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Le intermittenze della morte

Di

Editore: Einaudi

4.0
(3134)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 205 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo , Portoghese , Inglese , Catalano , Francese , Tedesco

Isbn-10: 8806179373 | Isbn-13: 9788806179373 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Rita Desti

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico , Altri

Genere: Fiction & Literature , Philosophy , Science Fiction & Fantasy

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Descrizione del libro
In un non meglio identificato Paese, allo scoccare della mezzanotte di un 31dicembre, s'instaura l'eternità, perché nessuno muore più. L'avvenimento suscita a tutta prima sentimenti di giubilo e felicità, ma crea anche scompiglio in ogni strato sociale: dal governo alle compagnie di assicurazione, dalle agenzie di pompe funebri alle case di riposo e ,soprattutto, nella chiesa, la cui voce di protesta si leva alta e forte: senza morte non c'è più resurrezione, e senza resurrezione non c'è più chiesa...Dopo sette mesi di " tregua unilaterale", con una missiva indirizzata ai mezzi di comunicazione, la morte dichiara di interrompere quel suo "sciopero" e di riprendere il proprio impegno con l'umanità.
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  • 4

    Allora, immaginiamoci un mondo dove da domani non muore più nessuno, dove, improvvisamente e inspiegabilmente, la morte decide di mettersi a scioperare, a caldo tutti in coro a gridare: magno gaudio!! ...continua

    Allora, immaginiamoci un mondo dove da domani non muore più nessuno, dove, improvvisamente e inspiegabilmente, la morte decide di mettersi a scioperare, a caldo tutti in coro a gridare: magno gaudio!! E invece no, non è così.
    Perché una ridda di problematiche tecniche, vuoi pure di secondo ordine, comparirebbe sulla scena: gli ospedali sovraffollati di corsie rigurgitanti di morituri impossibilitati ahimè a fare il difficile( ma tanto desiderato dai parenti) trapasso; una categoria di professioni, cui finora non erano mai venute meno le commesse, smetterebbe di esistere, per esempio gli operatori di pompe funebri, con tutto l’indotto che gravita intorno al loro mondo, e l’Inps? Destinato ad una bancarotta ancora più drammatica di quella in cui, da qui ad un decennio, si imbatterà con assoluta certezza: come riuscire a pagare pensioni di vecchiaia in perpetuum?? E poi che dire degli stati retti da monarchie, costrette a tenersi un re, decrepito, totalmente rimbecillito e in stato comatoso tale, da non poter nemmeno decidere per una risolutiva abdicazione a favore del principe ereditario?
    Problemi, gravi e mai ancora affrontati.
    Non ultimo poi la religione cristiana, ci abbiamo mai pensato? Cosa sarebbe la religione cristiana che da secoli regge la sua impalcatura morale, filosofica, dogmatica sulla resurrezione? Ma niente morte niente resurrezione. E senza la resurrezione non c’è chiesa.

    Ho sottolineato solo gli aspetti più ilari e dissacranti del libro di Saramago che scherza con questa balzana ipotesi di un’intermittenza della morte dalla vita, un libro più unico che raro che sfocia in un teatro dell’assurdo, non immune da una vena amara di denuncia che contraddistingue sempre la sua verve polemica.
    Ancora una volta, come dopo avere letto Cecità, Saramago mi sorprende per la sua capacità di inventare il nuovo, di mettere in crisi la normalità dell’esistenza aprendo in essa una deviazione impensata, uno scrittore che ha dentro di sé una fucina di idee originali e creative, in tal caso non un Nobel per niente.

    ha scritto il 

  • 4

    Giocare a scacchi con la morte.

    Ripensando "Le intermittenze della morte" dopo aver girato l'ultima pagina, mi viene in mente quella scena del Settimo Sigillo di Ingmar Bergman in cui un grande cavaliere sfida a scacchi la vecchia c ...continua

    Ripensando "Le intermittenze della morte" dopo aver girato l'ultima pagina, mi viene in mente quella scena del Settimo Sigillo di Ingmar Bergman in cui un grande cavaliere sfida a scacchi la vecchia con la falce.

    Ed ora, dopo diversi decenni, anche il vecchio di Azinhaga ci prova, spinto forse da quel feroce desiderio di dissacrazione che per tutta la sua vita ha tormentato la sua anima comunista, e che lo ha spinto a battaglie interminabili contro la chiesa cattolica. Ci prova, e non ci riesce. Perchè la morte non è nè una istituzione umana nè un'oggetto di fede, è parte di quelo che noi siamo e nella sua ineluttabilità non si lascia ridurre a puro evento.

    Nel solito non ben precisato stato (sfortunatissimo devo dire) che somiglia molto al Portogallo, che già è rimasto vittima di una epidemia di cecità bianca e che ha attraversato una crisi politica tra le peggiori che si possano immaginare (vedi Cecità e Saggio sulla lucidità), la Morte, davanti alle maledizioni che continuamente riceve dal cuore degli uomini, come offesa si mette in sciopero. Ed all'improvviso nessuno muore più.

    L'idea si inserisce nel filone di quei romanzi "what if" dal quale Saramago ha tratto numerosissimi capolavori (oltre ai suddetti basta citare la Zattera di Pietra), ma rispetto agli altri questo è speciale, nel bene e nel male. L'idea non è nuovissima: già Jonathan Swift nei Viaggi di Gulliver si era dilungato a spiegare l'orrore che si cela dietro il sogno dell'immortalità, ma il feroce sarcasmo con cui Saramago descrive l'annaspare delle istituzioni che traevano profitto dalla morte, e soprattutto l'indimenticabile figura carnevalesca che il vecchio di Azinhaga riesce a cucire addosso alla vecchia con la falce riescono a sollevare queste pagine molto al di sopra di quelle scritte dal grande immaginatore britannico. A questo bisogna aggiungere le pagine di rara poesia che sempre Saramago riesce a trar fuori quando parla d'amore, stavolta addirittura della morte innamorata: che potrebbe essere il titolo della seconda, bellissima parte di questo romanzo.

    Poi arrivano i punti deboli. In una pagina Saramago si rivolge direttamente al lettore dichiarando che questo libro non intende essere una riflessione metafisica sulla morte: fatto insolito questa dichiarazione di poetica, che ai miei occhi in realtà è una dichiarazione di impotenza. Non si può scrivere un romanzo dissacrante su una delle componenti più sacre (forse la più sacra di tutte) del nostro essere uomini, ed anche se il portoghese ci ha provato mettendo in campo tutto il suo incredibile talento (e scrivendo un romanzo stupendo), alla fine non riesce ad evitare del tutto a non dare un carattere almeno in parte oltreumano al suo personaggio. Permane questa idealizzazione abbastanza ingenua ed infantile delle classi povere della società, come se bastasse la povertà in se stessa a garantire la dignità morale delle persone (che non è legata in nessun modo al censo).Parimenti resta abbastanza goffa e grossolana la critica che immancabilmente rivolge alle isitituzioni ecclesiastiche anche quando, come in questa storia, non sono direttamente coinvolte negli eventi; peggio ancora le righe che parlano delle istituzioni mafiose sono a tal punto raffazzonate da rasentare l'insulto nei confronti di chi con la Mafia ha avuto a che fare. Decisamente quando Saramago scrive di ciò che lo tocca sul vivo, perde il controllo della sua penna.

    Davvero faccio fatica a decidere che cosa mi è piaciuto di più di questo libro: se il ritratto vivido e ferocemente ironico dello stato immaginario, se la meravigliosa poesia delle pagine d'amore tra la morte e l'uomo, se lo stile sempre particolare ma perfetto, se la densità delle pagine mai inutilmente prolisse. La risposta in realtà è ovvia, e non potrebbe essere diversa, cioè il cane.

    Caro vecchio di Azinhaga, con la morte che è signora e padrona non si può giocare. Non c'è riuscito Ingmar Bergman, e non ci sei riuscito tu. Però bravo, davvero. Mi piace pensare che quando giunse il tuo momento la Signora ti stesse aspettando con un sorriso, e con un violoncello tra le mani.

    ha scritto il 

  • 3

    Tre stelle e mezzo

    Il libro meriterebbe anche le quattro stelle, ma ho optato per il giudizio severo.
    La trama è bella e ben sviluppata, anche se in alcuni momenti le ultime pagine sembravano scritte in preda alla frett ...continua

    Il libro meriterebbe anche le quattro stelle, ma ho optato per il giudizio severo.
    La trama è bella e ben sviluppata, anche se in alcuni momenti le ultime pagine sembravano scritte in preda alla fretta di concludere. Stilisticamente non l'ho trovato noioso o pesante come mi era stato presentato, ma una grossa pecca che proprio non son riuscita ad accettare riguarda i dialoghi: niente virgolette, niente trattini, niente separazioni di alcun genere, solo una lettera maiuscola ad indicare l'inizio di una risposta da parte di qualcuno e virgole al posto dei punti. Il risultato finale è stato che, soprattutto all'inizio quando ero impreparata a questa particolarità, ho dovuto spesso rileggere da principio il periodo per seguire chi stesse dicendo cosa.
    Tutto sommato non mi sento di sconsigliarlo né di denigrarlo.

    ha scritto il 

  • 4

    Scrittore geniale

    Ho scelto questo romanzo perchè ero curioso di leggere qualcosa di questo scrittore portoghese premiato con un Nobel. Le prime cento pagine sono state un po' difficili (forse penalizzate da una pessim ...continua

    Ho scelto questo romanzo perchè ero curioso di leggere qualcosa di questo scrittore portoghese premiato con un Nobel. Le prime cento pagine sono state un po' difficili (forse penalizzate da una pessima punteggiatura: assenza di punti, mancanza di virgolette per i dialoghi, nomi propri con le minuscole, domande senza punto interrogativo e via dicendo); poi una volta preso il via, tutto è andato liscio, ed ho capito di trovarmi difronte ad un libro scritto da un autore geniale. "Il giorno seguente non morì nessuno". Così si apre e chiude il romanzo. La protagonista della storia è la morte che si prende qualche mese di pausa dal proprio lavoro. A causa di questo periodo di "inattività", il mondo cade nel caos e qui, con strordinario umorismo, l'autore rivela tutti i limiti dell'umanità quando quest'ultima diventa immortale. Dopo un periodo di pausa, la morte ricomincia il proprio lavoro ma alla fine "la signora con la falce" si lascia distrarre nel proprio lavoro da un violinista, dimenticandosi del proprio ruolo e lo "sciopero" ricomincia... Un romanzo surreale, satirico, brillante ed innovativo.

    ha scritto il 

  • 5

    Saramago, così come Bulgakov, mi ha fatto amare 'la morte'

    "E non l'hanno capita" pensò la morte "e non possono capirla per quanto facciano, perchè nella loro vita tutto è provvisorio, tutto precario, tutto passa irrimediabilmente, gli dei, gli uomini, quel c ...continua

    "E non l'hanno capita" pensò la morte "e non possono capirla per quanto facciano, perchè nella loro vita tutto è provvisorio, tutto precario, tutto passa irrimediabilmente, gli dei, gli uomini, quel che è stato è ormai finito, quel che è non sarà sempre, e persino i, la morte, finirò quando non ci sarà più nessuno da ammazzare"

    ha scritto il 

  • 4

    Sorprendente, bello

    Immaginiamo, per un attimo, di poter vivere per sempre. Una vita senza limite, senza fine, lunga quanto un rottolo di eternità. A chi non piacerebbe? Se fosse possibile, sarebbe una notizia ad avviso ...continua

    Immaginiamo, per un attimo, di poter vivere per sempre. Una vita senza limite, senza fine, lunga quanto un rottolo di eternità. A chi non piacerebbe? Se fosse possibile, sarebbe una notizia ad avviso di molte persone bella, per non dire trionfale, di quelle sicuramente da festeggiare immediatamente, proprio come succede nel romanzo di José Saramago, Le intermittenze della morte.
    In un paese, sconosciuto al lettore, a partire di un qualsiasi 31 dicembre, cominciano a succedere le cose strane. La gente di un tratto smette di morire. La morte, scritto proprio così, con la minuscola m per volere della dama nera, protagonista assoluta del racconto, decide di andare in ferie d’improvviso, mettendo un paese intero nel panico. Tra l’euforia iniziale, la gente che festeggia e l’invidia dei paesi confinanti dove la vita scorre normalmente, c’è chi, come quelli che con la morte ci guadagnano da vivere, comincia a preoccuparsi. La morte, da dietro le quinte, lascia l’uomo ad affrontare questa crisi di stato come meglio crede. Se molti sono nel panico, e lo stato non sa come muoversi, la chiesa nemmeno, per dare una mano al popolo eterno scende in campo un gruppo di gentiluomini, chiamati maphia (no, non è un errore di ortografia. Hanno scelto, scoprirà il lettore, di chiamarsi con tale nome proprio per distinguersi da altri “colleghi”).
    Quanto dura eternità? Giusto tempo che l’uomo si abitui ad essere immortale, che, seppur può essere una cosa realmente ambita, non è proprio così bello, ci insegna Saramago. Quando il lettore meno se lo aspetta, ecco che arriva lei, la morte, a farsi sentire con il popolo del paese fortunato, attraverso una lettera alla stampa. Il suo sciopero è terminato, si torna alla normalità, si continua a morire, le pompe funebri esultano, popolo è sconvolto, e la morte sorride. Ci fa sorridere, con le sue idee, mentre semina terrore di colore viola tra la gente. La morte crudele, ironica e divertente, che ha saputo mettere in ginocchio una intera nazione, ma anche dolce, compassionevole, che riesce anche a commuovere. A guidare il lettore verso un finale per nulla scontato, anzi. Un finale sorprendente degno del suo creatore, che attraverso le pagine di un libro scritto maestosamente ci fa riflettere sul rapporto con la morte, ma anche la vita stessa, che può, che ci piaccia o no, finire in pochi attimi.
    Aveva ragione, chi mi disse, di iniziare la conoscenza con il premio Nobel portoghese proprio con questo libro, cui protagonista assoluta, la morte, ha saputo divertirmi e intenerirmi con tutte le sue facce. Avevo paura, ammetto, di affrontare la lettura dei libri dell’autore portoghese. Non è nemmeno stato facile abituarsi a una scrittura priva di punteggiatura, con le frasi lunghissime che potevano annoiare ma José Saramago ha saputo conquistarmi, lentamente ma con una forza totale, con il suo stile, singolare sicuramente, ma bello, ironico e divertente, seppur affrontando un tema, come la morte, che spesso mi ha fatto paura, soprattutto quando ho dovuto accettare la partenza improvvisa dei miei cari.

    ha scritto il 

  • 3

    Quelle lettere di colore viola

    Si studia ancora la mitologia, a scuola? Io la studiavo e aspettavo quell’ora – una soltanto, a spezzare la grammatica, le coniugazioni, le declinazioni – con impazienza. Aveva la forza di portarmi al ...continua

    Si studia ancora la mitologia, a scuola? Io la studiavo e aspettavo quell’ora – una soltanto, a spezzare la grammatica, le coniugazioni, le declinazioni – con impazienza. Aveva la forza di portarmi altrove. Di farmi riflettere, come poche altre materie, sui grandi concetti. Perché in fondo mi sono sempre piaciute le fiabe.

    Tra i vari miti, almeno un paio mi avvinsero completamente. La storia di Aracne e poi quella di Eos e Titone. Eos è l’Aurora. Una donna passionale, luminosa, che conquista Zeus e poi Ares, scatenando le ire di Afrodite. Afrodite si vendica e la condanna a innamorarsi sempre di comuni mortali. Fra di essi c’è Titone, un giovane bellissimo, che la dea rapisce chiedendo poi a Zeus che gli conceda il dono dell’immortalità. Però dimentica una cosa importante, nella sua richiesta, l’eterna giovinezza. Così Titone inizia a invecchiare, a farsi decrepito, a incartapecorirsi, finché mossa a pietà Eos lo trasforma in cicala. È un preambolo lungo, me ne rendo conto. Però quando ho letto Le intermittenze della morte di José Saramago è lì che sono andata a parare. Per leggere tutta la recensione, sul mio blog, vai qui http://salonedellutto.com/2015/02/14/le-intermittenze-della-morte-saramago/.

    ha scritto il 

  • 1

    Originale l'idea il problema è svilupparla

    Interessante idea iniziale , un paesino sconosciuto , da un giorno all'altra si smette di morire.

    Ecco penso di poter riassumere così il libro , non son riuscito a finirlo ma mi son fermato a pagina 8 ...continua

    Interessante idea iniziale , un paesino sconosciuto , da un giorno all'altra si smette di morire.

    Ecco penso di poter riassumere così il libro , non son riuscito a finirlo ma mi son fermato a pagina 84.
    Ho provato ad andare avanti , ma niente !!

    Troppo , troppo , troppo ripetitivo . Lo scrittore cerca in vari modi di far percepire questa mancata morte , il problema è che mancano verbi di azione e così sembra continuamente di girare su stessi.

    Probabilmente dovrei leggerlo tutto per poter dare un giudizio complessivo , ma un libro che alla pagina 84 mi fa fermare , non è un libro che voglio sforzarmi di leggere.

    Proverò a conoscere lo scrittore con altre sue opere !

    ha scritto il 

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