Le intermittenze della Morte

Di

Editore: Mondolibri s.p.a

4.0
(3393)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 205 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo , Portoghese , Inglese , Catalano , Francese , Tedesco

Isbn-10: A000015506 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Filosofia , Fantascienza & Fantasy

Ti piace Le intermittenze della Morte?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
In un non meglio identificato Paese, allo scoccare della mezzanotte di un 31dicembre, s'instaura l'eternità, perché nessuno muore più. L'avvenimento suscita a tutta prima sentimenti di giubilo e felicità, ma crea anche scompiglio in ogni strato sociale: dal governo alle compagnie di assicurazione, dalle agenzie di pompe funebri alle case di riposo e, soprattutto, nella chiesa, la cui voce di protesta si leva alta e forte: senza morte non c'è più resurrezione, e senza resurrezione non c'è più chiesa...Dopo sette mesi di " tregua unilaterale", con una missiva indirizzata ai mezzi di comunicazione, la morte dichiara di interrompere quel suo "sciopero" e di riprendere il proprio impegno con l'umanità.
Ordina per
  • 4

    La vita è un'orchestra che suona sempre, intonata, stonata.

    Cos’è la morte? Come si presenta al nostro cospetto? E se decidesse di smettere la sua professione, cosa accadrebbe?

    L’opera di Saramago ci mette di fronte ad una situazione assurda, paradossale ma ch ...continua

    Cos’è la morte? Come si presenta al nostro cospetto? E se decidesse di smettere la sua professione, cosa accadrebbe?

    L’opera di Saramago ci mette di fronte ad una situazione assurda, paradossale ma che in pochi hanno preso in esame in quanto “sempre andata così”. Cosa significherebbe smettere di morire? Sarebbe tutto rose e fiori? Attenzione, non si parla di smettere di invecchiare… solo di morire. Saramago ci dà il suo punto di vista. Anzi fa di più, quando da narratore ci porta a focalizzare l’attenzione su certi particolari che molti non avrebbero considerato. Sembra voglia canzonarci in quanto pensiamo di leggere una semplice storiella ma in realtà essa ci porta a domande essenziali. Questo tipo di atteggiamento è supponente ma rientra nella narrativa dello scrittore portoghese. Nella prima parte si vede la reazione del paese senza nome alle prese con le intermittenze della morte che per alcuni mesi si dà alla macchia per poi tornare, ma con una modalità diversa (che non spoilero). La seconda parte del libro ci mostra chi è la morte (con la emme minuscola, si badi bene*). Uno scheletro freddo e impietoso, una donna grassa - come vide Proust - oppure una donna attraente, come la protagonista del nostro romanzo? La morte deve consegnare una missiva e per avvicinare la sua vittima deve recuperare l’aspetto umano. Ma anche per lei non è tutto scontato…

    *Conoscete solo questa piccola morte quotidiana che sono io, questa che persino nei peggiori disastri è incapace di impedire che la vita continui, un giorno verrete a sapere che cos’è la Morte con la lettera maiuscola, e in quel momento, se lei, improbabilmente, ve ne desse il tempo, capireste la differenza reale che c’è fra il relativo e l’assoluto, fra il pieno e il vuoto, fra l’essere ancora e il non essere più, e quando parlo di differenza reale mi riferisco a qualcosa che le parole non potranno mai esprimere, relativo, assoluto, pieno, vuoto, essere ancora, non essere più, che cosa sono, signor direttore, perché le parole, se non lo sa, si muovono molto, cambiano da un giorno all’altro, sono instabili come le ombre, ombre di se stesse, che tanto ci sono quanto non ci sono più, bolle di sapone, conchiglie di cui a stento si sente il respiro, tronchi tagliati...

    Lo considero un libro interessante, a tratti ironico, molto critico verso la società, cinico. Stimola riflessioni profonde. Come in Cecità, i dialoghi sono un po’ difficili da seguire e le maiuscole, secondo l’autore, non sono poi così necessarie. Ma si fa perdonare.

    ha scritto il 

  • 4

    Le parole sono etichette che si appiccicano alle cose

    Può la morte decidere di non svolgere più il suo lavoro?

    In “Le intermittenze della morte“, in Italia edito Feltrinelli, José Saramago, narratore, poeta, drammaturgo e giornalista, premio Nobel per la ...continua

    Può la morte decidere di non svolgere più il suo lavoro?

    In “Le intermittenze della morte“, in Italia edito Feltrinelli, José Saramago, narratore, poeta, drammaturgo e giornalista, premio Nobel per la letteratura nel 1998, racconta e risponde questo interrogativo.

    In un Paese senza nome è il 31 Dicembre, scocca la mezzanotte e nessuno muore più. Il classico ciclo della vita cessa di esistere: dopo la vita non vi è la morte, ma solo altra vita. L’eternità porta con sé gioia perché sembra aver eliminato una volta per tutte la più grande paura dell’umanità: la morte; ma anche molti e complicati problemi: chi faceva della morte la sua fonte di reddito, ora come farà?
    Mentre il governo e le istituzioni cercano di risolvere questo nuovo problema, la morte, dopo sette mesi di assenza, fa recapitare ad un’emittente televisiva una busta viola: in essa vi annuncia il suo ritorno. Da quel momento in poi le lettere viola verranno spedite, con cadenza settimanale, ai loro destinatari per annunciare che la loro dipartita verrà sette giorni dopo aver ricevuto la violacea epistola. Ma anche per la morte non tutto va come ci si aspetta: una lettera continua a tornare indietro. Scoperto il destinatario della missiva, un violoncellista, la morte assume le sembianze di un’affascinante donna, si rende visibile agli occhi degli essere umani e prova a risolvere lo strano quanto inaspettato misfatto.

    Saramago affascina e rapisce sin da subito: l’atmosfera è surreale e nessun personaggio viene lasciato al caso. Ogni azione, parola o dialogo vengono spiegati minuziosamente dall’autore senza mai risultare pedante. Ogni tassello, in questo Paese senza nome e senza morte, viene incastrato alla perfezione con gli altri e, andando avanti con la storia, si ha l’impressione di costruire un puzzle unico e particolare nel suo genere.
    Quella che mi è sembrata una peculiarità, delle narrazioni di Saramago, è il modo in cui vengono trascritti i dialoghi: si deve pensare a una conversazione tra i personaggi che avviene tra le virgole, dove il cambio di interlocutore è messo in evidenza dalle lettere maiuscole.

    L’autore attraverso questo libro critica aspramente la società dal punto di vista economico, politico, religioso e umano, sottolineando la dualità non solo della vita ma anche dell’animo umano. Rendendo la morte un’affascinante donna, rassomigliante a tutte le altre, Saramago non fa altro che indicarci come, in realtà, vita e morte siano due facce della stessa medaglia.
    Saramago attraverso “Le intermittenze della morte” vuole inviare un messaggio preciso al lettore: non aver paura della morte perché essa non solo è necessaria e fondamentale per l’equilibrio del mondo, ma anche perché la si deve considerare come una normale tappa della nostra vita.

    ha scritto il 

  • 4

    Dopo aver letto "Cecità" e "L'anno della morte di Ricardo Reis", il grande Saramago continua a non deludere. Un racconto dove l'autore, con il suo solito stile, fa trasparire ovunque l'inquietudine di ...continua

    Dopo aver letto "Cecità" e "L'anno della morte di Ricardo Reis", il grande Saramago continua a non deludere. Un racconto dove l'autore, con il suo solito stile, fa trasparire ovunque l'inquietudine di essere uomini con il fardello di essere mortali. Saramago esce dai luoghi comuni e vuole mostrare che la nostra esistenza è unica e irripetibile, ma non lo sarebbe se vivessimo per l'eternità.
    Una lettura indispensabile che aiuta a rendere meno amara la morte.

    ha scritto il 

  • 4

    Il settimo sigillo

    Sembra un bel po' una partita a scacchi con la morte, dove ogni mossa sbagliata può risultare fatale. Questo libro descrive la sua morte in tutto e il suo orrore e ahimè...anche in tutto il suo immens ...continua

    Sembra un bel po' una partita a scacchi con la morte, dove ogni mossa sbagliata può risultare fatale. Questo libro descrive la sua morte in tutto e il suo orrore e ahimè...anche in tutto il suo immenso splendore. Ma alla fine, come in questo libro, anche nella vita il duello non è tra vita e morte, bensì tra AMORE e morte.

    ha scritto il 

  • 3

    Cosa accadrebbe se la morte andasse in vacanza? Ho preferito l'interpretazione di Pratchett nel suo Morty l'apprendista che quella di Saramago in Le intermittenze della morte a questo interrogativo: q ...continua

    Cosa accadrebbe se la morte andasse in vacanza? Ho preferito l'interpretazione di Pratchett nel suo Morty l'apprendista che quella di Saramago in Le intermittenze della morte a questo interrogativo: questo romanzo di neanche duecento pagine è enormemente appesantito da interminabili digressioni filosofico-politiche e da troppe situazioni lontane dal realismo che tanto mi aveva colpito in Cecità. Bello invece il finale che, quasi come in un racconto a sé stante, presenta finalmente dei personaggi godibili e una storia interessante.

    ha scritto il 

  • 5

    A volte mi domando su quale base vengono assegnati i premi Nobel. Poi ho letto Le intermittenze e ho capito almeno perché lo abbiano dato a Saramago. Semplicemente meraviglioso, fantastico, leggero, p ...continua

    A volte mi domando su quale base vengono assegnati i premi Nobel. Poi ho letto Le intermittenze e ho capito almeno perché lo abbiano dato a Saramago. Semplicemente meraviglioso, fantastico, leggero, ponderoso, ironico e tragico. Come la vita. Anzi, come la morte.

    ha scritto il 

  • 3

    Geniale, fuori da qualsiasi schema, irriverente, acuto...ma personalmente non è il genere di lettura che amo: è un libro cerebrale, poco emozionante. La scrittura è interessante da un punto di vista s ...continua

    Geniale, fuori da qualsiasi schema, irriverente, acuto...ma personalmente non è il genere di lettura che amo: è un libro cerebrale, poco emozionante. La scrittura è interessante da un punto di vista stilistico ma estremamente faticosa.

    ha scritto il 

  • 5

    Quest'opera di Saramago la trovo geniale, scorrevole ( nonostante la punteggiatura naïf ) e ricca di riflessioni.
    Sottolineerei il momento in cui lo stesso scrittore grazie ad un " illustre grammatico ...continua

    Quest'opera di Saramago la trovo geniale, scorrevole ( nonostante la punteggiatura naïf ) e ricca di riflessioni.
    Sottolineerei il momento in cui lo stesso scrittore grazie ad un " illustre grammatico " si scaglia contro la " morte" che non conosce i basilari rudimenti della calligrafia , con una sintassi caotica , senza punteggiatura . Chiaro il riferimento a se stesso ed a tutto ciò che avrà dovuto " subire" o meglio " sentire " sul suo stile sulla sua scrittura .
    Denso anche di riferimenti etici e per nulla banale, con un nota che sa di malinconico testamento culturale, dove la morte è solo momentanea perché apre l'abisso dell'eternità, e fin quando ci sarà qualcuno che ricorderò sarà sempre e solo morte e non Morte di tutto.

    ha scritto il 

Ordina per
Ordina per