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Le irregolari

Buenos Aires horror tour

Di

Editore: E/O

4.2
(1515)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 224 | Formato: Altri

Isbn-10: 8876413820 | Isbn-13: 9788876413827 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , eBook

Genere: Fiction & Literature , History , Political

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Descrizione del libro
Un romanzo basato su fatti e personaggi assolutamente veri che racconta inmodo completo la storia della guerra sporca della dittatura argentina: lametodologia della "desaparicion", i campi di concentramento clandestini, ibambini trattati come bottino di guerra, la persecuzione degli ebreiargentini, un incubo nell'incubo, la verità sul ruolo della chiesa cattolica,le connessioni e le coperture internazionali. E racconta anche la battagliadelle nonne e delle madri di Plaza de Mayo: una storia al femminile, fatta diamore, dolore e coraggio.
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  • 4

    Viaggio a buenos aires di carlotto alla ricerca del periodo da migrante del nonno. Si invischierà nel buenos aires horror tour, conoscerà le madri di plaza de mayo, ma anche le abuelas. Ogni fermata u ...continua

    Viaggio a buenos aires di carlotto alla ricerca del periodo da migrante del nonno. Si invischierà nel buenos aires horror tour, conoscerà le madri di plaza de mayo, ma anche le abuelas. Ogni fermata una storia, un orrore.

    ha scritto il 

  • 3

    Ne son successe di cose in Sudamerica

    No, non basta. Volti e nomi, date e portoni. Non basta. Quella del Sudamerica è - ed è stata - una realtà complessa che non si può ridurre a una sfilza di nomi, dimenticando di tratteggiare i caratter ...continua

    No, non basta. Volti e nomi, date e portoni. Non basta. Quella del Sudamerica è - ed è stata - una realtà complessa che non si può ridurre a una sfilza di nomi, dimenticando di tratteggiare i caratteri: quelli degli assassini e delle vittime, delle madri, delle nonne e dei figli. Non esiste un horror tour se non si racconta la storia, se non si narrano le azioni. Le torture, i voli della morte: ci hanno mostrato già tutto al cinema. Rimane da scavare a fondo e questo libro non lo fa. E' commovente, senza dubbio. Ma manca di approfondimento sul contesto generale e sulla lotta politica portata avanti da chi è scomparso e da chi è rimasto. No, qualche accenno non basta.

    ha scritto il 

  • 4

    Emozionante

    Un bel libro per cercare di capire, o provare a capire, l' angoscia delle famiglie dei desaparecidos, risposta umana alla violenza assurda di un potere che ha provato a cancellare una generazione di ...continua

    Un bel libro per cercare di capire, o provare a capire, l' angoscia delle famiglie dei desaparecidos, risposta umana alla violenza assurda di un potere che ha provato a cancellare una generazione di giovani speranze.

    ha scritto il 

  • 5

    Di primo acchito quattro stelle. Per stile e storia.

    "Era meglio prendere una strada sbagliata contro la dittatura che avere ragione obbedendole", scrive Carlotto citando Osvaldo Soriano.
    Ma pure che ...continua

    Di primo acchito quattro stelle. Per stile e storia.

    "Era meglio prendere una strada sbagliata contro la dittatura che avere ragione obbedendole", scrive Carlotto citando Osvaldo Soriano.
    Ma pure che " i professionisti della ferocia" sono i vincenti.
    Non è "solo" la storia dei desaparecidos argentini, una via crucis di infiniti orrori uguali e insieme diversi, anche, anzi in special modo, la contrapposizione fra identità come rifiuto di resa e compromesso, quale ricerca di giustizia in un universo abitato da altolocati criminali.
    Forza motrice una resistenza interna invincibile nonostante tutto.
    Questo libro è altresì un monumento ad una generazione, quella degli anni Settanta, che in Argentina venne letteralmente polverizzata, mentre in Europa fu "solo" ideologicamente sconfitta.
    Ma non si esaurisce in questo.
    La dittatura militare era riuscita ad inventare un modello repressivo di inaudita efficacia, che cercó di esportare. Le aderenze internazionali furono parziali a causa dell'avidità interna, sola ragione della caduta della stessa.
    Non l'ONU, non le organizzazioni umanitarie, non il papato, rimasto a lungo sordo e indifferente, bensì la cupidigia dei singoli.

    Carlotto racconta tutto ciò, e racconta di sé, di sogni infranti e guerriglieri indomiti. Della onnipresente CIA, del beneplacito della Chiesa argentina attraverso un romanzo che è mémoire, autobiografia, inchiesta, poesia, onirismo.
    Ci risparmia statistiche e saggistica e, al contempo, conficca un punteruolo nelle nostre coscienze.
    Cinque stelle piene.

    ha scritto il 

  • 5

    Il romanzo mi ha fatto fisicamente male e più volte ho dovuto interromperne la lettura.. Quando l'ho finito mi sono chiesta come sia possibile che dei Desaparecidos in Argentina, se ne sappia così poc ...continua

    Il romanzo mi ha fatto fisicamente male e più volte ho dovuto interromperne la lettura.. Quando l'ho finito mi sono chiesta come sia possibile che dei Desaparecidos in Argentina, se ne sappia così poco: parlo per la mia generazione non avendo modo di fare confronti con chi questo periodo l'ha vissuto, ma chiedendo in giro nessuno dei miei amici mi ha risposto: "Sì, ho presente, che vergogna!". Niente, l'oblio.. Il testo di Carlotto dovrebbe essere obbligatorio nei licei, o quantomeno fortemente raccomandato!
    Io stessa l'ho letto sotto consiglio di un'amica e perché con Carlotto avevo già avuto una buona esperienza ("Arrivederci amore ciao", anche se i due romanzi sono completamente diversi), altrimenti anche io sarei rimasta ignorante :/

    Carlotto compie un viaggio in Argentina per scoprire di più su suo nonno che qui vi ha passato una parte della sua vita e finisce per conoscere il 'movimento' delle nonne e delle mamme di Plaza de Mayo, le "Irregolari": sono le nonne e le madri dei desaparecidos del periodo della dittatura argentina (fine anni '70/inizio anni '80) che cercano di scoprire la verità sui loro figli e nipoti e lottano per veder riconosciuti i crimini commessi in quegli anni. L'Horror tour di cui parla è quello che compie sera dopo sera visitando le case dei desaparecidos e - forse ancora più inquietante - di tutti i personaggi del potere che hanno compiuto stragi e porcate, la maggior parte dei quali ancora al potere.
    Anche per il lettore è un tour dell'orrore, un tour che alla fine di ogni tappa ci fa sentire sporchi, cattivi, 'non abbastanza'.
    Molte storie sono simili, con torture, uccisioni, cancellazione della memoria, schifezze imperdonabili.. Eppure mi è pianto il cuore per ognuna di loro, impossibile non essere scossi per queste povere anime! Scossa, certo, ma anche arrabbiata, disgustata, senza parole e d'altro canto ammirata e fiera delle Irregolari: donne forti, coraggiose, che non si lasciano intimidire dalla violenza fisica e verbale dei militari.. Il mondo avrebbe bisogno di più persone come loro!

    Temo di fare un torto al libro con il mio blablabla.. Vi lascio alcuni passaggi che mi sono segnata con il consiglio di rimediare il libro e seguire per voi stessi l'horror tour..

    "Quando mi vennero a prendere, una giudice mi disse che dovevamo parlare" mi spiegò Elena, passando il dito sul bordo della tazza. "Io sapevo già di essere stata adottata e quando lei mi raccontò che mio papà e mia mamma non mi avevano abbandonato, come mi era stato detto, ma che erano stati sequestrati, volli sapere due cose: se quelli che io avevo chiamato mamma e papà fino a quel momento ne erano a conoscenza e che cosa era successo esattamente ai miei veri genitori".

    "Sono più di vent'anni che cerco di avere sue notizie, ma finora non ho trovato né una traccia, né un testimone. Capisce cosa voglio dire?". Non attese la mia risposta e continuò: "E' un inferno vivere così. La dittatura continua a torturarci, noi famigliari, ininterrottamente da vent'anni. Nemmeno il nazismo è arrivato a tanto: alle famiglie degli oppositori politici eliminati veniva sempre comunicato il decesso.

    "Lo definiscono il tema del duelo, del lutto" spiegò ancora Paz. "Se una madre può stringere tra le braccia, seppellire e piangere il figlio assassinato, riesce a farsene una ragione e a vivere il lutto. Ma se il figlio è desaparecido morto chissà come e sepolto chissà dove, allora la madre non riesce a razionalizzare il lutto e la vita è un dolore continuo…

    Quando trovavano dei bambini, se non erano morti durante la sparatoria iniziale portavano via anche loro. Raramente li lasciavano ai vicini, o li abbandonavano per strada, oppure davanti ai portoni degli ospedali o degli orfanotrofi. Se erano neonati o molto piccoli, li vendevano o li regalavano a famiglie di militari e poliziotti che non potevano avere figli. Quando però la patota sequestrava una donna incinta, il cattolicissimo esercito argentino, con un controllo medico costante perché non morisse o abortisse a causa delle torture, si premurava di tenerla in vita fino al parto per poi strapparle il neonato partorito su qualche tavolaccio o lurido pavimento di una cella e regalarlo o venderlo al miglior offerente. C'era addirittura un tariffario. I prezzi variavano a seconda della bellezza della madre e del suo stato sociale…". "E poi?". "A quel punto la madre veniva eliminata. Come tutti gli altri". "E le donne sapevano che avrebbero fatto quella fine?". "Sì. Incredibilmente i casi di aborto furono davvero pochi. Sopportarono tutto con grande coraggio, attaccandosi alla vita con le unghie pur di portare a termine la gravidanza. Dare la vita a quei bambini era il loro testamento. Un atto d'amore… E di ribellione…".

    La tortura più diffusa era la picana, amorevolmente chiamata dai golpisti "la piccola Lulù": elettrodi applicati su tutto il corpo. A un certo punto i sequestrati da interrogare furono così tanti che si dovette inventare la picana automatica, una rete di metallo dove veniva legato il prigioniero che riceveva una scossa elettrica di tre secondi ogni tre secondi per tre ore. Quasi tutte le donne e buona parte degli uomini subirono sevizie sessuali, i militari argentini reintrodussero l'impalamento che i conquistadores avevano soppresso nel 1558.

    I militari e i loro complici ci disprezzavano, ci chiamavano pazze e ci bastonavano appena possibile. La società argentina fingeva di non accorgersi di noi perché non ci comportavamo come tutte le altre donne. Eravamo considerate, come dire, irregolari, perché avevamo deciso di non accettare la morte dei figli e il rapimento dei nipotini. Molti arrivarono alla crudeltà di tentare di convincerci che non era giusto "traumatizzare" i bambini restituendo loro la vera identità al costo di scoprire che i loro genitori naturali erano stati barbaramente assassinati.

    "La verità sulla ESMA si seppe grazie a un errore dei militari" raccontò ancora Santiago. "Dimenticarono di eliminare un testimone veramente scomodo: Victor Melchor Basterra. Era rimasto nel campo quasi cinque anni; per non morire aveva collaborato lavorando in un laboratorio di falsificazione dei servizi. Tra il materiale a sua disposizione c'era una macchina fotografica che adoperò clandestinamente per documentare la vita all'interno del campo. Un anno dopo la sua liberazione si presentò alla commissione governativa che indagava sui desaparecidos con una quantità impressionante di prove inconfutabili. Ovviamente non servì a nulla. La democrazia si affrettò a varare due leggi: la prima detta della "ubbidienza dovuta", che sancì l'impunità per il personale militare fino al grado di colonnello; l'altra, chiamata del "punto finale", a protezione degli ufficiali superiori, pose il divieto di istruire nuovi processi".

    "E tu in che campo sei finita?" domandai cauto. "El Banco. Con mio marito" rispose stancamente. "Quando lo torturavano riconoscevo le sue urla. Duravano esattamente il tempo delle scosse elettriche: tre secondi. Alla fine un urlo durò più a lungo… capii che me lo avevano ammazzato".

    A pagina undici trovai il pezzo, intitolato "Accumulando delitti". Luis Abelardo Patti era un delinquente confesso che durante la dittatura si era macchiato dei peggiori crimini: sequestri, omicidi, stupri e torture, ma come tutti gli altri era stato amnistiato. Oggi, poteva ancora ricoprire l'incarico di intendente di polizia, solo grazie all'esplicita protezione del presidente Menem e del governatore Duhalde. Si vantava con la stampa di torturare i sospetti e di tenere in cella di sicurezza imputati minorenni fino a quindici giorni, prima di avvertire il giudice.

    ha scritto il 

  • 2

    Double face

    Il voto risente del fatto che del romanzo non ha quasi nulla (direi che una stella è già più che abbondante) mentre come saggio storico riesce a collezionarne due !!!
    L'unico merito è ricordare (perch ...continua

    Il voto risente del fatto che del romanzo non ha quasi nulla (direi che una stella è già più che abbondante) mentre come saggio storico riesce a collezionarne due !!!
    L'unico merito è ricordare (perché in realtà non spiega nulla ne dettaglia alcunché) la tragedia dei desaparecidos argentini ma lo fa in maniera talmente ripetitiva e piatta che può solamente stimolare una lettura di approfondimento sul tema. Merito non da poco lo riconosco visti i tempi che corrono in cui la memoria viene sistematicamente "piallata" ma rimane pochino per il romanzo che voleva essere.
    Se vi interessa l'argomento passate direttamente ad un buon saggio storico e risprmiate il tempo della lettura, l'avessi fatto io sarei sicuramente più arricchito e meno annoiato.

    ha scritto il 

  • 5

    Per non dimenticare

    Per non dimenticare le cose terribili che sono successe.
    Perché c'è sempre meno memoria storica.
    A pochi giorni dal termine della ri-lettura è successa una cosa meravigliosa...dopo una ricerca lunga 3 ...continua

    Per non dimenticare le cose terribili che sono successe.
    Perché c'è sempre meno memoria storica.
    A pochi giorni dal termine della ri-lettura è successa una cosa meravigliosa...dopo una ricerca lunga 36 anni, Estela de Carlotto(presidentessa dell’Associazione Civile Nonne di Plaza de Mayo) ha ritrovato il nipote avuto dalla figlia, Laura, desaparecida nel 1977 mentre era incinta.
    Giuro che mi è venuto da piangere per la gioia!

    ha scritto il 

  • 4

    "Se fosse stato per gli uomini, i desaparecidos sarebbero già stati dimenticati"

    Carlotto si trova a Buenos Aires sulle tracce dell'adorato nonno, quando conosce le Madri di Plaza de Mayo, coraggiose donne argentine, madri e nonne, a cui la desaparacion seguita al golpe del 1976 h ...continua

    Carlotto si trova a Buenos Aires sulle tracce dell'adorato nonno, quando conosce le Madri di Plaza de Mayo, coraggiose donne argentine, madri e nonne, a cui la desaparacion seguita al golpe del 1976 ha tolto figli e nipoti. Donne che con coraggio si battono ancora oggi perchè i crimini compiuti non vengano dimenticati. In questo contesto, l'autore si trova trascinato nei luoghi della desaparaciòn del "Buenos Aires horror tour".

    ha scritto il 

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