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Le parole sono pietre

Tre giornate in Sicilia

Di

Editore: Einaudi, Nuovi Coralli 129

4.0
(128)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 161 | Formato: Paperback

Isbn-10: A000085248 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Tascabile economico

Genere: Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
Dopo la Lucania del Cristo si è fermato a Eboli, in questo libro è la Sicilia cui s’appunta lo sguardo di Carlo Levi, a scrutarne il segreto, a indagarne una lezione valida per tutti, a riconoscerla con la pietà filiale che s’ha verso una patria, a coglierne, al di là di tutti i travagli, la verità e la speranza. All’origine del Cristo era una consuetudine e una meditazione durata per anni: qui sono le rapide incursioni di chi si muove a testimoniare su avvenimenti, luoghi e persone determinati: il ritorno al paese natale d’un fortunato siciliano d’America, il sindaco di New York; il primo sciopero e il primo risveglio di coscienza in una miniera; la riforma agraria nell’antico feudo di Nelson, la «Ducea» di Bronte.
In questa densità tutta fatti, Carlo Levi immette la sua inesauribile virtù di trasfigurazione d’ogni cosa vista nel simbolo d’una condizione della coscienza umana. Come nella narrazione del viaggio attraverso le brulle campagne piene di ricordi del bandito Giuliano, e il mondo delle vecchie famiglie feudali intangibili al volgere della storia e ancora piene d’una fiera stravaganza, o tra i tisici del Vallone e i pazzi di Spine Sante, le borgate in cui Danilo Dolci prodiga la sua fervida opera di soccorritore, fino a Sciara, dove il capolega dei braccianti Salvatore Carnevale è stato assassinato dalla mafia, ad ascoltare lo stupendo racconto della madre. Qui prende volto una Sicilia nuova, dove l’antico dolore non ha più il peso della rassegnazione.
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  • 4

    Un viaggio in Sicilia, un percorso che prima sembra un ritratto di un'isola incantata, con i suoi contadini, la sua gente semplice e le sue campagne, ma che poi diventa una critica disincantata delle condizioni precarie del lavoro e della vita. Quelle che prima sembravano case semplici, verso la ...continua

    Un viaggio in Sicilia, un percorso che prima sembra un ritratto di un'isola incantata, con i suoi contadini, la sua gente semplice e le sue campagne, ma che poi diventa una critica disincantata delle condizioni precarie del lavoro e della vita. Quelle che prima sembravano case semplici, verso la fine del romanzo iniziano ad apparire case fatiscenti. Il libro (e quindi l'autore) prende coscienza nel corso del tempo della realtà feudale di una regione a pezzi. Come se in principio non se ne rendesse conto, perchè è troppo grande lo spettacolo dei paesaggi siculi (d'altronde Levi è anche un pittore), ma poi il suo sguardo diventa più critico. E allora, quella parola che in principio era così misteriosamente omessa, e cioè la parola "Mafia", diventa sempre più frequente dopo la seconda metà del libro. Bello, davvero molto bello. Ma d'altronde, stiamo pur sempre parlando di Carlo Levi.

    ha scritto il 

  • 4

    Finalmente un contraltare al Gattopardo!
    Larvali movimenti, forse, sintomi di cambiamenti più grandi che purtroppo non hanno condotto ad una Sicilia molto diversa da quella che era stata, ma il senso di GIUSTIZIA, c'era e c'è ancora oggi in alcuni.
    Mi sono piaciute molto le descrizion ...continua

    Finalmente un contraltare al Gattopardo!
    Larvali movimenti, forse, sintomi di cambiamenti più grandi che purtroppo non hanno condotto ad una Sicilia molto diversa da quella che era stata, ma il senso di GIUSTIZIA, c'era e c'è ancora oggi in alcuni.
    Mi sono piaciute molto le descrizioni dei paesaggi e le annotazioni urbanistiche dei piccoli centri del palermitano racchiusi, anzi ingabbiati tra i due poteri: il castelletto feudale e la chiesa.
    Mi sembra interessante che Levi non usi mai la parola latifondo, ma solo feudo, a voler sottolineare l'immobilità e l'arretratezza del sistema.
    E poi, ogni tanto, gli scappa dalla penna un paragone con la Basilicata e la diversità dei nostri occhi da quelli loro...che non penso sia mutata di molto.
    A leggere come ci guardano da fuori...ci si guadagna sempre.

    ha scritto il 

  • 5

    Diario di viaggio in Sicilia nella prima metà degli anni 50. Intenso, emozionante e duro come un pugno nello stomaco che lascia senza respiro. Lo sguardo di Levi è talmente vivido che sembra di essere lì accanto a lui, accompagnatori silenti in una terra piena di enormi contraddizioni, dove l'Ame ...continua

    Diario di viaggio in Sicilia nella prima metà degli anni 50. Intenso, emozionante e duro come un pugno nello stomaco che lascia senza respiro. Lo sguardo di Levi è talmente vivido che sembra di essere lì accanto a lui, accompagnatori silenti in una terra piena di enormi contraddizioni, dove l'America è un sogno di riscatto, dove la mafia è un'invenzione, dove i contadini vivono ancora in un oscuro medioevo di soprusi e inciviltà, dove il mare e il paesaggio mozzano il fiato per la loro stupefacente bellezza, dove la natura è selvaggia e padrona delle emozioni, dove esiste unica ospitalità e allo stesso tempo ostilità senza limiti.
    Alcuni passi sono commoventi per la semplicità con cui è espressa la profonda natura di un popolo che non si è mai rassegnato a vivere schiavo di un potere nascosto nell'ombra e non per questo meno subdolo o pericoloso. Le pagine dedicate alla madre di Salvatore Carnevale, sindacalista ucciso dalla mafia nel 1955, sono incredibili.
    Forse l'amarezza che resta al lettore, o almeno a una lettrice siciliana come me, è dovuta anche alla constatazione che molto è rimasto immutato, che questo libro è, per alcuni aspetti, tremendamente attuale. E questo fa molto soffrire.

    ha scritto il 

  • 4

    Perché le parole sono pietre

    Me lo son chiesto per tutto il libro. Forse l'autore allude al paesaggio siciliano così spesso roccioso, o forse al volto rugoso dei contadini e dei braccianti siciliani. Certo, ma non può bastare.
    Finché ho letto la storia di Salvatore Carnevale e ho capito che in un paese di omertà e sile ...continua

    Me lo son chiesto per tutto il libro. Forse l'autore allude al paesaggio siciliano così spesso roccioso, o forse al volto rugoso dei contadini e dei braccianti siciliani. Certo, ma non può bastare.
    Finché ho letto la storia di Salvatore Carnevale e ho capito che in un paese di omertà e silenzi, le parole acquistano un peso ben diverso: pesanti come pietre

    ha scritto il 

  • 3

    Da riprendere

    Penso non fosse il momento per me. Ci vuole molta concentrazione.
    E' un libro poetico e molto descrittivo. Forse durante o appena dopo un viaggio in Sicilia l'avrei affrontato con un altro entusiasmo.
    In questi giorni invece manco di concentrazione, quindi ho preferito non obbligarmi ...continua

    Penso non fosse il momento per me. Ci vuole molta concentrazione.
    E' un libro poetico e molto descrittivo. Forse durante o appena dopo un viaggio in Sicilia l'avrei affrontato con un altro entusiasmo.
    In questi giorni invece manco di concentrazione, quindi ho preferito non obbligarmi a leggerlo ma pensare di riprenderlo in un altro momento.

    ha scritto il 

  • 5

    "[...]Questo villaggio (e tutti gli altri)non ha avuto finora altra storia che preistorica.Il tempo vi è passato senz'altri avvenimenti che il mutare dei signori feudali, Saraceni, Borboni, Principi di Santa Colomba e Conti di Isnello: ma esso è (come gli altri) antichissimo e perciò pieno di pro ...continua

    "[...]Questo villaggio (e tutti gli altri)non ha avuto finora altra storia che preistorica.Il tempo vi è passato senz'altri avvenimenti che il mutare dei signori feudali, Saraceni, Borboni, Principi di Santa Colomba e Conti di Isnello: ma esso è (come gli altri) antichissimo e perciò pieno di profonda nobiltà. E i preti umanisti del secolo scorso che vi hanno abitato, Don Carmelo Virga o Don Cristoforo Grisanti, hanno scritto dei dotti volumi sulla storia di questo paese senza storia, discutendo sulle sue origini pelasgiche o sicane e sulla etimologia siriaca o orientale del suo nome, sul passaggio di qualche principe e sulle immobili usanze. Quale altro prete aggiungerà, a quei volumi, un ultimo dotto capitolo sugli avvenimenti di domani?"

    ha scritto il 

  • 5

    "L'estate cala sulla Sicilia come un falco giallo sulla gialla distesa del feudo coperta di stoppie. La luce si moltiplica in una continua esplosione e pare riveli e apra le forme bizzare dei monti e renda compatti e durissimi il cielo, la terra e il mare, un solo muro ininterotto di metallo colo ...continua

    "L'estate cala sulla Sicilia come un falco giallo sulla gialla distesa del feudo coperta di stoppie. La luce si moltiplica in una continua esplosione e pare riveli e apra le forme bizzare dei monti e renda compatti e durissimi il cielo, la terra e il mare, un solo muro ininterotto di metallo colorato. Sotto il peso infinito di quella luce gli uomini e gli animali si muovono in silenzio, attori forse di un dramma remoto, di cui non giungono alla orecchie le parole: ma i gesti stanno nell'aria luminosa come voci mutevoli e pietrificate, come tronchi di fichi d'india, fronde contorte di olivo, rocce mostruose, nere grotte senza fondo."
    Parole di un piemontese. Carlo Levi sceglie, come Tomasi di Lampedusa nel Gattopardo, il paesaggio come metafora dei comportamenti dei siciliani. Nei suoi racconti gesti, personalità e paesaggi si fondono per animare quello che a lui (e non solo) pare un dramma teatrale. Pirandello non è lontano da questo sentire.
    Levi lucidamente analizza la Sicilia degli anni cinquanta, nei suoi veloci passaggi sull'isola ne intuisce la profonda diversità con la povertà dell'altro meridione. Il carattere degli isolani, così diversi tra loro, gli sfugge, si confonde (e confonde) con quel paesaggio giallo battuto dal simun.

    ha scritto il 

  • 0

    Il libro , dal titolo bellissimo, mi è sembrato datato, apprezzabile forse più da chi ha vissuto gli anni in cui è stato scritto che dalle generazioni più giovani. Sono cambiati i tempi, il benessere ha toccato anche le zone dei diseredati e degli oppressi e le condizioni generali delle masse ...continua

    Il libro , dal titolo bellissimo, mi è sembrato datato, apprezzabile forse più da chi ha vissuto gli anni in cui è stato scritto che dalle generazioni più giovani. Sono cambiati i tempi, il benessere ha toccato anche le zone dei diseredati e degli oppressi e le condizioni generali delle masse sono migliorate. Sussistono sopraffazioni e sudditanze ma sotto aspetti meno toccanti e più ambigui.
    In particolare la storia di Salvatore Carnevale, sindacalista ucciso per le sue lotte finalizzate a dare dignità e diritti alle classi operaie e contadine, offre un'occasione di riflessione sugli ideali che hanno animato i giovani di quegli anni e che, col loro impegno e talvolta col loro sacrificio, hanno consentito alle classi meno abbienti di migliorare le proprie condizioni di vita e di accedere a lavori e a settori della cultura fino a quel momento riservati alle classi privilegiate."Chi uccide me uccide Gesù Cristo" dice Salvatore al mafioso che va a minacciarlo qualche giorno prima dell'agguato in cui morirà. Grande è le figura di sua madre che racconta la vita e la morte di suo figlio:" le lacrime non sono più lacrime ma parole e le parole sono pietre" Queste pagine mi hanno commossa.

    ha scritto il 

  • 4

    ..." Eravamo intanto arrivati a Alcamo.Vi cercammo invano una statua di Ciullo D'Alcamo,perché,meraviglia,non esiste.Entrammo a chiederne,per scommessa,in una macelleria sulla piazza.Non ne sapevano nulla:ci consigliarono di rivolgerci al farmacista di faccia.Un prete alto e tarchiato,con una ton ...continua

    ..." Eravamo intanto arrivati a Alcamo.Vi cercammo invano una statua di Ciullo D'Alcamo,perché,meraviglia,non esiste.Entrammo a chiederne,per scommessa,in una macelleria sulla piazza.Non ne sapevano nulla:ci consigliarono di rivolgerci al farmacista di faccia.Un prete alto e tarchiato,con una tonaca sporca,unta e sbrindellata,un viso brutale con dei piccoli occhi sotto due cespugli irsuti di sopracciglia,una fronte scimmiesca,e una bocca dalle grosse labbra violente,che stava comprando un pezzo di carne piena di mosche,ci lanciò uno sguardo così diffidente da mettere paura.Il vecchio farmacista ci spiegò che la statua era sempre stata un progetto,che forse un giorno si sarebbe attuato.La chiesa in fondo alla piazza era come una tavola grigia sul cielo."
    Mi preme sottolineare elegantemente che in fondo non ci sono stati cambiamenti,eccezion fatta per la statua,anzi neanche quella...

    ha scritto il 

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