Il sultano Shahriar scopre il tradimento della moglie e dopo un'atroce vendetta, persuaso della perfidia delle donne, decide di riprendere moglie, ma, per mettersi al sicuro da nuovi tradimenti, dopo la prima notte di nozze fa uccidere di volta in volta tutte le giovani spose che il visir gli procurContinue
Il sultano Shahriar scopre il tradimento della moglie e dopo un'atroce vendetta, persuaso della perfidia delle donne, decide di riprendere moglie, ma, per mettersi al sicuro da nuovi tradimenti, dopo la prima notte di nozze fa uccidere di volta in volta tutte le giovani spose che il visir gli procura, scegliendole giorno per giorno tra le figlie dei suoi sbigottiti sudditi.
Mentre la costernazione si diffonde nella città, la saggia ed eroica figlia del visir, Sherazad, immagina uno stratagemma per porre fine alla strage delle fanciulle. Chiede al padre di essere scelta come sposa del sovrano e ottiene da questi che sua sorella Dinarzad dorma nella stessa stanza per poterla salutare prima di morire. Istruita dalla sorella, Dinarzad un'ora prima dell'alba chiede a Sherazad di raccontarle una di quelle belle storie che era solita narrarle. Il sultano approva e così comincia la lunghissima serie delle novelle che Sherazad astutamente lascia interrotte sul più bello, in modo che il sovrano, affascinato dall'incantevole narratrice, le faccia grazia della vita per quel giorno. Ma lo stratagemma si ripeterà regolarmente per "mille e una notte"...
L'arco di tempo in cui le novelle sono state scritte si può circoscrivere tra il X e il XVII secolo. A questa conclusione si è giunti secondo una laboriosa anche se logica deduzione, esaminando gli usi e i costumi che compaiono nei racconti e notando ad esempio se si fa menzione o meno delle armi da fuoco, dell'uso di liquori o di caffè o di tabacco, prodotti apparsi nel mondo arabo in tempi ben definiti.
Con uno studio più approfondito si è potuto rivelare che le storie appartengono addirittura a paesi diversi e che sono state scritte o tramandate oralmente in tempi diversi. C'è uno sfondo indoiranico, un nucleo che ci riporta alla Bagdad di Harun-al Rashid (VIII secolo d.C.), un altro nucleo di origine popolare egiziana ed ebraico-egiziana, e infine un gruppo di opere indipendenti, aggiunte in tempi relativamente recenti al testo originario, durante l'alto medioevo islamico. I nomi dei personaggi principali e popolani sono tutti di origine persiana, ma i temi delle novelle e il potere dei geni sono certamente di origine indiana. La lingua è quella dei cantastorie arabi, i meddah.
Fu Antoine Galland, orientalista francese, che nel 1704 dedicò alla marchesa d'O, dama di palazzo della duchessa di Borgogna, i primi sette "Racconti arabi" che in seguito si sarebbero moltiplicati apparendo in dodici volumi col titolo "Le mille e una notte": una raccolta di novelle che tra l'altro era quasi completamente sconosciuta tra le persone colte dell'Islam, perché considerate come il prodotto di autori popolari e senza importanza. Fu anzi dopo la presentazione in Europa di "Le mille e una notte" che anche in Oriente si risvegliò l'interesse per la raccolta.
Mentre i brani narrativi non recano mai la citazione dell'autore, gli autori dei versi sono molto spesso ricordati e sono per la maggior parte poeti famosi.