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Le guerre jugoslave

1991-1999

Di

Editore: Mondadori (I Classici della Storia, 55)

4.1
(137)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 748 | Formato: Cofanetto

Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Altri

Genere: History , Non-fiction , Political

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Descrizione del libro
Collana "I classici della storia", vol. 55

Su licenza Einaudi (2001, 2002)

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  • 0

    abbandonato a pag 176....non metto le stelline perchè il libro di per sè è valido ma è un susseguirsi di nomi, date, avvenimenti dettagliati che rendono la lettura difficoltosa e adatta a chi ...continua

    abbandonato a pag 176....non metto le stelline perchè il libro di per sè è valido ma è un susseguirsi di nomi, date, avvenimenti dettagliati che rendono la lettura difficoltosa e adatta a chi studia storia...probabilmente ho sbagliato io a voler tentare questa lettura piuttosto difficile.

    ha scritto il 

  • 4

    Frasi dal libro

    “…a partire dal Seicento, avevano insediato coloni di origine serba e di fede ortodossa, che erano stati esentati dalla servitù della gleba, ma dovevano in cambio prestare servizio militare ogni ...continua

    “…a partire dal Seicento, avevano insediato coloni di origine serba e di fede ortodossa, che erano stati esentati dalla servitù della gleba, ma dovevano in cambio prestare servizio militare ogni qualvolta ce ne fosse bisogno. Si formò così una popolazione guerriera…”

    http://frasiarzianti.wordpress.com/2014/04/09/le-guerre-jugoslave-j-pirjevec/

    ha scritto il 

  • 4

    Dopo "Maschere per un massacro" di Ruiz, era quasi obbligatorio approfondire, da un punto di vista prettamente storico, le guerre jugoslave. Come in ogni opera del genere, il punto di vista non è ...continua

    Dopo "Maschere per un massacro" di Ruiz, era quasi obbligatorio approfondire, da un punto di vista prettamente storico, le guerre jugoslave. Come in ogni opera del genere, il punto di vista non è mai neutro al 100% e ciò che scrive Pirjevec innesta un certo risentimento verso i serbi facendoti quasi tifare per un intervento militare Usa. Ma certamente dalla nuda sequenza dei fatti emerge la debolezza che l'Europa racchiudeva sin dagli anni Novanta: impotente, rancorosa, vendicativa, vecchia.

    ha scritto il 

  • 4

    "Let slip the dogs of war"

    Opera recensita come la più completa, quantomeno dal punto di vista del dettaglio nella ricostruzione fattuale, “Le guerre jugoslave” è un libro dai molti pregi, pur non essendo esente da ...continua

    Opera recensita come la più completa, quantomeno dal punto di vista del dettaglio nella ricostruzione fattuale, “Le guerre jugoslave” è un libro dai molti pregi, pur non essendo esente da difetti. La lettura non è molto scorrevole, dato l'enorme numero di nomi (di persone, di luoghi), fatti e date. Un lettore non avvezzo a questa pubblicistica si troverà poco a suo agio, temo. D'altra parte, si tratta di un libro di storia specialistico, non divulgativo. La tesi del libro è quella generalmente accreditata dagli studiosi (e che fa giustizia di bizzarre teorie complottistiche). Quelle della ex Jugoslavia solo apparentemente sono state guerre etniche. In realtà, nascono dal tentativo di un blocco politico-militare di mantenere il potere di fronte al collasso dell'economia di stato, da una parte, e all'affermarsi di movimenti d'opinione riformisti e democratici (sul tipo di Solidarnosc o Charta 77). Il rischio era ovviamente più elevato nelle due repubbliche più progredite ed emancipate, Slovenia e Croazia, nelle quali sin dagli anni settanta si erano manifestate richieste di riforme, non prive di connotati nazionalisti (specie in Croazia).

    Avviene così la saldatura tra la potente Armata Popolare e una fazione del PC serbo che, sia per convinzione, sia per cinico calcolo di opportunità, cominciò a rinfocolare il nazionalismo (e la mitologia correlata, molto diffusa, specie nelle zone rurali e isolate della Serbia e delle zone serbe di altre repubbliche).

    Le date-chiave sono due. Nel 1986, un famoso documento dell'Accademia delle arti e delle scienze di Belgrado prefigura la “necessità” di “ripristinare” la piena sovranità su tutto il popolo serbo (in sostanza, giungendo a negare l'autonomia delle due provincie etnicamente più complesse, la Vojvodina e il Kosovo). Il testo diviene il programma ufficiale della nuova classe dirigente serba che di lì a breve prende il potere ai vertici federali, sia politici che militari, capeggiata dall'allora oscuro tecnocrate Slobodan Milosevic. Nel 1989 l'Armata (già intervenuta con durezza nel 1981 e ormai ampiamente “serbizzata”) reprime con violenza spropositata i disordini della maggioranza albanese nel Kosovo, peraltro provocati dalla polizia segreta jugoslava. L'autonomia di Vojvodina e Kosovo viene revocata con un atto incostituzionale e nella provincia meridionale viene dichiarato lo stato di assedio. Il messaggio inviato a tutte le altre repubbliche è inequivocabile: il precario equilibrio titoista, ottenuto con una mescola complicatissima di concessioni e repressioni , è stato cancellato.

    Vorrei sottolineare un punto essenziale (che Pirjevec chiarisce bene), che in molta pubblicistica si è fatto via via sempre più sfumato, sino a scolorire in banali equivalenze. Nella vicenda jugoslava è esistito un aggressore, il blocco di potere "conservatore" (identificabile nel PC serbo, anche se non nell'intero popolo serbo), e degli aggrediti. Le vittime dell'aggressione hanno poi, nel corso di guerre sanguinarie (il cui tono, per così dire, era stato dato dalle milizie serbe, altro fatto indiscutibile), mutuato i metodi degli aggressori, ma questo non consente alcuna equivalenza tra le due posizioni, a cominciare dalla macabra conta degli effetti materiali di queste violenze, la cui comparazione numerica è del tutto implausibile.

    Sul banco degli imputati, un posto di rilievo lo occupa la diplomazia internazionale, caratterizzatasi per una totale incapacità di capire ciò che stava accadendo. Gli stati europei ripetevano inutili balletti da cancellerie ottocentesche. Gli americani si sono prima chiamati fuori, per poi assumere un ruolo più attivo, ma senza chiari obiettivi. I russi, preoccupati della loro situazione interna, oscillavano tra la solidarietà ai "fratelli ortodossi" e la necessità di non compromettere i rapporti internazionali. Di questi minuetti, superbo approfittatore è stato Milosevic, unico politico veramente esperto nella contesa di fronte al grottesco e pericoloso Tudjman (suo autentico alter ego) e al bosniaco Izetbegovic, vaso di coccio tra i due contendenti.

    La ricostruzione è, a mio parere, corretta e coerente con quanto è finora noto e con le altre letture che ho fatto sul tema. E' ampiamente argomentata, anche se ovviamente un lettore non specialista si deve limitare a una verifica di coerenza logica, restando molto difficile una verifica puntuale delle fonti (che richiederebbe ovviamente un impegno di altro genere). In ogni caso, non ho riscontrato critiche al libro sotto questo profilo.

    E' una lettura che mi è costata molta fatica, non lo nascondo, ma ritengo ne sia valsa la pena. E' curioso che vi sia arrivato (pur conoscendo piuttosto bene la vicenda) dopo la lettura di un romanzo, "La figlia" di Clara Usòn. Mi sento di raccomandare entrambi i libri.

    ha scritto il 

  • 3

    Brillante resoconto storico con qualche lacuna

    L'opera di Pirjevec è notevole. Le oltre 600 pagine hanno richiesto una enorme mole di documenti da visionare e selezionare per costruire nella maniera più esatta possibile la nascita, l'evoluzione ...continua

    L'opera di Pirjevec è notevole. Le oltre 600 pagine hanno richiesto una enorme mole di documenti da visionare e selezionare per costruire nella maniera più esatta possibile la nascita, l'evoluzione e la conclusione delle vicende belliche e politiche delle guerre che hanno coinvolto i popoli jugoslavi dal 1991 al 1999. Il resoconto è molto particolareggiato ed esauriente, e segue rigorosamente l'ordine cronologico degli avvenimenti. Il lettore può far fatica a districarsi nella notevole quantità di nomi, date, luoghi, risoluzioni e trattati diplomatici che si sussuegono ma il filo storico degli avvenimenti è sempre ben delineato anche se spesso scarsamente commentato dal punto di vista dell'analisi politica e storica. A volte, si avvertono degli errori nella grammatica del testo ma non ne compromettono la comprensione. I maggioriu pregi del libro sono la rigorosa indagine storica che viene fatta di quegli avvenimenti, in modo da far capire al lettore, nero su bianco come si sono svolti i fatti. I difetti del libro sono una scarsa analisi storico-politica degli avvenimenti e la mancanza di un'analisi riassuntiva finale sulla situazione delle diverse repubbliche formatesi alla fine del conflitto. Soprattutto questa avrebbe potuto aiutare il lettore a ricordare e comprendere maggioramente i fatti accaduti, che l'enorme mole di materiale bibliografico può contribuire a diluire. E' indubbiamente un saggio storico importante per quanto riguarda le vicende della Ex-jugoslavia ma difetta nell'interpretazione esauriente dei fatti storici e somiglia più ad una successione storica di eventi. In ogni caso è un testo più che consigliato se si vuole conoscere e approfondire le tragiche vicende delle guerre jugoslave.

    ha scritto il 

  • 5

    Utile e completo

    Un'opera imprescindibile per tutti coloro che vogliono avere un quadro completo degli avvenimenti principali attraverso i quali si sono sviluppate le guerre susseguitesi nella ex-Jugoslavia ...continua

    Un'opera imprescindibile per tutti coloro che vogliono avere un quadro completo degli avvenimenti principali attraverso i quali si sono sviluppate le guerre susseguitesi nella ex-Jugoslavia nell'ultimo decennio del '900. Nel libro non ci sono valutazioni personali o storie particolari che raccontino il lato più emotivo della guerra, ma da un punto di vista dell'analisi rigorosamente storica non manca davvero nulla e il lettore avrà la possibilità di sviluppare da sè le opinioni in merito agli avvenimenti descritti.

    ha scritto il