Le otto montagne

Di

Editore: Einaudi (Supercoralli)

4.0
(767)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 199 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 880622672X | Isbn-13: 9788806226725 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
Pietro è un ragazzino di città. La madre lavora in un consultorio di periferia, farsi carico degli altri è il suo talento. Il padre è un chimico, un solitario, e torna a casa ogni sera carico di rabbia. Ma sono uniti da una passione comune, fondativa: in montagna si sono conosciuti, innamorati, si sono addirittura sposati ai piedi delle Tre Cime di Lavaredo. La montagna li ha uniti da sempre, anche nella tragedia, e l'orizzonte lineare di Milano li riempie ora di rimpianto e nostalgia. Quando scoprono il paesino di Graines sentono di aver trovato il posto giusto: Pietro trascorrerà tutte le estati in quella Val d'Ayas "chiusa a monte da creste grigio ferro e a valle da una rupe che ne ostacola l'accesso" ma attraversata da un torrente che lo incanta dal primo momento. E lì, ad aspettarlo, c'è Bruno, capelli biondo canapa e collo bruciato dal sole: ha la sua stessa età ma si occupa del pascolo delle vacche. Sono estati di esplorazioni e scoperte, tra le case abbandonate, il mulino e i sentieri più aspri. Sono gli anni in cui Pietro inizia a camminare con suo padre, "la cosa più simile a un'educazione che io abbia ricevuto da lui". La montagna è un sapere, un modo di respirare, il suo vero lascito: "Eccola lì, la mia eredità: una parete di roccia, neve, un mucchio di sassi squadrati, un pino". Paolo Cognetti esordisce nel romanzo con un libro sui rapporti che possono essere accidentati ma granitici, sulla possibilità di imparare e sulla ricerca del nostro posto nel mondo.
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  • 4

    Mi affascinano sempre i libri che parlano della vita di montagna, così diversa dalla vita a cui sono abituata, vivendo in una località turistica di mare. Mi è piaciuto molto il rapporto tra i due prot ...continua

    Mi affascinano sempre i libri che parlano della vita di montagna, così diversa dalla vita a cui sono abituata, vivendo in una località turistica di mare. Mi è piaciuto molto il rapporto tra i due protagonisti e la loro crescita, così come mi è piaciuto vivere per il tempo di queste 200 pagine nei ritmi e nella solitudine della montagna. Libro assolutamente che consiglio, le descrizioni non sono tediose ma anzi riescono perfettamente a immergere il lettore nella vita montanara. Ottimo.

    ha scritto il 

  • 5

    Mio padre aveva il suo modo di andare in montagna. Poco incline alla meditazione, tutto caparbietà e spavalderia . Mia madre (...) cominciò a preferire sedersi nei prati, o immergere i piedi in un torrente, o riconoscere i nomi delle erbe e dei fiori.

    Bellissimo davvero, racconta la famiglia, l'amicizia e la montagna.

    ha scritto il 

  • 5

    La storia di un'amicizia che resiste oltre il tempo e la distanza, attraverso lo scorrere della vita e delle sue difficoltà. Sullo sfondo la montagna, la loro montagna, quella che li tiene uniti e li ...continua

    La storia di un'amicizia che resiste oltre il tempo e la distanza, attraverso lo scorrere della vita e delle sue difficoltà. Sullo sfondo la montagna, la loro montagna, quella che li tiene uniti e li vede crescere anche se in modi molto diversi. La narrazione è molto ben costruita e suggestiva, sia nelle particolareggiate descrizioni della natura sia nelle conversazioni tra i protagonisti, concise e talvolta apparentemente brusche come si adattano a caratteri formati nella durezza della montagna. Consigliato

    ha scritto il 

  • 4

    Un bel racconto lungo

    Più che un romanzo è un diario, lo spaccato di una vita di un ragazzo che si ritrova a vivere l'infanzia e l'età adulta sulla montagna. Non so quanto ci sia di autobiografico ma mi piace immaginare ch ...continua

    Più che un romanzo è un diario, lo spaccato di una vita di un ragazzo che si ritrova a vivere l'infanzia e l'età adulta sulla montagna. Non so quanto ci sia di autobiografico ma mi piace immaginare che si racconti la vita dell'autore. Non sono un amante della montagna ma questo libro te la fa apprezzare e penso sia la cosa più importante. Mi piace perché parla tanto di amicizia e poco d'amore, quello che c'è è tra uomo e natura. Lo consiglio anche se il prezzo è un po' altino per un libro di neanche 200 pagine.

    ha scritto il 

  • 2

    Lamberto Dini è bruttissimo. Dice: sì, ma si veste bene. Porca puttana, brutto com’è ci mancherebbe altro che si vestisse male.
    Paolo Hendel

    Ognuno ha i maestri che si merita e io, sia detto senza fal ...continua

    Lamberto Dini è bruttissimo. Dice: sì, ma si veste bene. Porca puttana, brutto com’è ci mancherebbe altro che si vestisse male.
    Paolo Hendel

    Ognuno ha i maestri che si merita e io, sia detto senza falsa modestia, Paolo Hendel me lo merito tutto. Così, mentre leggevo Le otto montagne, riflettevo sul pensiero dell’istrione fiorentino e lo malleavo alla bisogna: che sia, questo libro, equivalente letterario del succitato dirigente d’azienda, economista e politico italiano (fonte: Wikipedia) dai lineamenti non così gradevoli ma che, tuttavia, indossa capi di pregevole fattura? Per rispondere a tale domanda, c’è bisogno di uscir di metafora e affrontare la vexata quaestio che tanto fa tribolare i critici più scafati: si può scrivere bene una brutta storia? E, specularmente, si può scrivere male un bel romanzo?
    Partendo dalla fine, direi che la risposta all’ultima domanda non può che essere negativa. Non esiste un bel romanzo scritto male perché la buona scrittura – le parole, le frasi, lo stile, il tono, il suono, le virgole, etc. - è condizione necessaria per raccontare una storia. Non può esistere una bella casa costruita male, perché mi casca sulla testa. Non può esistere un bel piatto cucinato male, perché non riesco a mandarlo giù. Non può esistere un bel libro scritto male, perché non riesco a leggerlo. Quindi, se un libro è scritto male, allora è un brutto libro. A prescindere da quello che vorrebbe raccontare, perché se è scritto male io non ci capisco niente, mi stanco, e invece di leggere vado a fare una passeggiata. Fermato ciò, il passo per rispondere alla prima domanda – si può scrivere bene una brutta storia? - è breve: se è vero che la buona scrittura è condizione necessaria per un buon romanzo, è altrettanto vero che non è condizione sufficiente. Una casa costruita bene non per forza è una bella casa, un piatto cucinato bene non per forza è un bel piatto (mi sto incartando con le metafore, bisogna che mi dia una calmata), e così un romanzo scritto bene non è per forza un buon romanzo.

    Con un po’ di sudore sulla fronte, sono arrivato dove pressappoco volevo arrivare, e cioè a dire che Le otto montagne sono come Lamberto Dini, un libro bruttissimo. Dice: sì, ma è scritto bene. Porca puttana, brutto com’è ci mancherebbe altro che fosse scritto male. Anzi, a dirla tutta, il fatto che sia scritto bene è un’aggravante. Tutte quelle belle parole, quelle frasi che scorrono, il gergo montanaro così preciso, le descrizioni da far impazzire zia Savina, leggete un po’:

    Solo un oggetto si riscattava dalla mediocrità ed era una stufa nera, di ghisa, massiccia e severa, con la maniglia di ottone e quattro fuochi su cui cucinare.

    Io non sono mica buono a fare frasi del genere. Se avessi dovuto dire io, quella roba là, avrei scritto c’era una stufa. Anzi, nemmeno l’avrei detto, io le stufe nemmeno le colgo, tantomeno massicce e severe. Una stufa severa. Vedi come fa rigare dritto i fuochi, la stufa severa. A casa mia c’ho la stufa anarcomollacciona: i fuochi fanno quel che gli pare a loro. Quello medio, in basso a sinistra, per tenerlo acceso bisogna fargli le moine, anche se mia moglie dice che va solo con un colpo secco. Io non ci credo, io sono per la persuasione, non sono severo come la stufa di Cognetti. Quello grande, per la pentola dell’acqua, non conosce mezze misure: o pompa al massimo oppure si spegne, offeso, con la conseguenza che per fare una pastasciutta servono sette metri cubi di gas. Comunque, la frase di Cognetti è davvero bella. Ci sono un sacco di frasi così e il rimpianto mio è quello solito: non avere la Smemoranda per segnarle tutte e farle leggere alla compagna di banco facendo la faccia di chi la sa lunga.
    Ma comunque, dicevo dell’aggravante. Cognetti scrive bene, davvero bene, e ogni frase è un invito a proseguire. Solo che… solo che… solo che racconta una storiella banale, noiosa, un soggetto buono per una fiction su Rai Uno, in prima serata, mentre noi scafati guardiamo Trapped in streaming (;-)). L’insieme di segni di interpunzione appena superato sarebbe il tentativo non so quanto riuscito di mettere una faccina con occhiolino tra parentesi. C’è l’ambientazione montanara (a proposito della fiction, farebbe un figurone la scritta con il patrocinio dell’amministrazione comunale di...), ci sono lunghe passeggiate, ci sono persone che parlano poco e poi si sciolgono davanti a un buon bicchiere di vino. C’è la storia di un’amicizia tra bambini/adolescenti che sembra scritta da uno che da bambino/adolescente non abbia mai avuto un amico, montanaro o no. Ci sono vite che vanno avanti come nel peggior incubo andreadecarliano: gente che legge Hemingway (mannaggia! Hemingway! Io la gente che legge Hemingway l’ho conosciuta solo nei romanzi), va in Nepal, fa documentari sulle popolazioni dell’Himalaya che mentre lo leggi ti immagini Jovanotti che sorride compiaciuto mentre sottolinea quel passo. Poi c’è gente che è nata in montagna e dalla montagna non può andare via, costruisce case a gratis tutto a mano, tipo MacGyver, non parla, pascola le mucche (che parli con le mucche, tipo i personaggi di Garcia Marquez sì mirabilmente berlinati da Efraim Medina Reyes?) e altre amenità simili.

    Io andrei avanti a parlare di Cognetti, otto montagne, Jovanotti, Andrea De Carlo e cose del genere, ma la mia bimba domenica ha il saggio di ginnastica e ho promesso che la portavo da Decathlon a comprare le calze apposta, che sarebbero quelle che non si vede la cucitura nel sedere, o qualcosa di simile. Va a finire che torno con la canotta di LeBron James.
    Ma soprattutto, la ginnastica si fa con le calze?

    https://poisononatofesso.wordpress.com/

    ha scritto il 

  • 5

    Una narrazione che costeggia la vita, la osserva, trasforma la incomunicabilità e la impossibilità di dirsi agli altri in sentimenti profondi. Ciò che nella vita è indicibile e destinato a rimanere ch ...continua

    Una narrazione che costeggia la vita, la osserva, trasforma la incomunicabilità e la impossibilità di dirsi agli altri in sentimenti profondi. Ciò che nella vita è indicibile e destinato a rimanere chiuso nell'animo, attraverso un lento, faticoso e ostinato movimento di risalita, viene impercettibilmente ,a tratti, illuminato. Nessuna facile metafora : gli appassionati montanari che popolano il racconto, vivono l'illusione della luce per un breve momento, poi è già l'ora di scendere.

    ha scritto il 

  • 4

    Odore di montagna!

    E' il sapore che ti lascia dietro questo bellissimo libro. Odore di neve e di bosco.
    Scrittura di alto livello, forse troppe descrizioni della vita in montagna che a me non interessa molto ma, ammetto ...continua

    E' il sapore che ti lascia dietro questo bellissimo libro. Odore di neve e di bosco.
    Scrittura di alto livello, forse troppe descrizioni della vita in montagna che a me non interessa molto ma, ammetto, rende il tutto ancora più affascinante. Da leggere, magari in inverno!

    ha scritto il 

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