Le intermittenze della Morte

Di

Editore: Mondolibri s.p.a

4.0
(3548)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 205 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo , Portoghese , Inglese , Catalano , Francese , Tedesco

Isbn-10: A000015506 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Filosofia , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
In un non meglio identificato Paese, allo scoccare della mezzanotte di un 31dicembre, s'instaura l'eternità, perché nessuno muore più. L'avvenimento suscita a tutta prima sentimenti di giubilo e felicità, ma crea anche scompiglio in ogni strato sociale: dal governo alle compagnie di assicurazione, dalle agenzie di pompe funebri alle case di riposo e, soprattutto, nella chiesa, la cui voce di protesta si leva alta e forte: senza morte non c'è più resurrezione, e senza resurrezione non c'è più chiesa...Dopo sette mesi di " tregua unilaterale", con una missiva indirizzata ai mezzi di comunicazione, la morte dichiara di interrompere quel suo "sciopero" e di riprendere il proprio impegno con l'umanità.
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  • 3

    Dal "mio" Saramago mi aspettavo qualcosa di più. Una prima parte lenta e noiosa, consistente in uno studio antropologico-sociologico-economico degli effetti della scomparsa della morte in un paese ind ...continua

    Dal "mio" Saramago mi aspettavo qualcosa di più. Una prima parte lenta e noiosa, consistente in uno studio antropologico-sociologico-economico degli effetti della scomparsa della morte in un paese indeterminato. Una seconda parte migliore, più fantasiosa e al contempo riflessiva, in cui la morte assume il ruolo di protagonista femminile accanto a un protagonista maschile, un musicista sconosciuto, un violoncellista qualsiasi, fino a giungere ad un finale bello, sì, ma ....no, non è questo il "mio" Saramago

    ha scritto il 

  • 2

    Delusione

    Finora il Saramago che mi è piaciuto meno. Anzi, molto ma molto meno degli altri che avevo letto e assai apprezzato. L'idea è anche intrigante, ma da un certo punto in poi evapora letteralmente. ...continua

    Finora il Saramago che mi è piaciuto meno. Anzi, molto ma molto meno degli altri che avevo letto e assai apprezzato. L'idea è anche intrigante, ma da un certo punto in poi evapora letteralmente.

    ha scritto il 

  • 3

    E se la morte decidesse di scioperare?

    " E se la morte decidesse di scioperare? Come reagiremmo?"
    Sembra un po la domanda che Saramago ci pone.
    Il 31 dicembre di un anno non definito, in una nazione non definita la morte (con la m minuscol ...continua

    " E se la morte decidesse di scioperare? Come reagiremmo?"
    Sembra un po la domanda che Saramago ci pone.
    Il 31 dicembre di un anno non definito, in una nazione non definita la morte (con la m minuscola )decide di non fare più il suo mestiere e di conseguenza non muore più nessuno. Da qui le reazioni:
    La politica in testa, seguita dalla chiesa,che vede minata la propria ideologia basata sulla morte e rinascita. Si aggiungono le agenzie di pompe funebri, che vedono azzerarsi le entrate per cessazione di lavoro, poi le case di cura e così via fino alla gente che esulta per la loro vita eterna. Eppure, qualcuno che vuol morire c'è e non si tarda a trovarne la soluzione. Ma come spesso succede, c'è chi di questa soluzione ne fa un business, e in questo caso ecco nascere la Maphia (con il ph). Allo scadere del settimo mese però la morte si ripresenta ma questa volta con delle novità. La cessazione della vita non sarà più improvvisa ma preceduta da una lettera viola che preannuncia la morte tra 8giorni. Tutto fila bene ma un uomo, un violoncellista non ne vuole sapere di morire e la morte quindi è costretta a scendere in campo...
    Saramago ha il potere di "passarci" il dubbio: io che farei? Me lo sono chiesto più volte lo ammetto. Ma anche la capacità di far diventare l'ossuta morte più "umana". Tanto che si legge che si cerca persino di investigare dove abiti o che volto possa avere. Ma la "umanizzazione " la si nota molto nel finale. Che la morte possa persino amare?
    Una cosa comunque resta certa :
    《LA MORTE , DI PER SÈ , DA SOLA, SENZA ALCUN AIUTO ESTERNO, HA SEMPRE AMMAZZATO MOLTO MENO DELL'UOMO.》

    ha scritto il 

  • 3

    Buona l'idea pessima la realizzazione

    Molto buona l'idea che porta ad una trama a tratti, e forse senza volerlo, anche un po' umoristica ma pessima la resa finale del romanzo in questione che risulta essere più che altro un po' logorroico ...continua

    Molto buona l'idea che porta ad una trama a tratti, e forse senza volerlo, anche un po' umoristica ma pessima la resa finale del romanzo in questione che risulta essere più che altro un po' logorroico dove non si sfruttano a dovere i numerosi "modi di dire" che usa tantissimo Saramago e che alla fine ci dà un romanzetto che poteva essere un semplice racconto molto più breve e ripeto anche divertente. Inutili e lunghe invettive lo rendono invece piuttosto noioso e il finale-non-finale non convince. Ottima però come sempre la scrittura dell'autore. Per qualche ora spensierata... con la morte.

    ha scritto il 

  • 3

    Senza dubbio scritto egregiamente, ma se l'idea di partenza è buona a volte, alcune digressioni, sembrano più un esercizio di stile. Metà delle pagine sarebbero bastate.

    ha scritto il 

  • 3

    Ho scelto questo libro sulla scia di "Cecità", che mi aveva profondamente colpito e che consiglio caldamente.
    Lo stile è il medesimo: una situazione paradossale (lo sciopero della morte) in un tempo s ...continua

    Ho scelto questo libro sulla scia di "Cecità", che mi aveva profondamente colpito e che consiglio caldamente.
    Lo stile è il medesimo: una situazione paradossale (lo sciopero della morte) in un tempo storico ed un luogo indeterminati, narrata come una satira sociale.
    Il romanzo è diviso nettamente in due parti. Io preferisco di gran lunga la prima, permeata da una garbata ironia che sa anche essere graffiante, in cui vengono svelate e sottoposte a critica le reazioni delle istituzioni (politiche e religiose), ma anche quelle del popolo e della criminalità organizzata (che anche qui prolifera nel ventre molle della società ed approfitta del lassismo politico).
    La seconda parte, invece, riduce il campo di osservazione ed esamina solo due personaggi, uno dei quali è proprio la morte. La virata al fiabesco dovuta a questo cambiamento non mi ha convinta e, sinceramente, avrei preferito che non ci fosse. In ogni caso, il tono diventa più leggero ed intimista e comincia a correre verso un finale un po' scontato e consolatorio, che nello stesso tempo delinea un andamento circolare degli eventi narrati.

    ha scritto il 

  • 3

    Anche la morte può avere un cuore

    Mia nonna diceva sempre che la morte si chiama Giusta, poiché essa non fa favoritismi di sorta e al suo cospetto siamo tutti uguali. Anche la morte di Saramago, protagonista indiscussa di quest’opera, ...continua

    Mia nonna diceva sempre che la morte si chiama Giusta, poiché essa non fa favoritismi di sorta e al suo cospetto siamo tutti uguali. Anche la morte di Saramago, protagonista indiscussa di quest’opera, è senz’altro giusta, sebbene il suo nome sia semplicemente morte (e rigorosamente con l’iniziale minuscola), finché non decide, a causa di un inspiegabile disguido, di consegnare a mano una delle sue temutissime lettere color viola, condannandosi così a scoprire il pericoloso mondo dei sentimenti.
    Mi è piaciuta la trama de “Le intermittenze della morte”, un testo d’indiscutibile originalità, così come ho apprezzato la pacata ironia, di cui è intrisa tutta la narrazione, e diversi passi che inducono alla riflessione sul senso dell’umano vivere e, di conseguenza, morire; l’umanizzazione della stessa morte, inoltre, è una trovata che rende godibile, per fortuna, alleggerendola, l’ultima cinquantina di pagine. Per fortuna, dico… Già, perché la lettura della prima parte e di diversi capitoli della seconda è stata per me, lo confesso, abbastanza pesante: una scrittura fittissima, avara di capoversi con cui riprendere fiato e riposo visivo, un periodare spesso lungo in mezzo al quale si confondono anche i dialoghi privi di virgolette e punteggiatura tradizionale.
    Insomma, ho faticato non poco a leggere il libro, ma è di certo un mio limite a giudicare dal notevole apprezzamento, anche qui tra gli anobiiani, di cui gode la scrittura di Saramago. Nonostante le ultime decine di pagine e la scena finale, a mio parere strepitosa ed emozionante con la signora con la falce tramutatasi, anzitutto nel cuore, in una signora e basta, mi fermo a un giudizio medio, riservandomi di leggere altro di questo autore, anche se in un futuro non tanto prossimo.

    ha scritto il 

  • 5

    ...perche' d'amore si puo' vivere!

    Forse il miglior libro di Saramago, almeno per me. Forse perche' e' il primo che ho letto e quindi mi ha fatto conoscere questo interprete unico della letteratura di tutti i tempi. Forse perche vita e ...continua

    Forse il miglior libro di Saramago, almeno per me. Forse perche' e' il primo che ho letto e quindi mi ha fatto conoscere questo interprete unico della letteratura di tutti i tempi. Forse perche vita e morte si trovano e si annullano nell'amore. Forse perche'il sarcasmo polico-sociale di Saramago e' addolcito da questo sentimento romantico. Forse perche' e' stato uno delle sue ultime meraviglie...

    ha scritto il 

  • 2

    (Tolte le ultime 60 pagine, molto belle e quasi emozionanti, e nelle quali finalmente si incontrano dei personaggi – di cui uno canino) “Le intermittenze della morte” è stata una lettura faticosa.
    Ho ...continua

    (Tolte le ultime 60 pagine, molto belle e quasi emozionanti, e nelle quali finalmente si incontrano dei personaggi – di cui uno canino) “Le intermittenze della morte” è stata una lettura faticosa.
    Ho iniziato con tanti pregiudizi, perché la pagina quadrata di Saramago, senza un a capo, mi metteva un senso di soffocamento. Ho continuato con un po’ di pregiudizi, perché al soffocamento si univa la fatica di dover interrompere la lettura – ad esempio perché sei in metropolitana e devi scendere – e non sapere, dopo, a che punto ero arrivata, e riprendere a casaccio nella disordinata pagina. I pregiudizi si sono mutati in giudizi quando mi sono scontrata con l’assenza delle virgolette, ma che gli fa?, mica siamo più nell’Ottocento, quanto sei antica!, e con quella, ben più pesante, di personaggi, sostituiti da macchiette funzionali che appaiono e scompaiono.
    Infine, la critica al cristianesimo è piuttosto sciocchina e nutrita di stereotipi.
    Quindi ora Saramago l’ho letto, passiamo ad altro

    ha scritto il 

  • 5

    Saramago! Cala sempre il lettore in uno scenario iperbolico che rompe gli schemi della sua quotidianità, evidenziandone così i paralogismi attraverso i paradossi che propone.
    Lavora sul negativo della ...continua

    Saramago! Cala sempre il lettore in uno scenario iperbolico che rompe gli schemi della sua quotidianità, evidenziandone così i paralogismi attraverso i paradossi che propone.
    Lavora sul negativo della realtá e tocca al lettore trasferire, con le dovute trasformazioni, questi concetti sul positivo.
    Lo scrittore non rende la vita facile a chi vuole sfogliare le sue pagine, quasi a voler effettuare una prima selezione dei lettori, cominciando da una punteggiatura poco convenzionale.
    Questo é quanto serve per capire Saramago

    Saramago - Le intermittenze della morte.

    ha scritto il 

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