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Le parole non le portano le cicogne

Di

Editore: Einaudi (I coralli, 128)

3.7
(261)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 206 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8806155318 | Isbn-13: 9788806155315 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Fiction & Literature , Teens

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Descrizione del libro
Vera è una diciassettenne vitale, istintiva e un po' atipica: una "veteromane", come lei stessa si definisce, con gusti letterari e musicali diversi da quelli dei coetanei, con aspirazioni vaghe e indisciplinate. I suoi compagni la chiamano nonna e la trattano come una consulente archeologica: eppure è lei l'anima del gruppo, "ma quella persa, quella delle proposte bizzarre, inverosimili", perché Vera, piú che in cerca di approvazione, è da sempre in cerca di adorazione. Ha un padre lontano, a cui scrive lettere destinate a restare senza risposta, e una madre vicina ma assente, sempre impegnata in nuovi e improbabili progetti. Frequenta con dignitoso profitto il liceo classico ma la scuola non la soddisfa perché le sembra di avere a che fare con una mentalità, un umorismo, un linguaggio inservibili, lontani dalla vita. L'amore per un ragazzo conosciuto per strada le regala emozioni potenti, e in ultimo, con il distacco, un dolore nuovo, immenso. Ma l'incontro fondamentale deve ancora arrivare: a formare Vera in modo sotterraneo ma definitivo sarà un vecchio linguista dolcissimo ed eccentrico, Otto November, il quale, col suo sguardo bambino, capace di vedere dentro, "in forma stupefatta, nascente, l'atto di parlare, come una creazione continua, rotatoria", le insegnerà che dietro e dentro le parole c'è un uni- verso: le parole sono resti di sensazioni antiche, sono tracce di emozioni, dicono l'andata e il ritorno del nostro rapporto con le cose, l' emozione dell'incontro e dello scontro, sono lo specchio di un popolo, "del suo mutar di pelle o della sua immutabilità", "cambiano insieme alla vita e vanno a significare la tua tragedia e la tua commedia", dirà Otto nel corso di alcune lezioni improvvisate, lezioni calde, bellissime, in un linguaggio finalmente vicino alla vita. Cosí vicino alla vita che può migliorarla: e infatti quelle piccole lezioni di glottologia riescono a modellare l'inquietudine di Vera, a dare un suono al suo mondo. È anche grazie a esse che nell'ultima pagina del romanzo troviamo Vera già adulta, sdraiata su un prato a guardare le stelle, finalmente capace di desiderare: perché desiderio (de + sidera) -diceva Otto - "è guardare le stelle e chiedere che da loro scenda qualcosa".
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  • 4

    Premessa: preferisco il Vecchioni cantautore al Vecchioni scrittore. Ciò detto, il libro è gradevolissimo. Non un capolavoro, ma una lettura che scorre via bene e che, se solo l'avessi compiuta durante l'adolescenza, avrebbe probabilmente contribuito a farmi far pace con la linguistica all'univer ...continua

    Premessa: preferisco il Vecchioni cantautore al Vecchioni scrittore. Ciò detto, il libro è gradevolissimo. Non un capolavoro, ma una lettura che scorre via bene e che, se solo l'avessi compiuta durante l'adolescenza, avrebbe probabilmente contribuito a farmi far pace con la linguistica all'università. Sembrerebbe quasi essere una lettura propedeutica all'insegnamento di questa disciplina, che contribuisce a mettere nella giusta luce. C'è tanto di Vecchioni nel personaggio di Otto, tanto della sua personale voglia di trasmettere. C'è tanto di lui - forse di quello che lui è stato da ragazzo - anche in Vera (nome non casuale, decisamente). Lei è un po' una figura universale d'adolescente, un po' rabbiosa, un po' ribelle, un po' romantica e un po' disillusa, innamorata e poi lasciata, alle prese con la maturità in arrivo. Cerca di crescere come può ma, complici un padre assente e una madre presa dai suoi affari, si trova impantanata in un punto morto. Sarà l'incontro con Otto, anziano e geniale linguista, a segnare il suo ritorno alla vita.
    Grazie a Otto, goccia a goccia, parola per parola, Vera torna a respirare. Scopre la catena lunga millenni delle parole, scopre i sentimenti universali che ancora esprimono. Scopre la verità dell'amore, quello puro. Cresce fino a diventare, lei stessa, in grado di insegnare qualcosa agli altri pur senza perdere la sua propria voce limpida e schietta.
    Un romanzo ironico, a tratti malinconico e sognante, a volte un pelo troppo didascalico ma sempre ben scritto alla maniera di Vecchioni. Gli adolescenti da lui presentati (a volte estremi ma volutamente emblematici), Vera, Max, Mattia, Julian, Filippo, Tommaso, si rivelano con tutti i loro problemi spesso più adulti degli stessi "grandi", con una capacità di visione più netta e non inquinata dalle circostanze di una società che ancora non capiscono davvero. Gli adulti - la madre e il padre di Vera, ma anche la madre e lo zio di Tommaso, lo stesso Otto e la sua combriccola - sembrano invece bloccati in sogni perenni del passato e illusioni effimere, oppure nella rete del giudizio morale e della comunità, in una fuga dalle responsabilità (soprattutto da quelle che hanno verso i giovani). Sono i ragazzi a prendersi cura di loro, mai viceversa. Vecchioni sfrutta la sua esperienza di professore per far comprendere quanto importante sia la comunicazione adulti/ragazzi, quanto importante sia coltivare il cuore dei giovani, ognuno con le proprie attitudini e i propri sogni e valori, quanto importante sia metterli in grado di capire e di trasmettere a propria volta, invece di giudicarli, semplicemente, "gioventù bruciata".
    Un romanzo che vuole insegnare a crescere, senza mai perdersi, e a vagabondare nel pensiero e nel tempo ritrovandosi.

    ha scritto il 

  • 0

    Regalo - Personale - Romanzo italiano e contemporaneo - Le parole non le portano le cicogne

    Regalo di Fra e per me non è un caso che arrivi proprio questo libro.
    ... è un periodo che parlo di cicogne ... un caso?

    ha scritto il 

  • 3

    il libro che in tenera età ha contribuito al mio nascente interesse per la glottologia. come romanzo non è male, niente di memorabile ma alcune trovate e certi personaggi (Agrigento De Sauro...) li ricordo con piacere.

    ha scritto il 

  • 3

    librarsi

    LE PAROLE NON LE PORTANO LE CICOGNE

    domenica, 25 ottobre 2009

    Vera, un'adolescente vivace e inquieta incontra un vecchio linguista bizzarro, e il suo piccolo universo acerbo, impastato di amori e dolori, esplode al contatto con il grande universo delle parole.
    ...continua

    librarsi

    LE PAROLE NON LE PORTANO LE CICOGNE

    domenica, 25 ottobre 2009

    Vera, un'adolescente vivace e inquieta incontra un vecchio linguista bizzarro, e il suo piccolo universo acerbo, impastato di amori e dolori, esplode al contatto con il grande universo delle parole.
    "Perchè le parole cambiano quando cambia la vita. Anzi le parole cambiano insieme alla vita e vanno a significare la tua tragedia e la tua commedia. E sono belle , nel loro arrancare di secoli per farsi sempre più chiare, più vicine al tuo sentimento"
    Un romanzo generoso e intenso, che dà una lingua e un ritmo al sentire.

    ha scritto il 

  • 3

    Tre e 1/2

    Tutto sommato originale. Le prime trenta pagine sono di una noia assurda, e anche banali. Ok , abbiamo capito l'adolescenza, i problemi, i primi amori, il padre che abbandona la figlia e quant'altro, ma basta cavolo! Ho odiato con tutto il mio cuore il personaggio di Vera, una ragazza di facili c ...continua

    Tutto sommato originale. Le prime trenta pagine sono di una noia assurda, e anche banali. Ok , abbiamo capito l'adolescenza, i problemi, i primi amori, il padre che abbandona la figlia e quant'altro, ma basta cavolo! Ho odiato con tutto il mio cuore il personaggio di Vera, una ragazza di facili costumi, non c'è che dire (al diavolo tutte quelle belle cose stereotipate sugli adolescenti). Una figura detestabile, apatica, noiosa, tutta parolacce e pigrizia. Insomma, c'erano tutti gli ingredienti per spingermi ad abbandonare il libro. Si è salvato per un pelo. O meglio, grazie all'arrivo in scena di Otto November, un eccentrico glottologo cecoslovacco. Da qui in poi il romanzo migliora molto. Bellissimi i discorsi sulla lingua. Le parole considerate come evoluzione, la linguistica spogliata della sua sterile rigidità e resa "umana", appassionante. Le parole diventano amiche, scopri che tutto deve essere nominato per esistere, che ogni cosa ha un suono sottinteso. Anche Vera è meno odiosa; l'incontro con Otto la rende più matura e più apprezzabile agli occhi del lettore. Gli episodi trattanti la scuola sono a metà tra il grottesco e l'esilerante: cito solo "participio precotto" (al limite dell'assurdo) e i commenti dei compagni di Vera su un testo di Sant'Agostino. Non è un quattro pieno per il semplice fatto che nel resto del romanzo Vecchioni divaga un po' e affronta tematiche che, a mio giudizio, sono fuori luogo. Tre e 1/2. Esattamente tra "Leggibile ma niente di particolare" e "Bello". Carino.

    ha scritto il 

  • 4

    "Quella volta, ingenuo come un adolescente, credetti che fosse piu' difficile amare che essere amato. Ora so che non è cosi'. Amare da un potere senza confini che non conosce spaventi e ritirate; essere amati è un continuo bivio e raddoppia i sussulti e le tenerezze; hai sempre paura di sbagliare ...continua

    "Quella volta, ingenuo come un adolescente, credetti che fosse piu' difficile amare che essere amato. Ora so che non è cosi'. Amare da un potere senza confini che non conosce spaventi e ritirate; essere amati è un continuo bivio e raddoppia i sussulti e le tenerezze; hai sempre paura di sbagliare e ne esci battuto sempre, perchè, per quanto tu riesca a dare, non colmi mai la misura".

    ha scritto il 

  • 5

    Voglia di vita

    Sdraiata su un prato a guardare le stelle, potrà forse desiderare in modo nuovo: perché desiderio (de-sidera) - fantasticava Otto - « è guardare le stelle e chiedere che da loro scenda qualcosa».


    C'è molto, tanto altro nel piccolo romanzo, c'è tutta una ricerca che dal logos va all'anima e ...continua

    Sdraiata su un prato a guardare le stelle, potrà forse desiderare in modo nuovo: perché desiderio (de-sidera) - fantasticava Otto - « è guardare le stelle e chiedere che da loro scenda qualcosa».

    C'è molto, tanto altro nel piccolo romanzo, c'è tutta una ricerca che dal logos va all'anima e che lì sedimenta. Uno di quei piccoli, impercettibili racconti che ti rimangono dentro. Attaccati un po' come la polvere della giornata. E non se ne vanno.

    "GLI UOMINI SONO COME LE PAROLE: CIASCUNA DI ESSE HA UN SUO SENSO. MA LE PAROLE NON STANNO DA SOLE, si uniscono tra loro e prendono un nuovo significato a seconda della frase in cui vanno a finire".

    Nelle pagine agili qualcosa che parte dal logos e diventa azione.
    Per sillogismo, anima è azione?

    ha scritto il 

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