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Le libere donne di Magliano

By Mario Tobino

(393)

| Paperback | 9788804340898

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Book Description

76 Reviews

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    "Ogni creatura umana ha la sua legge; se non la sappiamo distinguere chiniamo il capo invece di alzarlo nella superbia; è stolto crederci superiori perché una persona si muove percossa da leggi a noi ignote"

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    PimpiBookRider said on Sep 3, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Pochi fronzoli e poche concessioni al linguaggio lirico evocativo in queste storie di ordinaria follia raccontate da Mario Tobino, con una partecipazione emotiva, una passione e "compassione/condivisione" civile che rendono questo libro indimenticabi ...(continue)

    Pochi fronzoli e poche concessioni al linguaggio lirico evocativo in queste storie di ordinaria follia raccontate da Mario Tobino, con una partecipazione emotiva, una passione e "compassione/condivisione" civile che rendono questo libro indimenticabile.
    I "matti" (così li chiama Tobino, alla faccia del politically correct) non sono cartelle cliniche, ma persone vive e vere che emergono tragicamente in quel microcosmo di umanità dannata e grottesca che è il manicomio.

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    cost said on Jul 20, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Figure di donne dai più densi misteri umani

    Con la stesura di questo libro frammentario, composto da storie brevi come minuscoli accenti di vita, Mario Tobino descrive una galleria di ritratti dal vero illuminando volti di donne che hanno occupato, per anni, le stanze fredde e spoglie ...(continue)

    Con la stesura di questo libro frammentario, composto da storie brevi come minuscoli accenti di vita, Mario Tobino descrive una galleria di ritratti dal vero illuminando volti di donne che hanno occupato, per anni, le stanze fredde e spoglie nel manicomio di Magliano. Essere stati sulle colline toscane di Magliano significa essere dei poveri pazzi. Attraverso ogni piccolissimo capitolo, che ha l’ampio respiro di un intero romanzo, l'autore racconta, con voce partecipe e piena di affetto, di donne irrimediabilmente invase dallo spirito della follia. Donne belle e violente, donne erotiche e feline, donne anziane ma ancora con la voce d’argento. Figure di donne dai più densi misteri umani i cui occhi liquidi e immobili sono tutto ciò che di loro rimane.

    La Berlucchi, ha il volto bianco di una Medusa, l’aspetto di un’attrice tragica che serenamente è costretta a comportarsi così. Quando per un attimo si accorge che non la comprendono, si dipinge di una profonda meraviglia che ha qualcosa di marino, come a una sirena, seriamente, qualcuno dicesse che non è bella e si volge a guardare chi ha pronunciato tali parole. Ha tentato di porre fine alla sua vita ficcandosi un ago da calza nel petto, ma sopravvive perché la punta sottile del metallo le ha sfiorato appena il cuore. Poi giungono due sorelle, cucitrici di vele, ricoverate insieme nella stessa notte. Una di loro ha cominciato a pensare di essere perseguitata, che intorno alla sua casa si aggiravano nemici. L’altra, per assecondarla, l’ha seguita nei suoi deliri fino a farne una propria necessità. Dalla tragica lussuria della signora Maresca alla Lella, che alleva civette e gatti, è una fiera di donne attraversate dalla luce livida della tragedia greca che non hanno passato né futuro, ignorano il presente e la storia, sono soltanto momentanee, protagoniste del proprio delirio, ombre che blaterano senza senso e senza memoria.

    Con una cifra espressiva poetica e accesa, piena di trasporto e soprattutto di denuncia, l’autore ci parla dei pazzi come creature degne di amore. Persone vive con le loro passioni e le loro ragioni, non burattini clinici, zimbelli della sorte che la superbia dei normali pretende dimenticare o con i quali si diverte come in una recita a teatro.

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    Martin Eden said on Jul 15, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    quando sono i libri a venirti a cercare...

    Mario Tobino, uomo di gran fascino, dentro e fuori, uomo di fatti e poesia, scrittore di rarefatta sensibilita’, medico denso di quell’umanita’ che purtroppo i piu’ non hanno. Quale medico e quale uomo sarebbe pronto a trascorrere piu’ di quarant’ann ...(continue)

    Mario Tobino, uomo di gran fascino, dentro e fuori, uomo di fatti e poesia, scrittore di rarefatta sensibilita’, medico denso di quell’umanita’ che purtroppo i piu’ non hanno. Quale medico e quale uomo sarebbe pronto a trascorrere piu’ di quarant’anni dentro un manicomio a stretto contatto, giorno e notte, inverno e estate, con i matti?
    Mi rammarico soltanto non averlo conosciuto prima.
    Ma e’ stato il libro a venirmi a cercare, davvero!
    Tornata da un giro tra Lucca, Garfagnana e Versilia, ancora immersa nello strascico lasciato dalla storia, le atmosfere e le suggestioni di questi paesaggi, comincio il saliscendi tra casa e cantina per il cambio stagione del parco ..calzature.
    Non mi esimo, ovviamente, dal mettere mano alle cianfrusaglie inutili che popolano di prassi tutte le cantine di questo mondo.
    I miei grossolani movimenti provocano un po’ di scompiglio.
    E cade un libro piccoletto, uno solo tra i tanti, dall’alto di uno scaffale.
    (In cantina relego i libri che superbamente ritengo non degni di stare al piano nobile. Cioe’ o che non mi sono piaciuti per niente o pochissimo. Gli Abbandonati!)
    Alla faccia!
    E’ caduto “Le libere donne di Magliano”.
    Si e’ pure sgualcita la foderina a causa della caduta.
    Lo apro, perche’ mi vince ogni volta la curiosita’. Nonostante la luce fioca di un neon rumoroso comincio a leggere, mi siedo a terra, appoggio schiena alla parete.. scorro le pagine: “a Maggiano…7 km da Lucca…manicomio”
    Richiudo. Bastano poche righe e l’incipit per farlo salire con me, di diritto, al piano nobile.
    Se solo fossi scesa di sotto appena un paio di settimane fa!
    Sarei sicuramente passata per Maggiano, che Tobino trasformo’ in Magliano.
    www.fondazionemariotobino.it

    E continuando l’innamoramento per Tobino proseguo con “Per le antiche scale”.

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    MammiMo said on May 21, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Per una volta uno psichiatra che non espone le pazienti all'avidità di dramma del lettore. Tobino non cerca di ricostruire le radici della pazzia, ma piuttosto dà bagliori della vita di manicomio, senza risultare troppo morboso né insensibile. Forse ...(continue)

    Per una volta uno psichiatra che non espone le pazienti all'avidità di dramma del lettore. Tobino non cerca di ricostruire le radici della pazzia, ma piuttosto dà bagliori della vita di manicomio, senza risultare troppo morboso né insensibile. Forse proprio perché questo è un diario, non una cartella clinica.

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    Lechu said on Oct 23, 2013 | Add your feedback

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    “Anche la follia merita i suoi applausi” (A. Merini)

    Quello di Mario Tobino è un caso unico nella letteratura italiana del Novecento: psichiatra e poeta ancor prima che scrittore, compose la sua prosa lirica, sempre realistica e sempre a sfondo autobiografico, in assoluta indipendenza, senza parentele ...(continue)

    Quello di Mario Tobino è un caso unico nella letteratura italiana del Novecento: psichiatra e poeta ancor prima che scrittore, compose la sua prosa lirica, sempre realistica e sempre a sfondo autobiografico, in assoluta indipendenza, senza parentele o debiti letterari, attingendo in egual parte dalla sua esperienza professionale e da una profonda sensibilità e romantica fantasia. Dalla sua penna nacquero così lavori come Le libere donne di Magliano (1953), sorta di diario di un medico di manicomio, album d’istantanee, carrellata di figure umane affette ognuna da una diversa patologia mentale, la quale si traduce di volta in volta in tratti bestiali o angelici, gesti violenti o teneri, parole urlate o taciute ma da lui – a un tempo loro paziente custode e sofferente prigioniero – quanto più possibile comprese e rispettate, in un continuo (terribilmente difficile, sì, ma tenace) superare le barriere della propria limitata e limitante ragione per abbracciare una fede che si fa sempre più sconfinata: una fede che ha per suo unico comandamento proprio la comprensione e, sì, anche l’affetto verso chi soffre ma non è per questo meno umano. Perché, in fondo, “chi non ha dei difetti? Il tale è strabico, chi è grasso, moltissimi hanno cattivo gusto, chi prende per moglie una delle più brutte della città, chi è costretto a zoppicare per via dell’artrite, chi ha gonfio il ventre e grame tutte le membra; chi non ha dei difetti, chi, chi può scagliare la prima pietra?”. Oppure, “su questa terra, tutti siamo deboli e il dovere sarebbe livellare i vasi e chi ha più mente che fa luce indichi, chi ha più esuberanza versi gli affetti nel frigidetto vaso”. O ancora: “cosa significa essere matti? Perché si è matti? Una malattia della quale non si sa l’origine né il meccanismo, né perché finisce o perché continua. E questa malattia, che non si sa se è una malattia, la nostra superbia ha denominato pazzia”.
    Allora penso a tanta gente “sana” ma con la tenebra nell’anima, e a certi “matti” che sanno volare forse più in alto di noi.
    Penso ad Alda Merini, che in L’altra verità. Diario di una diversa (1986), raccogliendo ricordi e deliri dei suoi giorni all’ospedale psichiatrico, scriveva, con quella forza e quella saggezza che le erano proprie: “Di fatto, non esiste pazzia senza giustificazione e ogni gesto che dalla gente comune e sobria viene considerato pazzo coinvolge il mistero di una inaudita sofferenza che non è stata colta dagli uomini”.
    E penso al pittore emiliano Antonio Ligabue (così ben ritratto dallo sceneggiato omonimo di Salvatore Nocita del 1978), che si arrabbiava con chiunque lo deridesse o non lo trattasse con rispetto, e urlava, delirava, faceva i versi degli animali… animali che però sapeva amare (“Io a volte mi sento più una bestia che un uomo […] tutto quello che c’è è fatto della stessa pasta.”) e ritrarre come forse nessun altro, con pennellate tanto luminose e calde di sentimento da commuovere.
    E infine, penso a quell’indimenticabile scena del film Nostalghia (1983) del grande Andrej Tarkovskij, alle parole di Domenico, il pazzo… con le quali vi lascio: “Se volete che il mondo vada avanti, dobbiamo tenerci per mano, ci dobbiamo mescolare, i cosiddetti sani e i cosiddetti ammalati. Ehi voi, sani, che cosa significa la vostra salute? Tutti gli occhi dell’umanità stanno guardando il burrone dove stiamo tutti precipitando. La libertà non ci serve se voi non avete il coraggio di guardarci in faccia, di mangiare con noi, di bere con noi, di dormire con noi. Sono proprio i cosiddetti sani che hanno portato il mondo sull’orlo della catastrofe”.

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    Floating Cloud said on Apr 25, 2013 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
    (393)
    • 5 stars
    • 4 stars
    • 3 stars
    • 2 stars
  • Paperback 130 Pages
  • ISBN-10: 8804340894
  • ISBN-13: 9788804340898
  • Publisher: Mondadori ( Oscar classici moderni 35)
  • Publish date: 1990-10-01
  • Also available as: Mass Market Paperback , Hardcover , Others
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