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Le giostre sono per gli scemi

Di

Editore: Rizzoli (La scala)

3.3
(114)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 278 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8817042102 | Isbn-13: 9788817042109 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
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  • 2

    “Chicco ha otto anni, è timido, goffo e mangia tutto ciò che trova. Ogni sera chiede a suo fratello maggiore di raccontargli la storia di quando era piccolo e lavorava alle giostre. Leonardo non è proprio suo fratello, è nato da un altro padre, che portava in giro un ottovolante colorato per le f ...continua

    “Chicco ha otto anni, è timido, goffo e mangia tutto ciò che trova. Ogni sera chiede a suo fratello maggiore di raccontargli la storia di quando era piccolo e lavorava alle giostre. Leonardo non è proprio suo fratello, è nato da un altro padre, che portava in giro un ottovolante colorato per le feste della provincia di Pescara. Un giorno, però, parte per non tornare più. Poi, nel 1992 anche Leonardo se ne va, lascia Chicco con una madre che rientra sempre a notte fonda e l'ottovolante chiuso in garage, smontato.” Il titolo accattivante, un inizio promettente sul disagio dei ragazzi costretti a crescere soli in una città grande ma con una mentalità di provincia, la mancanza di autostima e la tematica del diverso ma poi una inspiegabile virata verso il surreale, l'onirico che francamente non ho capito (forse vorrebbe essere una metafora ma di cosa non so...). Peccato un'occasione mancata.

    ha scritto il 

  • 3

    La storia parte abbastanza bene, poi però ad un certo punto si perde un pochino e il finale lascia alquanto a desiderare. L'impressione è che l'autrice sia partita con una carica di idee, per poi perdesi man mano che il libro procedeva, fino ad arrivare ad un finale in cui poteva metterci un pò p ...continua

    La storia parte abbastanza bene, poi però ad un certo punto si perde un pochino e il finale lascia alquanto a desiderare. L'impressione è che l'autrice sia partita con una carica di idee, per poi perdesi man mano che il libro procedeva, fino ad arrivare ad un finale in cui poteva metterci un pò più di impegno. Il libro non è brutto, la storia è scorrevole, non troppo lungo, poco impegnativo, però ecco, io l'ho pagato 5 euro, ed è anche troppo per un libro simile. Sarebbe da due setelle e mezzo, ma metto tre perchè comunque lo stile in cui è stato scritto mi è piaciuto.

    ha scritto il 

  • 4

    " 'Te l'ho spiegato un sacco di volte che non era vero.
    Quello, l'ottovolante, andava da solo, a caso. La gente era convinta di abbassare le navicelle degli altri, sparandogli col pulsante che stava in cima alla leva. Cercavano di farne fuori il più possibile e di evitare i loro colpi, perché l'u ...continua

    " 'Te l'ho spiegato un sacco di volte che non era vero. Quello, l'ottovolante, andava da solo, a caso. La gente era convinta di abbassare le navicelle degli altri, sparandogli col pulsante che stava in cima alla leva. Cercavano di farne fuori il più possibile e di evitare i loro colpi, perché l'unico che restava su, alla fine del giro, vinceva un gettone per un altro giro.' 'Ma invece non era vero, invece c'erano i bottoni là vicino alla cassa...' 'O ti dai una calmata o spengo la luce e me ne vado. Non è che posso stare qua tutta notte.' 'No, no.' 'Là dove vendevamo i gettoni, dentro una specie di cabina montata vicino all'ottovolante, sotto ai tasti colorati che facevano andare la musica, ce n'erano altri dodici. Mio padre, o uno dei tizi che lo aiutavano, ne premeva uno a caso quando il giro stava per finire, e la navicella corrispondente restava in alto e vinceva.' 'Ma tu sull'ottovolante non ci andavi mai?' 'No.' 'Perché?' 'Non me ne importava.' 'Ma se non c'eri mai andato!' 'Le giostre sono per gli scemi' risponde Leonardo."

    E' un romanzo complesso, il primo della Di Gregorio. Fatto di emozioni contrastanti e di intrecci ben studiati, mai banali.

    Leonardo e Chicco sono fratelli, ma non proprio fratelli fratelli. Chicco è cicciotto, mangia qualsiasi cosa si trovi davanti, e ha paura di tutto. Si fida solo di Leonardo, suo fratello maggiore, costretto dalla mamma che hanno in comune a fare da babysitter a quella palla di ciccia che non fa altro che mangiare e piagnucolare. Chicco è curioso, e sta buono solo se Leonardo gli racconta di quando, da piccolo, stava con il padre alle giostre. Leonardo però si scoccia, continua a dire che le giostre sono per gli scemi, e dopo aver compiuto diciotto anni e esser andato a vivere con la fidanzata, stanco della sua vita, lascia tutto e segue le orme del padre.

    Continua su: http://sullungomaredellibro.blogspot.com/2014/02/barbara-di-gregorio-le-giostre-sono-per.html

    ha scritto il 

  • 2

    Meno male che ,come dice nelle pagine finali dei ringraziamenti,l'autrice si è fatta "un mazzo tanto"per scrivere questo romanzo...figuriamoci che avrebbe ottenuto non impegnandosi!una vera delusione che mi fa davvero sostenere quanto spesso questi romanzi di esordio pompati dalle case editrici n ...continua

    Meno male che ,come dice nelle pagine finali dei ringraziamenti,l'autrice si è fatta "un mazzo tanto"per scrivere questo romanzo...figuriamoci che avrebbe ottenuto non impegnandosi!una vera delusione che mi fa davvero sostenere quanto spesso questi romanzi di esordio pompati dalle case editrici non siano altro che delle vere bufalate.

    ha scritto il 

  • 5

    La storia è quella delle vite di due ragazzi, stessa madre ma padri diversi: Leonardo, figlio di uno zingaro giostraio e sempre in fuga da responsabilità, impegni, dalla madre, dalla compagna, dal lavoro e da sè stesso, che vive nella nostalgia del padre mancato troppo presto e del suo ottovolant ...continua

    La storia è quella delle vite di due ragazzi, stessa madre ma padri diversi: Leonardo, figlio di uno zingaro giostraio e sempre in fuga da responsabilità, impegni, dalla madre, dalla compagna, dal lavoro e da sè stesso, che vive nella nostalgia del padre mancato troppo presto e del suo ottovolante; Chicco, figlio del secondo uomo della madre di Leonardo, in cerca della sua storia, di quella del fratello, di affetto e del fratello stesso che aspetterà per tutto il libro. Quest’ultimo è forse definibile come il protagonista del romanzo: ha sperimentato sin da piccolo l’abbandono, s’ingozza perchè affamato d’amore familiare, giunge nel finale ad una parte della verità della sua storia. Di contorno, la periferia pescarese che cresce e un popolo, gli zingari, con tutti i suoi interrogativi: gente che non appartiene a nessun luogo e a nessuno, neppure alle proprie anime e a chi amano, se amano. Una storia e dei personaggi che si dividono tra voler essere sè stessi e temere di essere sè stessi: in fondo, la paura di ognuno, e si spiega qui la metafora delle “ali”, nascoste ai più e di giorno, usate solo di notte. Credo che la Di Gregorio abbia fatto un lavoro meraviglioso, a tratti poetico, e che le vada riconosciuto il merito di esser riuscita a dipingere un popolo, col realismo necessario, con onestà, ma delicatamente senza pregiudizio. Me la sono immaginata lì alla sua scrivania mentre si scervellava nel reperire la metafora giusta per tratteggiare il tema del seguire la propria indole, il proprio istinto. Alla fine le viene l’idea, secondo me commovente, delle ali, che ho letto in alcune recensioni tra le critiche più aspre a lei mosse. Sono convinta che il giudizio di chi legge Le giostre sono per gli scemi vari soprattutto al variare del grado di razionalità del lettore: chi è costantemente diviso tra istinto e ragione, tra lanciarsi e ritirarsi non può non amarlo.

    La frase più bella di tutto il romanzo, secondo me, è questa: “Perché volare e basta gli faceva paura?” “Lo vedi che non sei scemo? Era nato solo per fare quello, ma gli riusciva così facile che gli sembrava sbagliato”.

    ha scritto il 

  • 4

    si parte col naso arricciato...

    ...e si finisce con un miscuglio di emozioni difficile a descriversi e questo, nonostante io detesti cordialmente i "finali aperti". Bello tutto, ma di una bellezza che si fa sempre più autentica strada facendo. Come per i bei libri, dispiace quando si incontra l'ultima pagina.

    ha scritto il 

  • 3

    Concordo con gli altri lettori; e' un bel libro, pieno di spunti originali, con dei personaggi che ti colpiscono fin da subito... ma tutto fino a un certo punto; poi il libro prende questa direzione dell'onirico, del surreale, senza pero' esserne all'altezza. Chicco e Leonardo comunque ti rimango ...continua

    Concordo con gli altri lettori; e' un bel libro, pieno di spunti originali, con dei personaggi che ti colpiscono fin da subito... ma tutto fino a un certo punto; poi il libro prende questa direzione dell'onirico, del surreale, senza pero' esserne all'altezza. Chicco e Leonardo comunque ti rimangono nel cuore. Un bel romanzo d'esordio, una scrittrice da tenere d'occhio.

    ha scritto il 

  • 2

    Poteva essere un bel libro !

    Ebbene, si, poteva essere un bel libro. La scrittrice ha un ottimo stile, fluido, piacevole. La trama e la caratterizzazione dei personaggi sono state avvincenti fino alla prima metà. Dopodichè è stata una catastrofe perchè si è avventurata in un campo talmente fantasioso ( e fantasy ) da oscurar ...continua

    Ebbene, si, poteva essere un bel libro. La scrittrice ha un ottimo stile, fluido, piacevole. La trama e la caratterizzazione dei personaggi sono state avvincenti fino alla prima metà. Dopodichè è stata una catastrofe perchè si è avventurata in un campo talmente fantasioso ( e fantasy ) da oscurare tutto ciò di positivo aveva costruito in precedenza. E' stata una delusione.

    ha scritto il 

  • 3

    belli i personaggi, chiari i sentimenti che li spingono, meno belle le situazioni irreali che non raggiungono le vette della fiaba, ma solo di invenzione monca. conenta di averlo letto, ma non mi ha convinto

    ha scritto il