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Le meraviglie di Milano

Di

Editore: Mondadori

3.6
(5)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 264 | Formato: Tascabile economico

Isbn-10: 8804583452 | Isbn-13: 9788804583455 | Data di pubblicazione: 

Genere: Travel

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Descrizione del libro
Opera di straordinario interesse scritta in latino intorno al 1288, "De magnalibus Mediolani" non è una cronaca ma un"'esaltazione della città": un genere letterario piuttosto diffuso nel Medioevo che proprio con Bonvesin acquista caratteristiche del tutto nuove. Al tradizionale encomio retorico si affianca infatti una più concreta dimostrazione argomentativa, basata su dati materiali ricavati in parte da cronache medievali e dalla "Stona dei Longobardi" di Paolo Diacono, ma soprattutto dall'osservazione e da una minuziosa indagine sul campo. In ciascuno degli otto capitoli in cui è divisa t'opera Bonvesin si dedica a dimostrare l'eccellenza di Milano sotto un diverso profilo, e nella sua indagine si fa accompagnare dal lettore in lungo e in largo per la città e il contado, a incontrare la gente, a vedere luoghi, edifici, attività, oggetti. In questo modo, il "De magnatibus" si rivela una preziosissima fonte per la conoscenza della Milano del Duecento e, più in generale, delle città italiane nella delicata fase di passaggio fra il Comune e la Signoria. Singolare anche la vicenda dell'opera, misteriosamente scomparsa dalla scena letteraria nel corso del Quattrocento e considerata irrimediabilmente perduta fino alla fine dell'Ottocento, quando a Madrid ne venne rinvenuto casualmente un manoscritto.

(testo latino a fonte)

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    Cosa c'era prima della "Milano da bere"

    Dei decenni della mia vita passati a Milano rimangono indimenticabili le lunghissime, quasi frenetiche camminate che facevo nel cuore della città, perdendomi tra gli spalti del castello sforzesco, ...continua

    Dei decenni della mia vita passati a Milano rimangono indimenticabili le lunghissime, quasi frenetiche camminate che facevo nel cuore della città, perdendomi tra gli spalti del castello sforzesco, scoprendo il verde nascosto nei cortili del centro, quel verde che puoi vedere bene solo dall'alto, nascosto a fianco ai resti di anfiteatri romani. Nel corso di quelle lunghe camminate incantate risalivo lungo la traccia di nomi d'acqua, Via Pantano, via Laghetto, per approdare tra le fauci del drago visconteo, raggelato, eternamente fermo nell'atto di divorare la sua preda; quel drago, oggi declassato a biscione, la cui uccisione era il mito di infeudamento che si erano inventati quei più famosi Visconti che il Giudice Nino cita nel canto ottavo del più bel libro che l'umanità abbia prodotto, a proposito della due volte perduta moglie: "non le farà si bella sepultura / la vipera che Melanesi accampa / com'avria fatto il gallo di Gallura". Di quelle lunghe camminate mi rimane il ricordo di una sensazione difficile a descrivere, la sensazione di una città caratterizzata da una segreta bellezza e dal gusto del nascosto, dell'understatement, di una consapevole discrezione. Sotto una scorza anonima e boriosa, i parcheggi in sesta fila e la retorica della Milano da bere, la tanto autocelebrata capitale morale (morale de che?), c'era una identità nascosta che emergeva solo a tratti, capace di emozionare, agli antipodi dell'odierna autocelebrazione. Questo libro è la conferma sperimentale che la percezione era reale e che tutto ciò che ho descritto dei miei giovanili moti browniani era un inconsapevole dialogo con la Milano di un tempo con cui, nei giorni memorabili, era possibile entrare in contatto. Questo libro descrive in modo emozionante, quella Milano che è possibile riconoscere in piccoli dettagli quasi impercettibili, a cui pochi fanno caso per via della troppa distrazione, quella Milano che ai miei occhi è simboleggiata dalla torre Meravigli: schiacciata e nascosta tra edifici moderni, praticamente invisibile, le ho vissuto vicino per forse trent'anni prima di accorgermi della sua presenza grazie alla domanda di un amico che veniva da fuori città.

    ha scritto il