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Le fantastiche avventure di Kavalier e Clay

Di

Editore: BUR Biblioteca Univ. Rizzoli

4.2
(974)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 821 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Francese , Tedesco , Svedese , Olandese , Ceco , Portoghese , Chi tradizionale , Greco , Coreano

Isbn-10: 8817101079 | Isbn-13: 9788817101073 | Data di pubblicazione:  | Edizione 2

Traduttore: Luciana Crepax , Margherita Crepax

Disponibile anche come: Copertina rigida , Tascabile economico , Paperback

Genere: Comics & Graphic Novels , Fiction & Literature , Science Fiction & Fantasy

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Descrizione del libro
Che rapporti ci sono tra il Golem di Praga, il Mago Houdini e un eroe deifumetti di nome "Escapista"? C'è stata una guerra dei comics contro ilnazismo? Come passare da un mondo di Supereroi a uno di "piccoli uomini ingrigio"? Un romanzo che ricostruisce un'età in cui le favole erano anche unantidoto per cercare di sconfiggere il male.
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  • 3

    Finno-americana - 01 mag 15

    Un libro interessante, che potrebbe anche aspirare a qualche cosa in più, tra valutazioni e segnalazioni, ma che soffre di qualche pecca poco sanabile. Prima di tutto, la lunghezza che seguire per 800 ...continua

    Un libro interessante, che potrebbe anche aspirare a qualche cosa in più, tra valutazioni e segnalazioni, ma che soffre di qualche pecca poco sanabile. Prima di tutto, la lunghezza che seguire per 800 pagine le straordinarie, fantastiche avventure dei due cugini è impresa non da poco. E secondo, mi domando con che criterio e con quali motivazioni questo libro sia stato premiato con il Pulitzer nel 2001. E terzo, ma in un certo qual modo collegato al primo, Chabon mette molta carne al fuoco, riempiendo il romanzo di molti spunti a loro volta degni di trattazione propria. Non parlo comunque degli “intarsi” (così li definisco io) in cui le storie pensate dai nostri irrompono e si mescolano sulla scena. Il libro, visto nella sua globalità, e nello spirito del premio ricevuto, è una saga del modo di vivere americano, ed un omaggio ad un settore produttivo, quello dei “comics” che proprio dell’americanità è stato un campione ed un esempio. Ho di proposito usato il termine americano, piuttosto che il nostro “fumetti”, che induce una visione riduttiva del fenomeno e della diffusione che l’utilizzo del disegno e della scrittura combinati hanno avuto in America, ed hanno poi diffuso in tutto il mondo. Certo, potremmo dire che un po’ ovunque, in Italia come in Giappone o soprattutto in Francia, hanno avuto vita propria ed un loro percorso anche differente. Qui Chabon, prende lo spunto nel narrare la vita di due cugini dediti appunto ai fumetti, per parlarci, con capacità, di uno spaccato americano che potremmo individuare dal ’39 al ’54. Quindi anni di fuoco, per quella che venne etichettata come “L’età d’oro dei supereroi”. Che nasce nel ’38 con l’irruzione sulla scena di Superman e finisce con le tristi audizioni della commissione McCarthy per le attività anti-americane. La storia è seguita attraverso le vicende di due cugini: Sam Clay e Joe Kavalier. Il primo vive da anni in America, diciamo vivacchia, barcamenandosi tra piccoli lavoretti e idee grandiose. Joe invece sta a Praga. Qui seguiamo tutta la prima storia: Joe è ebreo, c’è l’invasione della Cecoslovacchia, tutte le repressioni che iniziano verso gli ebrei, Joe che ha il mito di Houdini, ha un maestro che gli insegna vita e prestigitazione, tenta di emigrare legalmente, ed inutilmente, poi fugge dentro una finta bara che dovrebbe contenere il mitico “Golem” di Praga. E questa del Golem è tutta una storia a sé, che percorre inizio e fine del romanzo, forse funzionale per il ricongiungimento con le radici ebraiche e con i miti del Vecchio Mondo, ma che a me personalmente ha lasciato decisamente freddino. Joe arriva alla fine a New York, e Sam scopre le sue doti sia di mago che di disegnatore. Sam invece ha una testa piena di storie, e Chabon ce ne racconta brani, ogni volta immergendoci in situazioni di avventure, di intrecci ed altro. I due allora tentano (e con successo) di proporre le loro idee ad un editore di giornali popolari. Nasce così “L’Escapista”, un supereroe che, sfruttando le sue doti alla Houdini, comincia a lottare contro le forze del male. Qui c’è la parte migliore del libro, dedicata alla vita bohèmienne in minore dei grafici degli anni Quaranta. Lì a disegnare, a ripassare a china, a proporre ed a vendere e con successo le loro storie. La vita dei due cugini scorre così in parallelo, con Sam che, pur non accettandola fino in fondo, scopre la sua omosessualità. E Joe che fa di tutto per aiutare i parenti in patria, per farli emigrare, prendendo a pugni tutti i tedeschi che vivono a New York. Non è facile seguire tutte le vicende che si intersecano a questo punto. I fatti salienti, mentre prosegue la vicenda della scrittura dei comics, sono l’incontro di Joe con Rosa, ed il loro amore, il tentativo, abortito, di Sam di vivere la sua sessualità, la ricerca di far espatriare il fratello di Joe, su di una nave che i tedeschi affondano, la crisi di Joe che decide di arruolarsi e combattere, non dando più sue notizie per anni, la nascita del figlio di Rosa e Joe (ma Joe non lo sa), la vita di Joe nelle basi polari, la sua guerra privata, il matrimonio di facciata tra Sam e Rosa, il piccolo Tommy che cresce. Nella parte finale, assistiamo alla crisi del mondo dei fumetti nel dopoguerra, al tentativo di reinventarli, alla vita quotidiana di Rosa, Sam e Tommy, al ritorno sulla scena, dopo dieci anni, di Joe. Ed alle agnizioni finali. Nonché alla chiusura di alcune riviste perché “contrarie allo spirito americano”. C’è tutto il tempo per vedere come cresce Tom, come si riavvicinano Tom e Joe, prima, e poi Joe e Rosa, e come Sam fa delle scelte, e via discorrendo per tutte le lunghe pagine del romanzo. Quello che esce fuori è un inno d’amore verso i “comics”, al quale, per la mia storia personale di lettore non posso che associarmi alla grandissima, uno spaccato sulla vita degli ebrei americani, dai rapporti tra loro a quelli con i genitori (e mi viene sempre in mente la mamma ebrea dei film di Woody Allen), la nascita dei sogni americani (se sai fare, sfonderai nella vita, la villetta a schiera dei benestanti, i neri che non sono ancora non dico integrati ma neanche considerati). Insomma un libro complesso nella sua struttura, gradevole e stimolante nelle sue idee, leggermente prolisso per una riuscita vincente su tutta la linea. Seppur letto con fatica nelle notti settembrine, prendetelo anche voi in considerazione, magari per un’estate sotto l’ombrellone. Piccola notazione per le traduttrici: se si parla dei Dodgers di Brooklyn stiamo parlando di football non di calcio!!
    “Di solito evitavano di porsi domande come: È normale comportarsi come facciamo noi? Oppure: Che senso hanno le nostre vite?” (727)

    ha scritto il 

  • 4

    Il sogno è una prigione da cui scappare.

    Chabon si diverte a giocare con la lingua. La terminologia è da fuochi d'artificio: neologismi, tanti italianismi, pochi francesismi, yiddish. La struttura della frase è proustiana, la digressione sem ...continua

    Chabon si diverte a giocare con la lingua. La terminologia è da fuochi d'artificio: neologismi, tanti italianismi, pochi francesismi, yiddish. La struttura della frase è proustiana, la digressione sempre in agguato. Leggerlo in inglese è una faticaccia, tuttavia si può fare: la scrittura di Chabon è razionale. In che senso? Nel senso che la frase può essere complessa, ma la chiave è a portata di mano. (Niente di tutto ciò con la mia personale nemesi, cioè Pynchon. La chiave per capire Pynchon non è a portata di mano, è chissà dove, forse neanche esiste.)
    A libro finito sono stordito e riflessivo. Mi sono stati raccontati almeno due grandi sogni americani. Il primo è quello della ricerca del successo, impersonato da Joe Kavalier, il genio che reinventa i fumetti. Il secondo e quello di farsi una famiglia e vivere in una casa comoda, in una condizione di ragionevole serenità e benessere, sogno impersonato da Sammy Clay.
    Il problema è che Chabon ama fare brutti scherzi ai suoi personaggi. Non lascia certo che si addormentino sugli allori (del resto quante volte è citato Citizen Kane?). Prevedibilmente (per chi ha già letto Chabon) finisce per metterli nella scomoda posizione di non poter godere veramente del sogno realizzato. I loro sogni sono prigioni da cui scappare, un incubo niente male.

    Ma questa è una terribile semplificazione, il libro è un tomo da 800 pagine e non si dilunga sui dolori dei giovani Kavalier e Clay. Tanta roba, tante storie. Inevitabilmente dispersivo, un po' fuori fuoco rispetto a "The union of yiddish policemen".

    ha scritto il 

  • 3

    Troppo lungo?

    Sinceramente, per essere un romanzo che ha vinto il Premio Pulitzer per la narrativa, mi aspettavo molto di più. Siamo franchi, se l’avesse scritto un autore italiano, sarebbe stato immeritamente boll ...continua

    Sinceramente, per essere un romanzo che ha vinto il Premio Pulitzer per la narrativa, mi aspettavo molto di più. Siamo franchi, se l’avesse scritto un autore italiano, sarebbe stato immeritamente bollato come l’ennesima boiata commerciale! La storia di fondo, quella di due giovani cugini ebrei (uno dei quali emigrato in America all’Europa per sfuggire alle persecuzioni naziste) che, sullo sfondo dell’America degli anni ’30 creano un eroe dei fumetti (personificazione di un potere vincente contro i soprusi di Hitler) è di per sé molto interessante….e per la prima parte del romanzo riesce a catturare il lettore. Poi però, a poco a poco, si sprofonda nella noia: la scrittura non cattura, non c’è sale, non c’è emozione, non ci si affeziona a nessun personaggio. Forse il difetto principale è semplicemente che il romanzo, per una storia del genere è troppo, troppo lungo.
    Mah, concediamogli una sufficienza.

    ha scritto il 

  • 5

    Crash! Bang! Pow!

    quando era uscito, anni fa, lo avevo snobbato: forse per la copertina o forse perchè uno dei miei difetti maggiori è essere prevenuto, specialmente sui libri ed invece.....
    il libro scorre veloce, non ...continua

    quando era uscito, anni fa, lo avevo snobbato: forse per la copertina o forse perchè uno dei miei difetti maggiori è essere prevenuto, specialmente sui libri ed invece.....
    il libro scorre veloce, nonostante le ottocento pagine.
    Praga. il ghetto. il Golem. una fuga. i fumetti. un cugino. un sogno. un grande amore. un figlio. una guerra. un ritorno. e di nuovo un grande sogno da reralizzare.
    credo che sia un libro scritto con molto affetto verso il mondo dei fumetti, arte degenre nel passato e finalmente assurta a Grande arte immaginifica

    ha scritto il 

  • 3

    Indubbiamente Chabon sa raccontare una storia. scrive pagine su pagine di qualunque argomento gli venga in mente (tradizioni ebraiche, nazismo, fumetti anni '30-'40, storia di new york, basi antartich ...continua

    Indubbiamente Chabon sa raccontare una storia. scrive pagine su pagine di qualunque argomento gli venga in mente (tradizioni ebraiche, nazismo, fumetti anni '30-'40, storia di new york, basi antartiche, recensioni cinematografiche, omosessualità, descrizioni verosimili di Dalì, arte in genere, escapismo, magia ed Houdini, ec...) e sono riuscito a trovare tutto interessante. Ma se nella primissima parte a Praga sono stato completamente catturato e nella seconda (la storia, lo sviluppo e le questioni tecniche e legali del fumetto) sono rimasto incollato alle pagine, con l'arrivo delle storie d'amore si tira il freno a mano del fascino e si sfocia nella follia inutile e nel chiacchericcio sterile con la vendetta di uno dei protagonisti e la vita in comune degli altri (oltretutto qui ci sono i rari momenti di sospensione dell'incredulità).
    In poche parole, un libro scritto magnificamente che parte co turbo in mille direzioni, ma poi (come per lo scrittore di Wonder boys [il film... il libro non l'ho letto]) l'autore, quando dovrebbe fare una scelta... non la fa e continua a percorrere tutte le direzioni.

    ha scritto il 

  • 4

    Bella storia, ottima scrittura. Peccato che la quarta di copertina mi avesse fatto intendere un altro tipo di libro e così l'ho letto aspettandomi qualcosa che non è arrivato. È comunque un libro che ...continua

    Bella storia, ottima scrittura. Peccato che la quarta di copertina mi avesse fatto intendere un altro tipo di libro e così l'ho letto aspettandomi qualcosa che non è arrivato. È comunque un libro che consiglio, ma se lo leggete lasciatevi trasportare dalla storia senza aspettative.
    Belli soprattutto i capitoli iniziali ambientati a Praga.

    ha scritto il 

  • 5

    Il dramma di un ebreo fuggito da Praga invasa dai nazisti, per i quale la fuga impossibile è un mestiere e un'arte, si fonde con la cultura pop della New York del dopoguerra. Il senso di colpa del sop ...continua

    Il dramma di un ebreo fuggito da Praga invasa dai nazisti, per i quale la fuga impossibile è un mestiere e un'arte, si fonde con la cultura pop della New York del dopoguerra. Il senso di colpa del sopravvissuto e il fumetto americano dei supereroi in un romanzo epico, commovente, tragico, comico. Da non perdere.

    ha scritto il 

  • 4

    Sugheri sul mare

    Questo libro mi è piaciuto molto, non vedevo l’ora di poter tornare a leggerlo. Ha un respiro ampio e immaginifico, si parte da Praga negli anni trenta con la sua borghesia mitteleuropea che sembra a ...continua

    Questo libro mi è piaciuto molto, non vedevo l’ora di poter tornare a leggerlo. Ha un respiro ampio e immaginifico, si parte da Praga negli anni trenta con la sua borghesia mitteleuropea che sembra appena uscita da un quadro per arrivare a New York con gli ambienti artistici, l’Empire State Buiding, l’era dei supereroi del fumetto; poi la persecuzione degli ebrei in Europa, il Golem, la seconda guerra mondiale. Sfilano una serie di personaggi, il maestro di magia, il grande Houdini, la molecola d’acciaio, Edith Clayman, il padre di Rosa Lux, 50 cani da slitta artici, anche Salvator Dalì passa a salutare. A questo lancio pirotecnico di argomenti e personaggi, segue il disincanto, l’abbandono dei sogni della giovinezza che colpisce tutti i personaggi principali, i quali nel momento della scelta fanno cose incoerenti e autopunitive. Nessuno può coltivare i suoi talenti, né vivere con la compagnia che aveva scelto: sopravvivono a se stessi. Forse l’autore voleva rendere l’idea che l’essere umano è come un sughero sul mare, non è padrone di se stesso e va dove lo porta l’acqua. Questo è in parte vero, ma mi pare che abbia esagerato, perdendo di verosimiglianza più di quando raccontava le fantastiche avventure. Nelle ultime 100 pagine mi pare che non riuscisse a trovare una fine adeguata alla storia.

    ha scritto il 

  • 4

    La prima parte è fantasmagorica, un viaggio nel mondo del fumetto agli esordi e in quello degli illusionisti. Poi perde un po' di compattezza, ma è straordinaria la capacità di Chabon di far sembrare ...continua

    La prima parte è fantasmagorica, un viaggio nel mondo del fumetto agli esordi e in quello degli illusionisti. Poi perde un po' di compattezza, ma è straordinaria la capacità di Chabon di far sembrare tutto vero.

    ha scritto il 

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