Le notti difficili

Di

Editore: Mondadori (Oscar scrittori moderni)

4.1
(423)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 352 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Francese

Isbn-10: 8804460296 | Isbn-13: 9788804460299 | Data di pubblicazione:  | Edizione 13

Prefazione: Domenico Porzio

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico , Copertina rigida

Genere: Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
Uscita nel settembre 1971, la raccolta di elzeviri e racconti Le notti difficili è l'ultima opera pubblicata da un Buzzati già segnato dalla malattia che l'avrebbe portato di lì a poco alla morte. Nei cinquantuno testi che compongono il libro, spesso autobiografici, ritornano in chiave rinnovata i temi più cari dell'autore: l'inquietudine delle attese, il senso dello scorrere del tempo, gli incubi notturni, l'indifferenza del destino, la magia racchiusa nell'ovvio... Il tutto sullo sfondo di una quotidianità percorsa da strani segni premonitori, in continua oscillazione tra la cronaca e un realismo favoloso nel quale vengono accentuati i toni, per altro non insoliti nella produzione dello scrittore bellunese, dell'ironia in ogni sua forma: dallo scherzo giocoso al sarcasmo crudele e fin apocalittico.
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  • 4

    Fantasia di Buzzati

    Raccolta di elzeviri e racconti, ultimo libro pubblicato, Buzzati vivente, nel 1971 quando era già un condannato a morte: si spense nel gennaio del 1972.
    I motivi sono quelli tipici della tematica buz ...continua

    Raccolta di elzeviri e racconti, ultimo libro pubblicato, Buzzati vivente, nel 1971 quando era già un condannato a morte: si spense nel gennaio del 1972.
    I motivi sono quelli tipici della tematica buzzatiana: paure,incubi, morte, le fratture minime dello spazio, del tempo, della quotidianità, l’attesa, la solitudine, il rifugio nella fantasia come àncora di salvezza per una realtà troppo raziocinante.
    La scrittura è potente e riflette la drammaticità dell’uomo moderno, malato perché vivente e con una condanna pendente: la morte. Buzzati sapeva che i suoi giorni erano contati e ha colto tutte le sfumature della condanna ( la vita) con ironia.
    L’immaginazione sconfina come al solito nel surreale e ci restituisce la viva realtà dell’Uomo, l’essere debole, solo, limitato dalle sue paure,in balìa dei suoi egoismi, stupidamente banale.
    La raccolta si apre con la demonizzazione del retaggio d’infanzia: il Babau. Un consiglio comunale ne decide la soppressione; la denuncia è implicita: il mondo uccide la fantasia, l’illusione, la favola.
    È una raccolta caratterizzata da singoli componimenti e da brevi sezioni fatte di piccoli componimenti. La sezione “Solitudini”, (sfondo storico gli anni ’60: Vietnam, bambini focomelici, naplam) , parla sotto la veste di ordinaria quotidianità della straordinaria assurdità del comportamento umano quando eccede in egoismo e indifferenza. “I giorni perduti” ma anche “La parete” con le meravigliose Alpi Oniriche sono i racconti più riusciti ed emblematici. E che dire del geniale “Equivalenza” dove la condanna a morte per un essere umano è data dal sapere con certezza la data della propria morte anche se a distanza di due secoli?
    Seguono rappresentazioni che tendono a criticare la società di massa che appiattisce e omologa stupidamente l’uomo moderno.
    I medici e i loro responsi qua e là irrompono con il loro gioco di detto e non detto, con sentenze di morte miseri prolungamenti di vita. Il sogno e la potenza allegorica che richiama, la cattiveria umana, l’arte, le condizioni di vita in città, la montagna, l’auto anche personificata .
    E qua e là intravedo pure Dio: bellissimo il racconto “Contestato”. E ancora la vita come droga, ma potrei continuare per molto ancora tale è il ricco catalogo contenuto in questa raccolta.
    Vi lascio invece con il misto di gioia, stupore, riflessione e ammirazione che sempre mi accompagna quando leggo questo mirabolante scrittore e allora :”Galoppa, fuggi, galoppa superstite fantasia” la tua caro Buzzati che rimpingui la mia.

    ha scritto il 

  • 5

    Davanti agli occhi di Buzzati Dino, inviato specialissimo del Corriere, il vasto popolo dei sogni si dispone in file ordinate e si prepara ad abbandonare la metropoli. Finita l'infanzia e rinchiusa ne ...continua

    Davanti agli occhi di Buzzati Dino, inviato specialissimo del Corriere, il vasto popolo dei sogni si dispone in file ordinate e si prepara ad abbandonare la metropoli. Finita l'infanzia e rinchiusa nell'armadio, confinata la tristezza alle sere gelide in cui facilmente la si scambia per una donna del mestiere, alle fantasie prese per fame non resta che la libertà di togliersi di mezzo da sé; e allora vanno - lune d'estate e venti invernali, orsi parlanti, elfi, lepri, briganti, sante alate e fuochi folletti, dolcissime antiche terribili chimere - fuori dalla città, verso gli inceneritori, marciando dietro al Tempo che nessuno vede in volto e che, curvo e lento, guida il corteo. Uno per uno, ci racconta l'attento giornalista, uno per uno e senza un lamento i fantasmi entrano nelle bocche rosse dei forni, tremano, scompaiono.
    Nel preciso momento in cui scompaiono, il Tempo in testa, scoppiamo a piangere: soltanto adesso, con ritardo irrimediabile, ci pare di capire quanto dolore provochi in noi la loro morte, e che chiusa nell'armadio sta quella che potremmo chiamare la nostra anima, nell'implausibile caso che qualcosa di simile a un'anima fossimo stati almeno una volta capaci di averla. È in quest'istante di perfetto rimpianto, di solitudine mostruosa, che l'inviato specialissimo Buzzati Dino ci tira per la manica e, indicando le brutte sagome degli inceneritori, ci suggerisce di guardare meglio. Allora noi, seguendo il suo dito, vediamo: non di inceneritori si tratta, ma di alambicchi d'alchimista; e le ciminiere sono montagne che in altre vite abbiamo conosciuto, guglie di cattedrali sommerse, canne d'organo da cui escono in ricami di fumo i nostri vecchi compagni, i quali trionfalmente stesi sulle nebbie industriali trasformano il cielo d'ottobre nella pagina di un libro miniato: perduti per sempre, invisibili mai.

    ha scritto il 

  • 4

    Grazie, Dino

    "Il pensare che, se si verificano condizioni ambientali uguali a quelle che videro prodursi la razza umana, debba presto o tardi venire alla luce una creatura come noi, è puerile ingenuità. Condizioni ...continua

    "Il pensare che, se si verificano condizioni ambientali uguali a quelle che videro prodursi la razza umana, debba presto o tardi venire alla luce una creatura come noi, è puerile ingenuità. Condizioni di quel genere possono determinarsi milioni di volte senza che per questo debba comparire l'uomo. Nasceranno i batteri, le amebe, i tardigradi, i celenterati, gli insetti, i rettili, i mammiferi, le balene, gli elefanti, i cavalli, le scimmie parlanti, perfino i cani boxer che sono tra le invenzioni più felici del creato. Ma l'uomo no.
    L'uomo è una imprevista anomalia verificatasi nel corso del processo evolutivo della vita, non il risultato a cui l'evoluzione doveva necessariamente portare. È mai concepibile infatti che l'officina della natura mettesse determinatamente in circolazione un animale nello stesso tempo debole, intelligente e mortale, cioè inevitabilmente infelice?
    Fu una specie di sbaglio, un caso quasi inverosimile che ragionevolmente non ha motivo di ripetersi in nessuno dei pianeti i quali presentano condizioni ambientali uguali alla terra."

    ha scritto il 

  • 4

    Racconti affascinanti che con distaccata ironia ritraggono la borghesia del secondo dopoguerra. E indagano faticosamente il mistero della nostra vita. Con tracce di Gogol, Hoffmansthal (Il Babau), Kaf ...continua

    Racconti affascinanti che con distaccata ironia ritraggono la borghesia del secondo dopoguerra. E indagano faticosamente il mistero della nostra vita. Con tracce di Gogol, Hoffmansthal (Il Babau), Kafka (Il buon nome, Crescendo, Lettera d’amore), Kafka con Borges (L’alienazione), Bulgakov (Cenerentola), Pirandello. Un racconto, La farfalletta, con i suoi “Cavalieri erranti” mi ha ricordato certi romanzi di Coetzee (ma vedo assonanze anche tra Il deserto dei Tartari e l’opera di Coetzee). Così belli da riuscire a leggerli anche in spiaggia, sotto il sole feroce di quest’agosto 2015. Supremo condensato della poetica di Buzzati, scrittore a me carissimo. Libro bellissimo, a partire dalla copertina.
    Trai i più belli: Il Babau, La torre, Il buon nome, Cenerentola, Che cosa accadrà il 12 ottobre?, Dal medico, La farfalletta, Plenulunio, La moglie con le ali (conclusivo e stupendo)...

    ha scritto il 

  • 4

    "Galoppa, fuggi, galoppa, superstite fantasia. Avido di sterminio, il mondo civile ti incalza alle calcagna, mai più ti darà pace."

    Cinquantuno racconti, cinquantuno schegge intrise di malinconia, mistero, tenerezza, inquietudine. L'ultimo libro pubblicato da Buzzati prima di morire, un Buzzati malato e consapevole della propria c ...continua

    Cinquantuno racconti, cinquantuno schegge intrise di malinconia, mistero, tenerezza, inquietudine. L'ultimo libro pubblicato da Buzzati prima di morire, un Buzzati malato e consapevole della propria condizione. E proprio la morte è il tema portante di queste storie, che come nella migliore tradizione buzzatiana intrecciano le abitudini e la monotonia della vita borghese con l'irruzione dell'irreale, del fantastico, della magia. E ogni volta che termini un racconto non puoi fare a meno di rimanere qualche secondo a riflettere con una sottile inquietudine ti si annida piano sotto pelle. Dopo il capolavoro "La boutique del mistero", questa mia seconda esperienza con Buzzati non può che confermare tuta la magia che si sprigiona dalle sue pagine ed eleggerlo uno dei miei scrittori preferiti.

    ha scritto il 

  • 4

    http://noodlesjournal.wordpress.com/2009/11/11/le-notti-difficili-dino-buzzati-1971/

    Un bel po’ di anni fa lessi questo racconto di Buzzati (http://www.toskana-art.it/varie/i_giorni_perduti.htm) che f ...continua

    http://noodlesjournal.wordpress.com/2009/11/11/le-notti-difficili-dino-buzzati-1971/

    Un bel po’ di anni fa lessi questo racconto di Buzzati (http://www.toskana-art.it/varie/i_giorni_perduti.htm) che fu una vera rivelazione per il sottoscritto e da allora è rimasta una delle storie letterarie cui sono più legato (a me poi mettimi davanti intrecci sul tempo perduto e mi conquisti subito). Per anni avevo cercato, ma senza un vero impegno, devo ammetterlo, la raccolta che conteneva quella perla, sfogliando in libreria tutti gli indici delle raccolte dello scrittore, ricerca infruttuosa. Finché un amico buzzatiano convinto non mi rivelò che quel microracconto apparteneva a una “micro-sezione” più ampia, intitolata “Solitudini” e che si trovava ne Le notti difficili. E pure quando lo seppi, ci misi un altro po’ di tempo a comprarlo, il libro e ancor più poi a leggerlo. Spesso devi aspettare che si crei il momento giusto nell’intercapedine del tempo che leghi te e un determinato testo… Le storie di Buzzati sono davvero uniche nel panorama letterario italiano, figlie delle atmosfere di Poe e del gusto italiano per lo sberleffo. Alcuni racconti sono un po’ prevedibili e altri sembrano costruiti solo per giungere al coup de théàtre finale, ma i migliori (e ce ne sono tanti) trasmettono un’inquietudine unica, uno sguardo rovesciato eppure possibilista. Questo perché il fantastico buzzatiano è in realtà fortemente legato alla realtà. Una sorta di realismo magico, o di “giornalismo magico”: Buzzati riversa la sua quarantennale esperienza da cronista attraverso lo strabismo critico della letteratura fantastica, un’apparente contraddizione che da frutti prelibatissimi. Ultimo libro del suo autore, che reca in sé quella malinconia rassegnata di chi sa di essere condannato (molti i racconti a tema), è forse anche uno dei suoi più rappresentativi. La stortura, la sfasatura paranormale serve soprattutto a leggere la realtà sotto occhi diversi, sotto quella diversità che forse è anche l’unica in un mondo impazzito e tecnologico, frenetico e multiforme qual è il nostro. Da questo punto di vista Buzzati fu un vero profeta, con ironia e distacco, senza prendersi troppo sul serio, come tutti i grandi fine umoristi della nostra letteratura (prima o poi dovrò pur decidermi a regalarmi i libri di Flaiano).

    ha scritto il 

  • 4

    http://antoniodileta.wordpress.com/2014/05/01/le-notti-difficili-dino-buzzati/

    “È dirigente di una grande industria, ha passato i sessant’anni, ogni mattina si alza alle sei, estate e inverno, alle se ...continua

    http://antoniodileta.wordpress.com/2014/05/01/le-notti-difficili-dino-buzzati/

    “È dirigente di una grande industria, ha passato i sessant’anni, ogni mattina si alza alle sei, estate e inverno, alle sette è già in fabbrica dove rimane fino alle otto della sera e oltre. Anche la domenica va a lavorare, pur se lo stabilimento e gli uffici sono deserti; ma un’ora più tardi, ciò che egli considera quasi un vizio. È per eccellenza un uomo serio, ride raramente, non ride mai. D’estate si concede, ma non sempre, una settimana di vacanza nella villa sul lago. Non conosce debolezze di alcun genere, non fuma, non prende caffè, non beve alcolici, non legge romanzi. Non tollera debolezze neppure negli altri. Si crede importante. È importantissimo. Dice cose importanti. Ha amici importanti. Fa solo telefonate importanti. Anche i suoi scherzi in famiglia sono molto importanti. Si crede indispensabile. È indispensabile. I funerali seguiranno domani alle ore 14.30, partendo dall’abitazione dell’estinto”.
    (Dino Buzzati, “Le notti difficili”, ed. Oscar Mondadori)

    “Le notti difficili” fu l’ultimo libro edito con Buzzati ancora vivente. Si tratta di una raccolta di cinquantuno racconti, nei quali Buzzati dà sfoggio della sua capacità di mescolare il fantastico al reale, alternando i registri della satira, dell’ironia, del sarcasmo, del grottesco, del surreale, e affrontando temi come la solitudine, le illusioni, la morte, la caducità dell’esistenza, l’identità personale. I racconti sono tutti molto brevi, alcuni non sono neanche veri e propri racconti, quanto piuttosto appunti diaristici, e la loro lettura scorre rapida. Buzzati non annoia, che ci parli del traffico milanese o delle immaginarie Alpi Oniriche, di animali assurdi o di anziani che si organizzano per contestare la morte, o ancora di un luminare della medicina che diagnostica una morte certa al suo paziente e che, una volta constatato l’errore, deve comunque essere soddisfatto dall’avvenuta morte dell’uomo. Ho citato solo alcuni esempi di situazioni surreali che Buzzati utilizza per stimolare la sua e la nostra fantasia, ma ciò che ha reso interessanti questi racconti, ai miei occhi, è che gli stessi non sono un esercizio d’immaginazione fine a sé stessa, bensì un modo per affrontare paure, desideri ed emozioni quotidiane, sia pure elaborate in chiave fantastica.
    Consigliato se siete in cerca di racconti brevi, divertenti e al tempo stesso densi. Dello stesso autore, suggerisco almeno i romanzi “Il deserto dei tartari” e “Un amore”, nonché un’altra raccolta che ho avuto il piacere di leggere, cioè “La boutique del mistero”.

    ha scritto il 

  • 4

    La morte non è l'unica frontiera della realtà

    L'attribuzione delle stelline a tutto ciò che non è un romanzo è sempre un fatto controverso. In questa comunità ci sono lettori che recensiscono i racconti uno per uno; ma le scelte editoriali vanno ...continua

    L'attribuzione delle stelline a tutto ciò che non è un romanzo è sempre un fatto controverso. In questa comunità ci sono lettori che recensiscono i racconti uno per uno; ma le scelte editoriali vanno rispettate e occorre trovare un filo rosso - e un giudizio unitario - anche alle raccolte.

    "Le notti difficili" non parla solo della notte, parla sicuramente della morte: attesa, cercata, oppure incombente oppure trasfigurata in un prodigio, un miracolo (laico), come sogno/incubo, catastrofe e piccola miseria, mai eroica e mai completamente compresa.
    Un Buzzati autentico, insomma, compila racconta raccoglie si diverte (?) a giocare con temi cupi, enigmatici ed epici.
    Ci sono pagine splendide e sono, secondo me, quasi tutte quelle che superano il disincanto di fronte a questi temi con la consapevolezza matura di chi ha vissuto a fondo, non acontentandosi di esistere soltanto. Sono le riflessioni di chi ha sempre analizzato la realtà fino alle sue più esasperate frontiere: fantascienza, mito, favola, leggenda, cronaca familiare o locale.
    Leggere Buzzati è sempre piacevolissimo. Che cerchiate la meditazione esteticamente leggera o vogliate inseguire l'angoscia più allarmante, in questo scrittore-cronista-pittore, ci sarà sempre uno spunto originalissimo e coinvolgente.

    ha scritto il 

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