Le intermittenze della Morte

Di

Editore: Mondolibri s.p.a

4.0
(3298)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 205 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo , Portoghese , Inglese , Catalano , Francese , Tedesco

Isbn-10: A000015506 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico , Altri

Genere: Narrativa & Letteratura , Filosofia , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
In un non meglio identificato Paese, allo scoccare della mezzanotte di un 31dicembre, s'instaura l'eternità, perché nessuno muore più. L'avvenimento suscita a tutta prima sentimenti di giubilo e felicità, ma crea anche scompiglio in ogni strato sociale: dal governo alle compagnie di assicurazione, dalle agenzie di pompe funebri alle case di riposo e, soprattutto, nella chiesa, la cui voce di protesta si leva alta e forte: senza morte non c'è più resurrezione, e senza resurrezione non c'è più chiesa...Dopo sette mesi di " tregua unilaterale", con una missiva indirizzata ai mezzi di comunicazione, la morte dichiara di interrompere quel suo "sciopero" e di riprendere il proprio impegno con l'umanità.
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  • 0

    ...per la millesima volta i giornali benpensanti che funzionavano come i barometri della moralità pubblica puntarono il dito sull'inarrestabile degrado dei valori tradizionali della famiglia, a loro a ...continua

    ...per la millesima volta i giornali benpensanti che funzionavano come i barometri della moralità pubblica puntarono il dito sull'inarrestabile degrado dei valori tradizionali della famiglia, a loro avviso fonte, causa e origine di tutti i mali...

    ha scritto il 

  • 5

    Ennesimo capolavoro

    "Il giorno seguente non morì nessuno". Così si apre e chiude questo surreale esperimento sociale di Saramago. La compagine umana è il suo dichiarato campo d'indagine, la società usata come un laborato ...continua

    "Il giorno seguente non morì nessuno". Così si apre e chiude questo surreale esperimento sociale di Saramago. La compagine umana è il suo dichiarato campo d'indagine, la società usata come un laboratorio dove sfiziarsi in arzigogolati esperimenti fondati sulla semplice intromissione di un elemento assurdo e straordinario nel quotidiano. Ed ogni conseguenza e imprevisto scaturiscano dall'originale combinazione (l'intera nazione a cui capita la fortuna-disgrazia) vengono anatomizzati dall'acuto e attento sguardo dell'autore. Dapprima l'analisi è generale: facendo uso di una finissima logica dentro l'illogico, e per mezzo di una impareggiabile ironia, abbraccia ogni possibile risvolto dal punto di vista socio-economico-politico-etico-religioso-psicologico e quant'altro, e proprio quando questa contorta elucubrazione principia a stancare, Saramago aguzza la vista per focalizzarsi più intimamente sulla mitologica disertrice, scheletrica e incappucciata così come ce la consegna la suggestiva tradizione, per trascinarci in una storia appassionante e struggente.

    ha scritto il 

  • 0

    ...senza morte, mi ascolti bene, senza morte non c'è resurrezione, e senza resurrezione non c'è chiesa...

    ...le religioni, tutte le religioni, per quanto le si rigiri, non hanno altra giustificazione ...continua

    ...senza morte, mi ascolti bene, senza morte non c'è resurrezione, e senza resurrezione non c'è chiesa...

    ...le religioni, tutte le religioni, per quanto le si rigiri, non hanno altra giustificazione di esistere all'infuori della morte, ne hanno bisogno come il pane per i denti...perché le persone conducano tutta la vita con la paura appesa al collo e, giunta l'ora, accolgano la morte come una liberazione...o paradiso o inferno, oppure niente, quello che c'è dopo la morte importa assai meno di quanto generalmente si creda, la religione è una faccenda terrena, non ha niente a vedere con il cielo...

    ha scritto il 

  • 4

    Il libro mi è piaciuto molto : bisogna entrarci e farsi trasportare e tutto diventa logico . Gli ultimi capitoli sono un po' più lenti, ma il finale ci rende quasi umana la morte.

    ha scritto il 

  • 3

    Pesado, pretensioso, para nada a la altura del mejor Saramago. Intento, mal logrado, de repetir cuanto hecho en “Ensayo sobre la ceguera”. Este narrador super-omniscente aburre.

    ha scritto il 

  • 3

    anche qui come in Cecità e il Saggio sulla lucidità, la Catastrofe va a braccetto con il Paradosso
    l'idea è sempre geniale, però l'andamento mi sembra più fiacco
    però leggo tanti commenti entusiasti, ...continua

    anche qui come in Cecità e il Saggio sulla lucidità, la Catastrofe va a braccetto con il Paradosso
    l'idea è sempre geniale, però l'andamento mi sembra più fiacco
    però leggo tanti commenti entusiasti, forse mi sbaglio

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    bello

    Il libro è bello , lui è geniale, la parte finale mi è piaciuta ed ho anche cercato di darmi una spiegazione del perchè Saramago faccia finire il suo libro così:
    Sin dall'inizio la morte che lo scritt ...continua

    Il libro è bello , lui è geniale, la parte finale mi è piaciuta ed ho anche cercato di darmi una spiegazione del perchè Saramago faccia finire il suo libro così:
    Sin dall'inizio la morte che lo scrittore rappresenta è una morte "in crisi" è una morte "in fieri" in un certo senso , qualcosa l'ha fatta cambiare, lei smette di "far morire", che non è uccidere. Ho trovato di un sarcasmo raffinatissimo le reazione dei comuni mortali, soprattutto di quelli al potere , davvero esilaranti e così logiche da essere a volte lapalissiane , quando più nessuno moriva. La parte più noiosa è stata, per me, quella relativa alla mafia, ma d'altronde la criminalità organizzata non poteva mancare..
    Ma quando la morte ricomincia il suo "lavoro", quando tutto sembra tornare alla normalità, è ancora una morte diversa quella descritta: avvisa, è una morte che già si "umanizza", perchè così chi non ha avuto tempo possa risolvere i suoi "sospesi".
    Poi ancora un colpo di scena: la morte non ha più il suo potere assoluto, una lettera torna indietro...perchè? Mi piace pensare che sia perchè lei ha creato dall'ordine eterno il disordine ed è difficile tornare ora a quell'ordine immoto. Infatti non tutto torna come prima e lo stesso Saramago da genio della provocazione torna ad essere solo uomo romantico e un po' infantile , così come la morte torna ad essere la donna che "sembra", Saramago lo lascia intuire, sia stata e non perde l'occasione di amare....lei morte ama finalmente , per quanto tempo? non si sa. 5 stelle

    ha scritto il 

  • 4

    E'...vviva la morte!

    Ho trovato che sia una storia molto originale. E' certo un merito dell'autore l'aver pensato una cosa talmente assurda da riuscire a farla vivere come una normalità. Attraverso l'ironia, il grottesco ...continua

    Ho trovato che sia una storia molto originale. E' certo un merito dell'autore l'aver pensato una cosa talmente assurda da riuscire a farla vivere come una normalità. Attraverso l'ironia, il grottesco e anche il drammatico, ci ha fatto riflettere su quanto sia poi necessaria una cosa da cui tutti vorremmo invece fuggire: la morte. Sia materialmente che spiritualmente, e qui sta l'assurda verità, la morte è vita.
    Quello che rimprovero al buon Josè è il personalissimo vezzo di rendere la punteggiatura così anarchica. Certe libertà di forma, se coltivate all'interno di arti visive ( come ad esempio la pittura ) possono costituire interessanti e piacevoli innovazioni, nella narrativa no. Secondo me, in questo caso, arrecano disagio al lettore e rappresentano solo una spocchiosa vanità.
    Ah, dimenticavo! Nel finale, la morte, dopo essere apparsa sia inflessibile che inevitabile, dimostra comunque di avere dei sentimenti e questa è stata una vera sorpresa ( anche se, riflettendo, è cosa condivisibile ).

    ha scritto il 

  • 4

    Una lettera di colore viola

    E' 31 dicembre di un anno qualsiasi.
    La morte si è rotta di far lavorare a ritmo serrato la sua falce e decide di prendersi una lunga pausa di riflessione.
    Da quel momento, nel paese dove da anni pres ...continua

    E' 31 dicembre di un anno qualsiasi.
    La morte si è rotta di far lavorare a ritmo serrato la sua falce e decide di prendersi una lunga pausa di riflessione.
    Da quel momento, nel paese dove da anni presta servizio, nessuno più muore, nemmeno i moribondi, e questo manda in crisi l'intero sistema; ospedali e case di riposo non hanno più il loro naturale ricambio, le pompe funebri non sanno più che inventarsi per sbarcare il lunario, i parenti dei quasi defunti non ne possono più di aspettare l'eredità, la chiesa si dispera perché se non c'è morte non c'è neanche resurrezione, la maphia fiuta l'affare e allunga i suoi tentacoli.
    Dopo sette mesi la morte ci ripensa, ma decide di fare le cose per benino, con garbo ed educazione, lasciando ai predestinati il tempo per sistemare le faccende personali.
    Prima del trapasso invia loro questa lettera di colore viola, scritta a mano in bella calligrafia:
    Caro signore, sono spiacente di comunicarle che la sua vita terminerà alla scadenza improrogabile di una settimana, faccia del suo meglio per godersi il tempo che le resta, la sua attenta servitrice, morte.

    Dopo il comprensibile iniziale sgomento tutto riprende il normale ritmo vita-morte, ma un brutto giorno la nera signora con la falce si vede restituire al mittente, per più di una volta, la lettera di fine vita inviata ad un violoncellista.
    E' un gravissimo affronto, deve agire subito per sistemare le cose.

    Un divertente e simpatico romanzo in stile saramaghiano, con i punti e gli a capo messi a cazzo e rari come la pioggia in Egitto, fatto che rende sempre la lettura piuttosto ansiogena; ogni tanto tocca tornare indietro per verificare chi ha detto quella tal cosa, perché non è mai troppo chiaro, magari è stato lui oppure è stata lei ma anche no.. potrebbe essere stato il nonno.

    Era da molto tempo che ce l'avevo in attesa, questo libro, ma il titolo non era dei più invoglianti, pensavo a qualcosa di pesante come un macigno da cinque quintali sulle dita di un piede nudo.
    Poi però ho letto una bella e completa recensione scritta da Banshee, che ringrazio, perché mi ha fatto venire finalmente la voglia di leggerlo.

    ✰✰✰✰ che affilano la lama della falce

    ha scritto il 

  • 4

    Cosa accade se la morte va in vacanza? Entusiasmo alle stelle? Non esageriamo: gioia contenuta e bandiere nazionali ai balconi; già perché solo la piccola morte adusa a lavorar di falce in un unico pi ...continua

    Cosa accade se la morte va in vacanza? Entusiasmo alle stelle? Non esageriamo: gioia contenuta e bandiere nazionali ai balconi; già perché solo la piccola morte adusa a lavorar di falce in un unico piccolo stato decide di non timbrare più il cartellino, mentre le altre sue numerose colleghe rimangono perfettamente operative. Questo per quanto riguarda l’impatto della singolare evenienza sul semplice cittadino; ma per le istituzioni? Per il sistema previdenziale? Per le aziende “dedicate” alla dipartita o alla pre-dipartita? Nient’altro che gatte da pelare…più che gatte tigri dai denti a sciabola, in verità!
    Per le istituzioni statali si tratta nientepopodimeno che di ripristinare l’omeostasi socio-economica tramite oculate concertazioni e patti scellerati ma…non proprio inediti con la sciacallesca mafia locale. Un autentico angoscioso bailamme di questioni irrisolvibili, insomma, perché evidentemente ogni consorzio civile fonda la propria sopravvivenza sui costanti servigi della “nera signora”. Senonché…la dama in questione è assai lunatica, e le sue iniziative balzane ce ne faranno vedere delle belle fino alla fine del racconto.
    Questo è il romanzo di un ottuagenario che non ha perso smalto nel proporre i suoi temi e i suoi topos letterari ricorrenti: la sua satira verso la burocratizzazione della vita e in questo caso anche dell’ultramondano, si concreta ad esempio, nella descrizione dello sterminato e magico archivio che contiene nei suoi schedari i dati anagrafici di tutti i viventi in continuo aggiornamento; autocitazione questa, che ci rimanda al mostruoso ufficio di anagrafe protagonista di “Tutti i nomi”. In ambo i casi, l’io narrante si scaglia contro l’ingiustizia della separazione fisica delle schede dei vivi da quelle dei morti. Saramago, ateo, materialista e logico a tutto campo anche quandodanza dentro i paradossi, sostituisce il culto per una religione con quello per l’umanità, che accoglie nella sua interezza: chi lascia indietro i morti e rinuncia al passato, vive una vita dimezzata.
    La prosa è cronachistica, attenta alla precisione del dettaglio, ma anche pronta ad accogliere nel proprio alveo, i consueti incisi, le personali divagazioni, i giochi di parole. E che le parole siano strumenti malcerti e ambigui, poco atti a penetrare la realtà delle cose, è un altro grande leitmotiv saramaghiano.
    “La morte…ebbe per la prima volta nella sua lunghissima vita la percezione di quella che sarebbe potuta essere infine una perfetta affinità tra ciò che si dice e il modo in cui lo si sta dicendo”
    Ebbene si...la musica supplisce alle carenze della lingua e crea un'inimmaginabile empatia fra uomo e morte. Riuscirà un novello Orfeo ad ammansire e commuovere anche solo per un giorno la glaciale Proserpina?

    ha scritto il 

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