Le notti bianche

Di

Editore: Barbes

4.1
(8269)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 120 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Tedesco , Chi tradizionale , Spagnolo , Russo , Portoghese , Polacco

Isbn-10: 8862940742 | Isbn-13: 9788862940740 | Data di pubblicazione: 

Curatore: A. Schiavone ; Illustratore o Matitista: R. Mastai

Disponibile anche come: Tascabile economico , Altri , Copertina rigida , Copertina morbida e spillati , CD audio , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Filosofia

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Descrizione del libro
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    Ogni volta che leggo i russi mi meraviglia constatare come l'animo umano insista ad assomigliare a se stesso anche in tempi e luoghi così diversi. Per non parlare della faccia di Fedor.
    Uno dei più be ...continua

    Ogni volta che leggo i russi mi meraviglia constatare come l'animo umano insista ad assomigliare a se stesso anche in tempi e luoghi così diversi. Per non parlare della faccia di Fedor.
    Uno dei più bei finali mai letti!

    ha scritto il 

  • 0

    Il social network di Dosto

    Scrivo di getto, a ruota libera, che poi a volte è meglio, così non si corre il rischio di pavoneggiarsi dietro le belle parole.

    Intanto il dettaglio dello spillo con cui la nonna cieca tiene legata a ...continua

    Scrivo di getto, a ruota libera, che poi a volte è meglio, così non si corre il rischio di pavoneggiarsi dietro le belle parole.

    Intanto il dettaglio dello spillo con cui la nonna cieca tiene legata a sé la povera ragazza, così è sicura che non si possa allontanare. Eh, la grandeur del dettaglio del Grande Scrittore! Potremo dimenticare la storia i dialoghi e forse anche le atmosfere (che sono tra le cose che a me rimangono più impresse) ma i personaggi no, se i dettagli sono ben riusciti! ci si inchiodano nella mente e rimangono, la ragazza legata alla nonna con uno spillo e costretta a leggere a studiare con quella presenza vicina, quell'odore di vecchia (forse russa la vecchia quando si addormenta, chissà) non la scorderemo mai.
    Poi la panchina, l'incontro tra i due giovani. L'impianto scenico perfetto, siamo a teatro signori, il sipario si alza e i dialoghi iniziano. Serrati, febbrili, come ha notato giustamente Asclepiade. E parlano, i due, comunicano, l'incontro è reale, il protagonista si svela, ha deciso di uscire dal virtuale e di rischiare la realtà.

    Un sognatore, il protagonista. Uno che si immagina vite e situazioni diverse da quelle mediocri che vive, e si esalta, si emoziona, piange perfino nel suo mondo parallelo dove si sta così bene, perché in quel mondo siamo tutti come ci piace essere, e gli altri come desideriamo che siano.

    Rischia. S’innamora di una donna vera, non più di donne trasformate dal social network. E vuole conoscerla. Ahi, la temuta vita reale. E lei, come sarà?
    S’innamora.

    Puedo escribir los versos más tristes esta noche.

    Ovviamente andrà a finire male. Perché se lei dapprima ricambia (o almeno sembra) poi incontrerà un suo vecchio amore, e se ne andrà con lui. E il ragazzo? Tornerà nella dimensione del sogno, tornerà nel suo mondo virtuale, tornerà a chattare su face book e su anobii, sperando di ritrovare le sue illusioni, la sua meschina felicità?

    Aunque ésta sea el último dolor que ella me causa,
    y éstos sean los últimos versos que yo le escribo.

    Sembrerebbe di no. Ma non saprei cosa augurargli.
    Qui oggi c’è la nebbia, quel nebbione fitto di Amarcord con le folate che vanno e vengono, e in cui sarebbe bello sparire.

    Dio mio! Un minuto intero di beatitudine! E’ forse poco per colmare tutta la vita di un uomo?

    ha scritto il 

  • 3

    Imbarazzante dare delle stelle a Dostoevskij! Ovviamente come scrittore è al di sopra di ogni valutazione, ma questo romanzo, forse troppo lirico per me, mi ha coinvolto assai poco, e mi ha spinto a f ...continua

    Imbarazzante dare delle stelle a Dostoevskij! Ovviamente come scrittore è al di sopra di ogni valutazione, ma questo romanzo, forse troppo lirico per me, mi ha coinvolto assai poco, e mi ha spinto a finirlo solo per la bellezza della prosa

    ha scritto il 

  • 4

    Le quattro notti bianche di un sognatore.

    Breve ma intenso, parla dell'incontro di un giovane uomo solitario con una ragazza, Nasten'ka, in una delle tante sere in cui questo ragazzo esce dall'isolamento della sua stanza e passeggia nelle vie ...continua

    Breve ma intenso, parla dell'incontro di un giovane uomo solitario con una ragazza, Nasten'ka, in una delle tante sere in cui questo ragazzo esce dall'isolamento della sua stanza e passeggia nelle vie ormai deserte di San Pietroburgo, dato che tutti in quel momento tornano nelle loro case. Il libro affronta un tema a me molto caro, cioè il conflitto tra realtà e sogni e le riflessioni del ragazzo su questo tema e il modo in cui le espone sono molto intense.

    "Sentirete Nasten'ka [...], sentirete che in questi angolini vivono degli uomini strani, dei sognatori. Il sognatore, se serve una definizione precisa, non è un uomo ma, sapete, una specie di essere neutro. Si stabilisce prevalentemente in un angolino inaccessibile, come se volesse nascondersi perfino dalla luce del giorno, e ogni volta che si addentra nel suo angolino, vi aderisce come la chiocciola al guscio, e diventa simile a quell'animale divertente chiamato tartaruga, che è nello stesso tempo un animale e una casa. Perché pensate che egli ami tanto le sue quattro pareti, dipinte immancabilmente di verde, affumicate, tetre, annerite all'inverosimile? Perché questo signore ridicolo, quando va a trovarlo uno dei suoi rari conoscenti (e va a finire che tutti i suoi conoscenti si trasferiscono da qualche altra parte), gli va incontro così confuso, così alterato in volto e in preda a un tale turbamento, come se avesse appena commesso un crimine tra le sue quattro pareti, come se avesse fabbricato banconote false, o avesse mandato dei versi a qualche rivista insieme ad una lettera anonima, nella quale dichiara che veramente il poeta è ormai defunto, ma che un amico ritiene sacro dovere di far pubblicare l'opera poetica dello stesso?”

    Il giovane nel racconto si definisce un sognatore, vive una vita non vera, trova conforto nei sogni, nella sua fantasia, è felice in essi perché plasmati secondo la sua volontà finché l'incontro con questa ragazza gli fa provare una emozione reale e fa crollare il suo castello fantastico come fosse fatto di carta. La sua vita a quel punto gli sembra tutta una illusione, una finzione e aver vissuto a discapito della vita reale, con tutto ciò che comporta, fa nascere in lui il senso del rimorso, di non aver vissuto, di aver perso i migliori anni della sua vita dietro a una realtà fasulla e questa verità colpisce il giovane profondamente.

    “E non dovete pensare che io possa aver esagerato, per amor di Dio, non pensatelo proprio, Nasten'ka, perché a volte mi assalgono momenti di tale angoscia, di tale angoscia!.. In quei momenti io comincio già a credere che non sarò più capace di vivere una vita vera; mi sembra di aver perduto ogni connotazione, ogni senso della realtà, della verità. Ecco che alla fine mi maledico e, dopo le mie notti passate a fantasticare, arrivano per me momenti di sobrietà che sono terribili. E intanto sento come intorno a me rintrona e gira la folla avvolta da un vortice di vita, odo, vedo come vive la gente in realtà, vedo che la vita per loro non è stata preordinata, che la loro vita non si spezzerà come un sogno, come una visione, che la loro vita si rinnova eternamente, sempre eternamente giovane, e nessun'ora assomiglia all'altra, mentre la mia fantasia è triste, monotona fino alla volgarità, spaventata, schiava dell'ombra, del pensiero, schiava della prima nube che improvvisamente oscura il sole e riempie di angoscia un autentico cuore pietroburghese che ama così tanto il suo sole. Già, quanti pensieri in quell'angoscia! Allora senti che la fantasia, quella "inesauribile" fantasia, alla fine si stanca, si esaurisce in quella tensione permanente perché maturata, abbandona gli ideali presognati: essi cadono in polvere, si spezzano in frammenti; e se non esiste un'altra vita, allora ci tocca costruirla con questi frammenti. Ma intanto l'anima chiede e desidera qualcosa di diverso... Invano il sognatore rovista nei suoi vecchi sogni, come fra la cenere, cercandovi una piccola scintilla per soffiarci sopra e riscaldare con il fuoco rinnovato il proprio cuore freddo, e far risorgere ciò che prima gli era così caro, che commuoveva la sua anima, che gli faceva ribollire il sangue, fino a strappargli le lacrime dagli occhi, così ingannandolo meravigliosamente.”

    Alla fine la morale di tutto il libro è se vale la pena vivere in un sogno, bello perché plasmato secondo la nostra volontà, perché rispecchia i nostri più profondi desideri ma irreale, a discapito della vita reale, che seppur con tutte le sue problematiche, seppur non riuscimo mai a stargli a passo regala in un solo attimo sensazioni ed emozioni che possono bastare per una vita vera.

    “Dio mio! Un minuto intero di beatitudine! È forse poco per colmare tutta la vita di un uomo?.”

    Libro che mi ha colpito molto perché contiene queste riflessioni a me fare in questo momento particolare della mia vita e consiglio la lettura a tutti perché scorrevole e piacevole.

    ha scritto il 

  • 3

    Ho letto questo libro dopo aver letto "ciò che inferno non è", in cui se ne parla molto. Da questo libro ho capito chi fosse realmente il sognatore, e altri concetti di sui si parla in "ciò che infern ...continua

    Ho letto questo libro dopo aver letto "ciò che inferno non è", in cui se ne parla molto. Da questo libro ho capito chi fosse realmente il sognatore, e altri concetti di sui si parla in "ciò che inferno non è". Il personaggio maschile, timido, riservato, un misto tra mente e cuore, e Nasten'ka, il personaggio femminile, più spigliata, e desiderosa di evadere. Molto scorrevole nei dialoghi, anche se a volte diventa noioso quando lui, inizia a rivolgersi alla ragazza dicendo "oh Nasten'ka, Nasten'ka..."

    ha scritto il 

  • 5

    Pochi personaggi di cui l'autore descrive minuziosamente gli stati d'animo: conosciamo la storia della giovane Nasten'ka ma dell'uomo che lei sposerà sappiamo solo che la ama e che è un tipo pragmatic ...continua

    Pochi personaggi di cui l'autore descrive minuziosamente gli stati d'animo: conosciamo la storia della giovane Nasten'ka ma dell'uomo che lei sposerà sappiamo solo che la ama e che è un tipo pragmatico e prosaico. Spicca sui tre il personaggio del sognatore che, solitamente disprezzato e considerato inutile ed incapace, si rivela l'unico in grado di compiere un gesto di assoluto altruismo: rinuncia al suo amore per Nasten'ka affinché lei viva felice con il suo uomo. Gesto che solo un inutile sognatore può essere in grado di fare.

    ha scritto il 

  • 4

    Primo libro di Dostoevskij letto, ammetto di averlo scelto perché il titolo mi intrigava. Mi ha emozionata, coinvolta... per un paio d'ore mi sono ritrovata a passeggiare per le vie di San Pietroburgo ...continua

    Primo libro di Dostoevskij letto, ammetto di averlo scelto perché il titolo mi intrigava. Mi ha emozionata, coinvolta... per un paio d'ore mi sono ritrovata a passeggiare per le vie di San Pietroburgo anche io :)

    ha scritto il 

  • 5

    9/10

    Un genio.
    Più lo leggo e più lo amo, non ce la posso fare.
    Dosto ha uno stile che fa innamorare, potrebbe scrivere di tutto e io lo amerei comunque.
    Aggiungiamoci anche certe frasi che mi spezzano il ...continua

    Un genio.
    Più lo leggo e più lo amo, non ce la posso fare.
    Dosto ha uno stile che fa innamorare, potrebbe scrivere di tutto e io lo amerei comunque.
    Aggiungiamoci anche certe frasi che mi spezzano il cuore tipo "Avviene così, che quando noi siamo infelici, sentiamo più intensamente l'infelicità altrui; il sentimento non rimane spezzato ma diventa più consapevole.."
    Secondo me è ottimo come banco di prova per chi non ha letto nulla dell'autore: è molto corto e potete stare certi che se non lo amate affatto non amerete mai le altre opere più "famose" e lunghe.
    Ma se vi piace.. allora preparatevi perchè Dostoevskij non è solo una certezza ma anche una continua scoperta dell'anima umana.
    E poi scrive troppo, troppo, troppo bene.

    ha scritto il 

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