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Le pape terrible, Tome 1

Della Rovere

By

Editeur: Delcourt

3.8
(5)

Language:Français | Number of pages: 56 | Format: Hardcover

Isbn-10: 2756014443 | Isbn-13: 9782756014449 | Publish date:  | Edition 1

Illustrator or Penciler: Theo ; Colorist: Sébastien Gérard

Category: Comics & Graphic Novels

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Description du livre
Vatican, le 18 août 1503. Victime d'un mal mystérieux, le Saint-Père Alexandre VI passe de vie à trépas. Aux premières lueurs de l'aube, la course au trône papal s'engage. Pour conquérir le Saint-Siège, le népotisme, le stupre et le poison seront plus efficaces que toutes les prières. Parmi tous les prétendants à la fonction suprême, nul n'est plus redoutable que le cardinal Della Rovere, ennemi juré du clan Borgia. Car ce saint homme n'hésiterait pas à vendre son âme au diable...
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    Esistono fumetti che difficilmente vedremo sbarcare in Italia. Per quanto ci si possa supporre evoluti, troppo profondi sono i tabù, le chiusure e l’ignoranza che rendono il nostro paese una ...continuer

    Esistono fumetti che difficilmente vedremo sbarcare in Italia. Per quanto ci si possa supporre evoluti, troppo profondi sono i tabù, le chiusure e l’ignoranza che rendono il nostro paese una gigantesca periferia europea, sotto molti aspetti arretrata e pavida. Una terra dove l’inadeguatezza della politica, per quanto evidente, rimane per lo più ignorata dalle masse, che trovano più agevole appassionarsi allo sconcio spettacolo di un potere corrotto quanto inetto. Come potrebbero, dunque, certi fumetti essere pubblicati là dove sorge il Vaticano, stato straniero dall’influenza potentissima su questioni di rilevanza nazionale? Come potrebbero trovare spazio testi polemici e irriverenti, in un paese che per la visita del pontefice blinda un’intera città, sopprimendo ogni libertà di espressione, e dove i tutori dell’ordine sono indotti a intimidire onesti cittadini affinché ciò che emerga sia solo un ottuso e acritico plauso all'illustre visitatore?

    Difficile, pertanto, prevedere se in Italia leggeremo mai una traduzione de Le Pape Terrible, opera dirompente firmata da Alejandro Jodorowsky e dall’italiano Theo, che narra le vicende e gli intrighi del pontefice Giulio II, passato alla storia come il Papa Guerriero o anche (da cui il titolo) il Papa Terribile. Il grande progetto di Jodorowsky (regista, scrittore, esoterista) è quello di una trilogia di romanzi grafici dedicati alla storia vaticana tra la fine del XV secolo e gli inizi del XVI, già concretizzatosi con la pubblicazione di Borgia, illustrato da Milo Manara e giunto in Italia quasi contemporaneamente all’uscita francese. Sarà forse per la popolarità di Manara, o forse perché le malefatte dei Borgia, ampiamente filtrate nel tempo da tanta letteratura popolare, appaiono oggi distanti e romanzesche come gli eventi di un innocuo feuilleton, se un editore italiano si è fatto carico di proporre l’opera di Jodorowsky dalle nostre parti. Le cose sono abbastanza diverse per Le Pape Terrible, dove la scelta di prendere per buone e mostrare esplicitamente le attitudini omosessuali del cardinale Giuliano Della Rovere, in seguito Papa Giulio II, disturberebbero i benpensanti molto più dei numerosi intrighi, omicidi e manipolazioni politiche che la storia, prima dell'opera a fumetti, gli attribuiscono.

    Rivale acerrimo di Rodrigo Borgia, papa Alessandro VI, la cui fine non fu mai del tutto chiarita, Giuliano Della Rovere favorì l'elezione al seggio pontificio dell’anziano cardinale Francesco Piccolomini con il nome di Pio III, solo per prenderne il posto alla sua morte (avvenuta molto presto) ed entrare nella storia come il papa militare più feroce e ambiguo di sempre. Giunto a guidare personalmente la sua armata sul campo di battaglia, Giuliano si guadagnò presto la fama di feroce condottiero, donando ai posteri l'icona di un papa con la spada nel pugno. La vita artistica sotto il suo pontificato fu comunque fervida, e si ricordano le sue relazioni con personaggi illustri quali l'architetto Bramante, che destinò alla carica di sovrintendente delle fabbriche papali. Fu Giulio II a commissionare a Michelangelo gli affreschi della Cappella Sistina, così come la decorazione delle Stanze Vaticane a opera di Raffaello. Pare che Giulio II amasse il lusso e che più di altri pontefici fosse percepito come distante dal suo ruolo spirituale.

    Benché la storia gli attribuisca anche più figli illegittimi, un concilio riunitosi a Pisa nel 1511 allo scopo di deporlo lo accusò di praticare la sodomia e di avere come amante segreto il suo stesso nipote, Francesco Alidosi. Tali voci sulla sessualità del papa non trovarono mai conferme definitive, eppure furono sdoganate presso i suoi oppositori finendo col diventare un vero motivo popolare. Ma ad Alejandro Jodorowsky non importa dare lezioni di storiografia, né gli preme la veridicità dei dettagli. Sceglie piuttosto di attingere alle accuse di sodomia per raccontare una verità metaforica, dove l’omosessualità non è che l’ulteriore allegoria di un potere ipocrita, da sempre avvezzo a sguazzare in pratiche che ufficialmente condanna. Il rapporto tra Giuliano e Francesco (nel fumetto chiamato Aldosi) è descritto in modo molto simile a quello di due amanti maledetti, in cui il giovane efebo è spesso usato come strumento di corruzione nei disegni del nuovo pontefice. Per questo, in un paese dove libertini, ruffiani e battipetto divorziati organizzano manifestazioni a sostegno dell’unica famiglia possibile, è difficile che un’opera così dura con il potere temporale della chiesa possa essere tradotta.

    Il Giulio II di Jodorowsky è maestoso, crudele e avido come solo un dittatore può essere. I suoi eccessi (che lo porteranno, nel racconto, a sedurre lo stesso Michelangelo, con il quale nella realtà ebbe un rapporto davvero ambiguo e conflittuale) fanno da filo conduttore a un’ascesa politica folgorante, dove ogni pedina è mossa con diabolica lungimiranza e dove ogni ostacolo è rimosso senza pietà. La descrizione, estrema ai limiti del barocco, di un’ambizione senza freno riesce molto bene a Jodorowsky, assistito da un artista italiano, Theo Caneschi, di grande raffinatezza. La scena del matrimonio celebrato dallo stesso Giuliano (e subito consumato furiosamente sull’altare) con il proprio amato Aldosi abbigliato come una sposa, fa supporre che Jodorowsky scrivendo avesse in mente le trasgressioni di Ken Russell e il suo I Diavoli. Ma al regista de La Montagna Sacra non manca la propria cifra visionaria, espressa magistralmente anche in quest’opera con l’apparizione di un Cristo putrescente che, oltre a simboleggiare la definitiva morte senza risurrezione, è simbolo della degenerazione del potere della Chiesa e del marciume che tra ori e incensi si annida sin dall’alba della sua storia, all’ombra di un simbolo più volte tradito e svilito, buono a figurare solo come marchio di potere sulle mura dei luoghi pubblici.

    «Più che il vicario di Cristo... Io sono un re. Un imperatore! Un sovrano designato dallo Spirito Santo stesso. Il che mi conferisce il diritto di comandare a tutti i principi della terra!»

    Con questo monologo, il Giulio II di Jodorowsky suggella il suo trionfo e spazza via gli oppositori, tra ostie avvelenate, commercio sessuale ed elaborati inganni. Il ruolo di Niccolò Machiavelli, la morte di Cesare Borgia, il controverso rapporto con Michelangelo e la regia dei tanti delitti, devono parecchio all’inventiva dell'eccentrico scrittore cileno, ma questo conta veramente poco. Il ritratto moderno, truccato da affresco storico, dei guasti del potere spirituale e della sua nefasta influenza sulla politica, ha la forza di un pugno nello stomaco, ma soltanto le menti aperte potranno coglierne l’intensa luce. E’ più probabile che vedere un cardinale condividere il talamo con un giovinetto e un gigantesco servo di colore (pagato per ogni copula effettuata durante la notte appena trascorsa), turbi troppe prurigini italiote. E’ quasi certo che l’allegoria (sebbene nutrita da consistenti ipotesi storiche) verrebbe percepita come puro vilipendio, relegando Le Pape Terrible (giunto in Francia al secondo volume) nelle segrete del più infimo trash. Eppure la cronaca recente dovrebbe aprirci gli occhi e farci riflettere sulla storia passata. E sul presente. Dovremmo riflettere quando un vescovo si appella ai politici affinché i tanto temuti registri per le unioni civili non siano istituiti, giacché alle unioni di fatto non sia concesso neppure questo pallido simbolo di quello che dovrebbe essere un diritto sacrosanto. Quando si oltraggia la democrazia per mero servilismo nei confronti del capo di uno stato estero. Quando il marcio troppo a lungo nascosto viene oscenamente a galla, proprio intorno a coloro la cui sopravvivenza non è minacciata dalla crisi economica e dalle tasse sugli immobili.

    Il potere è corrotto in quanto è il potere a corrompere. E il potere non logora chi non ce l’ha, ma piuttosto chi lo brama come principale veicolo di realizzazione. Il controllo sulla morale pubblica è la più pervasiva (e perversa) forma di potere, e da sempre va conservato a prescindere dalle proprie personali attitudini. Ed è di uomini, rapaci, licenziosi, avidi e falsi che Jodorowsky ci parla. Del male incarnato nella sua forma peggiore. Se la famiglia Borgia e il pontificato di Alessandro VI appariva, grazie a tanta fiction, come una scheggia impazzita, una fase distorta ma limitata nel tempo, la vicenda di Giulio II, il Papa della guerra e del sangue, sia pure romanzata, ci sbatte in faccia una continuità terrificante. Una contradizione consueta e pertinace delle istituzioni religiose, troppo avvezze ai privilegi per potervi rinunciare. E sottolinea, con la sua poesia estrema, che se sbagliare è umano, perseverare è sempre stato e sempre sarà diabolico.

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