186 | Formato: Tascabile economico

Isbn-10: 8842815780 | Isbn-13: 9788842815785 | Data di pubblicazione:  | Edizione 2

Traduttore: Massimo Caviglione

Disponibile anche come: Altri

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Laila non ricorda nulla del proprio passato se non la strada coperta di polvere dove è stata rapita ancora bambina, per poi essere venduta in una città del Nordafrica. Il suo nome, «notte», le è stato dato da Lalla Asma, l'anziana ebrea che l'ha comprata, accolta e cresciuta con affetto. La morte della donna la getta in un mondo pericoloso e affascinante: adottata da un gruppo di prostitute che la trattano come una sorella minore, Laila inizia una vita randagia tra i vicoli e i mercati della città. Il vagabondaggio, poi, si estende a orizzonti più ampi e la ragazza del deserto, imbarcatasi con altri clandestini, varca il mare e raggiunge una Francia ricca di promesse. A Parigi Laila conosce la durezza di una società intollerante ma anche le seduzioni della metropoli, l'amore, l'amicizia e la solidarietà degli immigrati. E proprio nella povertà delle periferie riscopre la ricchezza delle sue radici.
Le Clézio ha disegnato in queste pagine il ritratto di un'eroina forte e indipendente, pronta a lottare per conquistare il proprio destino, ma anche capace di lasciarsi sedurre dalla poesia, dalla sensualità, dalla bellezza della vita in tutti i suoi aspetti
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  • 2

    Laila corre veloce

    Molte vite, invero “Volevo continuare a sgusciare in mezzo alla gente, tra le cose, come un pesce che risale un torrente. “

    Trama: *** Romanzo rapido, drammatico ed avventuroso che narra della ...continua

    Molte vite, invero “Volevo continuare a sgusciare in mezzo alla gente, tra le cose, come un pesce che risale un torrente. “

    Trama: *** Romanzo rapido, drammatico ed avventuroso che narra della vita ai margini di una bimba africana rapita da piccola, venduta ad un’anziana come servetta e cresciuta come nipote, sfuggita ad una nuora crudele ed al marito maniaco verso un fondaco di belle di notte che la coccolano come figlia. E poi via, come suggerisce il titolo originale Poisson d’or, lei è il pesciolino d’oro che sguscia nella vita, tra infelicità, privazioni, piccole gioie come la libertà, uomini che la insidiano, donne che la proteggono o vessano. Così ci troviamo in tante vite, verso nuove avventure tinte di pericoli sessuali e fisici, sempre al limite della legalità e della sopravvivenza fra Africa, Francia ed America, in periferie comuni a tutto il mondo, tra i reietti delle nuove giungle urbane, seppure con speranza d un lieto fine (anche se non ho capito se l’ultima parte è realtà o fantasia).

    Stile: ** La trama mi ha alla lunga annoiata. Una piccola orfanella a cui accade proprio di tutto, che ripete ogni due pagine di avere la libertà e che poi immediatamente la perde, con diverse incongruenze nelle vicende che ho trovato abbastanza irreale. Lo stile è piano, semplice forse per adattarsi alla protagonista dal cui punto di vista la storia è raccontata in prima persona. Però questa scelta non mi è piaciuta, ha reso lo stile noioso e ripetitivo, troppo frammentario e poco femminile, mentre nell’altro romanzo letto del Nobel Le Clèzio “L’isola del tesoro” avevo gradito lo stile morbido e prezioso. Fortunatamente non è morboso né retorico.

    Piacevolezza: *** Troppo incredibile che tutto quanto accada alla stessa persona, sempre sfortune e disgrazie, tanti incontri e tradimenti, lei che scappa da tutto anche quando le cose vanno bene. Eppure insieme è un romanzo di formazione e riscatto, dal sud della terra e ritorno sempre ai margini, tra tanto bene e tanto male. Una bimba cresce anche nella terra più arida, capendo che a volte la colpa è non solo dei carnefici ma anche delle vittime che gli permettono di renderle tali. Bella l’amicizia che la lega alle altre donne, ed il riscatto da una visione che vuole le donne solo serve, mogli o prostitute, che avviene tramite la cultura e l’arte. Ricorderò con piacere l’anziano Hadj e l’infermiera del finale.

    Consigliato: “…mi piaceva molto collezionare parole. Parole per cantare, per poterle lanciare nella stanza e ascoltarle rimbalzare, rompersi in mille pezzi, o al contrario cadere a terra sul pavimento come un frutto troppo maturo. “ Letto in contemporanea con La virtù femminile, entrambe parlano di donne in crescita, chi all’interno e chi al di fuori degli schemi, sempre con drammaticità entrambi e molta sensualità. Eppure nessuno dei due mi ha pienamente convinta, e questo ancor meno dell’altro.

    Quest'opera di Mmorgana è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

    ha scritto il 

  • 3

    Il titolo originale é "Le poisson d'or". Come si sia arrivati al titolo italiano é un mistero. Premio Nobel per la letteratura. Mmmmh, mah, vero é che é la prima opera che leggo, e magari in ...continua

    Il titolo originale é "Le poisson d'or". Come si sia arrivati al titolo italiano é un mistero. Premio Nobel per la letteratura. Mmmmh, mah, vero é che é la prima opera che leggo, e magari in lingua originale si rivela più ricco. Arrivata a metà mi annoia, si ripete, non c'é spessore in questa storia della bambina rapita e della sua vita difficile. Siccome niente mi obbliga a leggerlo, lasciamolo lì, magari in pensione lo riprendo.

    ha scritto il 

  • 2

    Storia di derelitta emigrazione-immigrazione e di lento recupero di una profonda indentità perduta. Scritto bene, tradisce però una sorta di convenzionale didascalia del sentimento di appartenenza. ...continua

    Storia di derelitta emigrazione-immigrazione e di lento recupero di una profonda indentità perduta. Scritto bene, tradisce però una sorta di convenzionale didascalia del sentimento di appartenenza. Da leggere quando si è in vena di escursioni social-solidaristiche.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    2

    Un libro No Bel La persona che mi ha regalato questo libro si è fatta abbindolare dalla fascetta rossa che declamava il premio Nobel ricevuto dall’autore. Ho perso prezioso tempo per leggere ...continua

    Un libro No Bel La persona che mi ha regalato questo libro si è fatta abbindolare dalla fascetta rossa che declamava il premio Nobel ricevuto dall’autore. Ho perso prezioso tempo per leggere questa storia inconcludente di una immigrata clandestina in crisi mistica, che invece di ringraziare il cielo per avere un tetto sopra la testa e qualcuno che le voglia bene è alla ricerca di “un certo non so che”… Alla fine è diventato uno di quei libri che dici “te lo presto, ma tanto non è un buon libro”. Finora due persone hanno confermato il mio stesso parere.

    ha scritto il 

  • 4

    Controcorrente nonostante il lieto fine

    Protagonista, luoghi e personaggi veri, ma ai confini delle convenzioni, in una periferia dei luoghi e dei sentimenti. La cronaca ne scriverebbe in modo pietoso o moralista. Comunque giudicante. La ...continua

    Protagonista, luoghi e personaggi veri, ma ai confini delle convenzioni, in una periferia dei luoghi e dei sentimenti. La cronaca ne scriverebbe in modo pietoso o moralista. Comunque giudicante. La pregnanza di questo romanzo è che il racconto si snoda senza giudizi. Fotografa una vita che inizia in Africa, si sposta in Spagna, a Parigi, a Boston, a Nizza, di nuovo in Africa.
    Ogni pagina è imprevedibile

    ha scritto il 

  • 3

    finito. sinceramente da un premio nobel mi aspettavo di più. niente di eccezionale veramente. la storia mi sembra un tantino banale dal finale scontato. troppe persone, troppi avvenimenti per ...continua

    finito. sinceramente da un premio nobel mi aspettavo di più. niente di eccezionale veramente. la storia mi sembra un tantino banale dal finale scontato. troppe persone, troppi avvenimenti per poterli ricordare tutti e non ha tutti è dedicato il tempo che meritano.
    non mi è piaciuto, 2 stelline

    ha scritto il 

  • 2

    mah c'ho capito davvero poco anch'io. concordo sul fatto che ci siano troppi personaggi e questo renda tutta la storia un po' contorta e confusionaria.
    laila viene descritta nella quarta di copertina ...continua

    mah c'ho capito davvero poco anch'io. concordo sul fatto che ci siano troppi personaggi e questo renda tutta la storia un po' contorta e confusionaria.
    laila viene descritta nella quarta di copertina come "un'eroina forte e indipente", ma io davvero di indipendente non c'h trovato nulla in lei. ho invece visto una donna che si aggrappa a qualsiasi uomo (o donna) pur di non affogare, diventandone dipendente e poi lamentarsi perchè tutti la voglio trattenere, ingabbiare. questo atteggiamento mi ha indisposto nei suoi confronti l'ho trovata un po' approfittatrice nella seconda parte, mentre laila bimba mi è piaciuta molto di più.

    scrittura lenta e priva di emozioni, forse le clezio scrive volutamente così, senza metterci il cuore senza troppi sentimentalismi. ma mi ha deluso parecchio, per me una stellina sola

    ha scritto il