Le mas des alouettes

Il était une fois en Arménie

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Editeur: Points

4.0
(1948)

Language: Français | Number of pages: 245 | Format: Mass Market Paperback | En langues différentes: (langues différentes) English , Italian

Isbn-10: 2757804359 | Isbn-13: 9782757804353 | Publish date: 

Translator: Nathalie Bauer

Category: Biography , Fiction & Literature , History

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Description du livre
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  • 5

    Questo è un libro eccezionale per la storia che narra e per il coraggio di Antonia Arslan di averla scritta. Ho fatto fatica a leggere e non perché la scrittura non sia scorrevole e avvincente, ma sol ...continuer

    Questo è un libro eccezionale per la storia che narra e per il coraggio di Antonia Arslan di averla scritta. Ho fatto fatica a leggere e non perché la scrittura non sia scorrevole e avvincente, ma solo perché sapere che quanto narrato è tutto realmente accaduto gela il sangue e affanna il respiro. E il pensiero non può non andare ad altri genocidi, stragi, deportazioni e alla tragedia immane che stanno vivendo migliaia di migranti in fuga dalle guerre. E Aleppo, Aleppo senza pace, allora come oggi. E noi, impietriti, a guardare.

    dit le 

  • 4

    Genocidio "quasi" sconosciuto

    La lettura di questo romanzo mi ha lasciato lo stesso sgomento che ho provato davanti agli scalini di un blocco di Auschwitz. Erano consumati, scalini di pietra erosi dai piedi di quelle povere person ...continuer

    La lettura di questo romanzo mi ha lasciato lo stesso sgomento che ho provato davanti agli scalini di un blocco di Auschwitz. Erano consumati, scalini di pietra erosi dai piedi di quelle povere persone. Com'è stato possibile? Nel 1915 si sono uccisi più di un milione di armeni, dell'olocausto non sappiamo ancora il numero preciso. Questa è la cronaca di una salvezza, tra sofferenze e atrocità raccontata con pudore. Da leggere anche perchè la storia si ripete e continuano gli orrori.

    dit le 

  • 4

    Una tragica storia, si rimane senza parole :assolutamente da leggere.
    Fra il suo ricordo e il presente si stende il mare di orrori, ...(pag. 192)

    Ancor oggi quelle zone menzionate, sono teatro di orro ...continuer

    Una tragica storia, si rimane senza parole :assolutamente da leggere.
    Fra il suo ricordo e il presente si stende il mare di orrori, ...(pag. 192)

    Ancor oggi quelle zone menzionate, sono teatro di orrori ...

    dit le 

  • 3

    Libro interessante,che mi ha portato a conoscenza di una parte della storia del '900 a me poco nota.nel complesso un buon romanzo,ma un appunto doveroso è da fare sulla mancanza di vis narrativa;una v ...continuer

    Libro interessante,che mi ha portato a conoscenza di una parte della storia del '900 a me poco nota.nel complesso un buon romanzo,ma un appunto doveroso è da fare sulla mancanza di vis narrativa;una vicenda così tragica avrebbe meritato una scrittura più elaborata,mentre spesso si rivela piatta e scialba

    dit le 

  • 4

    Attingendo a memorie familiari, dolorose e pertanto accantonate per due generazioni, Antonia Arslan riporta alla luce una tragedia altrettanto rimossa dalla memoria storica collettiva, quella dell’eli ...continuer

    Attingendo a memorie familiari, dolorose e pertanto accantonate per due generazioni, Antonia Arslan riporta alla luce una tragedia altrettanto rimossa dalla memoria storica collettiva, quella dell’eliminazione sistematica degli Armeni, progettata a tavolino e freddamente eseguita dal governo nazionalista turco, sotto gli occhi, distratti, dell’Europa nel primo anno della Grande Guerra. Del primo olocausto del Novecento – alla cui riscoperta da parte del grande pubblico questo romanzo, assieme al film dei fratelli Taviani che ne è stato tratto, ha fortemente contribuito – la Arslan rivela con grande pudore gli orrori, perché la sua denuncia avviene soprattutto attraverso la contrapposizione tra prima e dopo, tra la vita pacifica e serena della buona borghesia armena e il crollo repentino di un mondo.
    Le partite a tavlì, i sogni ingenuamente borghesi con cui Sempad, il capofamiglia, vorrebbe trasformare la masseria tra le montagne dell’Armenia in un villino all’europea per far colpo sul fratello che ha fatto fortuna in Italia, il fruscio di sete e broccati di Aleppo, gli amori nascenti, tutto diventa improvvisamente passato in una notte, quello che serve per organizzare il massacro degli uomini e la deportazione delle donne, quella marcia nel deserto che, si scoprirà, non è altro che una condanna a morte. A questo punto la prospettiva si fa tutta femminile: donne spogliate di tutto, ridotte all’istinto basilare di sfamare se stesse e i propri figli; ma anche donne capaci di resistenza. Attiva, come la fedele Ismene, la greca, che con la sua improvvisata banda di straccioni riuscirà nell’impresa di mettere in salvo quei pochi della famiglia di Sempad che sopravviveranno; o passiva, come la bella Azniv che, in un ultimo moto di fierezza, offre se stessa per far vivere i suoi.
    Il filtro della memoria conferisce al romanzo toni pacati ma capaci di nominare cose e situazioni con una precisione e un nitore che sono quelli dei racconti che si tramandano di bocca in bocca e di generazione in generazione. Tocca ora al lettore far sì che questo filo di memoria non si interrompa.

    dit le 

  • 5

    Me ne hanno parlato amici che andavano in viaggio in Turchia, non immaginavo assolutamente gli eventi storici.
    Struggente e ben scritto, ho pianto molto.

    dit le 

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