Le novelle della Pescara

Di

Editore: Mondadori

3.5
(222)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8804396555 | Isbn-13: 9788804396550 | Data di pubblicazione:  | Edizione 3

Disponibile anche come: Tascabile economico , Paperback , Copertina rigida

Genere: Narrativa & Letteratura

Ti piace Le novelle della Pescara?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis

ACQUISTA LIBRO
Acquisto non disponibile
per questo libro
Descrizione del libro
Ordina per
  • 0

    Può stare sulle scatole, Gabriele D’Annunzio, per i più svariati motivi (ideologici e/o letterari), ma non si può negare che sia un abile psicologo, maestro nel rendere i bradisismi dell’anima che por ...continua

    Può stare sulle scatole, Gabriele D’Annunzio, per i più svariati motivi (ideologici e/o letterari), ma non si può negare che sia un abile psicologo, maestro nel rendere i bradisismi dell’anima che portano, in genere, alla rovina. Certo, non si tratta di una psicologia oggettiva (ammesso che una psicologia possa esserlo): nella sua visione sono le passioni, le suggestioni estetiche, le letture simboliche del paesaggio a plasmare la storia interiore dei personaggi. Per apprezzare questi racconti bisogna avere la buona volontà di accettare questo punto di vista, gli eccessi dello stile dannunziano, le concessioni ai luoghi letterari. Se si è disposti alla sfida, la lettura dà gran soddisfazione.

    La contessa d’Amalfi
    Leonora aveva nelle attitudini, nei gesti, nei passi, una procacità che inebriava ed accendeva i celibi avvezzi alle flosce Veneri del vico di Sant'Agostino, e i mariti stanchi dalle scipitezze coniugali.
    ***
    Ogni giorno una novella nuova faceva il giro della città, e ogni giorno dalla fantasia popolare sorgeva una favola.
    ---
    La parola novella perde di connotazioni letterarie per diventare, banalmente, sinonimo di gossip. Pescara, paesone di provincia, viene sconvolta dall’arrivo di una compagnia teatrale in cui brilla un’opulenta (curvy, diremmo oggi) bellezza greca che va risvegliare fantasie e appetiti nella popolazione maschile. L’uomo che (temporaneamente) la conquista, di mezza età, calvo e con pancetta incipiente (chissà se era questo il modello di bellezza, curiosamente somigliante al Vate, alla base della Carta del Carnaro). La genialità del racconto è quella di mettere del tutto sullo sfondo le donne, ad eccezione della divina che si ritrova centro di un salotto frequentato da soli uomini, fino allo scioglimento finale in cui è una donna, priva di esotiche attrattive, a vincere e l’uomo a fare la figura del boccalone. Di fatto, l’unico racconto che termina in commedia.

    La vergine Anna
    Una donna buona, un’idiota in senso dostoevskijano, di cui viene raccontata l’intera vicenda biografica. Vissuta in un ambiente ristretto, in cui le traversate adriatiche da Pescara alla Puglia del padre sembrano mitiche avventure, coltiva la sua fede semplice e supera indenne disastri naturali e sconvolgimenti politici. Sorella della domestica dal cuore semplice di Flaubert, non chiede nulla a nessuno, nemmeno a Dio, si prende cura con tenerezza di una tartaruga e si consacra, di fatto, a una vita di verginità. La sua bontà che, nella vecchiaia, si popola di allucinazioni che non sono che ricordi del passato, le conferisce,agli occhi della religiosità popolare semplice e un po’ superstiziosa, fama di santità. Una donna felice? Verosimilmente. Ma D’Annunzio istilla il dubbio in quelle visioni, che suggeriscono un rimpianto per quello che avrebbe potuto essere e non è stato.

    La morte del duca d’Ofena
    Un nobile, aggredito in casa dalla rivolta dei suoi lavoranti, assiste alla morte del giovane amante, ingiuriato come bagascione dalla folla inferocita in un sabba di violenza. Struggenti la scelta del duca di consegnarsi volontariamente alla morte una volta perduto l’amato, e il vecchio padre costretto a letto dalla disabilità, vittima silenziosa di questa tragedia.

    La vergine Orsola
    Così, nella vergine, si accendeva la brama.
    ---
    Rispetto alla sua omologa Anna, Orsola non resta vergine a vita. D’Annunzio infarcisce questo racconto di tutto il peggio che possa capitare a una donna. Il risveglio dei sensi avviene dopo una malattia mortale scampata per un soffio, risveglio tardivo che fa collidere le passioni più forti con l’inesperienza e l’incapacità di elaborarle e governarle. Il sogno di un amore romantico crolla sotto i colpi di uno stupro e il tentativo d’aborto, che si riduce a una devastante emorragia, chiude il dramma.

    Il traghettatore
    Una mente che impazzisce, quella di una donna ricca che non resiste al richiamo della maternità e va a cercare il figlio, frutto di un amore adulterino, dato in affido alla nascita. Le speranze alimentate dalla dolcezza del sentimento materno si sfracellano contro la realtà dell’ambiente degradato in cui il figlio, ormai quarantenne e alcolizzato, vive.

    La veglia funebre
    Schema classico: lei amava lui ma dovette sposare il fratello di lui; lui, peraltro, era destinato al seminario. Alla veglia funebre del marito (e fratello), prematuramente (sia detto con malizia: opportunamente) scomparso, l’antico amore rinasce.

    ha scritto il 

  • 4

    Da un lato l'uomo superiore artefice del proprio destino, dall'altro il popolo che il fato lo subisce, immerso e avviluppato nell'ignoranza, nella superstizione, nella miseria umana, quasi frammento i ...continua

    Da un lato l'uomo superiore artefice del proprio destino, dall'altro il popolo che il fato lo subisce, immerso e avviluppato nell'ignoranza, nella superstizione, nella miseria umana, quasi frammento irredento e irredimibile di una natura matrigna.

    E' soprattutto quest'ultimo il protagonista di queste novelle dannunziane dal sapore ancestrale che rispecchiano sì un'epoca e un'ambientazione specifiche, (e ormai completamente tramontate), ma che appaiono tuttavia imperiture al lettore che se ne pasce, essendo condìte da uno stile impeccabile e da una capacità descrittiva ineguagliabile.

    ha scritto il 

  • 3

    Sinfonia d'Abruzzo

    La terra natìa dell'Imaginifico fa da aspro e magico scenario a queste novelle, una piú drammatica dell altra, a tratti dal sapore goyesco più caustico. Il paragone pittorico è senza dubbio scontato, ...continua

    La terra natìa dell'Imaginifico fa da aspro e magico scenario a queste novelle, una piú drammatica dell altra, a tratti dal sapore goyesco più caustico. Il paragone pittorico è senza dubbio scontato, ma come non pensare a certe raffigurazioni di corpi mostruosi, cadenti, allucinati dipinte dall artista spagnolo?Si veda per esempio la novella "i marenghi", dove un'orrenda prostituta deruba un vecchio delle sue monete d'oro. D'Annunzio qui come in altre pagine del libro indugia sulla descrizione di deformità, brutture, sull' inclemenza dell etá e dei malanni. Lettura ostica a tratti, per la vetustá delle espressioni e la pesantezza di climi emotivi. Molto interessante risultano i due pezzi iniziali, incentrati sulle dolorose vite di due donne divise tra religiositá e richiami dell 'amore terreno.

    ha scritto il 

  • 4

    chapeau

    Un fato feroce ed esemplare addenta miserevoli oscure vittime e le trascina ad inesorabile fine, possibilmente macabra ed orrorifica.

    Anzi no, non è il fato. E’ quel gaudente del Vate, che si diletta ...continua

    Un fato feroce ed esemplare addenta miserevoli oscure vittime e le trascina ad inesorabile fine, possibilmente macabra ed orrorifica.

    Anzi no, non è il fato. E’ quel gaudente del Vate, che si diletta del tragico e si patulla col bestiale, il dissacrante, il subumano. Lo sento sghignazzare divertito mentre l’Ummàlido ritrae “la mano schiacciata e sanguinolenta che non aveva più forma”.

    L’unica esenzione dal registro truce è riservata a Violetta Kutufà, la Contessa d’Amalfi, e al suo spasimante Don Giovanni Ussorio, “con le tempie tutte annerite dalla tintura dei capelli mista a sudore”. Non il truce, ma il ridicolo, ed è un ridicolo grandioso, grassissimo, raffinatissimo.

    Metaforico spettatore, nonché spietato occulto protagonista, un paesaggio agreste di rara potenza.

    ha scritto il 

  • 3

    Molto interessanti queste novelle , soprattutto per chi ha già letto qualcosa del poeta abruzzese e ne conosce la sua poetica. Hanno tutte certamente uno sfondo veristico ma del verismo del Verga è ri ...continua

    Molto interessanti queste novelle , soprattutto per chi ha già letto qualcosa del poeta abruzzese e ne conosce la sua poetica. Hanno tutte certamente uno sfondo veristico ma del verismo del Verga è rimasto ben poco. D’Annunzio ama la sua terra e si sofferma molto sulle emozioni del popolo o di qualche personaggio, direi con un certo distacco ed impassibilità; spesso i suoi personaggi sono unici e spiccano su uno sfondo corale e popolare. Ma a lui interessano e affascinano di più quei momenti morbosi o primitivi in cui l’umanità rivela una certa ferocia o aggressività. Quasi tutte le novelle sono infatti legate da un filo invisibile che passa dalla malattia alla violenza, dalla sensualità morbosa, alla follia e alla morte sia che in esse ci siano come protagonisti popolani sia aristocratici. Vi si respirano odori forti ma spesso corrotti, putrefatti che sanno di chiuso, di incenso, niente a che vedere con i profumi forti ma vivi e vitali di Terra Vergine, l’altra e precedente raccolta di novelle.

    ha scritto il 

  • 3

    Una lettura non molto scorrevole che riesce però a mescolare suggestioni religiose, erotiche con il divertimento letterario. E D'Annunzio riesce soprattutto a rendere l'idea di una realtà piccola ma v ...continua

    Una lettura non molto scorrevole che riesce però a mescolare suggestioni religiose, erotiche con il divertimento letterario. E D'Annunzio riesce soprattutto a rendere l'idea di una realtà piccola ma viva come quella abruzzese.

    ha scritto il 

  • 4

    Il D'Annunzio, esagerato come sempre, qui diventa spietato nel descrivere un mondo fatto di povertà, fame, disgrazia e malattia, dove sempre regna sovrana la passione!
    Frà queste novelle spiccano "La ...continua

    Il D'Annunzio, esagerato come sempre, qui diventa spietato nel descrivere un mondo fatto di povertà, fame, disgrazia e malattia, dove sempre regna sovrana la passione!
    Frà queste novelle spiccano "La vergine Orsola" e "La veglia funebre" che sicuramente resteranno impresse nella mia memoria.

    ha scritto il 

  • 4

    "La vergine Orsola", la prima delle 18 novelle che compongono la raccolta mi è veramente piaciuta, soprattutto nella prima parte, quando la vergine in fin di vita, ricevuta l'estrema unzione, si risve ...continua

    "La vergine Orsola", la prima delle 18 novelle che compongono la raccolta mi è veramente piaciuta, soprattutto nella prima parte, quando la vergine in fin di vita, ricevuta l'estrema unzione, si risveglia dalla sua lunga malattia e nello stesso tempo si risveglia agli odori, ai colori, alla civetteria, alla sensualità, alla vita. Mi ha molto rallegrata, a parte la brutta fine. Ma anche "la veglia funebre" che a dispetto del titolo è una storia di pura sensualità. E poi l'estrema crudeltà de "la madia", e l'inesorabilità della morte ne "Il cerusico di mare", e la bestialità umana ne "I marenghi", ecc. ecc. E ce n'è anche una, "la fattura", tratta pari pari dal "Decamerone" del Boccaccio, e precisamente dalla 6a novella dell'8a giornata. A parte qualche pesantezza alla D'Annunzio, nel complesso queste novelle, scritte con un linguaggio "quasi" verista mi sono piaciute parecchio.

    ha scritto il 

  • 3

    D'Annunzio trasfigura a modo sua la lezione impartita dal movimento verista. Lo stesso Abruzzo si trasforma in una terra primordiale, dai tratti esotici, perfetta ambientazione di un mondo selvaggio ...continua

    D'Annunzio trasfigura a modo sua la lezione impartita dal movimento verista. Lo stesso Abruzzo si trasforma in una terra primordiale, dai tratti esotici, perfetta ambientazione di un mondo selvaggio e ricco di superstizioni.
    Alcuni racconti sono folgoranti, altri invece troppo diluiti nelle descrizioni tipiche del Vate, che lette al giorno d'oggi appesantiscono oltremodo la narrazione.

    ha scritto il 

Ordina per