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Le nuvole

Testo greco a fronte

Di

Editore: BUR Biblioteca Univ. Rizzoli

3.6
(56)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 262 | Formato: Tascabile economico

Isbn-10: 8817173363 | Isbn-13: 9788817173360 | Data di pubblicazione:  | Edizione 4

Curatore: Alessandro Grilli

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Paperback

Genere: Fiction & Literature , Humor , Philosophy

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Descrizione del libro
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  • 4

    La commedia, per com’è strutturata, ha lo scopo di ridicolizzare un certo comportamento comune o un desiderio utopistico delle persone. Nelle Nuvole si vuole sovvertire completamente l’assetto giudizi ...continua

    La commedia, per com’è strutturata, ha lo scopo di ridicolizzare un certo comportamento comune o un desiderio utopistico delle persone. Nelle Nuvole si vuole sovvertire completamente l’assetto giudiziario della società a proprio vantaggio col solo utilizzo della dialettica, in particolare in quei tempi, si parla del 420 a.C., tale disciplina seducente risiedeva tra i Sofisti. Ed è proprio nella maturazione di questo paradosso che noteremo il punto di rottura quando il protagonista, che ovviamente non è Socrate, sarà pronto a subire dei maltrattamenti e delle punizioni spingendosi addirittura sino al suicidio pur di avere dei successi immorali.

    SOCRATE: Come faresti a ribaltare e a vincere una causa che stai per perdere perché sei senza testimoni?
    STREPSIADE: Facilissimo, roba da nulla.
    SOCRATE: Allora sentiamo.
    STREPSIADE: Dunque: quando non è ancora finito il processo prima del mio, corro ad impiccarmi.
    SOCRATE: Ma non ha senso!
    STREPSIADE: Invece sì: nessuno da morto mi farà il processo!

    ha scritto il 

  • 5

    Nel 423 un ancor giovane Aristofane mise in iscena per le Grandi Dionisie quella che oggi è forse la più rappresentata e celebre delle sue commedie, Le nuvole: la giuria, però, nonostante l'apprezzame ...continua

    Nel 423 un ancor giovane Aristofane mise in iscena per le Grandi Dionisie quella che oggi è forse la più rappresentata e celebre delle sue commedie, Le nuvole: la giuria, però, nonostante l'apprezzamento del pubblico diede all'opera soltanto il terzo posto nell'agone; l'autore quindi decise di rifarla in vista d'una replica, che peraltro sembra non esserci mai stata: e, da criterî interni, desumiamo che il rifacimento è databile fra il 421 (data di rappresentazione del Maricante di Eupoli, menzionato nel testo) e il 418 (data dell'ostracismo del demagogo Iperbolo, qui ricordato come ancora presente ad Atene); la nuova versione, mai portata a termine (manca un intermezzo corale dopo il v.888, necessario per dare tempo a Socrate di cambiarsi la maschera prima di ricomparire sulla scena nei panni del Discorso Giusto), fu però quella che godette di maggiore successo nella tradizione manoscritta, come dimostra il fatto che non solo è l'unica delle due pervenuta fino a noi, ma era per giunta entrata nella trilogia di commedie lette nelle scuole bizantine, insieme col Pluto e Le rane. I due più evidenti mutamenti introdotti, secondo quanto ci dicono gli eruditi alessandrini, i quali potevano ancora leggere ambo le versioni, sono la gara dei Discorsi e il finale, con l'incendio e la distruzione del Pensatoio di Socrate.
    E Socrate, nel sentire comune, di questa commedia è sempre stato avvertito come il vero protagonista: poco importa che, dal punto di vista drammaturgico, protagonista sia invece il vecchio Strepsiade; insomma, Le nuvole sono viste da sempre come "la commedia su Socrate": anzi, dall'epoca bizantina in poi, la commedia che armò la mano degli assassini di Socrate, visto che i suoi accusatori presero quali capi d'imputazione, in sostanza, proprio le critiche qui messe in bocca da Aristofane ai suoi personaggi. Sappiamo tuttavia da Eliano che il filosofo era presente alla rappresentazione; e sappiamo che perfino Platone, il quale scriveva a ridosso dei fatti, del rapporto fra il commediografo e il pensatore disegna un quadro dalle forti ambiguità: il Socrate dell'Apologia si lamenta di Aristofane, ma quello del Simposio giace a convito con lui; anzi, se vogliamo seguire l'interpretazione di Giovanni Reale, proprio in bocca ad Aristofane, col suo mito dell'uomo tagliato in due, Platone finisce per mettere addirittura il fastigio delle sue dottrine non scritte, l'allusione al principio primo dell'Uno e alla Diade: ironia postuma da parte dell'allievo di Socrate?
    Ma, se si guarda bene, un fondo di ambiguità rimane anche nella commedia: in superficie leggiamo la satira della sofistica, d'una genia d'intellettuali mollicci e strampalati rixantes de lana caprina o maestri di empietà e di gherminelle retoriche per truffare i galantuomini, e leggiamo la lode della vecchia città dei combattenti di Maratona, che amano la tragedia di Eschilo, recitano Simonide ai banchetti, preferiscono la palestra alle ciarle da piazza e alle truffe dei demagoghi; ad Aristofane piacevano l'Atene di Eschilo e i ragazzi virili e sobrî: ma nello stesso tempo si percepisce nelle sue parole che nella lode di quest'ideali risuona un alito , se non proprio di falsità, perlomeno d’impotenza. E soprattutto, Strepsiade, che in teoria dovrebbe farsi partigiano d'una civiltà tradizionalista e frugale, in realtà è un campagnolo petulante ma debole, succubo del figlio, disposto a tutto pur d'imparare il discorso (giusto o, se occorre, anche ingiusto) che permetta di gabbare i creditori: creditori, poi, che gli s'affollano attorno per i debiti contratti a pro del figlio Fidippide, interessato soltanto a cavalli e certami equestri; a una passione, dunque, tutt'altro che moderna e da sofisti, ereditata infatti dall'antica e ricca famiglia materna. Il grande commediografo quindi si rendeva conto, da un lato, dei pericoli contenuti nel nuovo pensiero critico che metteva tutto in discussione, ma dall’altro percepiva la notevole angustia dell’antico ideale civile, incapace ormai di reggere l’urto con una società sempre più complessa: e questo dissidio appunto si riverbera sulla figura di Strepsiade, che della vita frugale della campagna attica conserva in pratica soltanto i tratti più balordi e meschini, e della nascente cultura sfrutta i soli elementi capaci di procacciargli un immediato successo pratico, meglio se truffaldino.
    Anche se si prescinde dalle questioni esegetiche, resta però immortale la comicità d’un testo pieno d’invenzioni matte e strepitose, vivificate dai neologismi composti cari all’autore e dai giuochi di parole a raffica, che purtroppo nessuna traduzione, nemmeno se agile e divertente come quella di Alessandro Grilli qui stampata, può rendere appieno. Ma se si pensa che noi, al pari delle generazioni successive ad Aristofane, sovente ne riusciamo a cogliere i riferimenti a persone, costumi e proverbi del tempo soltanto mercè l’ausilio d’un abbonante apparato esplicativo, eppure ci facciamo egualmente le nostre brave risate di cuore leggendo la commedia dopo più di duemilaquattrocento anni da quando fu rappresentata, ci troviamo davvero di fronte a un capolavoro assoluto.

    ha scritto il 

  • 4

    Un Aristofane fresco e attualissimo (a mio avviso sostenuto in questo da un'ottima traduzione) prende di mira con una satira scanzonata un atteggiamento sofistico tornato così spiacevolmente di moda a ...continua

    Un Aristofane fresco e attualissimo (a mio avviso sostenuto in questo da un'ottima traduzione) prende di mira con una satira scanzonata un atteggiamento sofistico tornato così spiacevolmente di moda ai nostri giorni. Vale a dire quel relativismo etico capace di calpestare qualsiasi valore, smantellandolo con la sola forza della dialettica, nel nome della pura convenienza personale.
    Nuove dee di un Olimpo sovvertito, le Nuvole sovrintendono dall'alto l'imporsi del Discorso Peggiore. Come a dire che la nuova etica può far conto solo su ammassi informi di impalpabile vapore.

    ha scritto il