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Le menzogne della notte

I Capolavori del Premio Strega - Vol. 26

Di

Editore: Il Sole 24 Ore su licenza Bompiani

4.2
(720)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 188 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo

Data di pubblicazione: 

Prefazione: Michele Mari

Disponibile anche come: Paperback , Altri

Genere: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
" Mangiarono pochissimo o niente. Le portate, sebbene più ricche dell'ordinario, per come s'era ingegnato di condirle un secondino volenteroso, avevano un sapore nemico, né v'era un boccone che in gola non diventasse una cenere. L'inappetenza , si sa, è d'obbligo nelle serate d'addio. Per cui, essendo l'esecuzione fissata ai primi barlumi dell'indomani, il barone non finiva di accalorarsi per questa ipocrisia di concedere ai condannati inutili ghiottonerie, mentre non s'aveva scrupolo di attossicargliele col pensiero della scadenza imminente. "
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  • 0

    Quando una lettura non fa proprio per te...

    Mi sono accostata a questo romanzo grazie alle entusiastiche e mirabolanti recensioni trovate su Anobii.

    Curiosa son curiosa, e mi piace mettere il naso un po' dappertutto per farmi sempre un'opinione ...continua

    Mi sono accostata a questo romanzo grazie alle entusiastiche e mirabolanti recensioni trovate su Anobii.

    Curiosa son curiosa, e mi piace mettere il naso un po' dappertutto per farmi sempre un'opinione personale.

    Ora. Questo è un breve romanzo da affrontare sapendo bene (ma bene!) ciò cui si va incontro. Un dotto, dottissimo divertissmant dell'erudito Bufalino, un gioco di specchi denso di rimandi e citazioni che io NON son stata in grado di cogliere.

    Ma per rendere ancora maggiore 'la burla', anche la scrittura del romanzo viene fatta simulando la scrittura ottocentesca, una scrittura barocca, coi riccioletti. ... di più con la permanente proprio!

    Ergo. Probabilmente un esercizio di pregio. Probabilmente una bella cosa. Che io mi astengo dal valutare.
    Son arrivata in fondo solo perché veniva più volte citato in tutte le recensioni un finale epocale gran trovata d'ingegno.
    Sarà. ...

    Sicuramente rimarrà l'unico Bufalino della mia libreria!

    ha scritto il 

  • 5

    Dubito che Bufalino possa essere riuscito a superare sé stesso dopo l' '88, dopo l'uscita de "Le menzogne della notte". La perfezione regna in questo romanzo, lo pervade: dalla lingua, abilissimamente ...continua

    Dubito che Bufalino possa essere riuscito a superare sé stesso dopo l' '88, dopo l'uscita de "Le menzogne della notte". La perfezione regna in questo romanzo, lo pervade: dalla lingua, abilissimamente camuffata ed orpellata in modo ottocentesco, alla struttura ed alla trama, che sfrutta un'occasione tragica à la "Il muro" sartriano per costruire quattro racconti perfetti, chiaramente superiori al Decameron stesso a cui in nome si rifà. L'intera narrazione costruisce perfettamente ed in modo accurato l'atmosfera carbonara, ma questo è dovuto non solo alla capacità dell'Autore, ma anche alla sua perizia, al suo nozionismo: l'editore Bompiani ha giustamente apposto una serie di note che rimandano ad opere di Settembrini ed altri del periodo, il che in dimostrazione dell'interesse di Bufalino nel conoscere, tramite fonti primarie, come costruire il palcoscenico del proprio intreccio.
    A mio parere un'opera di primaria importanza nella letteratura novecentesca, probabilmente l'ultimo grande romanzo italiano.
    Da notare anche il finale, costruito perfettamente, psicologicamente avvincente (mi ha ricordato il primo film della serie "Saw") e che permane in un'alone di insicurezza e di apertura per il lettore.

    ha scritto il 

  • 5

    Una meravigliosa lettura. Sono rimasta conquistata,incantata dal linguaggio di Bufalino,un italiano d'altri tempi. Mi sono ritrovata rinchiusa in quella cella assieme ai detenuti ad ascoltare le loro ...continua

    Una meravigliosa lettura. Sono rimasta conquistata,incantata dal linguaggio di Bufalino,un italiano d'altri tempi. Mi sono ritrovata rinchiusa in quella cella assieme ai detenuti ad ascoltare le loro storie,storie,come dice frate Cirillo,da Decamerone notturno, mentre lentamente la notte lasciava il posto ai primi chiarori. Vanno incontro alla morte i quattro carcerati e ne sono consapevoli,avrebbero una via d'uscita ma alla loro causa sarebbe più utile vivere o morire? Fa riflettere quindi l'autore sui temi della vita e della morte,qual'è la vita e quale la morte? Un piccolo libro,un capolavoro.

    ha scritto il 

  • 5

    LE MENZOGNE DELLA NOTTE

    La storia ruota attorno alle confessioni di quattro condannati a morte, la notte prima dell’esecuzione. Ma la verità non è funzionale alla vicenda, non è necessaria: “dica ciascuno quel che crede megl ...continua

    La storia ruota attorno alle confessioni di quattro condannati a morte, la notte prima dell’esecuzione. Ma la verità non è funzionale alla vicenda, non è necessaria: “dica ciascuno quel che crede meglio per dare agli altri e a se stesso scienza o menzogna di sé. […] dunque raccontiamola pure o inventiamola, la nostra ora più memorabile.”
    Il tutto narrato con eleganza e ricercatezza, in un fluire di “parole in costume d’epoca, intrecciate per svago e passione da un malato d’insonnia che aspetta, insieme ai suoi personaggi, il mattino”.
    Che dire di Bufalino? Eccelso? Sublime?

    ha scritto il 

  • 0

    ✰✰✰✰ molto buono

    Me lo sono comprato.
    E nonostante conoscessi già la vicenda dalla lettura precedente, non ho potuto fare a meno di rileggerne dei brani.
    Responsabili sono la scrittura che riesce a far risuonare l’ita ...continua

    Me lo sono comprato.
    E nonostante conoscessi già la vicenda dalla lettura precedente, non ho potuto fare a meno di rileggerne dei brani.
    Responsabili sono la scrittura che riesce a far risuonare l’italiano di note ottocentesche e, soprattutto, lo scattare di collegamenti mentali ad altre frasi, altri libri, altre storie.
    Un po’ come i lettori appassionati di gialli che cercano indizi, prove, che li conducano all’assassino prima del detective o della polizia, con la soddisfazione di aver già capito a pag tot.
    Però meglio.
    Qui il cenno rimanda ad altro racconto o poesia o romanzo o personaggio storico con i quali siamo stati in contatto e il piacere è aumentato dal riconoscere d’avere ancora la capacità di riportali alla memoria. E se non siamo stati in contatto si può cercare di conoscerli (il che non fa alcun male alla nostra cultura) o di andare a cercare il libro in libreria per verificare le nostre sinapsi.
    Insomma, non sono ancora rimbambita!!
    Scusate se penso che tale risultato sia più gratificante della scoperta anticipata del colpevole.

    Nota bene: il libro si può leggere anche senza seguire o vedere i collegamenti. E’ bello ugualmente.

    La storia penso sia nota.
    In un’unità di tempo, luogo e azione, si racchiude il meccanismo in cui ogni persona narra un storia.

    Un’isola (Ischia? Il Castello Aragonese? boh) con un carcere, un cortile interno dove si appresta una ghigliottina, una cella con quattro prigionieri, un Governatore con una malattia che gli corrode le ossa (un’antica sifilide?).

    Sono gli anni in cui tutte le sette d’Europa miravano all’eliminazione dei tiranni, ovvero, all’epoca, dei Re. Parigi brulicava di tutti questi personaggi intorno al caffè Procope (aperto ai tempi del Re Sole da un siciliano che introdusse sorbetti e gelati in Francia).

    Si vocifera, tra pettegolezzo e leggenda, che vi sia un capo detto Padreterno che nessuno conosce. Nemmeno sotto tortura i quattro hanno rivelato chi egli sia.

    Il Governatore dà loro una possibilità: nella camera in cui vengono trasferiti prima dell’esecuzione ci sono 4 fogli e un barilotto. All’alba ognuno di loro scriverà qualcosa su quel foglio e lo infilerà nel barile. Se su uno dei fogli sarà scritta la vera identità del capo, l’ignoto traditore salverà tutti.

    Nella camera i cui sono trasferiti c’è già Frate Cirillo, vecchio e famoso brigante.

    Nella paura e nella volontà o incapacità di trascorrere le loro ultime ore nel sonno, si decide, istigatore è Frate Cirillo, che ognuno di loro racconterà un pezzo della propria storia.
    Quasi fossimo in un romanzo d’appendice, abbiamo un ballo in maschera, un duello, un trovatello alla ricerca dei genitori, il rituale selvatico di un galletto sgozzato.

    Sono vere le storie o solo verosimili? Ognuno è ciò che sembra o ciò che racconta? Qual è il confine tra essere e apparire?

    E’ un elegante gioco cosparso di trappole dove la verità non si scoprirà forse mai.
    E questa è molto probabilmente la vita reale.

    27.07.2014

    ha scritto il 

  • 0

    Così, quella notte, quando ci trovammo alfine al sicuro, imparai da lei veramente l'amore. Voi dormivate, amici, nell'asilo della capanna, noi sotto il cielo nudo, in un incavo del terreno, chiusi da ...continua

    Così, quella notte, quando ci trovammo alfine al sicuro, imparai da lei veramente l'amore. Voi dormivate, amici, nell'asilo della capanna, noi sotto il cielo nudo, in un incavo del terreno, chiusi da un ombrello di foglie ampio quanto una cupola. E temo di parervi troppo impudico, ma non so se tenermi dal descrivere con parole le delizie che mi si aprirono allora. E di lei, come si spogliò timidamente nel minuscolo albore, che sino a noi trapelava, ed era, non la luna, no, ma un suo profetico assaggio, una luminescenza, una cipria, quale rimane alle siepi dopo ch'è trascorsa una lucciola. Di lei, bianca e tremante sopra di me, delle movenze d'amore. E come insieme affondammo in un nobile turbinio. Con onde che mi correvano dal calcagno alla nuca, impercettibili prima, simili ai gemiti fievoli d'una risacca; poi più turbate, forse sotto l'impulso d'una brezza repentina; quindi grosse a crosciarmi dentro con un fragore che pareva di bufera, ma subito s'addolciva, ripetendomi nella conca dell'orecchio il grido antico dell'oboe nei miei meriggi d'estate...
    'Eunice' chiamavo allora inaudibilmente, e con dita mai stanche tornavo a carezzarle la guancia, cercavo un ricciolo dove avvorgerle, un grappolo nuovo di lei da mangiare, da bere con le mie labbra... Supino, aiutandomi la luna come in quella notte sul Brenta, contemplavo il suo grande viso pendere sopra di me.
    C'era un silenzio, attorno, c'era un pace...

    ha scritto il 

  • 3

    Il barone Letojanni Corrado Ingafù, il sedicente poeta Saglimbeni, il soldato Agesilao degli Incerti e lo studente Narciso Lucifora sono i quattro protagonisti di questo libro di Gesualdo Bufalino, vi ...continua

    Il barone Letojanni Corrado Ingafù, il sedicente poeta Saglimbeni, il soldato Agesilao degli Incerti e lo studente Narciso Lucifora sono i quattro protagonisti di questo libro di Gesualdo Bufalino, vincitore del Premio Strega del 1988, a metà tra il romanzo storico e il giallo. Essi sono stati condannati a morte - saranno decapitati all'alba - per aver attentato alla vita del sovrano ma potranno salvarsi se riveleranno, in maniera anche anonima, il nome del loro capo, soprannominato “Padreterno”. Hanno una sola notte a disposizione per raccontare e svelare la vera identità di chi ha architettato la congiura e dai loro racconti emergerà un quadro assai poco edificante di rancori, violenze, tradimenti e stupri. Ambientato in un luogo non precisato, ma certamente in una piccola isola, in un periodo storico che si presume essere intorno ai primi anni dell'Ottocento, si tratta di una vicenda inquietante e tetra che, senza mai avere grandi guizzi di qualità narrativa, non appassiona e che immalinconisce il lettore.

    ha scritto il 

  • 3

    • L'eleganza miope

    Le menzogne della notte di Bufalino è riprova dell'eleganza dello scrittore “dilettante” (ossia lontano da ogni ansia egocentrica), ma anche una prova di fiacca ispirazione. Gioca con il racconto cent ...continua

    Le menzogne della notte di Bufalino è riprova dell'eleganza dello scrittore “dilettante” (ossia lontano da ogni ansia egocentrica), ma anche una prova di fiacca ispirazione. Gioca con il racconto centone e con la menzogna rivelatrice, senza aggiungere altro: dietro l'ordito di citazioni non si legge l'arcano. Mi pare un divertissement riuscito quel tanto da non mescolarsi con la prosa meccanica del “professionista” Eco.
    Non mi stupisce affatto che abbia vinto il premio Strega.

    ha scritto il 

  • 4

    Un gioiellino ottocentesco

    Bufalino è un virtuoso della lingua e della letteratura.
    Per la sua bravura e per l'intelligenza nella costruzione di questo breve romanzo, si meriterebbe un bel cinque, ma personalmente ho trovato un ...continua

    Bufalino è un virtuoso della lingua e della letteratura.
    Per la sua bravura e per l'intelligenza nella costruzione di questo breve romanzo, si meriterebbe un bel cinque, ma personalmente ho trovato un po' ostico il suo stile un po' troppo arcaicizzante, quindi alla fine un quattro mi sembra più che appropriato.
    Bel finale a sorpresa...

    ha scritto il 

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