Le nonne
By Doris Lessing, M. Pareschi (Translator), Dal Pra E. (Translator), F. Francis (Translator)




(352)
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Book Description
Tre racconti, pervasi dall'imprevisto, dal senso sconcertante delle umanepossibilità, dalla sensazione da parte dei protagonisti di precipitare nellavita e di esserne, allo stesso tempo, ai margini. Due amiche, alla scomparsadei mariti, iniziano una relazione ciascuna con il figlio adolescentContinue
3 Reviews
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Coda said on Feb 3, 2012 | 1 feedback
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Costa said on Feb 1, 2012 | Add your feedback
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Daniela said on Jan 12, 2012 | Add your feedback
Book Details
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Rating:




(352)
- Libri Italiani
- Others 250 Pages
- ISBN-10: 8807819155
- ISBN-13: 9788807819155
- Publisher: Feltrinelli
- Pub date: Jan 01, 2006
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Dalla felicità o si sta alla larga o si va al largo con lei con l’inabissamento incluso.
L’ironia, ci pensi? – se scoprissimo che la causa di tutte le nostre infelicità fosse proprio lei, la: felicità.
Perché ci addolora, la felicità.
Ai fallimenti siamo pronti. Ai dolori, alle delusioni. Ricoprire di dignità il morente, lo sconfitto, il battuto, il vinto: ci viene facile, ci viene be ... (continue)
L’ironia, ci pensi? – se scoprissimo che la causa di tutte le nostre infelicità fosse proprio lei, la: felicità.
Perché ci addolora, la felicità.
Ai fallimenti siamo pronti. Ai dolori, alle delusioni. Ricoprire di dignità il morente, lo sconfitto, il battuto, il vinto: ci viene facile, ci viene bene, la pietà.
Con la felicità invece siamo inclementi. Severi, giudiziosi, chi è felice deve dirci che diritto ha, lui!, di esserlo. C’è una sorta di comandamento non scolpito, nella cultura tradizionale che ci è invisibilmente trasmessa dal nostro primo battito muscolare, che recita così – Non sarai mai felice al di fuori di Me.
La Lessing ha raccontato tre storie di persone felici.
Io non so se avrei potuto farmene una felicità, dell’innamorarmi della migliore amica di mia madre, accettando che il mio migliore amico facesse all’amore con la mia, di madre, ma mia madre una migliore amica avvenente e bionda non l’ha mai avuta e nemmeno io ho mai avuto un amico biondo e avvenente che fosse attratto da mia madre, che altrettanto non è mai stata bionda e attraente; questi però sono dettagli irrisori – cioè il novantanove percento di una vita – e credo che se fossi stato nelle stesse condizioni, nelle stesse seduzioni psicologiche, l’unico modo per essere felice sarebbe stato quello di far accadere quello che si offriva di accadere. L’infelicità ci rende saggi, ma quando ammetteremo del tutto ch’è la felicità che ci rende vivi?
Della felicità di Victoria non posso sapere nulla. Non sono nera, non ho accudito una zia malata di cancro, non sono mai stato attratto dall’emancipazione sociale bianca e borghese. Però ci deve essere una felicità, nel riuscire a garantire alla propria figlia una vita lontana dalle sofferenze-da-subito, dalle umiliazioni, dalle discriminazioni. Ossì, è ingiusto che una madre debba rinunciare alla figlia per la felicità della figlia, ma di quando in qua la felicità è giusta o asettica o non straziante?
La felicità non è la quiete, eppure la si equivoca così tanto con la quiete. La quiete è nello stile della Lessing, così quieto da mettermi voglia di urlare e di colpire i muri e di andare a manifestare in tutte le città del mondo a causa dell’ingiustizia universale – Perché la felicità non è una cosa semplice, perché?
James ha avuto quattro giorni di amore, forse meno di quattro, e quattro anni di noia in India, forse più di quattro anni. Ha avuto una guerra, un matrimonio di tenerezza, una famiglia silenziosa, amicizie brevi e dissolte, figli da poter crescere e un figlio visto soltanto una volta, in foto.
Quattro giorni di amore, forse meno.
James ha avuto qualcosa per cui affezionarsi alla vita, ch’è molto più di quanto hanno tanti altri. E molto di meno, certo.
Ma non è niente. La felicità è questo: meno di niente, almeno.
L’equivoco più grande verso la felicità – l’equivoco che traspare dalle pagine di impietosa chiarezza e di nessuna volgarità retorica della Lessing – è pretendere da lei che sia continua e duratura: eterna; come non fosse già tanto, come non fosse già tutto quello che occorre, il magnifico fatto della sua possibilità, della sua esistenza.
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