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Le mosche del capitale

Di

Editore: Einaudi (Supercoralli)

3.9
(130)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 279 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8806115243 | Isbn-13: 9788806115241 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Paperback

Genere: Fiction & Literature , Political

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Descrizione del libro
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  • 2

    Mi spiace per Volponi

    Interrotto poco oltre la metà, lo stile di Volponi non fa evidentemente per me. Lo avevo apprezzato in altri scritti di saggistica breve. Qui qualche pagina di altissimo valore, ma annegata in un flusso narrativo anodino in cui non ho saputo raccapezzarmi.
    Mi spiace molto perché Volponi è a ...continua

    Interrotto poco oltre la metà, lo stile di Volponi non fa evidentemente per me. Lo avevo apprezzato in altri scritti di saggistica breve. Qui qualche pagina di altissimo valore, ma annegata in un flusso narrativo anodino in cui non ho saputo raccapezzarmi.
    Mi spiace molto perché Volponi è anche un mio conterraneo, ma sinceramente devo leggere per piacere e quando questo non c'è più, non vedo perché continuare.

    ha scritto il 

  • 5

    Il grande romanzo sulla realta' aziendale italiana

    Profetico ed illuminante:
    « - Un giorno dirò tutto, scriverò un memoriale, un libro bianco sui grandi dirigenti, sulle grandi politiche aziendali, la verità sulla ricerca e lo sviluppo, sulle qualità produttive, sugli investimenti, sulle grandi novità tecnologiche, sui grandi, questi sì, al ...continua

    Profetico ed illuminante:
    « - Un giorno dirò tutto, scriverò un memoriale, un libro bianco sui grandi dirigenti, sulle grandi politiche aziendali, la verità sulla ricerca e lo sviluppo, sulle qualità produttive, sugli investimenti, sulle grandi novità tecnologiche, sui grandi, questi sì, altro che grandi, prelievi personali e soprusi, sulle mosche, sì, le mosche del capitale. »

    ha scritto il 

  • 5

    tutta bella 'ggente

    ne avevo già il sospetto, ma dopo aver letto il libro di Volponi mi arrendo e prendo atto della realtà aumentata con i ricchi sempre più tali che ridono e plaudono ai clown ai nani e alle ballerine, e i poveri, i poveri, sempre più stipati nella loro moltitudine. Ecco, così con questo roma ...continua

    ne avevo già il sospetto, ma dopo aver letto il libro di Volponi mi arrendo e prendo atto della realtà aumentata con i ricchi sempre più tali che ridono e plaudono ai clown ai nani e alle ballerine, e i poveri, i poveri, sempre più stipati nella loro moltitudine. Ecco, così con questo romanzo mi accorgo di quanta gentaglia (in più) fa l'imprenditore, il capitalista o il capitano d'industria ma vaffanculo (scusate l'isteria)

    ha scritto il 

  • 5

    Un saggio in forma di romanzo

    Avete presente quelle lunghe passeggiate in montagna, dove a tratti ripidi e faticosi si alternano momenti di quiete, per poi subito precipitare da capo in una fatica anche peggiore tanto da rimpiangere di aver appena percorso una breve tregua? Eppure la meta, e il paesaggio lungo il cammino, rip ...continua

    Avete presente quelle lunghe passeggiate in montagna, dove a tratti ripidi e faticosi si alternano momenti di quiete, per poi subito precipitare da capo in una fatica anche peggiore tanto da rimpiangere di aver appena percorso una breve tregua? Eppure la meta, e il paesaggio lungo il cammino, ripagano di tutto. A questo mi ha fatto pensare la prosa di questo romanzo. La si potrebbe anche considerare esemplificativa di quel pensiero di sinistra troppo faticoso a cui si imputa di creare più disaffezione alla cultura che altro. Eppure nessuno oserebbe accusare la montagna del fatto che la sua bellezza sia faticosa. Certo, non è che ogni giorno si deve salire una vetta, anzi, ma ogni tanto ne vale la pena, come atto di pulitura che mette in scala le cose, ridefinisce limiti, aspirazioni e margini. Questo di Volponi è un magnifico viaggio nel capitalismo italiano alle origini dello sfacelo attuale, raccontato con un lavoro interessante e innovativo sulla scrittura che a volte fa l'occhiolino alla poesia senza mai divenire, in queste contaminazioni, fine a se stessa. La prosa viene modulata sì da diventare aspra, diretta, scarna e disturbante a fronte di punti in cui è morbida, accogliente/accondiscendente ed ironica come nella soggettiva dei ficus della presidenza. Nessuna parola è casuale, è un romanzo pensato e ripensato, scritto e riscritto, frutto di un lavoro razionale e meditato; riesce ad essere elegante, poetico, lirico ma anche disturbante, crudele e violento. Forse un po' troppo didascalico nell'utilizzare un linguaggio quasi volgare nelle parti in cui è la classe operaia ad esser soggetto del racconto, ha la capacità di restituire immagini inequivocabili, come il nome Donna Fulgenzia per Agnelli, dei protagonisti e delle idee dell'Italia dei primi anni ' 80 senza omettere una sofferta cronaca del fallimento del pensiero razionale e progressista e senza tralasciare una componente quasi visionaria, con il pappagallo e la scena conclusiva. Per la ricchezza di forme e contenuti tutti volti a descrivere la fine di qualcosa, per come la morte vi aleggia, direi quasi sia un romanzo barocco, nell'accezione positiva del termine.

    ha scritto il 

  • 4

    Esiste un documentario stupendo, a tratti molto commovente, su Adriano Olivetti: "Città dell'uomo" di Andrea De Sica (potete vederlo qui: http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-a448d2d4-ebcf-4061-99ec-be0b35fe1dff.html). In questa emozionante testimonianza, ad un certo punto è vis ...continua

    Esiste un documentario stupendo, a tratti molto commovente, su Adriano Olivetti: "Città dell'uomo" di Andrea De Sica (potete vederlo qui: http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-a448d2d4-ebcf-4061-99ec-be0b35fe1dff.html). In questa emozionante testimonianza, ad un certo punto è visibile un'austera figura di profilo, nel bianco e nero d'epoca: Paolo Volponi. "Ad occuparsi delle risorse umane, Adriano Olivetti aveva chiamato un poeta", dice la voce narrante.
    Cionondimeno, in quel bellissimo video-racconto, su Volponi non viene detto null'altro. Il totale silenzio, la completa dissonanza rispetto alle celebrazioni in pompa magna di Gianni Agnelli nel recente decennale della scomparsa. L'Ingegnere, l'Avvocato e il Poeta. E la storia, affascinante, terribile, dell'industria italiana, di un cappio sempre più stretto. "Le mosche del capitale" è un romanzo testimonianza a proposito della morte, della mai avvenuta nascita, di un'imprenditoria italiana illuminata: la MFM teatro delle vicende del giovane, colto, moderato e titubante dirigente Bruto Sarracini è il modello Olivetti, il sogno di Comunità della provincia piemontese, alla sua eclisse. Osteggiato, discusso, ingannato e tradito, Sarracini cercherà di presentare il suo ragionato modello, di efficienza e di umanità, a donna Fulgenzia, ammantata della luce aurea del Potere. Ma il Potere sta guardando già molto oltre l'Industria, non ne considera più le formiche, il Potere è preso dalla magnifica eccitazione che viene dai grandi movimenti migratori del capitale, dalla Finanza, opulenta ma fatta di cifre insufflate, di virtualità, territorio delle mosche del titolo. E allora, il Poeta smette di raccontare gli uomini, irrilevanti, dando voce, in una surrealtà picaresca, agli ammenicoli e i parafernalia del potere, dell'ufficio della dirigenza: la poltrona, la borsa di cuoio, i ficus, il pappagallo da esposizione diventano partecipi testimoni di un rinnovamento/smantellamento, di un progresso del quale paghiamo da tempo i discutibili benefici.

    ha scritto il 

  • 4

    Mica una lettura leggera questa. Nè una che si mette via tutta intera, che si riesce a seguire chiaramente. Parlano gli operai e parlano gli oggetti, parlano i pappagalli, i padroni, parlano i furbetti, i potenti, le mosche del capitale.
    Attualissimo, per quanto pubblicato nel '89. Incredib ...continua

    Mica una lettura leggera questa. Nè una che si mette via tutta intera, che si riesce a seguire chiaramente. Parlano gli operai e parlano gli oggetti, parlano i pappagalli, i padroni, parlano i furbetti, i potenti, le mosche del capitale.
    Attualissimo, per quanto pubblicato nel '89. Incredibile ritratto del presente o di un'Italia che non ha saputo in 30 anni cambiare?

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    Altro che mosca (bianca)

    Volponi ha uno stile suo, tra il narrativo e il poetico, che spesso ha l'effetto di stonare. E' come se uno mangiasse solo ciliegine e mai le torte. Il libro non parla del mondo del lavoro. Parla di finanza, di alta dirigenza, di potere. Per quanto il protagonista sia sensibile alle tematiche soc ...continua

    Volponi ha uno stile suo, tra il narrativo e il poetico, che spesso ha l'effetto di stonare. E' come se uno mangiasse solo ciliegine e mai le torte. Il libro non parla del mondo del lavoro. Parla di finanza, di alta dirigenza, di potere. Per quanto il protagonista sia sensibile alle tematiche sociali, lo è da borghese illuminato, non da appartenente alle classi più deboli. La visione del lavoro - e dei lavoratori - è spregiativa, svilente, a tratti macchiettistica. Sembra un romanzo dell'Ottocento o comunque scritto prima di tutte le conquiste sociali. Segno che prima della marcia della maggioranza silenziosa, che decise il referendum sulla scala mobile, l'atmosfera era quella, anche nella sinistra 'fighetta' a cui è possibile ascrivere lo stesso Volponi. Notevole è il realismo magico, invece. Quando a parlare sono gli oggetti animati. Cambiano i protagonisti del libro, si esce dalla biografia, ed emerge l'autore. Che non ha più bisogno di sfogarsi.

    ha scritto il 

  • 0

    Tema del romanzo e' l'alienazione. Si narra l'ascesa e caduta del professore Saraccini, dirigente industriale, umanista e poeta con serie competenze imprenditoriali,ma tradito dalla sua stessa aspirazione a eliminare l'alienazione del lavoro con le armi del progresso industriale.

    ha scritto il 

  • 1

    Non ne discuto l'indubbia capacità di raccontare in forma di romanzo la trasformazione del capitalismo italiano di fine anni '80 (che poi è la radice dei mali dell' economia nostrana contemporanea), ma da un punto di vista più strettamente letterario è un mattone micidiale: la scrittura è una del ...continua

    Non ne discuto l'indubbia capacità di raccontare in forma di romanzo la trasformazione del capitalismo italiano di fine anni '80 (che poi è la radice dei mali dell' economia nostrana contemporanea), ma da un punto di vista più strettamente letterario è un mattone micidiale: la scrittura è una delle più pesanti, verbose, ampollose e fini a sé stesse che abbia mai affrontato. Liste infinite di nomi, sprazzi di flusso di coscienza misti a episodi metaletterari buttati lì quasi a caso, ma il fine qual è? Per cosa scriveva Volponi, per raccontare o per strappare un applauso per la sua conoscenza dei sinonimi e contrari?

    ha scritto il