Le grand passage

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Editeur: Seuil

4.1
(853)

Language: Français | Number of pages: 473 | Format: Mass Market Paperback | En langues différentes: (langues différentes) English , Italian , German , Spanish

Isbn-10: 2020413930 | Isbn-13: 9782020413930 | Publish date: 

Category: Fiction & Literature , History , Travel

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Description du livre
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    La seconda parte della trilogia della frontiera di Mccarthy, non è certo una lettura semplice e scorrevole !!! Ma è Mccarthy e quindi lo devi mettere in conto, che ci dovrai mettere un po' d'impegno.l ...continuer

    La seconda parte della trilogia della frontiera di Mccarthy, non è certo una lettura semplice e scorrevole !!! Ma è Mccarthy e quindi lo devi mettere in conto, che ci dovrai mettere un po' d'impegno.la prima delle 4 parti in cui è diviso il libro è semplicemente meravigliosa la Lupa e il suo continuo sfuggire e la sua sfida sono degne del miglior richiamo della foresta o di un epica Zanna bianca!!! Da lì in poi il libro si snoda in un lungo viaggio a cavallo tra America e Messico , intervallato da racconti ed incontri, a volte decisamente pesanti come l'ex prete iil racconto del terremoto i gitani, la ragazza messicana e via così !! Tra tutti questi passaggi s'intreccia la trama , come nel primo libro anche qui assistiamo alla crescita del personaggio centrale Billy Pharam che ritroveremo insieme al protagonista del primo romanzo Jhon Grady nel terzo episodio che conclude la saga !!!! McCarthy ci racconta anche qui un Messico cattivo e popolato di personaggi violenti e crudeli , ma intervengono anche personaggi capaci di slanci incredibili di passione e d'amore come la ragazza o il rivoluzionario cieco o il dottore!!!!!Una scrittura secca diretta i personaggi parlano poco ma riescono sempre a far arrivare il loro messaggio!!! Si cresce e nel crescere si soffre !!!!

    dit le 

  • *** Ce commentaire dévoile des détails importants de l\'intrigue ! ***

    3

    ...e mezza?

    Cerco di guardare i due libri con un punto di vista complessivo e devo ammettere di non aver trovato esattamente quel che cercavo: mi andava un'ambientazione western, fatta di paesaggi e avventure nel ...continuer

    Cerco di guardare i due libri con un punto di vista complessivo e devo ammettere di non aver trovato esattamente quel che cercavo: mi andava un'ambientazione western, fatta di paesaggi e avventure nello stile che tutti ben conosciamo soprattutto grazie al cinema, e di atmosfere mutuate da tanta bella musica, ma questo stile di scrittura così ermeticamente scarnificato si rende l'elemento principale, la caratterizzazione preminente dell'opera, a confronto della quale east or west finisce per diventare una questione marginale. L'operazione di scrittura per sottrazione giunge ad eliminare anche un elemento basilare per una qualsiasi trama quale è la concatenazione causa-effetto, in virtù della quale uno va in un posto perché è successa la tal cosa, oppure fa una certa cosa perché gli è stata detta una certa informazione, o ancora i protagonisti si incontrano perché entrambi in possesso della stessa informazione. In questi due romanzi, la suddetta struttura è pressoché assente.

    Sbocconcellato per forze di causa maggiore, ma a ben vedere anche perché non mi ha preso più di tanto. Ancora un'avventura di formazione, ancora una volta protagonisti anagraficamente più acerbi delle imprese che la storia attribuisce loro. Scrittura un po' meno spinosa rispetto il primo volume ma pur sempre controversa: quando non succede niente, descrive quel niente come se fosse qualcosa; e quando succede qualcosa lo racconta come se fosse niente. Questo finisce per disturbare non soltanto lo stile del racconto ma anche il contenuto perché va ad inficiare la messa a fuoco della trama che si fonda su poche ed incoerenti premesse, nella quale la 'formazione' alla fin fine si riduce ad un saltabeccare al di qua e al di là del confine tra Messico e New Mexico, con numerosi incontri con personaggi secondari enigmatici e/o insignificanti e che tuttavia cercano di dispensare perle di saggezza che corrono su montagne russe filosofeggianti circa il significato del viaggio, della strada, del confine, di Dio e di quant'altro (filosofia e teosofia piuttosto spicciole e che mi sono parse decisamente fuori luogo per un racconto di stampo western, e anche per un western/formazione come questo, e difatti le ho tirate via velocemente); con i protagonisti che vagano senza una meta precisa, e con essi scrittore e lettore; con alcuni dettagli splatter che non so se siano lì solo per il gusto personale dell'autore o se stiano a rappresentare la violenza e la follia delle terre in cui è ambientato il viaggio.

    Un tema importante è quello del cercare il proprio posto, la disillusione derivante dal non avere un posto dove andare, e il minimo comune denominatore dei due libri è una morale semplice: quando uno non ne può più, prende su e se ne va. It's no crime to escape, è una porta che rimane sempre aperta. Sembra banale ma è un peccato che nel libro questo concetto non trovi uno sbocco con forza sufficiente per avvincere il lettore.
    Gli anni in cui è ambientato potrebbero essere ancora una volta fine '40 e inizio '50, ma più che altro è una mia supposizione derivante dalle analogie con il primo volume. L'unico indizio lo si troverà verso il termine del libro: la data su una tomba dice che in realtà la storia era ambientata un decennio prima. Anche stavolta il racconto parte a rilento, la prende da lontano per arrivare a descrivere una situazione di partenza analoga a quella del primo romanzo: protagonista è un sedicenne, siamo in New Mexico vicini al confine con il Messico e il richiamo che il confine esercita sul ragazzo sarà fatale ancora una volta. Solo che qui l'elemento scatenante non è più il disfacimento dei rapporti familiari ma un personaggio del tutto inatteso. La lupa è una splendida coprotagonista nella prima parte, parimenti interessante è la ragazza senza nome nella terza parte, anzi queste figure sembrano essere due alter ego di una stessa anima.
    E menomale che c'è questa protagonista dagli sguardi attenti ed eloquenti, se così non fosse finirei per togliere un'altra mezza stella: a forza di scrittura scarna e a forza di lavorare per sottrazione, in due romanzi distinti McCarthy finisce per ottenere due protagonisti - John Grady Cole e Billy Parham - pressoché identici, sovrapponibili in tutto, privi di peculiarità. O forse il bello sta proprio nella loro 'intercambiabilità'? Non sto a discettare oltre, mi pare di capire che nel terzo capitolo i due si incontreranno…

    "La conosceva abbastanza bene, questa donna messicana, i cui figli erano morti da molto tempo, vittime di quel sangue e di quella violenza che preghiere e prostrazioni sembravano impotenti a calmare. La sua fragile sagoma e la sua muta angoscia erano una costante di quelle terre. Oltre i muri della chiesa la notte conteneva un terrore antico di millenni, agghindato di piume e squame di pesce; e anche se la notte continuava a fare razzia dei suoi figli, chi poteva dire quali mali peggiori della guerra, del tormento e della disperazione la perseveranza della vecchia aveva tenuto alla larga, quali storie più dolorose contro le quali alla fine non contava altro che la sua fragile sagoma curva che recitava preghiere a bassa voce, le sue mani rugose che stringevano il rosario di semi di frutta."
    L'anima e l'atmosfera dell'antico Messico, e la disperazione del vagabondo che non sa più nemmeno lui chi o cosa l'abbia condotto alla vita errante: queste due cose riconosco che il romanzo riesce a ricostruirle piuttosto bene, pur nel suo tono di calma piatta e pur ricamandoci intorno in maniera a volte irritante. Forse è una lettura che ho preso un po' sotto gamba e che necessita di sedimentare per qualche tempo prima di poterne dare un giudizio ponderato. Ma per adesso il voto rimane mediocre, troppi passaggi mi hanno fatto storcere bocca e naso.

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  • 4

    McCarthy è così, prendere o lasciare. ci sono parti che sembrano infinite e poi ti accorgi che è successo di tutto. La scrittura secca è per pochi, in due parole ti apre il suo mondo. Il West moderno, ...continuer

    McCarthy è così, prendere o lasciare. ci sono parti che sembrano infinite e poi ti accorgi che è successo di tutto. La scrittura secca è per pochi, in due parole ti apre il suo mondo. Il West moderno, il viaggio di un ragazzo e una serie di incontri al limite della follia.
    La parte della lupa sarebbe da insegnare a scuola

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    signori miei, la prima parte di questo libro è forse tra le cose più belle, intense ed emozionanti che io abbia mai letto. fidatevi di me. seconda parte più noiosa ma questo è McCarthy, alla fine ti p ...continuer

    signori miei, la prima parte di questo libro è forse tra le cose più belle, intense ed emozionanti che io abbia mai letto. fidatevi di me. seconda parte più noiosa ma questo è McCarthy, alla fine ti porta sempre in posti meravigliosi anche se, magari, un pezzo del viaggio è una lunga attesa in autogrill.

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  • 2

    null

    ...lento greve, pragmatico...la crescita del protagonista tra mille sventure, bivacchi notturni, e sali a cavallo, scendi da cavallo, impastoia il cavallo...una tortura.

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  • 3

    Il secondo libro della Trilogia della frontiera è un libro... estenuante. Dopo un inizio malinconico e bellissimo la narrazione si perde un po' tra lunghi viaggi a cavallo essenzialmente senza meta, i ...continuer

    Il secondo libro della Trilogia della frontiera è un libro... estenuante. Dopo un inizio malinconico e bellissimo la narrazione si perde un po' tra lunghi viaggi a cavallo essenzialmente senza meta, inframmezzati da qualche incontro significativo tra il protagonista e alcune figure più o meno enigmatiche (il vecchio cacciatore di lupi, il prete ex-prete, la zigana, il cieco, il dottore, i vecchi messicani ubriaconi...). Spoiler! Il libro è scritto così perché, evidentemente, così deve funzionare: la crescita del protagonista sembra essere infine una perdita di senso o, meglio, la scoperta dell'assenza di senso. Ok, ma dirlo con un po' meno viaggi a cavallo?

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  • 3

    Che dire ... dei dodici libri di McCarthy pubblicati in italia questo è il decimo che leggo perché trovo che si tratti di uno degli autori moderni più interessanti in assoluto. Però questa volta la st ...continuer

    Che dire ... dei dodici libri di McCarthy pubblicati in italia questo è il decimo che leggo perché trovo che si tratti di uno degli autori moderni più interessanti in assoluto. Però questa volta la storia non mi ha proprio "preso", tutto sapeva di già visto e in più gli abbondanti inserti in lingua spagnola einaudianamente non tradotti neanche in nota (v. Guerra e pace!) non hanno contribuito ad alzare l'indice di gradimento.
    La raccapricciante faccenda del succhia-occhi poteva anche risparmiarsela, dopo averla letta me la sono sognata!

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  • 5

    Questo romanzo è quello che io definirei capolavoro, sia per la prosa, perfetta, evocativa, mai patetica ma anzi apparentemente distaccata, sia per la storia che narra, di formazione prima che di avve ...continuer

    Questo romanzo è quello che io definirei capolavoro, sia per la prosa, perfetta, evocativa, mai patetica ma anzi apparentemente distaccata, sia per la storia che narra, di formazione prima che di avventure di cowboys persi nelle vaste distese americane.
    Billy Parham è un personaggio che ho amato moltissimo, mi è entrato sottopelle; si inizia a conoscerlo dal suo rapporto con la lupa, e poi successivamente negli scambi di battute con il fratello, e piano piano nella mia mente si è formata la figura di un eroe solitario, dall'animo nobile, un po' avventato nelle decisioni che lo porteranno inevitabilmente alla sconfitta. Ne ho ammirato il coraggio e l'intelligenza, e il rispetto quasi sacro che nutre nei confronti della Natura, degli animali e del mondo che lo circonda. Come ha scritto qualcuno,lo stile di scrittura di McCarthy può apparire asettico, eppure io non ho potuto fare a meno di partecipare appieno alle sue speranze e ai momenti di tristezza e dolore.
    Poi la descrizione dei territori e dei paesaggi, che dire...una meraviglia continua!
    Le parti "filosofiche" son quelle che mi hanno impegnato di più, tuttavia non credo di averle carpite totalmente...credo invece che questo romanzo, per quanto mi riguarda, necessiti di diverse riletture. Sono convinta che ogni volta mi comunicherebbe qualcosa in più, o qualcosa di diverso.
    È uno di quei libri che ti porti dietro per tutta la vita.

    dit le 

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