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Le onde

Di

Editore: Fabbri Editori

4.2
(908)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 245 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Chi tradizionale , Tedesco , Chi semplificata

Isbn-10: A000183789 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Giulio De Angelis

Disponibile anche come: Altri , Paperback , Tascabile economico

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Philosophy

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Descrizione del libro
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  • 4

    Mucho le debe la literatura en general a ésta gran dama de las letras.
    Hablar de Virginia Woolf es hablar de innovación, refinamiento, arte y delicadeza.
    "Las olas" ha supuesto para mí un enorme desafío a la renovación estilística, a la magia del monólogo interior, y a la belleza de l ...continua

    Mucho le debe la literatura en general a ésta gran dama de las letras.
    Hablar de Virginia Woolf es hablar de innovación, refinamiento, arte y delicadeza.
    "Las olas" ha supuesto para mí un enorme desafío a la renovación estilística, a la magia del monólogo interior, y a la belleza de la prosa poética.
    Connotaciones y divagaciones sencillas, a la par que complejas.
    Ronroneos o cadencias que salpican con sutileza la fina costra inabarcable de la ensenada.
    Caricias del viento marino que nos trasladan -alegóricamente- a determinadas etapas de la vida de seis almas heridas, confusas, y desilusionadas.
    Auroras y ocasos que se mecen bajo el cosquilleo de la infancia, la juventud, la madurez y la muerte que los ataja.
    Una revolución narrativa que nos arrastra hacia una embriagadora fragancia de briznas,retamas y hojas marchitas maceradas.

    ha scritto il 

  • 5

    Quando le parole vanno al loro posto, e il posto non è un posto qualunque ma l'inedito luogo in cui la frase sa risuonare di significato, di senso, di suono; quando la struttura, si vela e si svela per adombrare un tutto che non sa crearsi, eppure c'è nel suo negarsi; quando la storia si scioglie ...continua

    Quando le parole vanno al loro posto, e il posto non è un posto qualunque ma l'inedito luogo in cui la frase sa risuonare di significato, di senso, di suono; quando la struttura, si vela e si svela per adombrare un tutto che non sa crearsi, eppure c'è nel suo negarsi; quando la storia si scioglie in un ritmo liquido che, pure, non la straccia... Ecco, allora, un capolavoro. Uno di quei libri destinati a scorrerti nelle vene, a circolarti nel sangue, ad accendere neuroni. A farti innamorare della scrittura, di questa arma affilata per fare a pezzi la vita e ricostruirla in impossibili forme che si imprimono come timbri nella testa e nel cuore. Che si può dire, che si può raccontare de Le onde? Il ritmo che scandisce l'alternarsi irregolare delle voci, l'implacabile avvicendarsi delle ore? La precisione di Neville, l'evanescenza ariosa di Jinny, la fisicità terrestre di Susan? Louis tagliente, Rodha liquida e sfuggente, Bernard e la sua collana di frasi e parole? Niente di tutto questo parla del libro, nulla lo descrive o sa suggerire l'esperienza che ci aspetta alla lettura. Tutto ciò che tenta di imbrigliarlo resta fuori da questo incredibile esperimento di scrittura che rivolta ogni aspettativa e ogni consuetudine per offrirsi nudo e puro: acqua salmastra che sbatte, irregolare, sulla rena, oggi e domani e fra cent'anni e sempre.

    ha scritto il 

  • 5

    Mi rigiro in testa questa recensione da qualche giorno, senza avere ancora avuto il coraggio nemmeno di provare ad avvicinare le dita alla tastiera.
    Io Virginia Woolf l'avevo letta solamente nel suo saggio "Una stanza tutta per sé", e m'era parso che potesse essere un'autrice con tanto da d ...continua

    Mi rigiro in testa questa recensione da qualche giorno, senza avere ancora avuto il coraggio nemmeno di provare ad avvicinare le dita alla tastiera.
    Io Virginia Woolf l'avevo letta solamente nel suo saggio "Una stanza tutta per sé", e m'era parso che potesse essere un'autrice con tanto da darmi. Ma mai avrei pensato che in un romanzo avrei trovato tutto questo.
    Avevo anche pensato di iniziare da qualche altra cosa per conoscere la sua prosa, perché mi dicevo che forse cominciare dalla sua opera più sperimentale sarebbe stato difficile, mi dicevo che avrei fatto meglio a cercare di andare per gradi. Poi però sono inciampata quasi per caso in una recensione bellissima, così piena di entusiasmo ed ammirazione che non ho potuto fare meno di buttarmi, e cominciare proprio da qui. In questa recensione si dice che Virginia Woolf non è un'autrice da capire, ma piuttosto è da percepire, e su questo non posso che concordare. Certo, all'inizio, per una cinquantina di pagine circa ho cercato comunque di affiancare la comprensione alla percezione, strenuamente, e sì, ho apprezzato il testo spiazzante, ma con qualche difficoltà. Con un po' di affanno, come se non riuscissi a stare dietro a tutto. E allora ho provato semplicemente a lasciarmi andare, a lasciar perdere la compensione, le riflessioni, la "teoria", per abbracciare solamente la parte più irrazionale ed istintiva. E, sembra paradossale, lo so, ma solo così ho iniziato a comprendere di più. Non voglio dire di aver compreso tutto, non mi azzarderei nemmeno a dire di aver compreso molto, anzi, forse sono riuscita a cogliere soltanto una minima parte di tutto quello che Virginia ha incastonato in questa prosa così poetica. Ma, e questo sì, lo voglio dire, ho percepito tanto. Molto di tutto questo credo sia rimasto a livello inconscio, è stato un percepire molto istintivo, dato da sensazioni e fluire (ondeggiare, mi verrebbe da dire) di emozioni e stati d'animo.
    Per questo mi è così difficile parlare di questo romanzo: tutto quello che più mi ha colpito, lo ha fatto ad uno stadio diverso da quello della percezione della trama o del piacere tratto da una prosa meravigliosa, o anche dalle riflessioni che si potrebbero fare prendendo spunto daalcuni temi trattati. Questo romanzo mi ha colpito a livello emozionale e personale. Mi è sembrato di avvertire in questo coro di voci un tentativo di sviscerare l'intimità: intimità dei protagonisti, dell'autrice e del lettore. E io, forse anche perché si tratta di un periodo particolare della mia vita, in cui sono particolarmente propensa ad esperienze del genere, ho lasciato che la lettura di questo romanzo di trasformasse in un'esperienza spiazzante, sconvolgente, estremamente personale e intima. E, per quanto questa lettura mi abbia lasciato tantissimo, non sarebbe questo il modo né soprattutto il luogo adatto per parlarne.
    Resta comunque il fatto che questo romanzo mi sia piaciuto tantissimo, nonostante abbia richiesto molta attenzione e molte "energie". Io non credo di aver mai letto nulla si simile, dove una prosa che non può essere definita tale va a dipingere sei personaggi, sei animi diversi eppure estremamente simili, sei facce di una stessa medaglia. È un gioco di contorni e definizioni, i diversi caratteri emergono dal continuo confronto, come se il vuoto fra di loro non esistesse: sono personalità contigue, dai confini talmente combacianti da rendere quasi impossibile definire cosa sia l'identità personale e cosa la collettività. Leggere era immergersi in una dimensione completamente diversa, altra, che non credevo nemmeno possibile. E credo che questo sia uno di quei romanzi da leggere e rileggere, periodicamente, perché una così grande parte la fa la sensibilità del lettore, dunque ogni lettura potrebbe essere un'esperienza a sé stante.
    Sono infine grata a Virginia Woolf per avermi finalmente offerto la prova di qualcosa di cui sono sempre stata assolutamente, fermamente convinta: la poesia non risiede nella verticalità dei versi.

    Chiedo scusa per la confusione e l'inconcludenza di questo commento, ma ho preferito scriverlo di getto, seguendo solo il fluire dei pensieri e delle sensazioni che mi sono rimaste dentro.

    ha scritto il 

  • 3

    La sperimentazione modernista è sempre molto interessante, ma spesso troppo fine a se stessa. E' un libro che sazierà i più curiosi, ma deluderà chi si aspetta di leggere effettivamente qualcosa. Qui si parla di nulla, e questo genere non mi accontenta mai del tutto.
    Indubbiamente molto poe ...continua

    La sperimentazione modernista è sempre molto interessante, ma spesso troppo fine a se stessa. E' un libro che sazierà i più curiosi, ma deluderà chi si aspetta di leggere effettivamente qualcosa. Qui si parla di nulla, e questo genere non mi accontenta mai del tutto.
    Indubbiamente molto poetico, struggente per quanto riguarda alcuni momenti, interessanti i significati e le metafore che gli si possono attribuire, ma - posso dirlo di una grande autrice come la Woolf? - in alcuni punti davvero soporifero ed inutile.

    ha scritto il 

  • 4

    "E anch’io per i miei amici sono oscuro e ignoto; un fantasma, talvolta visto, spesso non visto. La vita è senz’altro un sogno. La nostra fiamma, il fuoco fatuo che danza in alcuni occhi, verrà presto spento con un soffio, e tutto svanirà." (p. 194)

    ha scritto il 

  • 5

    Mi sentivo impotente a fermare le oscillazioni del gelido acciaio

    Ho frequentato di rado le letture di Virginia Woolf, un proposito giovanile non mantenuto, e per una serie di circostanze casuali, solo oggi, in età matura, mi è dato capire come ci sia un filo sottile che a partire da noi stessi dilata le sue maglie sottili fini a invadere gli spazi nebulosi del ...continua

    Ho frequentato di rado le letture di Virginia Woolf, un proposito giovanile non mantenuto, e per una serie di circostanze casuali, solo oggi, in età matura, mi è dato capire come ci sia un filo sottile che a partire da noi stessi dilata le sue maglie sottili fini a invadere gli spazi nebulosi del mondo circostante. E di colpo sono qui con in mano questo piccolo grande capolavoro. Non saprei definirlo. Anzi, non saprei finirlo. Ripiegata l’ultima pagina e richiusa la copertina del libro, la lettura può riprendere dalla prima riga e così via via sino all’infinito, volendo. Cosa che ho fatto, per il vero, leggendolo una seconda volta, parendomi, con mia sorpresa, un altro testo. E una terza ancora: stavolta, però, una lettura più sincopata, saltando paragrafi e capitoli, un levarsi e un cadere, un silenzio e un urlo, un incontrarsi e allontanarsi.
    È una non-storia: i sei personaggi, ognuno ben distinto dall’altro, sono seguiti non per le azioni che compiono ma per i pensieri che li accompagnano dall’infanzia sino alla maturità. È il moto perpetuo delle onde (della vita che scorre) che movimenta il loro agire sino al concetto del fluire, come flusso di immagini che scivolano a ritmo una dietro o avanti l’altra.
    Le onde è un libro sul tempo, dice l’ottima Nadia Fusini, che introduce il testo per l’edizione 2011 dell’Einaudi. Dunque, un libro sulla vita come puro passaggio, il suo impalpabile eterno consumarsi e conservarsi. E il tempo non è scandito dal logico prodursi e riprodursi di una storia cronologicamente logica, con un inizio uno svolgimento e una fine, ma da un chiarore che irraggia e da un’ombra che illanguidisce. Un eterno ritorno ciclico. Consiglio vivamente per una lettura che ha da essere niente altro che consapevole.

    ha scritto il 

  • 5

    Sublime

    Parto con una premessa: sono sempre più convinta che Virginia Woolf sia come uno di quei luoghi (sempre più rari, al giorno d’oggi) non ancora stuprati dal turismo, quei luoghi a cui è difficile accedere (vuoi perché non sono così pubblicizzati, vuoi perché per raggiungerli occorre uno sforzo rea ...continua

    Parto con una premessa: sono sempre più convinta che Virginia Woolf sia come uno di quei luoghi (sempre più rari, al giorno d’oggi) non ancora stuprati dal turismo, quei luoghi a cui è difficile accedere (vuoi perché non sono così pubblicizzati, vuoi perché per raggiungerli occorre uno sforzo reale, fisico) e che per questo conservano ancora intatti la loro bellezza originaria, il loro incanto. Nel commentare questo romanzo, non ho lo scopo di convincere quanta più gente possibile a leggerlo o a riscoprire l’eccezionale valore di questa scrittrice... innanzitutto perché Virginia Woolf non è per tutti (e, credetemi, non lo dico con arroganza: è questione di empatia, non di “bravura”), e poi perché, se lo diventasse, perderebbe gran parte della sua bellezza e del suo fascino.

    Non a caso paragono Virginia Woolf a un luogo... tale è per me. Non tanto una scrittrice, quanto un “ambiente” da esplorare, da vivere: vento che accarezza il viso, luce che avvolge, suoni, colori, il contatto con la terra... Virginia Woolf non va capita, va percepita. In modo istintuale, quasi “animalesco” (ho trovato questa espressione in un’altra recensione e l’ho trovata calzante).
    E questo romanzo, il più sperimentale dell’autrice in quanto a lingua e struttura, è in assoluto l’apice di questo tipo di approccio, così impegnativo, così difficile... e per questo così appagante! Non esiste trama in questo libro: sei amici si alternano in un monologo tutto interiore. Alcuni passaggi sono pura lirica, non tutti sono facilmente comprensibili, ma non ha importanza. “Leggere significa anche questo: essere sommersi dall’onda di una lingua che ci travolge. Non dobbiamo sempre capire. V’è una conoscenza che si forma nell’incomprensione, nell’urto con le difficoltà”, scrive Nadia Fusini nella sua bellissima prefazione.

    Il vero soggetto di questo libro sono il tempo e la voce. Il tempo non è kronos, il tempo che scorre indifferenziato, ma rythmos: in questo caso il moto ripetitivo, incessante e oscillatorio delle onde. Questo continuo andare e venire, dilatarsi e contrarsi, è il filo conduttore che attraversa a vari livelli tutta l’opera.
    Vi è poi la voce, anzi, le voci. Ognuna definisce un carattere diverso, che impariamo a conoscere e riconoscere pagina dopo pagina: Rhoda, la “ninfa delle sorgenti”, che non ha una forma propria ma è come “la schiuma che precipita a riva”; Susan, la madreterra, che vive di amore e odio e di “felicità naturale”; Jenny, la cui “bellezza è fatta di carne, materia”; Louis, “scolpito nella roccia, statuario”, la cui vocazione è di “riportare tutti all’ordine”; Neville, “tagliente come le forbici, preciso”, che respinge “l’orrore dell’informe” e Bernard, colui che inventa storie: “la mia sola misura è la frase”. Vi è infine un settimo personaggio, Percival, il quale non è dotato di voce propria ma che vive attraverso la coscienza dei suoi amici: a lui è legato il tema fondamentale della vita e della morte.

    A questo coro di voci è affidato il compito di esprimere, e contraddire, il concetto di individualità, e persino di identità, la quale non è data in modo unico e finito – una sostanza solida, della forma di un globo, che si possa rigirare tra le dita e offrire agli altri come si offre un frutto – bensì è materia plasmata dal contatto continuo con altri individui, in special modo coloro con cui si condivide parte della propria vita (così i sei amici, l’uno per l’altro).
    Benché tutti, in modo diverso, incarnino questa consapevolezza, una voce si eleva sulle altre e si fa veicolo principale del cuore di questo libro: si tratta di Bernard. In lui mi sembra di leggere Virginia stessa; lui, che (come Virginia) conosce il potere creativo e generativo della parola (“una bella frase mi sembra abbia una sua esistenza autonoma”), lui, più degli altri, è colui che non può fare a meno di entrare in contatto col mondo e con le altre coscienze. Lui, che vive di storie, sa che non potrebbe esistere se non in continua osmosi con la vita, fatta di cose reali, concrete – “la mente mi si riempie di qualsiasi cosa sia contenuta in una stanza, in uno scompartimento di treno, al modo in cui una penna si intinge di inchiostro”, “mi piace l’aspetto copioso, informe, caldo, non troppo intelligente, ma estremamente facile, e piuttosto grossolano, della realtà” – e con le altre persone – “per essere me stesso (noto) ho bisogno della luce che viene dagli occhi altrui, e perciò non sono affatto sicuro di chi sono veramente”, “non sono una persona sola, sono molte persone. Nè saprei distinguere la mia vita dalla loro.

    Per questa ragione, alla voce di Bernard, che più degli altri necessita del contatto col mondo per definire la propria identità, è attribuita la percezione del tempo quale lo abbiamo descritto prima: un continuo andare e venire, perdersi, annullarsi fino a raggiungere uno stato di contemplazione simile all’estasi (nella quale si perde coscienza di sé per sentirsi parte del tutto) per poi rientrare in se stessi, richiamati alla vita (e alla propria individualità) dalla percezione di un suono, di un’immagine, di un evento che ha il potere di richiamarci al mondo reale. Può essere il rumore della natura o il frastuono del traffico... non ha importanza: è la vita che riprende il sopravvento. Vorremmo poter isolare quel momento, fermare il tempo – “se quella nuvola celeste restasse così per sempre; se quest’attimo durasse per sempre” – ma non è possibile: “ecco come torno in me stesso. Perché non sono un mistico, c’è sempre qualcosa che mi afferra – la curiosità, l’invidia, l’ammirazione, l’interesse per i parrucchieri, sì, cose del genere mi riportano in superficie.

    E’ la seduzione della vita, della “felicità naturale”, a cui Virginia, nonostante la sua natura così fragile, non ha mai saputo resistere (in questo mi ricorda tantissimo Robert Walser). Ed è per questo che la amo così tanto, è per questo che quando la leggo non posso fare a meno di entrare in perfetta sintonia con lei e di farmi trasportare in quel luogo, dipinto da lei, che è lei, in cui tutto è poesia.

    ha scritto il 

  • 0

    Libro che si presta a innumerevoli letture. Romanzo, sì, ma anche poema, una lunga poesia o una raccolta di poesie. Spesso si perde il filo del racconto per lasciarsi incantare dal ritmo della scrittura, dove le parole sono scelte e dosate senza lasciare nulla al caso.
    Vino in abbinamento. ...continua

    Libro che si presta a innumerevoli letture. Romanzo, sì, ma anche poema, una lunga poesia o una raccolta di poesie. Spesso si perde il filo del racconto per lasciarsi incantare dal ritmo della scrittura, dove le parole sono scelte e dosate senza lasciare nulla al caso.
    Vino in abbinamento. Ci sono vini che dovrebbero essere bevuti e goduti senza troppi sofismi e tecnicismi. Ne scelgo uno bevuto da poco (ne ho parlato altrove, m qui è un’altra storia): il Barolo La Serra 1981 di Marcarini.

    ha scritto il 

  • 5

    ...

    La coscienza diviene movimento e crescita. Questo testo "sperimentale" non è certo per tutti ma parla di tutti. Virginia conosce l'animo umano ed in una quasi "non trama", in un pensiero molto spesso inafferrabile, costruisce e al fine fortifica nella lettura ogni personaggio, ogni cuore.

    ha scritto il 

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