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Le mie prigioni

Di ,

Editore: Barion

3.6
(432)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 189 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: A000023534 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Tascabile economico , Copertina morbida e spillati , eBook

Genere: Biography , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
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  • 3

    Linguaggio affettato e complesso per il lettore contemporaneo, purtroppo l'autore evita - dichiaratamente e volontariamente - di trattare di "cose politiche" e si sofferma più spesso sul suo riscopert ...continua

    Linguaggio affettato e complesso per il lettore contemporaneo, purtroppo l'autore evita - dichiaratamente e volontariamente - di trattare di "cose politiche" e si sofferma più spesso sul suo riscoperto rapporto con la religione (alimentato dallo sconforto del carcere). Emergono comunque qua e là spunti interessanti sul Risorgimento italiano, che invitano all'approfondimento.

    ha scritto il 

  • 5

    Le memorie di Silvio Pellico

    Si tratta di un classico che racchiude le memorie di Silvio Pellico.
    L’autore cominciò la sua composizione nel 1831 e lo concluse nel 1832.
    È diviso in 99 capi e siccome è scritto in un italiano antic ...continua

    Si tratta di un classico che racchiude le memorie di Silvio Pellico.
    L’autore cominciò la sua composizione nel 1831 e lo concluse nel 1832.
    È diviso in 99 capi e siccome è scritto in un italiano antico sono state aggiunte delle note che aiutano il lettore a capire meglio alcune parti.

    Vengono descritte le sue esperienze di detenzione.
    In un primo momento ai Piombi di Venezia e successivamente nel carcere dello Spielberg di Brno.
    La stesura di quest’opera venne incoraggiata dall’abate Giordano, il quale successivamente divenne il suo padre spirituale.

    L’autore è riuscito a far assumere alla sua storia due aspetti: da una parte quello politico e dall’altra quello religioso.
    Inoltre alterna pensieri deprimenti con ricordi della vita precedente al carcere.
    In questo modo Silvio Pellico riesce a descrivere con realismo la durezza dei giorni passati nel carcere austriaco.

    Lo stile di scrittura ci fa capire come l’autore abbia sofferto ingiustamente rovinando in modo permanente la sua salute.
    Persino dopo la liberazione accuserà per ben quattro mesi di uno stato di insonnia febbrile dove continuava a sognare di essere ancora prigioniero.

    Nelle sue memorie ha deciso di non parlare mai di cosa accadeva durante i vari processi subiti e non ha neppure mai offeso i suoi detentori, anzi talvolta li chiamava “uomini di buon cuore”.

    Consiglio a tutti la lettura delle memorie di un uomo nobile e valoroso, il quale decise di sacrificare la sua libertà per portare avanti le sue idee.
    Infatti la sua incarcerazione avvenne poco dopo l’adesione ai moti carbonari.

    ha scritto il 

  • 5

    Credo che questo libro dovrebbe far parte dei testi scolastici dei ragazzi italiani...non si parla di storia, politica o unità d'Italia...si parla di UOMINI. Uomini che hanno trascorso anni in prigion ...continua

    Credo che questo libro dovrebbe far parte dei testi scolastici dei ragazzi italiani...non si parla di storia, politica o unità d'Italia...si parla di UOMINI. Uomini che hanno trascorso anni in prigione e hanno affrontato le difficoltà quotidiane con coraggio. Il perchè in effetti fa parte ddella nostra "storia". Ma far conoscere il lato umano di personaggi storici come Pellico, Maroncelli o Gioia può essere uno stimolo importante per gli studenti che spesso dimenticano la parte più "nozionistica" della storia.

    ha scritto il 

  • 4

    Quando trovi quello che non t'aspetti... Uno s'immagina di trovare della retorica patriotica in chiave risorgimentale e invece legge della gioia dei rapporti veri tra le persone e del guardare l'infin ...continua

    Quando trovi quello che non t'aspetti... Uno s'immagina di trovare della retorica patriotica in chiave risorgimentale e invece legge della gioia dei rapporti veri tra le persone e del guardare l'infinito attraverso le sbarre di una cella! Tutto questo con l'eleganza di una scrittura semplice ed asciutta.
    Un gran bel libro

    ha scritto il 

  • 4

    8/10

    Veramente un bel libro. Ha ragione effettivamente chi dice che "non succede niente per tutto il libro" ma il punto forte dello stesso non è sicuramente la trama bensì la capacità di far interiorizzare ...continua

    Veramente un bel libro. Ha ragione effettivamente chi dice che "non succede niente per tutto il libro" ma il punto forte dello stesso non è sicuramente la trama bensì la capacità di far interiorizzare ad ognuno di noi l'esperienza vissuta da Pellico nelle carceri. Si capisce che quello che si legge è stato veramente vissuto e si capisce il perché di ogni azione e pensiero dell'autore, un libro che ti fa pensare molto.

    ha scritto il 

  • 0

    Pellico, per me, è sempre stato il 19 orizzontale: Scrisse "Le mie prigioni" di 7 lettere. Pellico! Era facile da ricordare e ricorreva piuttosto spesso. Oppure era una di quelle figure che ritagliavo ...continua

    Pellico, per me, è sempre stato il 19 orizzontale: Scrisse "Le mie prigioni" di 7 lettere. Pellico! Era facile da ricordare e ricorreva piuttosto spesso. Oppure era una di quelle figure che ritagliavo da un fascicoletto che si chiamava "Ricerche" e poi incollavo sul quaderno delle ricerche, appunto, un antenato a quadretti di Wikipedia.
    Mi rendo conto che questa non è la sede per la mia grigia autobiografia, ma che cosa devo dire del libro? Non è stellabile, perché non è comparabile con nulla. Scritto in un italiano arcaico, a volte quasi non comprensibile, sembra un messale. Pellico è sopravvissuto per dieci anni ai Piombi di Venezia e al carcere dello Spielberg soltanto grazie ad una fede incrollabile. Non una parola in tutto il libro contro gli austriaci. Anzi, solo parole buone verso i suoi carcerieri, lacrime per le sofferenze altrui, misericordia da e verso i secondini, i quali, per tutto il tempo, non fanno che piangere e commuoversi per le disgrazie del nostro e per gli altri carbonari.
    Nonostante tutto ciò, non si può dire che sia un libro noioso, grazie anche ai disegni al tratto che illustrano molte pagine e rendono bene atmosfere e tempi.
    Lo consiglio? No e sì. No, perché non produce emozioni e nemmeno arricchisce le conoscenze storiche. Sì per potersi annoverare tra quelli che si sono lasciati il 19 orizzontale alle spalle e cercano di realizzarsi rispondendo all'11 verticale: "Il nome di Alfieri". La so!

    ha scritto il