Questo lavoro di Foucault è un'« inchiesta archeologica» del sapere, non più applicata alle forme codificate della cultura e nemmeno alla speculazione e interpretazione delle stesse, ma svolta invece entro una zona «mediana» ritenuta come fondamentale, inesplorata, oscura, inclusiva di un « ordine »Continue
Questo lavoro di Foucault è un'« inchiesta archeologica» del sapere, non più applicata alle forme codificate della cultura e nemmeno alla speculazione e interpretazione delle stesse, ma svolta invece entro una zona «mediana» ritenuta come fondamentale, inesplorata, oscura, inclusiva di un « ordine » originario e nudo. Tale inchiesta porta alla luce due grandi fratture. La prima di esse si situa verso la metà del XVII secolo ed inaugura l'«età classica». La legge della rassomiglianza, che regolava il campo epistemologico del periodo arcaico in una continua correlazione di similitudini tra la scrittura e le cose, crolla nel XVIII secolo per lasciare il posto ad una teoria della rappresentazione. Tra le parole e le cose non esiste più alcuna somiglianza: un sistema di segni copre tutto il reale che viene in tal modo a essere rappresentato secondo uno schema prefigurato di ordini e di relazioni: il linguaggio, gli esseri, i bisogni si traducono nei sistemi rispettivi della grammatica generale, della storia naturale e dell'analisi delle ricchezze. Quest'ordine classico viene scosso e travolto all'alba del XIX secolo. L'analisi delle ricchezze è sostituita dal «lavoro», la storia naturale dalla «vita», la grammatica generale dalla « parola ». Il peso della « finitudine » grava sulle nuove conoscenze e l'estraneità si disegna attorno ai campi che l'uomo aveva avuto l'illusione di circoscrivere e possedere.
Michel Foucault (Poitiers 1926 - Parigi 1984) è stato uno dei grandi protagonisti della cultura francese ed europea della seconda metà del nostro secolo. A cavallo tra la ricerca storica, archivistica e filosofica, che si sposava a un vivo impegno politico e morale, ha prodotto contributi fondamentali nell'analisi dei rapporti tra conoscenza, storia e potere. Tra le sue opere segnaliamo: «Storia della follia nell'età classica» (1963), «Le parole e le cose» (1967), «L'archeologia del sapere» (1969) tutti editi in Italia da Rizzoli e poi « Nascita della clinica» (1969), «Sorvegliare e punire» (1976), «lo, Pierre Rivière» (1976), «Microfisica del potere» (1977), « La volontà di sapere » e infine «L'uso dei piaceri» questi due ultimi dedicati a una storia della sessualità.